di Giovanni Accadia

Il tema dell’anno è “in questo mondo ma non di questo mondo”.

Perché non siamo di questo mondo? Perché apparteniamo ad un altro regno. E anche se stiamo in questo mondo, abbiamo la possibilità di tanto in tanto di vedere il nostro Re di gloria!

Cosi oggi la predica si baserà su questo: vedere il Re di gloria, il testo Isaia 6:1-8

1 Nell’anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. 2 Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. 3 L’uno gridava all’altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!» 4 Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu piena di fumo. 5 Allora io dissi: «Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli eserciti!» 6 Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall’altare. 7 Mi toccò con esso la bocca, e disse: «Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato». 8 Poi udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò? E chi andrà per noi?» Allora io risposi: «Eccomi, manda me!»

Il grande re Uzzia regnava oramai da 52 anni e guidava il popolo di Dio facendolo diventare una grande potenza commerciale e militare. Per la maggior parte della sua vita, guidò il popolo di Dio col timore di Dio, ma, verso la fine del suo incarico, il suo cuore si insuperbì.

2 Cronache 26:16 “Ma quando fu divenuto potente, il suo cuore, insuperbitosi, si pervertì, ed egli commise un’infedeltà contro il SIGNORE, il suo Dio, entrando nel tempio del SIGNORE per bruciare dell’incenso sull’altare dei profumi.”

Solo i sacerdoti potevano bruciare dell’incenso. Luca 1:9 secondo la consuetudine del sacerdozio, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per offrirvi il profumo;  A causa di questo Uzzia fu colpito dalla lebbra che lo portò poi alla morte.

Isaia era un profeta del Signore per il popolo d’Israele. Cominciò il suo ministero quando il popolo fu all’apice di uno stato prosperoso, proprio nell’anno della morte del re Uzzia.

Isaia 6:1 “Nell’anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto…”

Isaia iniziò il suo ministero con una visione di proporzioni e dimensioni al di fuori della portata umana e terrena. Vide un regno, un tempio, un re. Questa visione lo portò a dichiarare: “I miei occhi hanno visto il re”!

Isaia si rese conto che il re della visione non è paragonabile al re Uzzia, ma è il vero Re, il Re degno di rimanere nel luogo santo. Uzzia, se pur grande, è comunque impuro, fragile e destinato a morire.

Isaia, nella sua visione, si trovava in un contesto che trascendeva dal tempio terreno e da un re terreno; comprese chiaramente che anche lui stesso era indegno e inadeguato per quel contesto, perché era impuro.Questa fu l’esperienza che abilitò poi Isaia per la chiamata al servizio del suo Dio.

Vedere il Re di gloria per conoscerlo

Isaia in questa esperienza imparò a conoscere meglio Dio.

Vide il Re di gloria, sentì parlare dai serafini del Re di gloria, sentì la voce del Re di gloria. Isaia ha conosciuto in un modo nuovo e più profondo ciò che aveva già compreso tempo prima.

Lui sapeva che Dio era santo; sapeva che l’incontro tra Dio e l’uomo avveniva nel tempio; sapeva che c’erano delle creature celesti intorno all’altare.

Infatti leggiamo in Esodo 25:22

“Lì io mi incontrerò con te; dal propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza …”

I cherubini sono degli angeli che vennero raffigurati sopra l’arca, in modo che i due cherubini erano uno di fronte all’altro, e con le ali aperte verso l’alto coprivano l’arca. Esattamente fra i due cherubini c’era la presenza di Dio, ed è lì che Dio si manifestava all’uomo. Ma tutto ciò per Isaia fu solo un’ombra rispetto a ciò che stava vedendo e conoscendo.

Vide un trono nel tempio e un re nel luogo santo. Queste furono cose nuove per lui!

Al posto dei due cherubini vide dei serafini, che sono un altro tipo di angeli e che viene menzionato con questo nome solo in Isaia. Questi angeli non hanno due ali, bensì sei, e non le usano per coprire l’arca del patto, ma per coprire sé stessi.

Isaia 6:2 “Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava.”

Vide, sentì e percepì ancora molto altro. Tutto ciò che conosceva di Dio prima di questa visione, fu solo una fievole ombra, un piccolo assaggio dell’infinita gloria di Dio.

La sua percezione della realtà divina in questa visione crebbe in modo esponenziale! Vide il suo Re di gloria e conobbe in modo meraviglioso il suo Dio.

Come lui, tanti altri hanno fatto un’esperienza simile.

Ne cito alcuni.

Giovanni, nella sua visione in Apocalisse 1; Paolo, Stefano, diversi profeti nell’Antico Testamento, i patriarchi, Mosè, Giobbe che disse “Il mio orecchio aveva sentito parlare di Te, ma ora il mio occhio ti vede.”

Sono convinto che, anche se in modi indubbiamente differenti, Dio vuole mostrarsi a tutti i Suoi figli. Vuole farsi vedere, sempre di nuovo. Vuole mostrarsi allo scopo di farsi conoscere.

Quando la fede ti conduce in un posto dove incontrerai il tuo Re di gloria, stai per raggiungere un Suo obbiettivo, ovvero conoscerLo in un modo che non avresti mai pensato.

Conoscere Dio ci permette di entrare in una dimensione eterna. Giovanni 17:3 “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.”

Anche Isaia aveva bisogno di conoscere meglio Dio. Egli apparteneva a un gruppo sociale elevato; aveva facile accesso ai palazzi reali; il suo stile di scrittura non ha rivali, ha una ricchezza lessicale unica.

Questo dimostra che Isaia, oltre ad appartenere al popolo eletto di Dio, era anche uno studioso in possesso di una certa conoscenza. Potremmo dedurre che era un uomo già completo, a cui non mancava nulla.

Invece anche lui ha bisogno di vedere, di conoscere il Re di gloria in un modo nuovo! Forse pensava di conoscerlo già abbastanza, almeno rispetto al resto del popolo che in quel tempo stava decadendo spiritualmente. Non possiamo mai conoscere il Re di gloria abbastanza!

Da quando siamo diventati figli del Re di gloria, fratelli del Re di gloria, Egli vuole fare esattamente come fece con Isaia: farsi conoscere, farsi vedere di nuovo!

Sono convinto che uno dei desideri più grandi del cuore di Dio sia quello di mostrarsi, di farsi vedere, di farsi conoscere. E questo non perché è un Dio megalomane o vanaglorioso, a cui piace mettersi semplicemente in mostra. Lui non ha bisogno di questo. Non deve colmare o appagare nessuna lacuna interiore, perché lui è infinitamente santo.

Il Re di gloria vuole farsi conoscere perché sa che ciò è per il nostro bene!

Infondo questo lo sappiamo già, e pur sapendolo, delle volte non ci sforziamo di conoscerLo meglio.

Osea 6:3a “Conosciamo il SIGNORE, sforziamoci di conoscerlo!…”

Che cosa ci blocca nell’avvicinarci a Dio?

Siamo troppo occupati dalle cose da fare? Siamo troppo distratti da ciò che ci circonda?

Oppure non siamo disposti a cambiare la nostra vita, a rischiare, a fare dei passi concreti?

La realtà invisibile del Re di gloria rimane una convinzione lontana e astratta, quasi leggendaria, mentre una realtà visibile sono le nostre difficoltà, le nostre carenze oscure e tutto ciò che riguarda noi stessi.

Quando vogliamo avvicinarci a Dio, inconsciamente pensiamo: “Finché non risolvo prima certe cose con me stesso o con le persone, non posso alzare lo sguardo per vedere il Re di gloria.”

Ovviamente è giusto pensare che ravvedimento e incontro con Dio vadano assieme; ma se deduciamo che per avvicinarci a Dio dobbiamo prima ravvederci, ci stiamo confondendo: il ravvedimento è una conseguenza dell’incontro col Re di gloria! Ovvero non sarà il ravvedimento a farci incontrare Dio, ma sarà Dio a produrre in noi un sentito ravvedimento per poi cambiare le cose.

Non facciamoci confondere dal nemico. Una grande verità è che non riusciremo da soli ad affrontare noi stessi; anzi, più passerà il tempo senza cercare per prima cosa il nostro amato Re di gloria, più scopriremo che la situazione con noi stessi è peggiore.

Spostiamo i nostri occhi, anche solo per un attimo, verso Dio. Facciamo come Isaia e vedremo il nostro Re di gloria che risplende di santità. Contemplare questo ci aiuterà sicuramente.

Abbiamo bisogno di approfondire ciò che già sappiamo di Dio. Torniamo nella nostra cameretta, e nel segreto parliamo con Dio, leggiamo la Sua Parola, scaviamo anche in quelle parti che conosciamo bene, chiediamo a Dio di mostrarsi di nuovo, e Lui non tarderà! Ne sono sicuro.

Isaia sapeva meglio di tutti noi, cosa significasse il termine santo: separato, messo da parte. Ma solo quando vide il suo Re di gloria ebbe la forza di umiliarsi, perché la realtà che Dio è realmente qualcosa di diverso, di distinto, di unico rispetto alle Sue creature, divenne concreta.

Alla presenza di Dio c’è qualcosa d’infinitamente speciale ed è lì che voglio andare! Di fronte a tutto ciò ogni cosa diventa relativa, persino la vita stessa.

Isaia poteva considerarsi morto. In Isaia 6:5 leggiamo:

“Allora io dissi: «Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure”.

Pur essendo un uomo di Dio, il profeta del Signore, si considerava come gli altri.

Davanti alla santità di Dio l’uomo può dichiararsi perso per sempre. Abbiamo bisogno della Sua grazia.

Chiediamo a Dio la forza di staccare gli occhi da noi stessi, dagli uomini intorno a noi, dalle cose intorno a noi, perché la nostra conoscenza di Dio non dipende dalle condizioni a noi esterne, che magari speriamo e cerchiamo di cambiare. Non dipende neanche da noi stessi, ma primariamente dal Suo spirito che ci porta a vedere e contemplare il nostro Re di gloria.

Qualsiasi fosse il tuo problema, non cercare di affrontarlo da solo, ma come prima cosa cerca di vedere e conoscere il Re di gloria, prima ancora che si aggravi la situazione. Il resto verrà automaticamente. Il tuo compito è quello di cercare Dio, per conoscerLo; il compito di Dio è quello di trasformare il tuo cuore. Dio non può cercare al posto tuo e tu non puoi cambiare, trasformare al posto di Dio. Diventa quindi indispensabile vedere il Re di gloria per conoscerlo, e quando l’avrai visto sarai purificato.

Vedere il Re di gloria per essere purificati

Quando avviene una “visione”del Re di gloria nella tua vita, una delle prime conseguenze sarà la purificazione, più specificamente l’identificarsi, il distinguersi, il dichiararsi impuri rispetto a Dio. E questo vale per chiunque, perfino per chi non appartiene a Lui.

Michea 7:16 “Le nazioni vedranno e si vergogneranno di tutta la loro potenza; si metteranno la mano sulla bocca, le loro orecchie rimarranno sorde.”

Credo sia una conseguenza naturale della nostra esperienza di vita, quella si sentirsi a disagio di fronte a qualcuno o qualcosa di veramente bello, di meraviglioso.

Voglio farvi un esempio che riguarda il mio lavoro. Forse non tutti sanno che io sono imbianchino. I miei vestiti professionali sono costantemente macchiati, anche appena lavati. I contesti in cui lavoro variano tanto: cantieri in costruzione, lavori esterni ed interni, tanti negozi, case abitate e non. Non sempre so dove mi troverò il giorno seguente. I miei vestiti spesso sono così (esempio visivo). Delle volte devo andar via da un cantiere tanto sporchevole, per poi entrare in una villa super lussuosa, quasi disabitata, munita di videocamere ovunque.

Ovviamente, ritrovarsi improvvisamente in una realtà del genere con vestiti di questo tipo, imbarazzerebbe chiunque.

Nei giorni di lavoro che seguiranno in quella casa,un’esperienza simile mi porterà a cambiare qualcosa. Cercherò di prendere i vestiti più puliti possibile. Magari prenderò il paio di scarpe di scorta, mi toglierò il cappello, e perché no, mi metterò un po’ di gel ai capelli, e così via. In sostanza cercherei di cambiare ciò che mi sarà possibile.

Questo per dire che, vedere, conoscere qualcosa di meraviglioso a cui non siamo abituati ci fa sentire scomodi. Qualcosa dobbiamo cambiare!

Come possiamo sapere cosa cambiare nella nostra vita se prima non ci confrontiamo con l’infinita  bellezza del nostro Re di gloria?

Ovviamente non è tutto così semplice. Stare davanti a Dio ha un prezzo. C’è della rinuncia, della sofferenza di cui bisogna tener conto.

Isaia 6:6-7 “Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall’altare. 7 Mi toccò con esso la bocca, e disse: «Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato”.

Molto spesso nella Bibbia la purificazione è sinonimo di sofferenza, di prova, di perdita.

È normalissimo e naturale per noi rimanere a debita distanza dalla purificazione, perché ne vediamo già il prezzo… prezzo che a volte siamo disposti a pagare, altre volte no. In questo caso, la  conseguenza è che non saremo purificati, e quindi ci sentiremo inadatti per stare alla presenza di Dio.

Ora giungiamo all’inevitabile domanda:

Quanto sei disposto a pagare, a sacrificarti, quindi a purificarti per poter vedere il Re di gloria? Credo che questa domanda ci scuota. Se la prendiamo seriamente, ci mette un pesante carico sulle spalle.

Ma tornando al testo biblico, notiamo che Isaia stava già davanti alla presenza di Dio pur non essendosi ancora purificato. Era partecipe di realtà eterne con labbra ancora impure. È un piccolo particolare che magari sfugge.

Non si tratta perciò di capire quanto siamo disposti a pagare, a sacrificare, a purificarci, dimentichiamo quella domanda, ma piuttosto quanto desideriamo Dio, e stare alla Sua presenza?

Pur sapendo che la purificazione e il sacrificio rimangono una parte essenziale della fede, non è ciò a cui il cuore deve aspirare prima di tutto, altrimenti saremo facilmente appesantiti e scoraggiati. Lo spirito di sacrificio, la purificazione, sono cose che produce Dio, che vengono da Lui, dalla Sua presenza.

La nostra responsabilità è semplicemente quella di vedere, cercare, scoprire il nostro Re di gloria. Consapevoli di una cosa: qualcuno ci ha abilitati per poter stare davanti a Dio!

Una persona, un sacrificio per eccellenza. Cristo. Stai cercando di purificarti con le tue forze? Smetti di farlo… Non ce la farai, i tuoi sforzi sono vani, anzi direi addirittura pericolosi!

Torna a guardare a quell’unico sacrificio, a quell’unica persona: Cristo alla croce; e ammira in silenzio; lasciati di nuovo stupire e sopraffare dalla sua infinita bellezza.

Riconosci soltanto quanto c’è di impuro nella tua vita. Sarà Lui poi a inviarti dei carboni che sicuramente bruceranno, è vero, ma che sarai reso in grado di sopportare, per purificarti secondo il tuo bisogno.

Abbiamo visto la seconda conseguenza; vedere il Re di gloria per essere purificati, ci sarebbe ancora una terza conseguenza.

Vedere il Re di gloria per nuone chiamate

Vedere il Re di gloria , essere purificati da Egli stesso, ci farà scoprire nuove chiamate. Isaia 6:8 …«Eccomi, manda me!»

Quante volte capita come cristiani che facciamo delle cose per Dio, che però non sono richieste da Dio?

Possiamo stare alla presenza di Dio tramite Cristo, ma finché non saremo stupiti e umiliati dalla Sua bellezza, e purificati da Egli stesso, come Isaia, non sentiremo la Sua voce, non saremo in grado di dire: “Manda me!”

È evidente che nel brano ci sia una progressione, un ordine degli eventi stabiliti da Dio: Isaia è da prima scelto da Dio come facente parte del Suo popolo; poi conosce Dio in modo speciale tramite la visione; poi viene purificato.

Questo lo porterà poi a sentire Dio, e ricevere il mandato, a cui lui risponde: “Manda me!”

Quando invece serviamo Dio di nostra iniziativa, stravolgendo l’ordine degli eventi, avviene qualcosa che non funziona: non c’è gioia di servire, manca zelo, manca passione, ecc.

Servire Dio diventa un dovere, un dovere pesante che ci porta a confrontarci con gli altri, a scoraggiarci, o a esercitare un compito magari schiacciando gli altri, non sentiamo Dio pur appartenendogli.

Parliamo con Dio di questo. Se servire il Signore è diventato un peso, confessiamolo. E riflettiamo sui passi che stiamo facendo. Chiediamo a Dio l’aiuto per capire, sentire la Sua voce, per essere approvati da Lui o per essere disposti a cambiare, e seguire la Sua volontà!!!

Se non sentiamo più la Sua voce, probabilmente c’è qualcosa d’impuro che ostruisce le nostre orecchie.

Avviciniamoci a Dio, cerchiamo di vederLo come lo vide Isaia, perché solo Lui potrà cancellare le impurità della nostra vita. Anche se farà male, sarà sopportabile! Isaia non fa menzione alcuna del suo dolore.

Abbiamo visto che Il nostro bisogno di vedere il Re di gloria diventa essenziale per tutti gli ambiti: per conoscerLo, per essere purificati, per poterLo servire con motivazione.

Tornare a Dio e ciò che  trasforma, riabilita. Vedere Dio è la chiave che ci fa vedere realmente noi stessi.

A volte diventa complicatissimo capire cosa c’è che non va nella nostra vita, eppure sono convinto che ci sarebbe una risposta semplice: manca Dio! Ecco cos’è mancato in questa o in quell’ altra situazione… Non l’ho cercato!

CercaLo insieme a me! Andiamo a vedere un po’ meglio Cristo nella Sua parola!

Già solo approfondendo questa brano di Isaia, io l’ho scoperto un po’ meglio.

Solitamente, quando si pensa a Cristo che si sacrifica alla croce, immaginiamo quell’uomo semplice, quel poveretto che non attirava gli sguardi, buono, tranquillo; in sostanza un uomo fisico.

Colleghiamo spesso alla croce questo tipo di uomo. Lo stesso Isaia nel capitolo 53 descrive Cristo in questo modo. Ma la croce diventa ancora più stravolgente, se ad essa colleghiamo il Re di gloria che vide Isaia! Quell’uomo i cui serafini gridano tanto da far tremare un tempio eterno: la Sua gloria riempie la terra!

Gesù stesso nella Sua preghiera al Padre parla di questa gloria. In Giovanni 17:5 è scritto: “La gloria che io avevo presso di Te prima che il mondo fosse …”

Questo è il Cristo che è morto per te, un Re pieno di gloria! Non è quel poveretto debole come un agnellino indifeso, sofferente, oramai preda dei cattivi; anche noi rischiamo di diventare così, vittime, deboli, incapaci di reagire alle prove, inconsapevoli invece di chi è il nostro Dio, di chi siamo, a chi apparteniamo e che ci troviamo già davanti al nostro Re glorioso in Cristo!

Quel Re glorioso, che un giorno scenderà di nuovo dal trono non più per andare alla croce ma per accoglierci a sé, sarà pronto ad asciugare le nostre lacrime e mangerà con noi un banchetto!

Alziamo i nostri sguardi carissimi! Tramite la Parola di Dio e la preghiera segreta, conosceremo il nostro Re di gloria, Egli ci purificherà e noi lo serviremo al meglio.

Non prendiamo il peccato con superficialità! Quando vedremo la bellezza di Cristo non ci verrà voglia di scherzare con il male che lo ammazzò alla croce!

Ti permetteresti di scherzare su qualcosa che ha ucciso il tuo migliore amico?

Il desiderio di essere santi non dev’essere primariamente per appagare noi stessi, ma prima di tutto per il Suo bene, per l’onore del nostro Re di gloria!

Amen.

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