Di Daniele Scarabel

Quest’anno abbiamo parlato tanto dell’essere fedeli a Dio nelle piccole cose. Abbiamo sicuramente anche avuto occasione di esercitarci nella fedeltà e magari anche di cambiare alcune cose nella nostra vita in modo da poter essere ancora più fedeli.

Abbiamo parlato dell’essere fedeli amministratori di tutto ciò che Dio ci affida, fedeli alla Parola di Dio, alla chiesa, nell’aiutarci e esortarci a vicenda. Abbiamo parlato dell’importanza dell’essere pronti a fare ciò che il Signore ci chiede, a essere usati da lui, a correggere e a farci correggere. Abbiamo visto che possiamo essere fedeli anche nell’incertezza del domani, sperando nel Signore.

La Bibbia è piena di esempi di persone che hanno camminato con il Signore, che sono state fedeli nelle piccole cose. Abbiamo imparato da Giuseppe ad essere fedele nel preservare la nostra integrità, da Mosè ad essere fedeli quando le circostanze ci umiliano e da Giosuè ad essere fedeli aiutanti. Rut ci ha insegnato ad essere fedeli in ogni piccola cosa che facciamo ogni giorno, Davide ci ha mostrato l’importanza dell’essere fedeli in preparazione di battaglie future e nelle amicizie.

Da Mattia abbiamo imparato che se siamo fedeli potremmo un giorno ricevere un incarico più grande, Stefano ci ha mostrato come servire in umiltà in chiesa e Pietro come possiamo servire nonostante i nostri fallimenti.

Ma tutte queste storie hanno qualcosa in comune: nessuno di questi personaggi avrebbe potuto essere fedele, se Dio non fosse stato fedele a loro. È la fedeltà di Dio che ci rende capaci e ci dà le forze per essere fedeli alle nostre famiglie, nel nostro lavoro, nel mantenere la nostra parola, nel matrimonio e in ogni cosa che Dio ci affida.

E dove, se non in Gesù Cristo, Dio si è mostrato in tutta la sua fedeltà? Vi invito perciò oggi, con le parole del famoso canto natalizio “Venite fedeli” ad adorare Gesù:

Venite fedeli, l’angelo ci invita. Venite, venite a Betlemme. Nasce per noi Cristo Salvatore. Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore Gesù!

La storia della redenzione

La Bibbia ci racconta la storia della salvezza che Dio ha preparato per noi uomini in Gesù Cristo. Ma come ogni buona storia, per capirla e apprezzarla dobbiamo conoscerla per intero.

La storia inizia ben prima della nascita di Gesù con il Dio onnipotente che crea ogni cosa tramite la sua Parola. Si rivela come il Re e il Signore dell’universo. Al culmine della sua creazione, crea l’uomo e la donna che si distinguono da ogni altro essere vivente perché fatti a immagine e somiglianza di Dio.

Adamo ed Eva, i primi esseri umani, decidono però di ribellarsi contro il loro creatore. Invece di amarlo e di adorarlo e di avere il dominio sulla terra, vogliono essere indipendenti, vogliono essere come Dio, vogliono poter scegliere da soli ciò che è bene e ciò che è male. La conseguenza è che la morte, il peccato e la distruzione entrano nel mondo.

Ma Dio non li abbandona e dà loro speranza. Si aspettano l’ira di Dio, ma trovano la sua bontà nelle parole di Dio al serpente:

Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno. (Genesi 3:15)

Poi la storia continua con l’uomo che diventa sempre più malvagio e si allontana da Dio. Dio decide di cancellare ogni cosa mandando il diluvio universale, salvando però Noè e la sua famiglia. Dalla discendenza di Noè nasce poi Abraamo al quale Dio si rivela. Abraamo crede in Dio con tutto il suo cuore e Dio lo benedice dicendogli:

Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra. (Genesi 12:3)

La storia continua con Isacco e Giacobbe ai quali Dio rinnova la promessa data ad Abraamo. Segue un lungo silenzio di 400 anni con il popolo d’Israele che si ritrova schiavo in Egitto. Ma Dio è fedele e interviene per liberare il suo popolo tramite Mosè. Grazie al sangue dell’agnello pasquale il popolo d’Israele viene risparmiato dal giudizio di Dio sull’Egitto.

Durante l’esodo Dio rinnova le sue promesse dando a Israele la sua legge, chiedendogli obbedienza e promettendo benedizione:

Se tu ascolti attentamente la voce del SIGNORE che è il tuo Dio, e fai ciò che è giusto agli occhi suoi, porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il SIGNORE, colui che ti guarisce. (Esodo 15:26)

Così, sotto la guida di Giosuè, Israele conquista finalmente la terra che fu promessa ad Abramo secoli prima. Ancora una volta Dio si mostra fedele. Lo stesso non vale però per il suo popolo.

Segue il periodo dei giudici, nel quale purtroppo leggiamo che “i figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del SIGNORE” (Giudici 2:11). Ma Dio resta paziente e fedele, anche se solo poche persone sono rimaste fedeli a Dio. Un esempio sono Rut e Boaz, che preparano la strada per la storia di re Davide al quale Dio promette:

La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo trono sarà reso stabile per sempre. (2 Samuele 7:16)

Israele raggiunge il culmine della sua gloria con re Salomone, figlio di Davide. Dopo la morte di Salomone Israele si divide però in due regni: Israele a nord e Giuda a sud. Capitolo dopo capitolo passano i re: alcuni buoni, la maggior parte malvagi. Ma Dio è paziente e fedele.

Nel mezzo di tutto questo caos Dio invia i suoi profeti che ricordano al popolo i suoi obblighi e la promessa fatta a Salomone:

Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese. (2 Cronache 7:14)

Ma Israele continua ad essere infedele e così Dio, che è santo, deve agire nei confronti del loro peccato. Israele è costretto all’esilio, lontano dalla terra promessa. Ma nonostante tutto, Dio rimane fedele. Anche se la casa di Davide è stata rimossa dal trono, questa non è ancora la fine della storia.

Oramai il ricordo della gloria di Israele ai tempi di Davide non è che una “canna rotta” e un “lucignolo fumante”, ma Dio promette di non frantumare la canna e di non spegnere il lucignolo (Isaia 42:3). Anche se dell’albero di Isai non è oramai rimasto che il tronco, Dio promette che “un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici” (Isaia 11:1):

Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele. (Isaia 7:14)

Dopo l’umiliante esilio, come promesso da Isaia e da Geremia, il popolo ritorna a Gerusalemme per ricostruire le mura della città e il tempio. Ma le cose non tornano come prima, Dio rimane in silenzio. Il popolo si chiede dove rimane il Messia. Dov’è la progenie della donna che avrebbe schiacciato la testa del serpente? Chi avrebbe purificato Israele? Chi avrebbe restaurato il popolo di Dio?

Per 500 anni Dio non si fa sentire. Ma poi, finalmente, Dio decide di rivelarsi. Dopo migliaia di anni di attesa, ecco finalmente il Messia, il Salvatore.

Dio è fedele

In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”». E a un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch’egli gradisce!». (Luca 2:8-14)

Ecco finalmente la progenie della donna, la discendenza di Abraamo e l’erede al trono di Davide: “un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”.

Come può un Dio fedele e giusto dimorare bel mezzo di un popolo infedele e ingiusto? La risposta è Gesù, la dimostrazione per eccellenza dell’amore e della fedeltà di Dio. Dio nasce e si fa uomo per poi caricarsi di tutti i peccati del suo popolo, dimostrandosi fedele in tutto e per tutto.

Già nel Salmo 85:10 leggiamo:

La bontà e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate.

Come si incontrano la giustizia e la misericordia di Dio? Nella persona e nell’opera del redentore, Gesù Cristo. In una piccola città, per mezzo di una famiglia umile, in una umile mangiatoia nacque un figlio. Dal seme di Davide, dal seme di Giuda, dal seme di Giacobbe e Isacco e Abramo, dal seme della donna è nato il Salvatore. Proprio come Dio aveva promesso ad Adamo e Eva.

Gesù è nato uomo per sconfiggere il peccato e per portare il perdono. Gesù un giorno schiaccerà Satana. È diventato l’Emmanuele, il Dio che è con noi per darci forza e speranza. Gesù è il seme di Abraamo nel quale tutte le nazioni della terra sono benedette. È colui che giustifica i peccatori per mezzo della fede. Gesù è l’erede della promessa fatta ad Abraamo. È il vero Davide, il Re e il Messia che porta il regno di Dio in ogni ambito della nostra vita, che ci porta la vittoria sul nostro peccato e sulle nostre debolezze.

Gesù Cristo è “il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra” (Apocalisse 1:5). Egli mantiene le sue promesse, ci aiuta ad uscire dalla schiavitù del nostro peccato. È il Buon Pastore che ci guida attraverso le difficoltà e lo scoraggiamento. È il Figlio di Dio, il Cristo. Ogni promessa di Dio trova il suo sì in Gesù:

Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. (Luca 2:11)

Dio non ha mai smesso di essere fedele e oggi che ricordiamo la nascita di suo figlio, ci rinnova la sua promessa. Dove ti capita di dubitare della fedeltà di Dio? In che ambiti fai fatica a vedere la sua fedeltà?

Dal mese di marzo siamo confrontati con una situazione difficile che cambia a un ritmo elevato. Più volte abbiamo di averla superata per ritrovarci poi di nuovo confrontati con la dura realtà. In mezzo alla scuola, ai debiti, al lavoro, alle relazioni, alla famiglia, alla solitudine, alla malattia o ad altre sfide è facile lasciarsi prendere dallo scoraggiamento. È facile cadere in ansie e paure.

Ma oggi abbiamo visto come Dio ha agito con fedeltà durante tutta la storia della redenzione, dal giorno della creazione fino al giorno della nascita di Gesù Cristo. Dio è fedele e porta sempre a termine ciò che ha iniziato.

Possiamo essere fedeli, perché Dio è fedele

Io mi auguro che anche tu possa vedere oggi la gloria del Signore risplendere intorno a te, come la videro i pastori nei campi. Oggi non c’è bisogno di un angelo che ci annuncia la venuta del Salvatore, il re dei Re è già qui e vive in mezzo a noi. Ti invito ad accogliere questa buona notizia con gioia come lo fecero i pastori:

Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. (Luca 2:14-17)

Quest’anno festeggiamo un Natale diverso dal solito, ma è forse proprio in queste particolari circostanze che possiamo guardare nuovamente al vero significato del Natale. Vorrei che potessimo concludere questo 2020 non guardando alla nostra debolezza, alle volte che abbiamo fallito, a quante volte abbiamo dubitato della fedeltà di Dio o ricordando solo le difficoltà che ci sono state. Vorrei che lo concludessimo piuttosto guardando con riconoscenza alla fedeltà di Dio.

I pastori risposero all’annuncio dell’angelo dicendo: “Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere”. Noi non dobbiamo andare fino a Betlemme, ma possiamo comunque guardare alla nascita del Figlio di Dio.

Se crediamo e confidiamo in lui riceviamo un nuovo cuore. Un cuore fedele e leale. Ora anche noi possiamo essere fedeli. Mi auguro che possiamo uscire anche noi oggi da qui ripieni di gioia e speranza, come lo furono i pastori dopo aver visto il bambino nella mangiatoia, per poi tornare a casa e condividere con altri quello che abbiamo (ri)scoperto su quel bambino.

Amen

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