Ascoltare Dio per edificare gli altri

25 Settembre 2022

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Il nostro tema dell’anno è “Sperimentare Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo”. Dopo aver dedicato la prima parte dell’anno ad approfondire cosa significa sperimentare il Padre e il Figlio, dedicheremo questi ultimi mesi allo sperimentare lo Spirito Santo. E lo faremo prestando attenzione a una particolare manifestazione dello Spirito Santo: i doni spirituali che lui ci offre.

Ogni credente ha ricevuto lo Spirito Santo che opera e agisce in lui, in modi più o meno evidenti. E questo dipende in gran parte anche da noi. Io sono, ad esempio, pienamente consapevole che quando cerco di vivere la mia vita senza coinvolgere lo Spirito Santo, è come se stessi viaggiando in auto con il freno a mano tirato o come se cercassi di navigare con una barca a vela con l’ancora calata. È possibile sì, ma quanta energia mi costa?

Di questi tempi si parla costantemente di “crisi energetica” e della necessità di risparmiare energia, ma questo non vale nell’ambito spirituale! Noi abbiamo accesso diretto alla fonte di energia primaria ed inesauribile di Dio, allo Spirito Santo. Non ha senso voler risparmiare! Utilizzare i doni che Dio ci dà, significa permettere a Dio stesso di agire in noi e attraverso di noi.

La profezia per il bene comune

In 1 Corinzi 12:7 l’Apostolo Paolo afferma:

Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.

Con queste parole Paolo vuole dirci che lo Spirito Santo manifesta sé stesso o è reso visibile fra di noi ogni volta che i doni vengono utilizzati. Paolo qui afferma chiaramente che Dio distribuisce i doni spirituali “per il bene comune”. Lo scopo primario di ogni dono spirituale è dunque di edificare e rafforzare spiritualmente la chiesa, il corpo di Cristo. Dio ci equipaggia per permetterci di manifestare visibilmente alla chiesa la presenza dello Spirito Santo in noi. E questo con lo scopo che noi tutti possiamo diventare sempre più simili a Gesù.

Questo non significa che sia sbagliato per un singolo credente essere personalmente edificato dall’esercizio del suo o dei suoi doni. È praticamente impossibile esercitare fedelmente un qualunque dono spirituale, indipendentemente dal contesto, e non sperimentare una qualche benedizione. Se l’uso del tuo dono rende più sensibile il tuo cuore alla grazia di Dio e ti fa crescere verso la maturità in Cristo, non potrai che essere ancora meglio equipaggiati per servire e edificare gli altri.

Oggi ci dedicheremo a un dono in particolare, quello della profezia, del quale l’Apostolo Paolo afferma che è stato esplicitamente dato da Dio per l’edificazione della chiesa:

Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione… Chi profetizza edifica la chiesa… Così anche voi, poiché desiderate i doni dello Spirito, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa… (1 Corinzi 14:3.4b.12)

Il punto è questo: tra tutti i doni, proprio il dono di profezia è stato dato per l’edificazione, l’esortazione e la consolazione della chiesa. Per questo è mio desiderio che l’utilizzo di questo dono diventi qualcosa di normale e naturale nella nostra chiesa. Se Dio ha scelto di edificare i credenti e la chiesa nello specifico attraverso l’utilizzo di questo dono, perché privarcene?

Anche se c’è il rischio che qualcuno potrebbe abusare di questo dono, anche se l’utilizzo sbagliato e carnale di questo dono potrebbe confondere alcuni credenti, non c’è motivo di rinunciarci. La risposta agli abusi e un uso corretto del dono, secondo quanto troviamo nella Bibbia.

Sei pronto a ricevere e soprattutto a esercitare i tuoi doni all’interno della chiesa? Sei pronto a ricercare e desiderare in particolare il dono di profezia?

È giusto ricercare la profezia?

Ricercate l’amore e desiderate ardentemente i doni spirituali, principalmente il dono di profezia. (1 Corinzi 14:1)

Dopo aver dedicato il capitolo 13 a descrivere l’importanza dell’amore e a sottolineare il primato di fede, speranza e amore all’interno della chiesa, al capitolo 14 Paolo ci ricorda che, se esercitato con amore, ogni dono spirituale ha il suo perché. Ci ricorda anche che l’amore ha bisogno dei doni spirituali per poter edificare in modo molto pratico e concreto la chiesa.

L’amore non va a sostituire o eliminare i doni spirituali, anzi, offre la cornice all’interno della quale i doni vanno applicati e ricercati. E questo vale in modo particolare per il dono di profezia che Paolo ci esorta a desiderare in modo particolare. Quanto Paolo ci tenga a questo particolare dono lo dimostra poco dopo, quando alla fine del capitolo ribadisce:

Pertanto, fratelli {miei}, desiderate il profetizzare e non impedite il parlare in altre lingue. (1 Corinzi 14:39)

Paolo non sta dunque semplicemente suggerendo che la profezia sia qualcosa di buono per la chiesa, ma ci ordina di ricercare ardentemente l’esercizio di questo dono.

Che cosa significa concretamente questo per noi? Significa innanzitutto esercitarci ogni giorno ad ascoltare la voce di Dio. Poter sentire la voce di Dio è un incredibile privilegio e dovrebbe essere qualcosa di centrale e normale nella vita di ogni credente. E il bello è che è molto semplice perché noi tutti abbiamo ricevuto lo Spirito Santo che ci rivela le verità di Dio.

La nostra vita spirituale e di chiesa non potrà che essere arricchita se chiediamo regolarmente a Dio di rivelarsi a noi in modo particolare. Noi abbiamo a disposizione la Parola di Dio come lampada al nostro piede, come guida per la nostra vita, ma abbiamo anche accesso alla guida e al sostegno diretto dello Spirito Santo.

Ogni giorno possiamo chiedergli saggezza e guida per ogni nostra decisione. Noi tutti ne abbiamo bisogno, ma non solo egoisticamente per noi stessi. Dio desidera mettere nei nostri cuori anche pensieri e rivelazioni particolari per i fratelli e le sorelle in chiesa, per la chiesa in generale. E se Dio ti mette sul cuore di condividere questi tuoi pensieri con qualcuno o con la chiesa, ti incoraggio a farlo senza timore.

Quindi, permettimi di chiederti: stai desiderando ardentemente di poter profetizzare? Stai pregando affinché Dio ti offra le opportunità e le occasioni di parlare profeticamente nella vita della chiesa e dei credenti?

Non fraintendermi, non sto dicendo che se non ti metti ogni domenica a profetizzare in chiesa non stai facendo la volontà di Dio. Ma sto dicendo che noi tutti dovremmo desiderare molto di più ascoltare ciò che Dio ha da rivelarci, per noi stessi e per il nostro prossimo. E questo perché sarebbe assurdo non attingere alle risorse che Lui stesso ci mette a disposizione.

Detto questo, vorrei però specificare che, se da una parte dobbiamo riconoscere che ogni credente è in grado di sentire la voce di Dio, è anche vero che non tutti hanno il dono specifico della profezia. Paolo scrive “vorrei che tutti… profetizzaste” (1 Corinzi 14:5), ma questo non significa che tutti lo faranno o lo devono fare.

Chi ha il dono specifico della profezia sarà in grado di sentire la voce di Dio in modo molto più marcato, specifico e chiaro, con più dettagli e forse anche più frequentemente. Non tutti hanno il dono specifico della profezia, ma tutti possiamo desiderare le opportunità e le occasioni per ascoltare la voce di Dio e comunicare ciò che sentiamo. Può essere che Dio ti riveli solo ogni tanto delle parole profetiche e va bene così. Ma se lo fa, presta attenzione a ciò che ti dice.

Che cosa si intende con profezia?

E a questo punto è buono dare una chiara definizione di che cosa è la profezia. In 1 Corinzi 14:24-25 Paolo descrive l’utilizzo del dono di profezia in chiesa:

Ma se tutti profetizzano ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore sono svelati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi.

Paolo descrive la profezia come qualcosa che svela i segreti del cuore e che spinge la persona che riceve una profezia a adorare Dio. E questo accade perché il fondamento o la base di ogni vera profezia è l’opera rivelatrice dello Spirito Santo. In altre parole, la profezia è sempre la comunicazione di qualcosa che lo Spirito Santo ha rivelato o svelato a una persona.

Ed è forse proprio questo punto che spinge molti cristiani evangelici a rifiutare l’idea della profezia, perché partono dal presupposto errato che Dio abbia limitato le sue rivelazioni a quanto scritto nella sua Parola. Il pensiero che Dio potrebbe ancora oggi darci rivelazioni di qualsiasi tipo equivarrebbe per molti ad affermare che la Bibbia non sia sufficiente.

Ci si chiede dunque: se Dio ci ha fornito nella sua Parola tutto ciò che è necessario per la nostra vita e per poter fare la sua volontà, che bisogno ci sarebbe di rivelare qualcosa che vada oltre ciò che già possediamo?

Parte del problema sta nel modo in cui utilizziamo il termine rivelazione. Il verbo “rivelare” (apokalupto) nel Nuovo Testamento fa sempre riferimento all’origine divina della rivelazione e mai a una comunicazione umana. Siccome nell’ambito della profezia si sente di tutto e di più, alcuni si chiedono: come può Dio rivelare qualcosa che contenga errori?

La risposta è semplice: Dio non lo fa. Il problema non sta nella rivelazione da parte di Dio, che è sempre perfetta, ma nell’interpretazione umana che noi diamo alla rivelazione, al come la trasmettiamo e all’applicazione che ne facciamo. La profezia è sempre un resoconto umano di una rivelazione divina. Per questo la profezia non è perfetta e in alcuni casi può contenere errori.

Tutti questi possibili errori non dovrebbero però impedirci di essere aperti alla profezia. Non per niente Paolo ci esorta nella lettera ai Tessalonicesi dicendo: “ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene” (1 Tessalonicesi 5:21).

E il bene, nel caso della profezia, è da ricercare in ciò che edifica spiritualmente i credenti e la chiesa, ma può anche portare a riconoscere Dio nella propria vita chi ancora non lo conosce. Quando una persona, che sia essa credente o meno, si ritrova improvvisamente confrontata con l’evidenza che Dio conosce veramente il suo cuore, che ha ascoltato le sue preghiere e conosce intimamente tutte le sue vie. Una persona confrontata con questa realtà sarà incoraggiata ad andare avanti e a perseverare nel ricercare Dio.

Per questo il mio desiderio e il mio invito a noi tutti è che possiamo, innanzitutto, essere aperti alle rivelazioni dello Spirito Santo. Provate, quando vi prendete un tempo di preghiera, a chiedere concretamente a Dio di parlarvi in quel momento. Poi restate per un certo tempo in silenzio e all’ascolto. Prendete nota di ciò che avete percepito: immagini, versetti, frasi o concetti.

E se Dio ti mette sul cuore di condividere queste impressioni con qualcuno in particolare, non avere paura a farlo. Chiedi però alla persona il permesso di comunicarle le tue impressioni, senza imporre nulla. Lascia che sia poi l’altra persona a decidere se accettare queste tue impressioni oppure no. E soprattutto che sia l’altro a decidere se mettere in pratica ciò che gli hai comunicato oppure no.

Se Dio ti mette sul cuore di condividere qualcosa con la chiesa, parlane con me o con chi conduce il culto e insieme valuteremo come procedere. Vogliamo che questo dono possa essere di edificazione incoraggiamento per tutti.

Riassumendo: profetizzare non è altro che ascoltare quando Dio ci parla e, se questa rivelazione riguarda qualcun altro o addirittura la chiesa intera, trasmettere a parole nostre ciò che abbiamo ricevuto. In tutta semplicità e umiltà, senza la pretesa di voler trasmettere un’assoluta e incontestabile verità di Dio. E il tutto solo se serve a edificare, esortare o consolare con amore i fratelli e le sorelle della chiesa.

Amen

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