Di Luca Castellana

Credo che ognuno di noi abbia una passione, qualcosa per cui siamo davvero disposti a dare il nostro meglio e forse anche di più, qualcosa di cui ci vantiamo e da cui traiamo gioia.

Spesso, questo tipo di passione, può coinvolgere anche gli altri, facedo si che chi osserva la nostra passione e il nostro zelo, viene in un certo qual modo incuriosito e perché no, quasi contagiato.

Dall’altro lato è innegabile che la nostra passione con il tempo, soprattutto se siamo davvero bravi in quello che facciamo, diventa qualcosa, che può renderci dipendenti e vogliosi di fare sempre di più.

Conosco molta gente, che ha una grande passione, per la musica, in quello che fanno sono degli eccellenti musicisti e danno tutto per essere sempre migliori.

Conosco anche degli eccellenti sportivi, che hanno fatto della loro passione il loro lavoro, facendo dello sport lo scopo unico della loro vita.

Troviamo spesso storie di uomini e donne che ardono per qualcosa, mossi dalla passione e dallo zelo per una determinata disciplina, che sono così fermamente convinti in quello che fanno, tanto da sacrificare tutto quello che hanno per raggiungere l’obbiettivo.

Tutti conosciamo Steve Jobs, il fondatore di Apple, il quale un giorno pronunciò una frase interessante:

“Non abbiamo la possibilità di fare molte cose nella vita, ognuna di queste, però, dovrebbe essere davvero eccellente. Perché è la nostra vita”

Sappiamo tutti quello che Steve Jobs è riuscito a raggiungere nel corso della sua vita, basta guardarci in tasca o al polso e vedremo che chi più chi meno ha avuto modo di  acquistare il risultato di quella passione e di quel vanto.

La passione ardente, quindi, non è solamente raggiungere uno scopo, ma rendere riconoscibile il frutto di quello per cui diamo tutto noi stessi.

In questo senso la Apple, oggi, ha dato un’impronta riconosibile alla propria azienda, proprio perché lo zelo e la passione ardente di una persona ha reso unici i suoi prodotti.

Alcuni hanno tentato in qualche modo di riprodurre o copiare il frutto dell’ardente passione di Jobs, ma con molta amarezza hanno avuto scarsissimi risultati.

Il vanto di Jobs e di chi oggi segue quella linea è determinato dall’autenticità dei suoi prodotti, che oggi come allora, rendono inconfondibile i prodotti Apple.

Non voglio però fare pubblicità alla Apple, ma voglio solo darvi un’immagine recente di quello che un uomo o donna mossi dalla passione riescono a raggiungere, e come quel fuoco possa contagiare  gli altri.

Se ci riflettiamo bene un momento, però, possiamo notare un problema comune in tutto questo eccesso di zelo e vanto.

Quello che mi pare di osservare, anche attraverso la vita di questi grandi personaggi contemporanei è il fatto che per arrivare, hanno avuto la necessità di doversi affaticare e produrre così tanto e dimostrare così tanto, da essersi completamente svuotati dentro e fuori.

Alla fine, la loro passione li ha divorati, nel caso di Jobs, tutti conosciamo la sua fine. Un’immensa azienda mondiale, con fatturati miliardari, non hanno potuto nulla per curare la sua malattia, i suoi sforzi non hanno potuto niente di fronte alla concretezza della vita e la certezza della morte.

La sua passione lo ha consumato ed il suo vanto è finito con il finire della sua vita.

La Bibbia ci da un’affermazione radicale, riguardo la gioia di  un cuore ardente per uno scopo, a tal punto da divenire l’unico motivo per cui esistere, che però a differenza di Jobs, non distrugge la vita di chi la possiede, ma la innalza, rendendola unica, dando un senso, non solo a chi la possiede ma anche a chi la riceve.

Leggiamo in Galati 6:14 :

“ Ma quanto a me, non sia mai che i mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo”

 Cosa ha spinto Paolo a scrivere queste righe, così estreme? Come può un uomo o una donna,  fare una tale affermazione? Possiamo noi fare la medesima affermazione?

L’opposto di una vita sprecata è vivere una vita vissuta in forza di una singola passione, per Paolo è senza discussione quella di esaltare Dio, quella fonte che appaga l’anima e ne determina le azioni quotidiane.

Come cristiani, credenti di vecchia data o di nuova generazione, non è possibile ignorare il motivo per il quale siamo stati creati, questo rende determinante il proseguo della nostra vita, rendondo così appagante la nostra esistenza, mossa da un cuore ardente.

Nel Sl 90:14  leggiamo :

Saziaci al mattino della tua grazia e noi esulteremo, gioiremo tutti i nostri giorni“

 Credo che analizzare l’estrema affermazione di Paolo dovrebbe portare ognuno di noi ad una seria analisi di cosa implichi avere un cuore ardente.

Dovremmo cominciare ad interrogarci su come il nostro vivere sia influenzato dalle parole di Paolo.

Le nostre relazioni, il nostro lavoro, il nostro svago, il nutrimento, l’amore, il ministero in cui siamo implicati, possono davvero nascere e scaturire da un’unica passione e da un cuore ardente?

Paolo

“Ma quanto a me, non sia mai che i mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo” Galati 6:14

Consentitemi di presentarvi l’autore di questi versi, su cui oggi vorremmo meditare, versi in un certo senso radicali, e mi piacerebbe che si comprendesse prima la persona e l’animo dell’uomo che li ha scritti.

Spesso quando si parla di Paolo, e del suo percorso di vita, il tutto viene purtroppo ridotto al pre e post conversione, il Saulo pre Damasco, cattivo che perseguitava i cristiani, con il Paolo post Damasco, in avviene il punto di svolta, divenendo cristiano, diviene egli stesso perseguitato.

Questo, spesso oltre a fornire un pregiudizio sulla persona di Paolo, porta a ridurre e minimizzare la vita dell’uomo, i suoi sentimenti, i conflitti interioiri che Paolo aveva, proprio come potremmo averli e sicuramente  abbiamo anche noi.

Per questioni di tempo non possiamo vedere proprio tutto, ma qualche cosa di importante la vedremo, per comprendere meglio quel Paolo il cui cuore ardente lo ha spinto così lontano dall’uomo, avvicinandolo così tanto a Dio da renderlo unico.

La più antica descrizione fisica di Saulo risale al secondo secolo e descrive Paolo come:

un uomo  di statura minuta, con la testa pelata e le gambe ad arco, che aveva però un portamento elegante. Le sue sopracciglia s’incontravano nel mezzo e il suo naso era piuttosto largo, ed era pieno di grazia; infatti, talora sembra un uomo e talora aveva il volto di un angelo”

 “aveva una folta barba grigia, sfavillanti occhi azzurri, una carnagione florida e era  un uomo di bell’aspetto, che sorrideva spesso”

Saulo era il prodotto di tre culture, romana, greca e ebraica. Veniva da Tarso, quindi era romano di nascita, e a Tarso venne istruito, almeno per un periodo all’interno del contesto greco, dove università,filosofica e medicina avevano grande impatto sulla vita della gente.

Tarso infatti era una città greca, capitale della Cilicia, quindi Saulo non poteva rinunciare  dall’essere influenzato da quello che la cultura greca proponeva.

Sicuramente, però, Saulo, alle influenze romane e greche, ebbe come maggiore influenza quella giudaica.

Lui era un Giudeo : “circonciso l’ottavo giorno, della razza d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio d’Ebrei”  Filippesi  3:5

Il padre di Saulo fu un fariseo, sappiamo questo, perché troviamo un indizio in Atti 23:16, dove ci viene detto che sua sorella era ancora in vita a Gerusalemme, capiamo quindi che tutta la sua famiglia, compreso il giovane Saulo, si spostò da Tarso a Gerusalemme.

In quella fase, ricevette per forza di cose l’istruzione rabbinica; venne circonsciso ed educato alla corte di Gamaliele in persona, lo afferma lui stesso:

  Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città , educato ai piedi di Gamaliele nella rigida osservaza della legge dei padri; sono stato zelante per la causa di Dio” Atti 22:3

Teniamo a mente questa parola, zelante, perché ha un gran significato nello scrivere di Paolo, soprattutto nella radicale affermazione che fa ai Galati.

Saulo, non venne istruito da una persona qualunque, ma dall’allievo di Hillel in persona, Gamaliele; considerate che Hillel era a quel tempo il più importante professore e insegnate del giudaismo.

La religione di Saulo fu quindi il giudaismo più radicale, e lo confessò proprio ai Galati a cui indirizza la lettera, e scrive in questi termini :

e mi distinguevo nel giudaismo più di molti coetanei tra i miei connazionali, perché ero estremamente zelante nelle tradizioni dei miei padri” Galati 1:14

L’essere un giudeo a quel tempo implicava dei conivolgimenti particolari, specialmente a livello politico. Molti estremisti giudei, gli zeloti ( il nome stesso zelota, proviene dall’aggettivo zelante) ad esempio Gesù ne aveva uno tra i suoi dodici.

Questi avevano come obbiettivo principale quello di rovesciare completamente il governo politico romano.

Ma in questo, Saulo, non venne coinvolto, quello che era il suo zelo, il suo ardere era improntato e radicato nel fatto che:

Il Dio zelante di Israele il cui nome stesso è il Geloso o Zelante era parte della sua coscienza. Come maestro e seguace di quel Dio, Zelante e Geloso, Saulo doveva diventare un’eroe. Alla stesso modi di quegli eroi Biblici che si erano messi in luce per il loro zelo per Yahweh, e preservare quindi l’onere di Dio.

Il punto era Dio e il Suo onore. Nessuno quindi poteva e doveva intaccare il Dio dei Giudei, quindi lui avrebbe ripercorso le orme di tutti quei profeti e personaggi dell’Antico Testamento, che si opposero a tutti coloro che non onoravano Dio e osservavano le Sue Leggi.

Capiamo bene, quindi, che da questa brevissima descrizione di Saulo, emerge una motivazione profonda, che ha mosso le sue azioni.

Paolo, non era un cattivo che si contrapponeva ai Cristiani per motivi futili, lui era un uomo giusto, secondo la sua comprensione di Dio, e questi cristiani non potevano rappresentare quel Dio che lui intendeva.

Tutta la sua vita era stata modellata in funzione di preservare l’onere di Dio, per annunciarlo, proclamarlo e rendergli giustizia in questa terra. I rabbini, e Saulo era uno di quelli, avevano un modo di confrontarsi, e lo è tutt’oggi, basato sullo scontro, in presenza di testimoni che ribattono colpo su colpo, durante un dibattito teologico o dottrinale.

Quindi nel suo schema mentale esisteva la profonda convinzione che quello per cui lui ardeva provenisse da Dio, il suo zelo era una manifestazione dello Zelo di Dio in lui.

Come potevano quindi questi cristiani andare contro Yahweh e i suoi principi?

Saulo doveva quindi agire, e applicare il modo comune dell’epoca per affermare il suo credo, forte anche dell’esempio che lui comprendeva nella Torah.

Come Saulo, anche noi, abbiamo delle convinzioni così radicali e radicate, dalla nostra cultura, dal nostro passato, dalla nostra conoscenza acquisita negli anni, che spesso divengono estreme,da impedirci di amare con passione le cose verre di Dio.

Non siamo delle cattive persone, secondo il nostro modo di pensare, siamo semplicemente mossi dallo stesso zelo di Saulo, che ci portano ad agire secondo dei criteri legalisti, immagazzinati nel tempo, tanto da renderci ciechi alla realtà di Dio, imputando spesso a Dio modi e azioni che non sono di Dio.

Cari fratelli e sorelle, non ho fatto questo discorso su Paolo solo per mostrare alcune notizie sul suo conto. Queste informazioni, sono le informazioni che coinvolgono un gruppo di persone, di cui Saulo ne era esponente. Non solo Saulo, ma molti, avevano una percezione di Dio, che li portava ad ardere di un fuoco che distruggeva e non edificava il Dio vivente ed Eterno. Per questo la vita di Saulo dovrebbe fungere per tutti noi da modello per comprendere dove stiamo andando come collettività e come individui nel nostro cammino con Dio.

L’ardere di Saulo, quello per cui si era preparato per tutta la vita, quello per cui aveva investito tutto il suo cuore e azioni, stava lasciando macerie e distruggendo vite, in nome di un concetto di Dio e non di un cuore ardente per Dio, un cuore che in realtà batteva per lo zelo di se stesso.

Saulo si vantava di un Dio che era stato costruito a puntino da un sistema e secondo quello schema di pensiero che odiava il divers e non tollerava l’altro, si arrivava a  ritenere di dover sopprimere fisicamente chi non la pensava alla stessa maniera.

Allo stesso tempo, anche noi possiamo non vivere Dio per quello che realmente è la concretezza del vero Dio , quello reale, ma di un Dio frutto di un sistema. Forse ci siamo costruiti con sudore un concetto di Dio e questo ci costringe spesso ad aggrapparcene con tutte le forze. Un tale errore non produrrà l’effetto sperato e mirato che Dio ha per noi e per coloro che ci stanno intorno. Ma al contrario, l’effetto dannoso di un Dio diverso dal Dio biblico causa macerie e distrugge le vite, rendondoci insicuri, vulnerabili, pregiudizievoli, vincolati e bramosi di dover per forza produrre qualcosa che ci consenta di poter mantenere quell’ideale di Dio che con tanto sudore ci siamo costruiti. Prestiamo attenzione alla vita di Paolo.

La cosa ancora interessante è il momento in cui Paolo scrive, perché erano passati quasi 17 anni da qando Saulo si prodigava a perseguitare i cristiani. Vediamo l’effetto del processo nella sua comprensione di Dio.

I Galati insensati

Pensiamo al fatto che a quel tempo in cui Paolo e non più Saulo, scrive lettera ai Galati, l’apostolo era uno degli uomini più odiati del mondo antico, soprattutto da parte di chi, fino a qualche tempo prima, ne era zelante e carismatico esponente.

Agli occhi dei giudei era un traditore, aveva tradito la Legge giudaica e, di conseguenza, tutta l’identità nazionale. Aveva espressamente rinunciato alla responsabilità che aveva nei confronti dei suoi connazzionali diventando così una persona non più credibile da parte di nessuno.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei sentito rifiutato perché non ti sei conformato al mondo e ai modi di fare comuni a cui tutti si adeguano e hai affermato il messaggio radicale di Dio nella persona di Cristo?

Sicuramente quando e se è successo non deve essere stato facile sopportare il rifiuto.

Essere messi da parte non è mai piacevole e bello, si formano delle lacerazioni  interiori che sono difficili da rimarginarsi. Ma il messaggio radicale del Vangelo, nasce proprio da  un “cuore ardente“ e lacerato, che brucia per Cristo ed è pronto a spingersi fino in fondo, pronto anche a sacrificare ogni cosa, persino la propria dignità e, come Paolo, quel cuore ardente è pronto ad affermare:

“Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo” Galati 6:14

Nell’essere esclusi, è certo, che non vi possa essere alcun vanto, come nell’essere considerati delle persone non credibili, soprattuto se quelle persone sono coloro che  poco prima avevano fiducia in noi.

Ma Paolo comprese che era necessario percorrere quella strada, ne sei consapevole anche tu?

Pensa, se domani qualcuno venisse da te ponendoti davanti ad un bivio, ovvero: “Rinunciare a tutto quello per cui hai lavori una vita intera, incoraggiandoti a fare altro, magari più faticoso rispetto a quello per cui hai lavorato.” 

Cosa faresti?

Le cose sono due, o rinunciamo all’offerta, o l’offerta deve davvero valere il prezzo di tutto quello per cui abbiamo lavorato, creduto e sofferto tanto da voltare pagina.

In questo senso l’offerta che Paolo ricevette, lungo la via di Damasco era superiore alla sua stessa vita e a quello per cui aveva tutta una vita dato se stesso.

Quest’offerta è racchiusa nelle meravigliose parole che Paolo scrive in tutta l’epistola ai Galati, in cui  li esorta e persuade che l’offerta di Dio è superiore all’offerta delle opere, della reputazione personale e della conoscenza teorica della Legge.

Il  problema centrale di questi uomini e donne della Galazia, possiamo leggerlo, era:

“Tutti coloro che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere e ciò al solo fine di non essere perseguitati a causa della croce di Cristo” Gal 6:12

 Questo gruppo di persone, i giudeo cristiani, quindi cristiani che provengono dal giudaismo, aveva l’idea che la circoncisione, quindi l’espressione legislativa delle fede e delle opere, erano necessaria pe la salvezza.

Facendo così, però si ritornava nuovamente indietro a tre problemi essenziali, di cui Paolo era stato porta bandiera e che conosceva perfettamente :

  1. Si cercava di piacere agli uomini e fare bella figura. (Galati 1:10)
  2. Avendo paura della persecuzione da parte dei giudei, si cercava di non provocarli, tanto che Paolo li definisce, persone insensate. (Galati 3:1)
  3. In più, queste persone cercavano un motivo per cui vantarsi, portando molta gente a credere che attraverso la circoncisione, un rito religioso, si sarebbe potuto acquistare credito e merito, persino compiacere a Dio. In sintesi non più solo Gesù Cristo, ma fede e opere sono il vero vanto e motivo di salvezza.

La risposta a questo problema da parte di Paolo è radicale:

“Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo” Galati 6:14

Il vanto è lo scandalo della Croce.

In questo testo ci sono due punti cardine, che nutrono e alimento il cuore ardente di Paolo. Questi punti non solo hanno alimentato Paolo, ma sono il centro e il cuore del Vangelo, che ha il potere e la capacità di alimentare le nostre vite e rendere i nostri cuori ardenti per Cristo.

  • Il vanto a cui Paolo fa riferimento.

 Quando Paolo usa la parola vanto, non la utilizza in termini negativi. Quindi indirizzando chi legge a pensare alla forma orgogliosa di annunciare qualcosa.

La parola che lui utilizza ha il senso di esaltare, accentuare l’esaltazione per qualcosa o qualcuno.

In questo tipo di vanto, l’uomo manifesta su che cosa si appoggia la propria fiducia e su cosa fa affidamento nella vita e su cosa sta costruendo la sua esistenza.

Paolo distingue due modi che sono totalmente contrapposti e diversi:

Negativo.

 Il cristiano può riporre il proprio fondamento sulla carne, sull’uomo e su se stesso. Si impegna con tutto se stesso per far risaltare tutto ciò che è esteriore, in queso senso, tutte le forme legaliste, che sono solo frutto di un sistema.

Facendo risaltare solo se stessi e la propria persona.

Positivo

L’altro modo, che è il modo a cu Paolo fa riferimento, è quel modo per cui l’uomo rifiuta se stesso e  ogni tentativo di farsi valere davanti a Dio attraverso le opere, ritenendo di non esserci nessun vanto in se stesso, ma solo in Cristo Gesù.

In questo senso, i giudei erano noti per questo modo di vantarsi, la loro peccaminosità era spiccata perché ritenevano di possedere privilegi personali molto importanti, in quanto giudei e possessori unici della Legge.

Ma è solo un vanto inutile, perché il giudeo a cui Paolo si riferisce non fa nulla di ciò che insegna agli altri, anzi disonora Dio, proprio violando la legge di cui si vanta.

Dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; poiché riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge Rm 3:27-28

Vedete anche noi spesso riduciamo la nostra fede attraverso il concetto di :

Fare qualcosa per Dio, il mettersi a disposizione per Lui. Iniziamo a comprendere la fede come un fabbricazione di qualcosa. Tentiamo di prodorre azioni per compiacere a Dio, in modo da poterci, poi, vantare di quella azioni fatte.

Molto spesso ci troviamo impantanati in questo vortice da cui non ne usciamo, se non con le ossa rotte e l’animo piegata e arido. Spesso ci ritroviamo svuotati dentro perché abbiamo sprecato così tante energie per produrre qualcosa, che non abbiamo la forza per guardare a Cristo.

Paolo ci sta incoraggiano a smettere immediatamente di produrre opere e azioni umane, di smettere di vantarci di cose a cui Dio non da credito, ma che in realtà solo noi diamo conto e di smettere di utilizzare la nostra vita per cose che sono alla fine uno misero spreco di tempo.

L’apostolo Paolo ha ben chiaro questo nella sua vita, ritiene tutto quello che è frutto dell’opera dell’uomo spazzatura, lui stesso ne è l’esempio vivente di questo tipo di vita.

Ed esprimendo queste parole proprio in riferimento alla fatica che ha dovuto sopportare nel credere di poter riuscire con la sua vita, il suo intelletto, le sue conoscenze, la sua posizione e le sue azioni,  a portare gli uomini a Dio e gloificare il nome di Dio, esprime i suoi sentimenti affermando:

Anzi, a dire il vero , ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io ritengo queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cirsto. Filippesi 3:9

 Ma perché dice questo? Come arriva a dire tutto ciò?

La vita per Paolo è sprecata quando non cogliamo la gloria della croce, non l’apprezziamo per quel tesoro che è e non ci ancoriamo ad essa come al valore più alto di ogni piacere e come al conforto più profondo di ogni sofferenza o azione che pensiamo di offrire a Dio.

 Così, il secondo punto cardine che Paolo espone, dopo aver fatto comprendere che l’uomo deve rifiutare se stesso e i suoi compiacimenti,  l’apostolo non esita ad affermare la potenza della Croce.

“Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo” Galati 6:14

 Se osserviamo questo verso notiamo un focus incredibile, sulla croce, guardate :

  • Di cosa si vanta Paolo? Della Croce
  • Com’è il mondo, il kosmos, cioè tutto quello che è ostile a Dio, le ambizioni legate ad esaltare la propira vanagloria, il piacere, l’orgoglio, il legalismo, ecc ecc ?

È Crocifisso = La Croce

  • Com’è Paolo per il mondo? Crocifisso = La Croce

Hai mai pensato che la Croce, il simbolo di morte e sangue è il centro della vita abbondande per tutti noi cristiani?

La croce è l’inizio, il cammino e la fine per ognuno di noi. Il nostro vanto come cristiani nasce dalla croce di Cristo, si incammina lungo la via della Croce, e smette con la Croce.

Cari miei, dobbiamo iniziare a forgiare il nostro cuore ardente con il fuoco del sangue di Cristo, affinchè il Vangelo venga trasmesso, generazione dopo generazione.

Come Paolo, dobbiamo abbracciare la grandezza e l’immensità della Croce e lo possiamo fare attraverso la conoscenza dell’effetto della Croce.

Leonard Ravenhill descrive bene l’apostolo Paolo come un uomo che :

Non aveva ambizioni personali e quindi non aveva niente di cui essere geloso. Non aveva una reputazione e quindi non aveva nulla per cui combattere, non aveva proprietà e quindi non aveva nulla di cui preoccuparsi, non aveva privilegi, perciò non poteva soffrire per torti ricevuti. Era già spezzato, perciò nessuno poteva spezzarlo; era morto è perciò nessuno poteva ucciderlo, era meno dei minimi, quindi chi poteva umiliarlo? Aveva sopportato la perdita di ogni cosa, perciò nessuno poteva rubargli più nulla.“

 L’immensità della Croce può renderci uomini e donne dal cuore ardente per il Vangelo, che ci porta ad esultare per un unico scopo nella vita, ardere per Cristo.

Come Paolo fece della sua vita un’ unica passione per la croce, questa mattina vogliamo noi abbracciare questa passione ardente e lasciare allo Spirito Santo di bruciare dentro noi, rendendoci persone dal cuore ardente per Cristo crocifisso.

La Croce

La croce era sicuramente una cosa orribile, per quanto mi riguarda non so se avessi avuto il coraggio di poter stare di fronte ad un uomo crocifisso rimanendo impassibile e senza svenire di fronte la bruttezza e la crudeltà di quella condanna a morte.

Ma vi siete mai chiesti come mai i  Vangeli e Paolo stesso non parlano della crocifissione in termini archeologici, raccontandoci i dettagli delle sofferenze fisiche di Gesù Cristo?

Paolo come gli autori dei Vangeli quando si riferiscono alla Croce stanno riportando l’effetto e il significa della sofferenza della croce.

Quando si riferiscono alla croce tutti gli autori biblici parlano della croce come un’azione sconvolgente che ha portato una rivoluzione nell’anima e nello spirito dell’umanità.

La croce è il centro della cristianità, lo sconvolgente dolore fisico non è niente di fronte l’universalità dell’effetto che ha prodotto.

Ricordate il centurione romano, dopo che Gesù rese lo spirito, come ci dicono i Vangeli,  osservò con i suoi occhi tombe aprirsi, rocce schiantarsi, corpi dei santi risuscitare, tanto da affermare:

Veramante, costui era il Figlio di DioMatteo 27:54

 In quel momento la vita di un centurione venne travolta dalla realtà della croce.

Veramente, costui era il Figlio di Dio è una confessione di fede, che avrebbe da li in avanti cambiato radicalmente la vita di un romano pagano.

Anche qui la Bibbia non ci dice come proseguì la vita di quest’uomo, ma sappiamo che  i suoi uomini inchiodarono il Figlio di Dio.  Però possiamo essere certi che la sua vita non potè essere più la stessa, dopo aver osservato con i suoi occhi la potenza della croce.

Noi siamo il frutto della vita acquisita con la morte del Figlio di Dio. Come può il nostro cuore e il nostro spirito rimanere immobile e non ardere di fronte all’eccellenza della Croce.

Lutero aveva compreso perfettamente che la croce era “ il criterio di tutte le cose”, l’elemento centrale della vita cristiana.

Allora come Paolo, anche noi dovremmo comprendere che la croce è:

L’effetto della Croce

  • Pienezza di Grazia: Attraverso il sacrificio di Cristo viene ristabilita la comunione tra Dio e l’uomo. Se prima la comunione tra Dio e l’uomo era spezzata dal peccato, la Croce riporta Dio e l’uomo all’unità naturale che vi era in principio tra Dio e uomo. Siamo nuovamente uniti con Dio, perché la Croce ha soddisfatto Dio.

e camminate nell’amore come anche Cristo ci amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave” Efesini 5: 2

  •  Vittoria: Alla croce satana è stato sconfitto! Cristo in persona andò nel soggiorno dei morti ad annunciare che lui ha sconfitto il male e la morte. Satana non ha più potere sui cristiani, non ha più potere su noi. La sua disfatta è stata totale, e la sua condanna definitiva è stata sancita.

 e avendo spogliato i principati e le potestà, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce” Colossesi 2:15

  • Riscatto: Il peccatore è legato mani e piedi dal peccato, non ha nessuna possibilità di potersi riscattare. La croce libera lo schiavo dal peccato. Il cristiano si lega quindi alla croce, perché essa diviene l’ancora di salvezza in Cristo Gesù. Noi peccatori abbiamo preso parte alla crocifissione di Gesù in quanto peccatori, il nostro vecchio uomo è morto con Cristo ed è inchiodato alla croce.

 Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me” Galati 2:20

  •  Gloria e amore di Dio: Dio senza Cristo crocifisso non è Dio. Dio attraverso la croce mostra il più alto livello d’amore per il mondo e per i peccatori (Gv 3:16). La Croce ha manifestato anche a coloro che non vogliono vedere la Gloria di Dio, perché Cristo è l’immagine visibile di Dio e la croce ha reso visibile la verità.

per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinchè non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio.” 2 Corinzi 4:4

Cari fratelli e sorelle, per che cosa sta ardendo il nostro cuore questa mattina?

Come Paolo possiamo dire di avere nella croce di Cristo, il Messia, l’unica nostra passiano e l’unico nostro motivo di vanto?

Siamo forse in quel vortice dove siamo costretti a manifestare atteggiamenti e idee su Dio, o abbiamo il fuoco della presenza di Dio, tramite lo Spirito Santo che ci fa ardere per la Croce?

Il mio desiderio e più grande incoraggiamento oggi è quello che tu ed io possiamo ardere per Cristo nella misura in cui siamo consapevoli dell’enormità e del valore dell’opera di Gesù alla Croce.

La nostra vita si sta identificando con il sacrificio e la passione di Cristo, affinchè tutte le aree della nostra vita, i rapporti, le nostre finanze i nostri figli, ministero in chiesa, sono modellati e contagiati dalla passione per Gesù alla Croce?

Il punto, quindi, è avere un cuore ardente per Cristo, che significa affidare la propria vita e e le proprie azioni per la Gloria di Dio, che si manifesta attraverso le benedizioni che ne abbiamo ricevute e di cui ne godiamo.

Ti invito questa mattina ad abbracciare la potenza della Crore, affichè quel fuoco dentro di te possa ardere e così rivolgendo lo sguardo a Cristo Crocifissio, risaliamo alla fonte del fuoco di Paolo, tanto da farci inondare dal suo stesso vanto.

Le nostre opere sono poca cosa, si annullano, di fronte all’eccellenza di Gesù Cristo inchiodato.

Ogni gioia, ogni servizio, ogni cosa che arde nella tua vita, mi auguro sia frutto di un cuore ardente della Gloria di Dio, attraverso una vita che si focalizza sulla croce, che esalti la croce e sia nutrita dalla Croce.

L’unica cosa che glorifica Dio è una vita che vive con un cuore ardente per Cristo.

Tutte il resto è spreco.

Amen.

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