Come sta procedendo il tuo cammino di fede? Sei nel pieno delle tue forze e stai correndo con energia verso la meta? Oppure ti senti affaticato e ogni passo in avanti è uno sforzo enorme? O addirittura ti senti come un corridore che si è seduto sul ciglio della strada e ha rinunciato ad andare avanti?

I cristiani, e il loro cammino, sono rappresentati nella Bibbia in diversi modi. A volte il cristiano è paragonato al soldato che combatte una battaglia, altre ad un lavoratore che si affatica, e altre ancora ad un corridore che sta affrontando una corsa. Credo che ogni cristiano possa identificarsi con queste analogie.

Oggi però voglio focalizzarmi sull’immagine del cristiano che come un corridore affronta una corsa. Questa immagine la troviamo nella lettera agli Ebrei dove all’inizio del capitolo 12 è scritto «…corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta…» o anche Filippesi 3 al versetto 14, dove Paolo dice «corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù».
Questi ed altri passi ancora, ci parlano della vita cristiana, come di una gara. Oggi voglio parlarvi di 10 errori che dobbiamo evitare se vogliamo progredire in questa corsa. In realtà oggi ne affronteremo solo 5, mentre domenica prossima tratteremo gli altri 5. Perciò è un messaggio che sarà suddiviso in due parti.

Alcuni di voi sanno che, ormai diversi mesi fa, ho iniziato a correre, e devo ammettere che da quando ho iniziato mi sono reso conto effettivamente quante analogie possiamo scoprire tra l’attività sportiva della corsa e il nostro cammino cristiano di fede.

Il periodo che stiamo attualmente vivendo a causa del coronavirus, è molto particolare, la nostra società si trova confrontata con nuove sfide, e lo stesso vale anche per noi credenti. Questo periodo è un tratto di strada che dobbiamo percorrere, affrontare e superare. Spero che questi 10 punti possano aiutarti a rendere la tua corsa più efficace.

1. Porsi obiettivi sbagliati

Quando ho cominciato a correre, l’ho subito detto ad alcuni miei colleghi di lavoro che già da anni praticano la corsa. Gli ho detto quali sono stati i miei tempi di percorrenza e loro mi hanno detto quali sono i loro. Così, visto che sono una persona a cui piace la competizione, gli ho detto che in 2 mesi sarei stato in grado di eguagliare i loro tempi di percorrenza. Secondo voi com’è andata a finire? Ovviamente non sono stato in grado di farlo! E il motivo è molto semplice, mi sono posto degli obiettivi troppo alti. Io che non ho mai praticato la corsa in vita mia, che non sono allenato per questo, pretendevo in 2 mesi di raggiungere il livello di persone che corrono ormai da diversi anni.

A pensarci fa ridere, eppure quante volte come cristiani ci comportiamo allo stesso modo? Ci poniamo obiettivi altissimi e poi rimaniamo delusi quando non li raggiungiamo. Magari ci rendiamo conto che nella nostra vita trascuriamo la lettura della Bibbia e così cosa facciamo? Iniziamo un piano quotidiano per leggere l’intera Bibbia in un anno. Il risultato sarà che molto probabilmente già dopo alcuni giorni il nostro obiettivo fallirà, e per questo ci sentiremo frustrati, o peggio ancora, dei pessimi credenti. Quanti di voi hanno già sperimentato questo nella propria vita? Forse non nella lettura della Bibbia, ma nella preghiera, o nel combattere contro un peccato o una debolezza. Obiettivi troppo alti non faranno altro che portare frustrazione nella nostra vita.

La corsa che dobbiamo affrontare come cristiani, non è uno sprint da 100 metri, ma si tratta piuttosto di una maratona. Diamoci perciò degli obiettivi realizzabili, obiettivi che sappiamo essere alla nostra portata, in questo modo li potremo raggiungere.  È giusto sognare e avere la testa tra le nuvole ogni tanto, ma i nostri piedi devono essere ben piantati a terra, stabili sulla roccia. Magari un giorno avremmo voluto fare 10 km a corsa, e invece ne abbiamo fatti solo 2, ok d’accordo, ma se ogni giorno fai 2 km, è molto di più che sognare di farne 10 ma in definitiva farne 0. Ma soprattutto, tu che ne sai che quei 2 km un domani non saranno 3, e poi 4 e forse un giorno arriverai ai tanto desiderati 10 km?

Nessuno di noi si sognerebbe di diventare un pilota di aerei dall’oggi al domani, o nessuno penserebbe di poter diventare un medico in una settimana, perché questo ci è logico nella vita quotidiana, ma spesso lo dimentichiamo nella nostra vita di fede? Diventare credenti, non significa diventare supereroi, non significa che improvvisamente siamo in grado di fare tutto senza difficoltà. Significa piuttosto confidare in qualcuno che può ogni cosa.

Ognuno di noi è fatto a suo modo, Dio ci ha creati così, diversi, meravigliosamente diversi. Perciò ognuno ha anche i suoi tempi e le sue problematiche da affrontare. Non metterti fretta da solo, o da sola. Prenditi il tempo necessario per affrontare le tue difficoltà, ma per affrontarle, non per dormire. Ad esempio potresti darti ogni anno un obiettivo. Il 2020 potrebbe essere l’anno in cui decidi di perdonare qualcuno che ti ha particolarmente ferito. E così durante quest’anno puoi pregare, leggere, chiedere consiglio e aiuto sul concetto del perdono che magari ti sta da tempo mettendo in difficoltà. O viceversa, potresti decidere che è giunto il momento in cui tu chieda perdono a qualcuno al quale hai fatto del male in passato. Questi sono solo due esempi, ma tu conosci quali sono le tue sfide. Lo scopo è che tu ti prenda il tempo necessario per affrontare quello che va affrontato, senza correre troppo, perché se esageri ad un certo punto dovrai improvvisamente fermare la tua corsa. Se i tuoi muscoli, il tuo cuore e i tuoi polmoni, non sono allenati per un simile sforzo, finiranno con il cedere all’improvviso. La stessa cosa accade nella vita cristiana, ci riempiamo la testa di studi biblici, insegnamenti, sermoni, teologia, che sono tutte cose buone, ma così facendo ci costruiamo degli ideali di cristianesimo, ma senza magari aver prima affrontato le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre mancanze. Si dice spesso, che siamo teologicamente adulti, ma emotivamente bambini. È importante che quanto sappiamo e impariamo, vada a pari passo con l’applicare queste cose alla nostra vita.

2. Avere paura di fallire

La paura di fallire, è uno dei motivi principali del perché le persone non iniziano nemmeno a correre. A cosa è legata la paura di fallire? Principalmente al giudizio altrui. Magari abbiamo provato già diverse volte e abbiamo fallito, così decidiamo che è meglio non tentare più, piuttosto che essere confrontati nuovamente con il fallimento. Eppure, nella vita cristiana, questo sentimento è ingiustificato, perché noi abbiamo già vinto. Qualcuno ha vinto per noi, qualcuno ha già percorso quella strada, come dice Paolo nella lettera ai Romani «…noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati [Gesù]» (Rom. 8:37). Se non credi che questo sia vero, se non hai la convinzione di essere più che vincitore, o vincitrice, allora il mio consiglio è quello di fermarti. Non partire nemmeno per questa corsa, perché certamente tu fallirai! E il motivo è molto semplice, perché stai confidando nelle tue forze per riuscire a completare la corsa. E se confidi nelle tue forze, puoi stare certo del fallimento. Se invece confidi in Gesù Cristo, allora non puoi fallire. L’Apostolo Paolo si è trovato nella posizione di non sentirsi in grado di superare delle difficoltà e per questo ha chiesto a Dio di allontanarle dalla sua vita, ma Dio ha risposto « La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza» (2 Cor. 12:9) e questo ha portato Paolo alla seguente conclusione «quando sono debole, allora sono forte» (2 Cor. 12:10).
Questo cosa significa? Che l’unico vero fallimento, è quello di smettere di guardare a Cristo. Questo vale sia se siamo all’inizio della corsa, sia che siamo a metà o sia che siamo già verso la fine del nostro cammino cristiano. Abbiamo già vinto se confidiamo in Cristo. Perciò non muoverci per paura e la cosa più sbagliata che possiamo fare. Che valore ha il giudizio degli altri se abbiamo l’approvazione di Dio? Le persone ci giudicheranno sempre e sempre ci deluderanno. Abbiamo delle aspettative verso di loro che spesso non verranno soddisfatte. O quante volte siamo noi stessi a deluderci da soli, pensavamo di aver già superato certe cose e invece ci siamo ricascati come dei polli e così ci sentiamo affranti, scoraggiati, incapaci e giudicati da Dio. Ma l’accusatore è il diavolo, è lui che vuole scoraggiarti a non proseguire, mentre Dio ti incoraggia ad alzarti e ad andare avanti.

Tutti i cristiani sanno che Dio è onnisciente, cioè, che conosce ogni cosa. Lui è a conoscenza di ciò che tu farai tra un’ora, o una settimana, perciò non puoi sorprenderlo, come Gesù non fu sorpreso del tradimento di Pietro. Eppure ha deciso di morire per noi ugualmente, e non ci sarà nulla che tu puoi fare che sorprenderà Dio e gli farà dire: Ah, questa proprio non me l’aspettavo, se l’avessi saputo prima allora… Come dice la lettere ai Romani al capitolo 5 versetto 8 «Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi». Gesù non è morto per dei santi, per degli eroi, ma per dei peccatori, era cosciente di quello che siamo, e questo non significa che possiamo adesso fregarcene e continuare la vita di prima come se nulla fosse, significa semplicemente che non dobbiamo avere paura di essere ciò che siamo davanti a Dio. Lui ti conosce e ti ama lo stesso e allora prosegui senza paura sul tuo cammino.

3. Nutrirsi in modo sbagliato

Chi pratica la corsa a livello agonistico, o anche amatoriale, sà molto bene quanto sia importante il nutrimento. Se mangi due piatti di polenta poco prima di andare a correre, come ho fatto io una volta, molto probabilmente non otterremo un gran risultato. L’alimentazione di un atleta, influisce in modo importante sulle sue prestazioni e questo vale anche per la corsa cristiana. Se l’unico momento della settimana in cui ci nutriamo di cose spiritualmente buone è la domenica mattina, non possiamo poi aspettarci di averne dei benefici per tutto il resto della settimana. Sarebbe come un atleta che solo la domenica a pranzo mangia in modo equilibrato e tutto il resto della settimana si abbuffa come un maiale, e poi si lamenta che spesso si sente male, che la sua corsa non migliora, o che in generale non ottiene dei buoni risultati.
Che spazio dai alle cose di Dio nella tua quotidianità? Questa è una domanda importante da porsi, e non lo dico per metterti un peso, ma perché credo che tutti noi, me compreso, dobbiamo sempre e di nuovo riflettere su questo aspetto. E poi fare delle scelte, darci degli obiettivi, ma anche qui, attenzione(!), degli obiettivi realizzabili, che si adattano bene alla nostra persona e al nostro ritmo quotidiano. Ad esempio, ci è possibile fare uno sforzo affinché possiamo passare qualche minuto della nostra giornata in preghiera? Oppure trovare dello spazio per lodare Dio con dei canti, magari presi da youTube? O ci è possibile pianificare ogni settimana un momento in cui chiamare un altro credente con il quale condividere un po’ delle sfide che stiamo affrontando? O magari chiedere a questa persona se non leggere insieme un libro cristiano? Abbiamo molti modi in cui possiamo nutrire la nostra anima di cose buone che ci fanno del bene e ci avvicinano a Dio, sta a noi sfruttarli. Dobbiamo essere creativi nel trovare il modo che più si adatta alle nostre possibilità. Questo tipo di nutrimento ci dona energie nuove per affrontare le sfide, ci avvicina a Dio e ci fa sentire amati nei momenti di difficoltà.

Un altro elemento di cui dobbiamo nutrire la nostra anima, è l’amore. L’amore è come il Perskindol dopo una lunga corsa, una pomata che aiuta a ristabilire il nostro corpo. Non sto parlando dell’amore sentimentale, ma dell’amore cristiano, quello che nasce dalla volontà di amare anche quando tutto ci spingerebbe a fare il contrario. L’amore che decide di perdonare, quando avrebbe tutto il diritto di serbare rancore; l’amore che decidere di parlare bene, invece di spettegolare; l’amore che lascia il beneficio del dubbio quando gli altri invece hanno già condannato in cuor loro. Questo amore guarisce le ferite, ristabilisce gli strappi, risana le ossa. Se il nostro cammino di fede è caratterizzato da questo amore, allora disponiamo di una potente protezione contro gli infortuni di percorso.

4. Dare corda allo sconforto

Da quando ho cominciato a correre mi sono reso conto di una cosa, che alcuni giorni ho una voglia incredibile di andare a correre, sono determinato e fisicamente mi sento bene. Ci sono poi altri giorni, o anche periodi, nei quali non ho nessuna voglia. Fisicamente mi sento spossato ed emotivamente sono a terra. Ecco che in questi casi l’unica cosa che mi viene da fare è semplicemente quella di buttarmi sul divano a guardare la tv. Mi trovo perciò nella posizione in cui il mio corpo e i miei sentimenti mi dicono una cosa, mentre la mia parte razionale sa esattamente che la cosa giusta da fare, sarebbe quella di alzarmi ed andare a correre.

Quante volte ci siamo trovati in una simile situazione nella nostra vita cristiana? Sapevamo quale era la cosa giusta da fare, ma non ne avevamo nessuna voglia. Eppure è proprio in quei momenti di forte scoraggiamento che dobbiamo imparare a fare delle scelte giuste. Quando avrei voluto buttarmi sul divano, e invece ho deciso di uscire a correre, magari senza strafare, alla fine ho sempre dovuto ammettere che è stata la scelta migliore. E non so quante volte mi è capitata la stessa cosa nella fede, quante volte mi sono reso conto che avrei dovuto scusarmi con qualcuno, o affrontare un determinato problema, ma non ne avevo nessuna voglia. Mi volevo solo isolare, stare per conto mio, farmi gli affari miei, ma sapevo che quella non era la cosa giusta da fare. E quando ho deciso di non dare corda a questi sentimenti di sconforto, ma affrontare i problemi, fare la volontà di Dio anche quando tutto il mio essere avrebbe voluto fare altro, ecco che ne ho avuto dei benefici.

Tutti viviamo momenti di sconforto, ma è importante che in quei momenti non permettiamo ai nostri sentimenti di prendere il sopravvento, altrimenti rischiamo di prendere decisioni sbagliate, delle quali potremmo poi pentirci.
Quando siamo pieni di entusiasmo e le cose vanno bene, abbiamo anche la capacità di vedere le cose in modo più chiaro e fare buone scelte, ma quando attorno a noi si scatena la tempesta, ecco che tutto diventa più complicato.

Chi pilota un aereo dispone di molti strumenti che gli permettono di volare in modo ottimale. Però quando il cielo è limpido, parte di questi strumenti non sono indispensabili. La cosa però cambia nel momento in cui il pilota si trova nel mezzo della tempesta e non vede oltre il muso dell’aereo. Nella tempesta questi strumenti sono l’unica certezza di cui il pilota dispone per non andarsi a schiantare. Allo stesso modo noi credenti quando siamo nella tempesta, dobbiamo avere piena fede nelle promesse di Dio, perché il nostro metro di giudizio può essere sbagliato, e prendere delle decisioni in quei momenti può essere pericoloso. Infatti potremmo essere sopraffatti dalla rabbia, dallo sconforto o dalla delusione, sentimenti che rischiano di portarci fuori strada, e una volta che esci di strada, poi diventa complicato e faticoso rientrate. È perciò importante che soprattutto in questi momenti, impariamo a mantenere gli occhi sulle verità che Dio ci presenta nella sua Parola.

5. Confondere le cadute con la sconfitta

Come detto in precedenza, i credenti non devono avere paura di affrontare questa corsa, perché Gesù ha già vinto per noi. Lui stesso dice ai suoi discepoli «…Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo» (Gv. 16:33). Questo è facile a dirsi, ma è molto più complicato da vivere. Credo che anche a voi capita di avere dei momenti nei quali siamo pieni di convinzione e determinazione, tutto procede alla grande e ci sentiamo sulla cresta dell’onda. Come quei surfisti che aspettano, aspettano e poi al momento giusto nuotano con tutte le forze nella giusta direzione, e con un gesto atletico ‘TAC’, saltano in piedi sulla tavola e riescono a prendere l’onda e a lasciarsi trasportare da questo incredibile fenomeno della natura. Non so se anche tu hai vissuto questi momenti meravigliosi nella tua fede, dove ti sembra semplicemente di essere trasportato. Poi, però, delle volte succede che il surfista perde per un momento l’equilibrio, magari si distrae un attimo, o sottovaluta la situazione e ‘BAM!’ si schianta all’interno dell’onda che lo travolge e lo trascina per diversi metri. Ecco, non so se avete già sperimentato nel vostro percorso di fede questi due sentimenti contrastanti, quello di essere prima sull’onda e lasciarsi trasportare e quello di essere travolti dall’onda e uscirne pieni di lividi con le alghe in faccia. Eppure i surfisti migliori non sono quelli che non cadono mai, ma sono quelli che sono caduti più di tutti gli altri, ma poi si sono sempre rialzati per riprovarci. L’unica vera sconfitta, è quella di darsi per vinti, cioè, di non provarci più. Quella è la sconfitta, abbandonare tutto. Rinunciare alla corsa.

La Bibbia è piena di esempi nei quali Dio ha costruito cose meravigliose dal fallimento delle persone. I credenti più forti non sono quelli che non cadono, ma sono quelli che confidano nel fatto che Dio è sufficientemente potente da rialzarli ogni volta, e che il suo amore è talmente grande, che sceglierà sempre di farlo. Forse non nel modo in cui noi ce l’aspettiamo, ma nel modo migliore per noi. Perciò non considerare mai la caduta come una sconfitta, la caduta è sempre un’occasione. Un’occasione per imparare a non commettere lo stesso errore la prossima volta, un’occasione per diventare più resistenti, un’occasione per imparare a rialzarci più in fretta la prossima volta, un’occasione per imparare a essere umili, un’occasione per ricordare a noi stessi che chi ci fa stare in piedi è solo Dio.

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