Arrabbiato con Dio | Giona 4

25 Maggio 2026

Michel Di Feliciantonio

Michel Di Feliciantonio

Pastore

Oggi potresti essere qui per la prima volta o essere qui come ogni altra domenica: in ogni caso sono sicuro che la Parola di Dio ti voglia parlare. Apriamo quindi i nostri cuori all’ascolto di quello che Dio ci vuole dire. 

E’ incredibile pensare che sono passate già 4 settimane dal nostro arrivo qui a Locarno. Il tempo vola e siamo nel frattempo arrivati all’ultimo capitolo di Giona. 

Pentimenti e mancanza di pentimento 

Dove siamo arrivati nella storia di questo profeta? Nei primi 3 capitoli Giona viene chiamato da Dio ad andare a predicare a Ninive, la grande città malvagia e nemica di Israele. Giona pensa che questa sia una pessima idea e quindi parte non per Ninive ma nella direzione opposta. Dio scatena una tempesta e Giona viene gettato nel mare e Dio usa un pesce per salvarlo. Da dentro il pesce Giona prega Dio, ma in maniera abbastanza ipocrita. Il pesce vomita Giona sulla terraferma e Giona va finalmente a Ninive, dove con pochissime parole annuncia la distruzione della città. Incredibilmente, tutta la città si pente e il Signore effettivamente accoglie il loro pentimento, accoglie la conversione dei niniviti. 

Ecco, se il libro di Giona fosse finito qui avremmo avuto il lieto fine! Una conversione incredibile. Giona è il profeta di maggior successo della storia. Poche parole e tutta la città si converte. 

Ma la storia non finisce con Giona 3 ma con Giona 4. 

Abbiamo visto domenica scorsa che Giona 3 si conclude con questo versetto: 

Giona 3:10 Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece.

Circa 9 mesi fa ero con Lorenz e Giovanni al workshop predicazione, in Italia, e mi è capitato di ascoltare una predicazione su Giona 4. Non sapevo ancora che avrei predicato su Giona quest’anno, ma il Signore evidentemente si. Grazie a quella predicazione ho potuto scoprire un particolare su Giona che non avevo mai notato prima.

In questo versetto (3:10) c’è un termine che nel testo originale ebraico si ripete due volte: il termine רַע , ra`. Il termine ע , ra` si traduce con male, malvagità. 

Dio vide che i niniviti si convertivano dalla loro malvagità (  רַע , ra`). E Dio si pentì del male  (  רַע , ra`).che aveva minacciato di fare. Tutti, in un certo senso, si stanno pentendo, si stanno allontanando da qualcosa di malvagio o di brutto. I niniviti si pentono della loro malvagità, Dio decide di non giudicare i niniviti a causa della loro malvagità. 

Poi subito dopo troviamo questo versetto:

4:1 Giona ne provò gran dispiacere e ne fu irritato. 

Qual è secondo voi la parola per gran dispiacere?    רַע , ra`

Quindi cosa sta succedendo in questi versetti? Tutti si stanno pentendo del male o della malvagità: gli animali a Ninive, i niniviti tutti dal più grande al più piccolo, persino Dio. Tutti si pentono ma non Giona. Anzi, Giona risponde a questa notizia con malvagità, reagisce malvagiamente a questa notizia. 

Un cuore arrabbiato

Ho detto in queste settimane che sono stato duro nei confronti di Giona, non perché Giona non mi stia simpatico o perché io penso di essere superiore o più bravo di Giona, ma perché il testo biblico è duro con Giona. Perché fino ad ora, tra fughe, preghiere ipocrite e predicazioni striminzite, Giona ha nascosto il suo cuore, ma nel capitolo che vedremo oggi finalmente viene fuori il vero Giona. Questo capitolo si rivela veramente il cuore di Giona e questo è evidente sin dal primo versetto del capitolo 4:

Giona: 4:1 Giona ne provò gran dispiacere e ne fu irritato. 

In italiano il termine è stato tradotto con irritato, che sembra quasi che Giona sia infastidito. Io mi irrito se trovo del traffico o se la pasta è scotta. Ma Giona, letteralmente, è arrabbiato, brucia, fuma di rabbia. Giona è arrabbiato ed è questa la parola che si ripeterà 4 volte nel capitolo. 

Giona è arrabbiato perchè tutti si sono pentiti e subito dopo prega al Signore, come aveva fatto nel capitolo 2. Solo che questa volta la sua preghiera sembra essere molto più sincera e autentica. Sentite cosa dice:

2 Allora pregò e disse: «O Signore, non era forse questo che io dicevo, mentre ero ancora nel mio paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis. Sapevo infatti che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato. 3 Perciò, Signore, ti prego, riprenditi la mia vita; poiché per me è meglio morire piuttosto che vivere».

Io lo sapevo che tu sei un Dio buono! Lo sapevo che sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira! Sapevo che non avresti veramente distrutto questi stranieri che meritano solo la morte! Per questo motivo sono scappato via, per questo motivo non ti ho ubbidito. Io voglio morire!

E’ una preghiera assurda: il profeta di Dio che si lamenta della bontà di Dio! 

Giona dimostra non solo di aver sprecato la prima possibilità datagli da Dio, ma anche la seconda possibilità. Giona è arrabbiato.  

Come osa Giona parlare così al Creatore dell’universo? Tocca ora a Dio a rispondere ma Dio non si scompone e fa una semplice domanda:

4 Il Signore gli disse: «Fai bene a irritarti così?»

Il Signore nota che Giona è irritato ma non lo riprende, non lo accusa, non gli fa la lezione: gli chiede semplicemente se questa sua rabbia fosse giustificata. 

Dio si rivolge a Giona come un padre paziente. Giona invece è completamente frustrato da questa situazione e quindi, come un adolescente pieno di rabbia, cosa fa? Non risponde ed esce sbattendo la porta.

5 Poi Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città; là si fece una capanna e si riparò alla sua ombra, per poter vedere quello che sarebbe successo alla città. 

Giona esce dalla città e si piazza ad oriente: perché proprio ad oriente? Perché l’autore ci tiene a segnalare questo particolare? E perché costruisce una capanna? Perchè non torna a casa? 

Giona si piazza fuori dalla città per osservare quello che sarebbe successo. 

Giona spera che Dio cambi di nuovo idea, spera che la sua sfuriata sia servita per convincere il Signore a distruggere i niniviti. Che situazione assurda: Giona è il profeta che vuole comandare Dio, invece di ascoltare il messaggio di Dio. Quindi Giona si siede ad oriente, e l’oriente in genere nel libro della Genesi rappresenta un allontanamento dal Signore. Quindi metaforicamente ora Giona è più a est, più lontano di Dio che la città malvagia e pagana che però si è pentita e si è avvicinata al Signore. 

Giona sta diventando davvero insopportabile. E quindi immaginiamo che ora Dio decida finalmente di distruggere Giona. Invece no:

6 Dio, il Signore, per calmarlo della sua irritazione, fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona per fare ombra sul suo capo. Giona provò una grandissima gioia a causa di quel ricino. 7 L’indomani, allo spuntar dell’alba, Dio mandò un verme a rosicchiare il ricino e questo seccò. 8 Dopo che il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un soffocante vento orientale e il sole picchiò sul capo di Giona così forte da farlo venir meno. Allora egli chiese di morire, dicendo: «È meglio per me morire che vivere».

“Il Signore per calmarlo…” Che pazienza il Signore con Giona! Il Signore ancora una volta usa la natura per raggiungere il suo profeta, come aveva fatto con il vento, la tempesta, il pesce in Giona 1. Il Signore fa crescere un ricino che porta sollievo a Giona, forse anche troppo sollievo. 

Nel primo versetto Giona aveva provato un grande dispiacere per il pentimento di Ninive, ora prova una grandissima gioia a causa di una pianta. Qualcosa non torna nelle priorità di Giona. Giona gioisce per delle cose secondarie e si arrabbia per le cose sbagliate. 

Il ricino si secca e Dio fa soffiare un vento soffocante. Da dove viene questo vento? Da oriente, da est. A volte nella Bibbia il vento orientale è un agente del giudizio di Dio ed è forse per questo motivo che l’autore ci tiene a precisare da dove viene il vento. Questo vento non è naturale, sembra scaturito dal Signore per rivelare il suo intervento.

Giona è seduto a oriente della città in attesa del giudizio di Dio contro Ninive. Solo che il giudizio di Dio, il fuoco di Dio, si manifesta sotto forma di un vento infuocato che però ha come obiettivo non Ninive, ma Giona stesso. Ninive è già stata perdonata da Dio, ma è Giona che non è ancora riconciliato con Dio ed è sotto il giudizio di Dio. 

Come reagisce Giona a questo ulteriore intervento di Dio nella sua vita? Giona prima sviene e poi afferma, ancora una volta, il suo desiderio di morire. 

Giona meriterebbe anche di morire a questo punto, è davvero insopportabile. Invece Dio gioca nuovamente una mossa già effettuata prima, e ripete a Giona la domanda già fatta al versetto 4: 

9 Dio disse a Giona: «Fai bene a irritarti così a causa del ricino?» 

Giona, fai bene ad arrabbiarti così? Dio ripete la domanda. La prima volta Giona non aveva risposto, ma era andato via. Questa volta risponde:

Egli rispose: «Sì, faccio bene a irritarmi così, fino a desiderare la morte». 

Ecco finalmente che Giona mostra finalmente il suo pensiero. Dopo la fuga, dopo la preghiera, dopo l’annuncio a Ninive finalmente Giona si lascia andare. Giona è arrabbiato, talmente irritato da desiderare la morte.

E’ arrabbiato nei confronti di Dio: i suoi piani, i suoi tempi, la sua guida, il suo carattere, il suo cuore, la sua grazia. Giona è arrabbiato perché il piano di Dio prevede sofferenze per lui e grazia per i niniviti. Il cuore di Giona è arrabbiato a causa della grazia di Dio. 

La grazia di Dio

10 Il Signore disse: «Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato, che tu non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito; 11 e io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?»

Nei versetti 10-11 abbiamo l’ultima mossa di Dio di questa lunga partita di scacchi. In questi versetti Dio muove il suo ultimo pezzo e fa scacco matto. Dio dimostra tutta la sua grazia, tutto il suo amore, tutta la sua bontà non solo nei confronti di Ninive, la grande città piena di malvagità, ma anche nei confronti del suo profeta, il grande fallimento. Un profeta che ha rincorso, ripreso, istruito come Padre amorevole, paziente, lento all’ira. 

Perché il libro di Giona non si conclude con il pentimento dei niniviti?

Sono convinto che il Signore volesse il pentimento dei niniviti, ma il motivo per cui ha scelto Giona è perché Dio voleva che non soltanto i niniviti potessero sperimentare la sua grazia, ma anche Giona. Dio amava così tanto Giona da permettere la tempesta, il vento, l’annuncio profetico, il ricino, il vento caldo per portare Giona a smascherare il suo cuore irritato e confrontarlo con la grazia di Dio. Dio voleva raggiungere tanto Ninive quanto il suo profeta arrabbiato. La grazia di Dio si estende in egual misura nei confronti degli stranieri e del suo popolo.

E poi cosa succede? Non lo sappiamo! 

La storia si conclude così. Non sappiamo se e come Giona abbia risposto. Non sappiamo se Giona ha accettato la riprensione di Dio o meno, non sappiamo se ha goduto della grazia di Dio. Così come il figlio maggiore nella parabola del Figliol prodigo di Gesù, non sappiamo se Giona abbia accettato l’invito del Padre ad entrare nella festa di gioia e perdono che ha organizzato per i suoi figli. 

Queste storie ci ricordano che il lieto fine non è garantito, non è assicurato. 

E quando si conclude il libro di Giona realizziamo che Giona in fin dei conti siamo noi. Fino ad ora abbiamo guardato al libro di Giona come ad una storia su Giona, ma alla fine del 4 capitolo capiamo che l’ultima pagina del libro in realtà è uno specchio e in questa pagina vediamo riflesso il nostro volto. Noi siamo Giona.

Noi come Giona scappiamo quando Dio ci chiama.

Noi come Giona facciamo finta di pregare quando le cose vanno male ma lo facciamo in maniera ipocrita. 

Noi come Giona, serviamo malvolentieri quando siamo chiamati ad amare i nostri nemici, ad accogliere chi è diverso da noi, a collaborare con chi non la pensa come noi o chi non ci sta simpatico. 

Noi siamo Giona.

Anche noi ci irritiamo quando Dio mostra grazia in modi che non approviamo.

Ci arrabbiamo quando Dio è misericordioso con chi secondo noi non lo merita.

Ci arrabbiamo quando Dio non segue i nostri piani.

Il problema di Giona non è soltanto il suo carattere: è il suo cuore davanti alla grazia di Dio. 

Il nostro cuore è il cuore di Giona. Noi siamo arrabbiati contro Dio, ribelli verso Dio. 

E come risponde Dio alla nostra ribellione, alla nostra rabbia? Non distruggendoci a causa la nostra presunzione e del nostro orgoglio, ma mandando il suo unico Figlio, mansueto e umile, ricco in bontà, per salvarci.

Di certo la venuta di Cristo Gesù, il Figlio di Dio, sarebbe stata sufficiente per convincerci

E invece come abbiamo reagito? 

Lo abbiamo inchiodato su una croce di legno. E non serve a niente dire “ma noi non eravamo nemmeno nati 2000 anni fa!”. Noi avremmo fatto la stessa cosa. Il nostro peccato, la nostra rabbia nei confronti di Dio e della sua grazia ci avrebbe portato a fare la stessa cosa. 

Ancora oggi la croce smaschera il nostro cuore arrabbiato nei confronti di Dio tanto quanto Ninive ha smascherato il cuore arrabbiato di Giona. 

Quella croce sulla quale Gesù, senza peccato, è stato inchiodato, dopo essere stato flaggellato.  Quella croce sulla quale Gesù ha subito il giudizio di Dio. Mentre era appeso alla croce, Cristo ha gridato a gran voce: 

 «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27:46). 

Qual è stata la risposta di Dio? Un silenzio assordante. Per la prima volta il Padre eterno non ha risposto ad una richiesta del Figlio eterno, per la prima volta la perfetta relazione armoniosa della Trinità è stata turbata. 

Nonostante questo silenzio, il Signore Gesù sapeva che era nel pieno della volontà del Padre, che stava sacrificando la sua vita per un’umanità che proprio come Giona e proprio come i niniviti non sa distinguere la loro destra dalla loro sinistra, un’umanità che vive nel peccato senza riuscire ad uscirne. Un’umanità arrabbiata dalla grazia di Dio. 

Giona si arrabbia perché Dio risparmia i nemici, Gesù muore invece per i nemici che sono ingiustamente arrabbiati con lui. 

Pensateci un attimo: Gesù, il Figlio di Dio che muore. Dio che mostra la sua infinita grazia sacrificando suo Figlio per noi. Ma come con Giona nel pesce, la storia di Gesù non finisce qui. Dopo 3 giorni Gesù è risorto e risorgendo ha sconfitto il potere del peccato. 

Siccome Cristo è risorto, allora possiamo lasciare la nostra arroganza, la nostra ribellione, le nostre lamentele e celebrare Cristo, adorarlo, ringraziarlo perché mentre eravamo ancora suoi nemici, Cristo è morto per noi e poi è risorto per noi, ponendo fine al regno tirannico del peccato e della morte sulle nostre vite.

Oggi hai la possibilità di riconsacrare tutta la tua vita al Signore, di lasciare andare la rabbia contro Dio per essere ancora una volta meravigliati dalla grazia di Dio. Non sprecare questo momento! Non lasciare che la croce di Cristo ti allontani, ma avvicinati ad essa con gratitudine, meraviglia, perchè noi tutti  eravamo ciechi, ma ora vediamo, eravamo malati e siamo stati guariti. 

Giona si conclude con una domanda da parte da Dio. E anche io voglio concludere con una domanda: 

La grazia di Dio ti fa arrabbiare o ti meraviglia?  

Guardati allo specchio. 

La grazia di Dio ti fa arrabbiare o ti avvicina al tuo Signore e Salvatore?  

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