Di Daniele Scarabel

Così, ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio.  Del resto, quel che si richiede agli amministratori è che ciascuno sia trovato fedele.
(1 Corinzi 4:1-2)

Continuiamo oggi con il tema dell’anno “Fedeli nelle cose piccole” e lo facciamo concentrandoci su un aspetto importante: essere fedeli in ciò che facciamo. Dio non ci chiede di salvare il mondo, a questo ci pensa Gesù Cristo. Non ci chiede di cambiare gli altri, a questo ci pensa lo Spirito Santo. Ci chiede però di essere fedeli nello svolgere i compiti che lui ci affida.

Questa presa di coscienza è da una parte un duro colpo per il nostro orgoglio, perché la nostra importanza viene relativizzata. Dall’altra parte però è anche una rivelazione liberatoria, perché ci toglie tanta pressione.

Se capiamo che l’unica cosa che Dio ci chiede è di essere fedeli nei compiti che ci affida, la vita con Dio diventa veramente bella e possiamo concentrarci sul lasciare agire Dio in noi e tramite noi.

Servitori di Cristo

L’Apostolo Paolo inizia il capitolo 4 dicendo:

Così, ognuno ci consideri servitori di Cristo… (1 Corinzi 4:1a)

Ecco come Paolo vede sé stesso: come un umile servitore di Cristo. Il termine qui utilizzato non è il classico termine greco diakonos, ovvero “diacono”, che Paolo solitamente utilizza. In questo caso utilizza il termine greco huperetes che originariamente indicava un “rematore sotto coperta” su una galera.

Alcuni commentatori vedono nell’utilizzo di questo particolare termine il desiderio di Paolo di voler ulteriormente sottolineare la sua umiltà. Questo è possibile visto il contesto. Nel capitolo precedente Paolo ha infatti affrontato l’arroganza e l’orgoglio dei Corinzi. Li ha definiti “carnali”, invece di “spirituali” e “bambini in Cristo” invece di credenti maturi.

Tra di loro c’erano “gelosie e contese”. Discutevano su chi fosse il più grande tra gli apostoli e c’era chi si vantava di essere figlio spirituale dell’uno, piuttosto che dell’altro. Si comportavano da bambini immaturi, dimostrando di non aver fatto nessun progresso spirituale.

Così, invece di potersi rivolgere a loro come a delle persone mature e di poter affrontare argomenti importanti per la loro ulteriore crescita, Paolo è costretto a ripetere alcuni insegnamenti di base:

Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? Sono servitori, per mezzo dei quali voi avete creduto, così come il Signore ha concesso a ciascuno. Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere! (1 Corinzi 3:5-7)

Con queste parole Paolo vuole da una parte fare capire ai Corinzi che a ogni credente è affidato un compito importantissimo, ovvero quello di essere uno strumento nelle mani di Dio. È un enorme privilegio che noi tutti abbiamo e credo che spesso non ce ne rendiamo conto o non diamo a questo fatto la dovuta importanza.

Dall’altra parte è però anche vero che “colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!”. Queste parole ci riportano alla realtà dei fatti: siamo solo semplici e umili servitori di Cristo, solo Dio può donare la fede e salvare chi ancora non crede.

Sempre nel capitolo 3 l’Apostolo Paolo ci ricorda anche che “nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù” (1 Corinzi 3:11). Se noi costruiamo su questo fondamento un giorno ne raccoglieremo i frutti e riceveremo pure un premio. Ma per ora l’unica cosa che Cristo ci chiede è di essere suoi fedeli servitori.

Possiamo dunque facilmente capire perché Paolo definisce sé stesso un “servitore di Cristo”. Lo fa per dare il buon esempio, per dimostrare che anche lui, il grande apostolo Paolo, non è altro che uno strumento, seppur molto efficace, nelle mani di Dio. Ed è ciò che vuole insegnare anche a noi oggi: ognuno di noi è un umile servitore di Cristo.

Nelle galere romane, tutti i rematori avevano lo stesso ruolo, nessuno era superiore agli altri. Io come pastore non sono superiore a voi, e chi si è convertito da poco non è inferiore a chi è credente da decenni. Agli occhi del Signore siamo tutti ugualmente importanti, ma c’è un ma! Dipende poi dalla nostra disponibilità a lasciarci usare da Dio, in che modo lui poi lo farà.

Amministratori dei misteri di Dio

Paolo non ci definisce infatti “solo” servitori di Cristo, bensì anche:

…amministratori dei misteri di Dio (1 Corinzi 4:1b).

A differenza di un servitore, all’amministratore era affidato il compito di gestire la casa e i beni del suo padrone. L’amministratore era il vice del padrone per tutto ciò che riguardava il gestire le preoccupazioni della famiglia, il fornire cibo per la casa, il servire la casa nei tempi e nelle stagioni appropriate e in quantità adeguate.

L’amministratore riceveva dal padrone tutto il denaro necessario per svolgere questi incarichi, spendeva ciò che era necessario per il sostentamento della famiglia e teneva una contabilità esatta, per la quale era obbligato a rendere conto al padrone.

Di che cosa siamo amministratori? Dei “misteri di Dio”.

Quando il Nuovo Testamento parla di “misteri” fa sempre riferimento a una verità che prima era nascosta e che ora è stata rivelata. Si tratta di tutta la verità che Dio ci ha rivelato in Cristo, partendo dalla salvezza che Cristo ci offre tramite la sua morte in croce e della nuova vita che ci dona grazie alla sua risurrezione.

Sappiamo però bene che la Bibbia contiene anche molte altre indicazioni utili per la nostra vita, per la chiesa e ci rivela il piano di Dio con il mondo. In altre parole con “misteri di Dio” Paolo intende tutto ciò che Dio ci ha rivelato nella sua Parola. Siamo amministratori di un enorme tesoro, non so quanto ne siamo consapevoli!

A volte vedo credenti che sono frustrati della loro vita perché non riconoscono ciò che Dio ha già rivelato loro. A volte ci lasciamo sopraffare dalle circostanze, da pensieri negativi, dalla frustrazione, dall’amarezza o da delusioni ricevute, dimenticandoci tutto ciò che la Parola di Dio dice su di noi.

La Bibbia ad esempio ci ricorda che agli occhi di Dio siamo importanti. Lo stesso Paolo lo ha ricordato ai Corinzi dicendo:

Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi. (1 Corinzi 3:16-17)

Noi, la sua chiesa, siamo così importanti per Dio che chiunque tenti di ostacolare la nostra crescita o di distruggere l’edificazione della chiesa sul fondamento di Cristo dovrà fare i conti con lui. Riconosci quanto tu sei importante agli occhi di Dio?

Se permetti a Satana di mettere in dubbio questa verità, gli permetterai di privarti di una grande gioia e sarai un amministratore poco efficace. Per questo è molto importante che conosciamo bene la Paola di Dio.

La nostra vita quotidiana come “amministratori dei misteri di Dio” può facilmente essere messa in difficoltà da questioni molto pratiche ad esempio relative alla salute o alle finanze.

Leggiamo ad esempio nella Bibbia che Dio è in grado di guarire ogni malattia, ma non troviamo nel Nuovo Testamento nessun argomento per credere che tutti i cristiani possano dare per scontato che saranno guariti fisicamente da ogni malattia. Certo, siamo incoraggiati a pregare per la guarigione, perché Dio chiaramente a volte interviene e cura in modo soprannaturale. Ma a volte la malattia rimane e questo non significa che siamo meno importanti per Dio.

O prendiamo l’esempio delle finanze. Nella Bibbia leggiamo che Dio provvede a ogni nostro bisogno e a una lettura superficiale di alcuni passaggi possiamo giungere alla conclusione che possiamo aspettarci che Dio semplicemente soddisfi tutti i nostri bisogni – e basta. Ma non è così che Dio opera. Lui sostiene coloro che camminano lungo il percorso che lui ha previsto. La verità è che se noi camminiamo sulla strada che Dio ha previsto per noi, possiamo essere assolutamente certi che verrà incontro ad ogni nostra esigenza.

L’Apostolo Pietro ha scritto qualcosa di simile a quanto scritto da Paolo ai Corinzi:

Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri. (1 Pietro 4:10)

Pietro parla della “svariata grazia di Dio” che dobbiamo amministrare, che è la stessa cosa dei “misteri di Dio” citati da Paolo. Pietro aggiunge però che essere amministratori significa anche mettere al servizio degli altri ciò che Dio ha già rivelato a noi.

Per renderci abili amministratori, il Signore ci porta ad attraversare molti tipi di esperienze diverse, alcune delle quali straordinarie e insolite. Come servitori di Cristo dobbiamo passare attraverso la sua disciplina. Il Signore permette sfide, difficoltà e prove nella nostra vita per addestrarci a diventare dei buoni amministratori.

Che ciascuno sia trovato fedele

Questo ci porta all’ultima parte del discorso di Paolo che trattiamo oggi:

Del resto, quel che si richiede agli amministratori è che ciascuno sia trovato fedele. (1 Corinzi 4:2)

Abbiamo visto che noi tutti come credenti siamo “servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio”. Abbiamo detto che tutti i servitori sono uguali agli occhi di Dio e che noi tutti amministriamo lo stesso tesoro che Dio ci ha rivelato. Ma ognuno di noi può certamente crescere in questi compiti.

Amministriamo tutti lo stesso tesoro, ma non tutti lo amministriamo nella stessa misura. Per riprendere la metafora utilizzata da Paolo al capitolo 3, Dio può chiamarti a piantare, ovvero a predicare la parola di Dio, ad essere un evangelista o un pioniere nel Regno di Dio. Oppure può chiamarti ad annaffiare, ovvero ad insegnare ad altri credenti ciò che tu hai imparato finora, sia affidandoti un compito ufficiale nella chiesa, sia sfidandoti a farlo nel rapporto a tu per tu con altre persone.

Dio potrebbe però anche chiamarti a concimare il terreno, a strappare le erbacce, a cacciare gli uccelli che vengono a portare via il seme appena seminato, a proteggere dal sole una piantina debole, a curare una pianta malata… Lascio alla vostra fantasia il riflettere a cosa potrebbero corrispondere questi compiti all’interno della comunità.

Il punto è il seguente:

Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica. (1Corinzi 3:8)

Il punto non è quale compito tu svolgi, bensì se ti vedi come servo di Cristo all’interno di un progetto più grande. Io non so che piani Dio ha con ognuno di voi. Forse lo stai scoprendo o lo hai in parte già scoperto. Forse già lo stai servendo da anni al meglio delle tue capacità e delle tue forze o forse il Signore vuole che tu ora faccia qualcosa di diverso.

Se vediamo noi stessi come servitori di Cristo, alla fine poco importa ciò che facciamo, però ciò che Dio richiede in egual misura ad ognuno di noi e che siamo fedeli nell’amministrare quella parte, grande o piccola che sia, che Dio ci ha affidato.

Dio ha delle opere importanti che ha preparato in anticipo perché tu le compia, ma non ti costringe in alcun modo a farle. È innanzitutto interessato alla tua disponibilità a servirlo semplicemente perché tu lo ami.

Quindi può darsi che abbia preparato per te delle grandi opere o forse solo delle opere che ai tuoi occhi ora sembrano piccole. Ma un giorno Dio non ti chiederà perché non hai fatto grandi opere o perché non hai fatto le opere di Paolo, bensì se sei stato un fedele servitore nelle opere che lui ti ha affidato.

O prendiamo le esperienze che Dio ci permette di vivere nella nostra vita. Se noi traiamo forza dalle esperienze fatte negli anni col Signore, nei giorni di difficoltà e di prova quando lo abbiamo sperimentato al nostro fianco, sicuramente questo ci aiuterà ad andare avanti e a crescere nella fede.

Il Signore non ti ha però guidato in quella specifica prova, in quella strana esperienza o in quella circostanza difficile solo per il tuo bene. Non ti ha trattato come ha fatto semplicemente per farti diventare un cristiano più maturo. Ha fatto quello che doveva fare per fare di te un buon e fedele amministratore!

Ricorda che sei amministratore di un enorme tesoro, anche se forse ancora non te ne rendi conto. Chiedi al Signore di mostrarti in che modo puoi utilizzare la parte di tesoro che lui già ti ha chiesto di amministrare nel modo più fedele possibile. Chiedigli come puoi essere un suo umile servitore e come potresti condividere una parte della benedizione che hai ricevuto da lui con altre persone, all’interno o all’esterno della chiesa.

La nostra fedeltà sarà ricompensata al di là di ogni nostra più fervida immaginazione. Non dobbiamo essere abbattuti, se per il momento la nostra fedeltà non sembra portare a nulla. Se ci sembra di aver fatto poco o se avremmo voluto fare di più. L’unico nostro compito è quello di essere servitori e amministratori fedeli, anche nelle piccole cose.

Allora sarà una grande gioia quando il Signore ci rivolgerà le seguenti parole:

Va bene, servo buono e fedele, sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore. (Matteo 25:23)

Amen

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