C’è misericordia nell’ira di Dio

25 Aprile 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Ninive era una città grande davanti a Dio; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: «Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta!» I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno, e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. (Giona 3:3b-6)

Devo ammettere che leggendo questi versetti sono stato un po’ invidioso di Giona. Non voleva nemmeno andarci a Ninive e poi, con un sermone così semplice, ottenne un’incredibile reazione. Giona, che aveva dapprima tentato una fuga a Tarsis per allontanarsi da Dio, che finì in una terribile tempesta mandata da Dio e infine trascorse tre giorni nel ventre di un pesce…

Eppure è proprio questo Giona che, quando finalmente si decise di fare la volontà di Dio, fu un potente strumento nelle sue mani. E lo fece trasmettendo ai Niniviti un messaggio tutt’altro che piacevole. Un messaggio che nemmeno oggi si venderebbe bene. Immaginati di andare in giro per la tua città a dire qualcosa di simile… Eppure sono le parole di Dio. Oggi impareremo che Dio chiama anche noi a diffondere la sua Parola e ad aspettarci che Lui operi.

Non sempre i metodi di Dio hanno senso per noi

Ninive era una città grande davanti a Dio; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: «Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta!» (Giona 3:3b-4)

Ninive era situata sul fiume Tigri, oltre 800 km a nord-est di Israele. Il testo non ci dice quanto tempo Giona impiegò per raggiungere la città partendo dalla spiaggia dove il pesce lo aveva depositato, ma leggiamo che quando giunse ai confini della metropoli, cominciò a subito predicare per un giorno intero.

Apparentemente Giona predicò senza timore, eppure sappiamo che era ben consapevole di rischiare la propria vita. Non dimentichiamo che Ninive era conosciuta per la sua malvagità e perversione e che l’Assiria, di cui Ninive era la capitale, era una delle nazioni più crudeli e violente dell’antichità.

Eppure, Dio voleva salvare proprio quella città! Ninive era tra le più grandi città del mondo antico, con una circonferenza stimata attorno ai 100 km. Il testo ci dice pure che “Ninive era una città grande davanti a Dio”. La città non era semplicemente grande, era anche importante per Dio. Uno dei motivi per cui Dio ci teneva particolarmente a risparmiare il suo giudizio a Ninive, era che ci abitavano più di 120’000 persone (Giona 4:10).

Giona espresse molto chiaramente cosa sarebbe successo se non si fossero pentiti: la città sarebbe stata distrutta dal giudizio divino. Probabilmente Giona stesso non credeva che qualcuno lo avrebbe ascoltato, ma con sua grande sorpresa, la gente non lo derise né gli mise le mani addosso. Al contrario, l’intera città rispose positivamente.

Riflettendo sulle parole di Giona, non ho potuto fare a meno di notare una somiglianza con le parole di Gesù, quando iniziò a predicare girando per la Galilea dicendo: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Matteo 4:17). Come è possibile che alle parole di Giona i Niniviti si pentirono del loro peccato, mentre la gente che vide il Figlio di Dio in persona, tutti i suoi miracoli e ascoltò il suo messaggio di ravvedimento, scelse in gran parte di non credere e di non ravvedersi?

Perché tutto andò secondo la volontà di Dio. Il Signore aveva preparato il terreno per la predicazione di Giona, mentre per Gesù quello sarebbe stato l’inizio di un cammino che lo avrebbe portato a morire in croce. Non sempre il Signore agisce nello stesso modo, ma sempre seguendo il suo disegno eterno.

Per quanto riguarda Ninive, gli storici hanno sottolineato che all’incirca al tempo della missione di Giona, l’Assiria aveva sperimentato una serie di carestie, pestilenze, rivolte ed eclissi, tutte cose che erano viste come presagi di cose ben peggiori a venire. La miseria e il degrado sociale, economico e politico di ogni società che si allontana da Dio, e il vuoto interiore e il malcontento che ne deriva, è tutto in realtà il risultato dell’ira di Dio.

È ciò che afferma anche l’Apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani:

L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia. (Romani 1:18)

Senza comprendere l’ira di Dio contro il peccato, è impossibile capire appieno perché così tante società, imperi, istituzioni e vite crollano. In un mondo creato da un Dio buono, giusto e santo, il male e l’ingiustizia sono per forza di cose autodistruttivi. La disgregazione sociale che ne risulta, manifesta l’ira di Dio. Dio ha creato il mondo in modo che la crudeltà, l’avidità e lo sfruttamento abbiano conseguenze naturali e distruttive, come manifestazione della sua ira verso il male. Tutto questo vale anche per la nostra società attuale.

Ecco perché dobbiamo ricordare che diffondere il Vangelo di Dio riguarda sia l’invitare le persone in una relazione d’amore con il Dio dell’Universo, sia presentare con urgenza l’avvertimento riguardo al giudizio su coloro che rifiutano Dio e il suo dono di vita eterna. Infatti, come dice Gesù stesso, rifiutare il dono della vita di Dio significa scegliere la morte:

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui. (Giovanni 3:36)

Ci troviamo chiaramente di fronte a una grande sfida, perché è molto più piacevole parlare dell’amore di Dio che del suo giudizio. Per questo dobbiamo lasciarci guidare dallo Spirito di Dio. Lo Spirito Santo conosce i cuori e le menti delle persone che vorrebbe che noi servissimo, Lui sa cosa vuole che ognuno di noi faccia, ci ha dato dei doni spirituali per realizzare ciò che Lui vuole che noi realizziamo e ci dà anche il potere per farlo.

Aspettati che Dio agisca

I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno, e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. (Giona 3:5)

Contro ogni aspettativa, la potente e violenta città di Ninive si umiliò, digiunò e si vestì di sacco, un segno di pentimento di massa. E lo fecero “dal più grande al più piccolo”, attraverso tutti gli strati della società. Perché Dio stava agendo!

Anche noi dovremmo avere la stessa aspettativa se usciamo e diffondiamo la Parola di Dio. Dovremmo effettivamente aspettarci che Dio operi. Dovremmo aspettarci che le persone si pentano del loro peccato, quando le chiamiamo amorevolmente a farlo. Dovremmo aspettarci che le persone si convertano da falsi dei al vero Dio. Dovremmo aspettarci che la gente sia più presa da chi è Dio e da cosa vuole Lui, che da sé stessa.

Per correttezza è anche giusto dire che tra i commentatori non c’è unanimità nell’interpretare ciò che avvenne a Ninive. Anche se leggiamo che “i Niniviti credettero a Dio”, non leggiamo che siano veramente entrati in una relazione di alleanza con il Dio di Israele. I Niniviti usarono il nome generico per Dio “Elohim”, piuttosto che il suo nome personale “Yahweh”, che Dio aveva rivelato ad Israele.

Ciononostante, anche se nel testo non si parla di ravvedimento, è secondo me evidente che il loro fu un ravvedimento reale e sincero. Domenica scorsa abbiamo definito il ravvedimento come un cambiamento di cuore che porta a un cambiamento nel comportamento. Ed è certamente ciò che avvenne a Ninive. Ciò che non sappiamo è quanto tempo questo ravvedimento durò e se portò a una vera e propria fede salvifica…

Infatti, Ninive fu distrutta intorno al 612 a.C. dai Medi, dunque ca. 150 anni dopo la predicazione di Giona. Questo avvenne in adempimento alla profezia del profeta Naum, che annunciò la totale distruzione della città da parte di Dio (Naum 1). È evidente che dopo qualche generazione tutto tornò come prima, ma ciò che sappiamo con certezza è che questa generazione di Niniviti fu risparmiata dalla compassione di Dio in risposta al loro ravvedimento.

Non so voi, ma per me è facile essere piuttosto pessimista e cinico mentre predico e condivido il Vangelo. La gente in gran parte non vuole sentire parlare dell’inferno, del giudizio di Dio e della salvezza che si può ottenere solo in Cristo. Così spesso non ci proviamo nemmeno.

Magari siamo anche scoraggiati perché vediamo inizialmente degli apparenti risultati di ravvedimento, per poi osservare come le persone tornino dopo poco tempo alla vita di prima. Ma tutto questo ragionamento tralascia un aspetto importante: la potenza di Dio che agisce attraverso di noi.

Se Dio ha agito tramite un profeta riluttante come Giona, non dovremmo, a maggior ragione, anche noi aspettarci che lo Spirito Santo operi quando parliamo di Dio? Pensa a ciò che Dio già ha fatto e sta facendo attraverso di te, e pensa ora a quanto più impatto avrebbe la tua testimonianza se lo Spirito Santo avesse il pieno controllo della tua vita!

Condividere il Vangelo è davvero molto simile a un mendicante che indica a un altro mendicante dove trovare il cibo. Possiamo dare agli altri solo ciò che noi stessi abbiamo ricevuto e riceviamo da Dio. Come disse il riformatore Lutero: “Siamo mendicanti; questo è vero”.

Con queste parole Lutero voleva esprimere un suo pensiero chiave, ovvero che non abbiamo niente da mostrare a Dio, non abbiamo fatto opera alcuna che ci dia il diritto di fare richieste a Dio. Possiamo solo ricevere e trasmettere ad altri, mendicando, con gratitudine e riconoscenza, ciò che Dio ci dà.

Veniamo in questo mondo come peccatori. Ascoltiamo il Vangelo quando siamo ancora peccatori. Ci pentiamo e crediamo, ma ci comportiamo ancora come peccatori. Se il criterio per condividere la Parola fosse la purezza, allora il cristianesimo morirebbe entro una generazione. Ma non è questo il criterio. Il criterio è aver compreso l’incredibile speranza che ci è stata data attraverso Gesù.

Non c’è bisogno di essere perfetti per testimoniare di Gesù, basta essere una persona che ha compreso di aver ricevuto la misericordia inaspettata di Dio nella propria vita. Una misericordia che ci permette di continuare ad essere efficaci anche dopo aver fallito. Non dimenticare che è la Potenza della Parola di Dio a operare attraverso di te, perché “colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!” (1 Corinzi 3:7).

Il Re che spogliò sé stesso

E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. (Giona 3:6)

Ciò che è ancora più stupefacente, è il fatto che non solo il popolo riconobbe il proprio peccato, ma persino il re. Quando scese dal suo trono e si tolse il mantello reale, stava dicendo in effetti che, sebbene fosse un re, non era in alcun modo paragonabile a Dio, il Re dell’universo. Coprendosi di sacco e sedendosi sulla cenere, stava dicendo senza mezzi termini che riconosceva il suo peccato davanti al Re dell’universo e che implorava la sua misericordia.

Non è proprio la cosa più comune vedere una persona potente piangere per i propri peccati e umiliarsi pubblicamente, ammettendo di essere insignificante davanti a Dio. Eppure è proprio ciò che successe a Ninive. Dio era all’opera.

Vi ricordo che Ninive era il luogo dove strappavano le labbra e la lingua alle loro vittime. Dove smembravano e scuoiavano vivi quelli che conquistavano. Erano persone veramente cattive. Solo la potenza di Dio poteva causare un così rapido e sincero cambiamento di cuore.

Quand’è che la maggior parte delle persone è più aperta al Vangelo? Nei momenti chiave di della vita, ad esempio alla nascita del primo figlio. Le persone sono anche più aperte di fronte a eventi traumatici: la perdita del lavoro, la morte di una persona cara, l’esperienza di un divorzio. È allora che le persone sono molto più aperte ad abbracciare Cristo. In quei momenti vulnerabili, quando le persone si rendono conto, alla fine della giornata, che sono impotenti.

Il periodo che stiamo vivendo ora è anche uno di questi momenti chiave. Vediamo come noi stessi fatichiamo a gestire ciò che sta succedendo attorno a noi, come i cambiamenti imposti a causa della pandemia hanno sconvolto anche molte delle nostre abitudini.

Noi, i messaggeri, abbiamo bisogno di ricordare che anche noi siamo impotenti. Dio però apre miracolosamente i cuori. Trasforma i Niniviti e altri che vivono lontani da Lui. Ma è anche Dio che orchestra gli eventi in modo che quelle persone siano mature e pronte a ricevere il vangelo. Lui è il Signore sovrano. Comanda i venti e le onde. Egli solleva i re e li abbatte. È tutto fatto dalla Sua potenza. È solo grazie alla Sua forza. Quindi dobbiamo rimanere umili, ma anche speranzosi mentre diffondiamo la Parola di Dio. Lui ci userà e sarà lo Spirito Santo a lavorare nei cuori di chi ci ascolta.

Possiamo fare tutto questo solo perché abbiamo qualcuno di più potente di noi al nostro fianco. Confidiamo in Gesù, non confidiamo più in noi stessi. Riponiamo la nostra fede nella persona e nell’opera di Cristo. Egli diventa la nostra gioia. Noi serviamo un Re che non si limitò a togliersi il mantello di dosso, a coprirsi di sacco e a sedersi sulla cenere per intercedere per il suo popolo. Il nostro Re lasciò tutto quello che aveva, sacrificandosi per noi:

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. (Filippesi 2:5-11)

Questo è il Dio che serviamo ed è nel suo potente Nome che possiamo e dobbiamo ricordare a chiunque, che senza ravvedimento e senza fede in Cristo un giorno dovrà in ogni caso piegare le proprie ginocchia di fronte a Dio e confessare che Cristo è il Signore, ma a quel punto sarà troppo tardi.

Dobbiamo aspettarci che Lui operi. Nella Sua potenza e nella Sua misericordia. Abbiamo bisogno che il Signore pieghi il nostro cuore come ha fatto con i Niniviti. Abbiamo bisogno di metterci in ginocchio e di gridare a Lui. Abbiamo bisogno di una fede incrollabile in Gesù e nel Suo Vangelo. Allora sì che potremo avere più impatto sulla nostra città.

Amen

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