Attendere pazientemente

10 Marzo 2024

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Non so voi, ma io non sono l’uomo più paziente e i periodi di attesa sono difficili. Un sogno nel cassetto che io e mia moglie abbiamo è di fare, fra qualche anno, il giro d’Europa con un camper (che ancora non abbiamo). Stiamo pregando che Dio ci mostri una buona occasione da acquistare a un prezzo ragionevole, ma ancora non abbiamo trovato nulla e non abbiamo nemmeno i fondi necessari. Ogni tanto mi chiedo se riusciremo mai a realizzare il nostro sogno o se si tratta forse di un sogno sbagliato che non rientra nemmeno nella volontà di Dio…

Ora, il bivio di fronte al quale si trovava Abramo era ben più importante: una parte centrale della promessa, che in Genesi 13 Dio ribadisce con le parole “renderò la tua discendenza come la polvere della terra” (Genesi 13:16), ancora non si era avverata. Erano oramai trascorsi parecchi anni e un erede non era ancora in vista. E così, mentre avanzava camminando con Dio, Abramo iniziò ad essere impaziente…

Giustificati per fede (Genesi 15)

Dopo questi fatti, la parola del SIGNORE fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: «Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima». Abramo disse: «Dio, SIGNORE, che mi darai? Poiché io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco». E Abramo soggiunse: «Tu non mi hai dato discendenza; ecco, uno schiavo nato in casa mia sarà mio erede». (Genesi 15:1-3)

Genesi capitolo 15 descrive un lungo incontro tra Dio e Abramo, nel quale Abramo fece rispettosamente notare a Dio che senza un figlio sarebbe stato difficile diventare una grande nazione. A quel punto Abramo aveva di gran lunga superato i 75 anni e l’unica possibilità che vedeva per ottenere un erede era di adottare il suo servo Eliezer come figlio.

La risposta di Dio è quasi poetica, condusse Abramo fuori dalla tenda e gli disse: “Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare. Tale sarà la tua discendenza” (Genesi 15:5). E la reazione di Abramo fu tale da rendere Genesi 15:6 uno dei versetti centrali dell’intera Bibbia:

Egli credette al SIGNORE, che gli contò questo come giustizia. (Genesi 15:6)

Come avresti reagito tu a questa promessa che sembrava così irraggiungibile? Abramo poteva solo contare su un’esperienza con Dio di circa dieci anni e stava “navigando a vista” imparando strada facendo a conoscere Dio. Aveva già sperimentato grandi benedizioni da parte di Dio, ma questa promessa sembrava semplicemente irraggiungibile. Eppure, leggiamo che Abramo ripose la sua fiducia nel Signore. Abramo non era un santo, era come noi, ha commesso errori e anche tanti, ma a motivo della sua fede fu Dio stesso a dichiararlo giusto.

Nel Nuovo Testamento, Paolo cita questo versetto (Romani 4:3; Galati 3:6), per sottolineare uno degli aspetti centrali della fede cristiana: l’unico modo per ottenere il favore immeritato di Dio, la sua grazia, è “mediante la fede (Efesini 2:8)!

Ciò che accadde immediatamente dopo rende ancora più chiaro il concetto. Pur avendo risposto con fede, Abramo osò chiedere a Dio un’ulteriore conferma. Per tutta risposta Dio gli ordinò di prendere cinque animali, di tagliarne alcuni a metà e di disporre ciascuna metà una di fronte all’altra. Ciò che può sembrare strano era in realtà l’inizio di un tipico rituale di alleanza.

Ma, prima di portare a termine il rituale, Dio fece cadere Abramo in un profondo sonno nel quale gli rivelò che i suoi discendenti avrebbero vissuto per 400 anni (in realtà 430; cf. Esodo 12:40) come schiavi in un paese straniero (Egitto) prima di essere liberati e tornare nella terra promessa. Abramo stesso avrebbe però goduto di una prospera vecchiaia.

Fu alla fine di questa rivelazione, mentre Abramo dormiva, che Dio portò a termine da solo il rituale in modo drammatico. Abramo vide “una fornace fumante e una fiamma di fuoco” (Genesi 15:17), a rappresentare la presenza di Dio, passare attraverso gli animali concludendo unilateralmente il patto. In altre parole, Dio promise solennemente, giurando su sé stesso, che avrebbe mantenuto la promessa senza chiedere nulla in cambio ad Abramo.

È esattamente lo stesso tipo di patto incredibile e incondizionato che Dio offre a noi nella sua misericordia per mezzo della nostra fede in Cristo. Come leggiamo in Tito 3:

Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore. (Tito 3:5-6)

Come fece con Abramo, Dio ha stabilito anche con noi un patto unilaterale. Quando Cristo morì in croce ha compiuto da solo tutto il necessario per poterci giustificare davanti a Dio mediante la sola fede nel suo sacrificio. Questo è il Vangelo allo stato puro: senza Cristo non siamo nulla, ma in Cristo siamo giustificati per fede. Riconosci l’incredibile bellezza del sacrificio di Cristo che sigilla un patto indissolubile tra te e Dio?

Le conseguenze dell’impazienza (Genesi 16)

Sarebbe bello poter concludere qui il messaggio di oggi, ma la storia continua al capitolo 16 con Abramo che sembra già aver dimenticato ciò Dio aveva appena fatto per lui. Per tutti quegli anni Abramo aveva resistito alla tentazione di seguire le normali pratiche del suo tempo. Avrebbe potuto prendere più mogli, ma scelse di aspettare che Dio adempisse la promessa per mezzo di sua moglie Sarai che, vi ricordo, era sterile.

Ma dopo un decennio di paziente attesa, Sarai si stancò di aspettare e passò al piano B: dare la sua serva egiziana Agar in moglie ad Abramo patto che qualsiasi figlio nato da quella serva sarebbe diventato di diritto figlio di Sarai. E così, in un momento di debolezza, Abramo acconsentì e Agar rimase incinta dando poi alla luce suo figlio Ismaele.

Ti è mai capitato di pensare di dover prendere da solo in mano una determinata situazione che era apparentemente senza via d’uscita? Dando forse un aiutino a Dio o prendendo decisioni affrettate? Credo che ci siamo già passati tutti, dovendo poi subire le tristi conseguenze delle nostre scelte sbagliate. Eppure, la storia di Abramo ci insegna che, spesso e volentieri, Dio utilizza questi periodi di attesa per fortificare la nostra fede, per portarci a riconoscere che non siamo noi ad avere il pieno controllo della nostra vita, bensì Dio.

Abramo dovette riconoscere questa verità affrontando le conseguenze della sua scelta sbagliata. Agar, elevata da schiava a moglie e futura madre, iniziò a trattare con disprezzo la sua padrona. Anche i sentimenti di Sarai riguardo al piano cambiarono, facendo ricadere su Abramo la responsabilità per il guaio in cui si trovava. Abramo, dal canto suo, non fece altro che restituire la responsabilità a Sarai, che trattò così male Agar da farla fuggire.

Evidentemente entrambi non avevano ancora imparato che in un sano matrimonio entrambi i partner devono assumersi le proprie responsabilità, portando la loro già complicata relazione a degenerare. E così, ancora una volta, Abramo costrinse Dio ad intervenire per risolvere la situazione. L’angelo del Signore, probabilmente Dio stesso, apparve ad Agar invitandola a tornare dalla sua padrona e promettendole che avrebbe benedetto lei e il figlio Ismaele.

Fu così che l’unica cosa che Abramo ottenne con la sua disobbedienza fu un figlio illegittimo, e due mogli in aperto conflitto tra di loro. Ma è proprio così che funziona il peccato: ci promette sempre troppo, lasciandoci sempre a mani vuote e più frustrati di prima!

La fedeltà di Dio (Genesi 17)

Un’altra triste conseguenza del peccato di Abramo fu che per i seguenti tredici anni Dio restò in silenzio. Come pensate che si sia sentito Abramo in quei tredici anni? Era umiliato dovendosi prendere cura di Agar e Ismaele? Era imbarazzato pensando al suo stupido errore? Si vergognava per aver dubitato di Dio? Abramo e Sarai si erano oramai rassegnati all’idea che le promesse di Dio sarebbero passate a Ismaele, un figlio ottenuto con la disobbedienza?

Possiamo solo immaginare la sorpresa di Abramo quando Dio gli apparve nuovamente:

Quando Abramo ebbe novantanove anni, il SIGNORE gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro; e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». (Genesi 17:1-2)

Quando Dio resta in silenzio nella nostra vita non è mai un periodo facile, per nessun credente. Le domande più svariate possono sorgere spontanee: Dio mi ha forse dimenticato? Mi sta punendo a causa di una mia disobbedienza o di un mio peccato? Perché non risponde alle mie preghiere? Quanto dovrò ancora aspettare prima che mi renda giustizia? Non ho magari vissuto una vita abbastanza spirituale? Avrei dovuto fare di più?

Sei mai arrivato al punto di chiederti se Dio può ancora servirsi di te nonostante tutti i tuoi fallimenti e le volte che lo hai deluso? Il diavolo è maestro nell’attaccare la nostra mente in questi frangenti, nei momenti bui della nostra vita in attesa di una risposta da parte di Dio.

Ma ancora una volta Dio ci sorprende e questo capitolo 17 ci è di grande incoraggiamento nel continuare a vivere in paziente attesa che le promesse di Dio si adempiano!

Questo incontro fu però diverso da quelli precedenti. Dio si presentò per la prima volta come il “Dio onnipotente” (El Shaddai), sottolineando la sovranità assoluta di Dio su ogni situazione della nostra vita. Riconfermò anche il patto unilaterale che aveva in precedenza stabilito con Abramo.

Ma poi dovette ricordare ad Abramo che il fatto che Dio si fosse impegnato a mantenere la sua promessa unilaterale, non significava che non vi fossero delle responsabilità per Abramo, ovvero vivere una vita degna del rapporto di alleanza stretto con Dio.

Dio non stava chiedendo ad Abramo di essere perfetto, bensì di onorare il Signore con la sua vita. Lo stesso vale per noi: siamo salvati per grazia mediante la fede per poter onorare Dio con la nostra vita! È anche ciò che sottolinea l’apostolo Paolo scrivendo agli Efesini: “vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta” (Efesini 4:1).

Vedete tutta la fedeltà di Dio nella vita di Abramo e il suo desiderio di camminare con lui? La stessa fu ulteriormente ribadita quando gli cambiò nome da Abramo “padre eccelso” ad Abraamo “padre di molte nazioni” e gli rivelò che presto lui e Sara (anche lei ricevette un nuovo nome) avrebbero avuto un figlio di nome Isacco, il legittimo erede. Dio chiese però anche un chiaro segno per suggellare questo patto: “ogni maschio tra di voi sia circonciso” (Genesi 17:10).

Dio chiese ad Abraamo di sacrificare una parte del suo organo maschile che fu strumento della sua disobbedienza, per sottolineare la necessità di una profonda purificazione. Era un chiaro segno per dire: Abraamo tu sei mio! Abraamo non esitò e quello stesso giorno circoncise sé stesso, suo figlio Ismaele e “tutti gli uomini della sua casa” (Genesi 17:27).

Ciò che Dio chiese ad Abraamo ha un importante significato spirituale per noi. Come cristiani non dobbiamo più farci circoncidere fisicamente, perché, come ci dice Paolo in Romani 2:29, “la circoncisione è quella del cuore, nello spirito”. Per noi essere circoncisi significa mettere i nostri cuori pienamente a disposizione di Dio, significa permettere a Dio di essere il nostro Signore, di dire: “tu sei mio!

Il nostro cammino cristiano è molto simile al cammino di Abraamo con Dio. Se rispondiamo con fede alla buona notizia che in Cristo Gesù abbiamo la giustificazione e la vita eterna, Dio promette di essere fedelmente al nostro fianco per sostenerci nelle nostre sfide e decisioni e onorare Dio. Ma come fu il caso per Abraamo, anche noi dobbiamo assumerci le nostre responsabilità.

Concludo con le bellissime parole che Mosè rivolse a Israele nel deserto, secoli dopo il patto stabilito con Abraamo e poco prima di entrare finalmente nella terra promessa:

Riconosci dunque che il SIGNORE, il tuo Dio, è Dio: il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua bontà fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti. (Deuteronomio 7:9)

Sei disposto ad onorare Dio nella tua vita, sapendo che Lui è al tuo fianco e che lo Spirito Santo ti dà le forze per affrontare ogni sfida? Sei pronto a rivalutare sempre di nuovo la tua posizione di fronte a Dio e, laddove necessario, a fare le dovute correzioni? Riconosci che il tuo Dio è “il Dio fedele” e desidera benedirti in Cristo Gesù nostro Signore!

Amen

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