di Daniele Scarabel

Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate di non entrare in tentazione». Egli si staccò da loro circa un tiro di sasso e postosi in ginocchio pregava, dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta». Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo. Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra. E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza, e disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione». (Luca 22:40-46)

Nella vita di un discepolo di Gesù ci sono tempi per sperimentare grandi vittorie sul peccato, miracoli e la meravigliosa guida del Signore. Sono quei periodi nei quali il credente sperimenta la guida dello Spirito Santo e grandi successi spirituali. Poi ci sono altri momenti nei quali prevalgono la lotta spirituale, la sofferenza o una sensazione di debolezza.

Questo era uno di quei momenti anche per i discepoli. Erano stanchi fisicamente, preoccupati, in ansia, tristi per ciò che sentivano che stava per succedere. Era un momento di debolezza, nel quale dovevano stare attenti a non entrare in tentazione.

Alzatevi e pregate!

Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate di non entrare in tentazione»…

E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza, e disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione». (Luca 22:40.45-46)

Gesù e i suoi discepoli erano quasi giunti alla fine di un lungo viaggio. Negli anni precedenti Gesù e i suoi discepoli avevano sperimentato cose meravigliose: miracoli, guarigioni, liberazioni, conversioni… L’ultima settimana era stata un susseguirsi di esperienze emotive molto forti. Dall’ingresso trionfale a Gerusalemme, con tutta la folla che acclamava Gesù come re, alla notizia che uno dei dodici avrebbe tradito Gesù e che un altro lo avrebbe rinnegato, sono passati da un estremo all’altro.

Dopo aver terminato l’ultima cena, arrivati al Getsemani, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni per pregare. Chiese loro di sostenerlo in preghiera, di intercedere per lui e di condividere i suoi stessi soggetti di preghiera. La richiesta “Pregate di non entrare in tentazione” ci ricorda fortemente le parole della preghiera che Gesù insegnò anni prima ai suoi discepoli:

…e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno. (Matteo 6:13)

In che cosa consisteva la loro tentazione? In quel momento il rischio per i discepoli era di concentrarsi troppo sui loro pensieri, invece che guardare con fiducia a Gesù: “Cosa succederà? Sarò io a rinnegare Gesù? No, io sarò forte anche se dovesi affrontare la prigione o addirittura la morte!”.

Nello stesso pericolo possiamo trovarci anche noi. Anche nella nostra vita si susseguono periodi di grande successo spirituale, a periodi di lotta, di tentazioni, di dubbi e di disperazione. Non so come hai vissuto tu personalmente l’ultimo anno, ma se penso a tutto ciò che abbiamo affrontato come chiesa, vedo che è stato un anno molto intenso.

Abbiamo affrontato insieme un percorso molto intenso a livello spirituale e emotivo con il corso Libertà in Cristo. Affrontare eventuali blocchi emotivi e spirituali del passato non è evidente. Non è nemmeno facile rendersi conto di dover perdonare persone che ci hanno ferito o deluso. Oppure scoprire che per anni abbiamo vissuto credendo a delle menzogne sulla nostra stessa vita o che abbiamo tollerato dei peccati che hanno frenato in modo significativo la nostra crescita spirituale.

Anche altrimenti è stato un anno ricco di sfide. Pensiamo alle persone che per vari motivi hanno deciso di lasciare la chiesa o addirittura di abbandonare la fede. O alle difficoltà di coppia che hanno scosso diversi matrimoni della nostra chiesa.

Gesù ricorda molto chiaramente ai suoi discepoli, e così anche a noi, che c’è un tempo per ogni cosa. C’è un tempo per gioire e festeggiare, anche per dormire, ma a volte è il tempo per stare svegli e pregare. Credo che Dio ci stia chiamando a un periodo di intensa preghiera e intercessione come chiesa, proprio per non perdere la speranza in Gesù e per non perdere di vista il grande piano di Dio.

Quando Gesù tornò dai suoi discepoli dopo aver pregato intensamente, “li trovò addormentati per la tristezza”. Quanto è facile lasciarsi sopraffare dalle circostanze! A volte capita anche a noi di giungere al limite delle nostre forze, di essere stanchi fisicamente e spiritualmente, ma questa non è una scusa per mollare, anzi, proprio in quei momenti abbiamo bisogno di guardare ancora di più a Cristo e di aiutarci a vicenda a restare svegli!

Gesù esortò i suoi discepoli dicendo loro “Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione”. Gesù ci mette di fronte a una scelta: siamo noi a dover decidere di alzarci e di pregare, di non lasciarci sopraffare dalla stanchezza, dalla delusione, dalla tristezza o dalle circostanze.

Invito ognuno di noi, sia come singoli credenti, sia insieme come chiesa, a prenderci coscientemente del tempo, tra Pasqua e Pentecoste, durante il quale ricercare in preghiera la presenza di Dio. Vogliamo lottare insieme contro la tentazione di concentrarci troppo sui nostri pensieri umani. Vogliamo guardare invece a Gesù, tenendo lo sguardo fisso su di Lui per capire qual è il piano di Dio per noi.

Siamo disposti ad accettare la volontà di Dio?

Egli si staccò da loro circa un tiro di sasso e postosi in ginocchio pregava, dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta». (Luca 22:41-42)

Gesù restò in vicinanza e pregò ad alta voce in modo che Pietro, Giacomo e Giovanni potessero sentire la sua preghiera e sostenerlo, sottolineando la sua richiesta nell’intercessione. Allo stesso tempo Gesù si allontanò da loro per essere solo con il Padre, per potersi dedicare completamente alla preghiera senza distrazioni.

Gesù si inginocchiò per pregare, Matteo riporta che Gesù si gettò con la faccia a terra per pregare e Marco che si gettò a terra. Era uno di quei momenti dove Gesù non poteva stare in piedi con le mani alzate a pregare. C’è un tempo per pregare in piedi con le mani alzate, lodando e adorando Dio per le sue benedizioni. Altre volte è invece il tempo di implorare il Signore inginocchiandoci o addirittura gettandoci con la faccia a terra.

Gesù pregò dicendo: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!”. Gesù non voleva morire, sapeva benissimo quanto duro sarebbe stato il cammino che lo avrebbe portato a essere il Salvatore del mondo. Eppure, nemmeno nell’ora più oscura è uscito dalla sua intima relazione con il Padre. Nonostante le difficoltà e l’angoscia umana che Gesù stava per affrontare, Padre e Figlio erano perfettamente uniti nel portare a termine il piano di salvezza per l’umanità.

Così, Gesù continuò la preghiera dicendo: “Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta”. Gesù si unì al 100% e con convinzione alla volontà del Padre. Anche se “lottò” con il Padre, fu una lotta nella sottomissione e nell’amore. Non è un lottare tra due individui indipendenti.

Soprattutto quando ci sembra di perdere le speranze o quando siamo nel mezzo di grandi difficoltà, è facile perdere di vista la verità che Paolo esprime nella lettera ai Romani:

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. (Romani 8:28)

Siamo noi disposti a lasciarci trasformare da Dio come Lui vuole? Siamo disposti a lottare in preghiera per sottometterci al 100% alla sua volontà, anche quando non ne capiamo o vediamo il senso? Non vuol dire che stando con Gesù tutto va sempre bene e che non ci sono problemi. A volte come Gesù anche noi ci troviamo nella situazione di dover scegliere di fare la volontà di Dio, di amarlo e di confidare in Lui senza porre condizioni.

Confida nell’aiuto del Signore!

Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo. Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra. (Luca 22:43-44)

Ciò che è descritto qui è riportato solo nel Vangelo di Luca. Non sappiamo di che natura fosse l’aiuto dell’angelo, ma è probabile che lo abbia rinforzato fisicamente, come avvenne per il profeta Elia nell’Antico Testamento. In ogni caso Gesù recuperò nuove forze e si mise a pregare ancora più intensamente.

Luca, il medico, descrive come il sudore di Gesù “diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra”. Si tratta di un fenomeno chiamato ematidrosi, quando a causa ad esempio di angoscia estrema, i capillari sottocutanei si dilatano al punto da scoppiare e mescolarsi con il sudore. Noi sappiamo che la lotta e la sofferenza di Gesù fu temporanea.

A quest’agonia nel Getsemani seguì l’arresto, l’umiliazione e infine la crocifissione. Ma al Venerdì Santo segue la Pasqua, la risurrezione, la nuova vita e la speranza. Con la sua agonia, la sua morte in croce e infine la sua risurrezione ha conquistato, per noi che crediamo e confidiamo in Lui, il diritto di chiamarci figli di Dio. Ha riversato su ognuno di noi il suo Santo Spirito, sul quale possiamo e dobbiamo fare affidamento.

Che cosa facciamo noi se ci sentiamo sopraffatti dagli eventi? Le opzioni sono due: o ci mettiamo a cercare da soli delle soluzioni oppure decidiamo di confidare anche di più in Gesù. Certamente Dio vuole vedere il nostro impegno e uno sforzo da parte nostra nel voler fare la sua volontà, ma non vuole vederci ruotare come delle trottole.

Vorrei concludere con un’immagine che ha condiviso con me un missionario americano che ho conosciuto questa settimana. In primo luogo era un’immagine che lui ha voluto dare a me personalmente, ma credo che sia molto azzeccata anche per noi come chiesa.

Qui nel porto di Locarno vediamo ormeggiate diverse barche a vela. Queste barche hanno spesso anche un motore esterno da usare in assenza di vento o per entrare e uscire dal porto. Se noi facciamo affidamento solo sulle nostre forze, siamo come dei proprietari di una barca a vela che corrono a fare il pieno di benzina perché non sperano più che si alzi il vento o per assicurarci di avere abbastanza energia per andare avanti.

Dio invece vuole che spieghiamo le nostre vele in attesa che si alzi il vento. Così come a Pentecoste discese lo Spirito Santo sui discepoli in attesa a Gerusalemme, credo fermamente che Lo Spirito Santo vorrà tornare a gonfiare anche le nostre vele. Siamo disposti ad aspettare che si alzi il vento lasciando ogni cosa nelle mani di Dio e accettando la Sua volontà?

Amen

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