Come ci relazioniamo con chi è diverso da noi?

7 Febbraio 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Il libro di Giona è suddiviso in due metà simmetriche: la prima contiene la descrizione della fuga di Giona da Dio e la seconda narra la sua missione a Ninive. Ogni parte ha tre sezioni: la parola di Dio rivolta a Giona, il suo incontro con i pagani e infine Giona che parla con Dio.

Due volte Giona si ritrovò confrontato con persone che appartengono a una razza e a una religione diversa dalla sua. Dapprima incontrò i marinai pagani e in seguito gli abitanti di Ninive. In entrambi i casi il suo comportamento fu sprezzante e inutile, mentre i pagani si comportarono in un modo decisamente più ammirevole.

Questo è uno dei messaggi principali del libro: a Dio importa come noi credenti ci relazioniamo e trattiamo le persone che sono profondamente diverse da noi. Dio vuole che trattiamo le persone di razze e fedi diverse in modo rispettoso, amorevole, generoso e giusto.

Agire per il bene comune

I marinai ebbero paura e invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono a mare il carico di bordo, per alleggerire la nave. (Giona 1:5a)

Quando la tempesta si abbatté sulla nave “i marinai ebbero paura”. Erano marinai esperti che solitamente prendevano il cattivo tempo con disinvoltura, quindi questa deve essere stata una tempesta veramente terrificante e unica nel suo genere.

I marinai erano in difficoltà e non avevano idea di dove andare a cercare aiuto. Furono abbastanza consapevoli spiritualmente da percepire che la tempesta doveva essere di origine divina e probabilmente causata dal grave peccato di qualcuno. Per questo “invocarono ciascuno il proprio dio”.

Nessuno sapeva che era Giona la causa di tutti quei problemi. A causa del suo peccato i marinai persero addirittura tutto il loro carico. Giona invece di aiutare, di pregare a Dio o di parlare loro dell’unico e vero Dio che avrebbe potuto salvarli, preferì rannicchiarsi sottocoperta.

I marinai erano in pericolo, usarono le risorse tecnologiche e religiose a loro disposizione per cercare di salvarsi, ma questo non bastò. Non potevano essere salvati senza l’aiuto di Giona, ma lui non fece nulla per aiutarli. Eppure si trovavano letteralmente tutti nella stessa barca!

L’esempio di Giona e dei marinai in balia della tempesta ci mostra molto bene come la sorte dei non cristiani e dei cristiani è legata. La sicurezza e il benessere di tutti dipende da ciò che ciascuno fa. Siamo tutti – credenti e non credenti – “nella stessa barca”. Se aumenta la criminalità o la disoccupazione, se si diffonde una pandemia, se l’economia crolla o se scoppia una rivolta, ne siamo tutti ugualmente colpiti. Non possiamo far finta di niente, chiudere gli occhi di fronte ai problemi del mondo e limitarci a vivere bene la nostra vita con Dio.

Anche Gesù si trovò confrontato con una società che non era veramente interessata al cuore di Dio, ma con tanti bisogni. Gesù agì però diversamente da Giona:

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. (Matteo 9:35-36)

Gesù non si limitò a chiamare a ravvedimento i peccatori. Gesù mostrò sincera e pratica misericordia verso chi era nel bisogno e si rivolgeva a lui per ricevere aiuto. Non tutto coloro che Gesù guarì scelsero poi di seguirlo. Ma mostrando amore pratico, Gesù contribuì a migliorare la situazione in una società che tendeva ad emarginare i poveri e i bisognosi.

Partendo dal suo esempio Gesù diede analoghe istruzioni anche ai suoi discepoli:

Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”. Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. (Matteo 10:7-8)

Vedremo domenica prossima cosa questo può significare concretamente per noi, per oggi mi basta se riconosciamo il contrasto tra la reazione di Giona e le indicazioni di Gesù ai suoi discepoli. Con quale delle due reazioni ti identifichi maggiormente? Tendi ad essere più come Gesù o più come Giona? E perché?

Il rischio di cadere nell’indifferenza spirituale

Giona, invece, era sceso in fondo alla nave, si era coricato e dormiva profondamente. (Giona 1:5b)

Giona era profondamente spossato ed esausto, era privato di tutte le sue forze da rabbia, colpa, ansia e dolore. E così, mentre Giona era completamente assorbito dai suoi problemi personali, erano i marinai pagani a preoccuparsi del bene comune di tutti i passeggeri.

Conosci anche tu questa situazione nella tua vita? Quel desiderio di sfuggire alla realtà dormendo, anche solo per un po’. È così facile lasciarci andare all’indifferenza di fronte a ciò che succede attorno a noi. Siamo già così presi dalle nostre preoccupazioni, siamo così al limite delle nostre forze, che non abbiamo l’energia per occuparci anche dei problemi degli altri.

Ma possiamo davvero chiudere gli occhi di fronte al bisogno pratico e spirituale della nostra società? Considera tutte le idee false e contrastanti che la gente ha. Non è forse tormentata e impotente proprio come i marinai sulla nave? Quante persone anche oggi non si rendono nemmeno conto che esiste un solo vero Dio o se lo sanno si rifiutano di seguirlo?

Credo che la pandemia attuale abbia mostrato in modo molto evidente quanto fragile sia la nostra società. C’è molta paura, insicurezza, rabbia, solitudine e disperazione. La società si aggrappa alle risorse tecnologiche o ideologiche a sua disposizione. C’è chi spera nel vaccino, chi chiede allo stato di intervenire con più fermezza, chi crede che solo una rivolta sociale porterà la soluzione, chi si attiene scrupolosamente alle regole…

Ma la maggior parte di tutte queste persone che sono state fatte a immagine di Dio, per portargli gloria, onore e lode, non hanno idea di quale sia il vero significato e scopo della vita. E cosa facciamo noi? Siamo consapevoli del nostro ruolo nel piano di Dio per salvare chi è perduto? Ci rendiamo conto che Dio vuole servirsi di noi per rivelarsi a questo mondo?

Torniamo un attimo ad osservare i dettagli della scena. La nave era in balia della tempesta, ma Giona “era sceso in fondo alla nave, si era coricato e dormiva profondamente”. Non era un sonno leggero il suo. Il verbo ebraico utilizzato indica che Giona era caduto in un sonno profondo, proprio come Adamo, quando Dio lo addormentò per prelevargli una costola (Genesi 2:21) o Abraamo quando Dio strinse un patto con lui (Genesi 15:12).

Come può qualcuno dormire durante una tempesta del genere? Eppure anche nel Nuovo Testamento troviamo un esempio simile. In Luca 8, quando la tempesta si abbatté sul mare di Galilea, troviamo Gesù che dormiva profondamente. Gesù riuscì a dormire perché aveva la certezza assoluta che avrebbero raggiunto in tutta sicurezza l’altra sponda come Dio voleva.

Gesù sapeva che la tempesta non li avrebbe danneggiati, ma i discepoli non ne erano consapevoli ed ebbero paura. Proprio come i marinai nella nave con Giona, che erano convinti che la tempesta arrivasse da un dio arrabbiato intenzionato a distruggerli tutti.

Giona invece sapeva benissimo come stavano le cose. Sapeva che Dio era arrabbiato solo con lui. Sapeva che Dio aveva un solo obiettivo: portare Giona a Ninive. Questo Giona voleva impedirlo a tutti i costi. Cosa doveva dunque temere Giona? Nulla!

Per Giona c’erano probabilmente solo due spiegazioni per la tempesta: o Dio la stava usando per costringerlo ad andare a Ninive, e in quel caso è chiaro che Giona non sarebbe morto nella tempesta, oppure Dio era intenzionato a far morire Giona come punizione per la sua disobbedienza. Ma per Giona poco cambiava.

Non temeva la morte, anzi avrebbe preferito morire piuttosto che partecipare al piano di Dio per Ninive (Giona 4:3). Non aveva alcun motivo per pregare, perché non aveva alcun interesse che Dio intervenisse per salvarlo. E in un certo senso, anche se Dio lo avesse distrutto avrebbe comunque vinto la battaglia, perché in ogni caso non sarebbe andato a Ninive.

E noi? Siamo interessati a un intervento divino in favore della nostra società, per il bene comune? Siamo pronti a invocare il nostro Dio per la benedizione della nostra città? È così facile chiuderci nella nostra “bolla spirituale” e cullarci nella relativa sicurezza che abbiamo credendo in Gesù Cristo.

Egoisticamente parlando, potrei argomentare che se io sono salvo e Dio mi ha mostrato misericordia, potrei anche starmene tranquillo sotto coperta, tanto le tempeste del mondo non potranno farmi del male, alla peggio morirò e passerò l’eternità con Dio. Ma se noi non viviamo come dovremmo il mondo non vedrà chi è il nostro Signore!

Così, come Giona, anche noi meritiamo la critica da parte del mondo se la chiesa non mostra un amore visibile con azioni pratiche. Come possiamo dire di credere in un Dio misericordioso, se non mostriamo anche noi almeno un po’ di questa misericordia?

Riconoscere la grazia comune

Il capitano gli si avvicinò e gli disse: «Che fai qui? Dormi? Alzati, invoca il tuo dio! Forse egli si darà pensiero di noi e non periremo». (Giona 1:6)

Quando il capitano disse a Giona “Alzati, invoca il tuo dio!” deve essere stato uno shock per Giona. Dio aveva mandato uno dei suoi profeti per chiamare una città pagana al ravvedimento, ma ora era un pagano a esortare il profeta a rivolgersi a Dio!

Perché il capitano rimproverò Giona? Perché Giona non mostrò interesse per il bene comune. Il capitano disse a Giona: “Non vedi che stiamo per morire? Come puoi restare indifferente al nostro bisogno? Se sei un uomo di fede, perché non stai usando la tua fede per il bene comune? Perché non chiedi al tuo dio di aiutarci?”.

Dio comanda a tutti i credenti di amare il prossimo e di servire i suoi bisogni pratici. Giona non stava però facendo nessuna delle due cose. In quella precisa situazione Giona era il prossimo di quei marinai in pericolo. La tempesta che Dio aveva mandato per causa sua stava minacciando l’intera comunità. Ma Giona scelse di tenere privata la sua fede e di non mettere a disposizione le sue risorse spirituali e personali per il bene comune.

Il problema di Giona, e che è spesso anche il nostro, sorge dalla domanda: come può Dio continuare a benedire dei peccatori che meritano soltanto la morte? Come può essere buono anche nei confronti di milioni di persone che non saranno mai salvate e i cui peccati non saranno mai perdonati?

La risposta a questa domanda è la “grazia comune” di Dio. Di che cosa si tratta? La grazia comune è la grazia che spinge Dio a donare innumerevoli benedizioni a tutte le persone, anche a coloro che non credono, anche a coloro che non saranno mai salvati.

La Bibbia ci dice che tutti gli uomini sono fatti a immagine di Dio, sono quindi infinitamente preziosi per Lui e Lui sceglie di benedirli. Ogni respiro che facciamo, ogni bene che cresce e che ci serve per nutrirci e vivere, ogni invenzione scientifica, ogni espressione artistica, ogni governo che ci permette di vivere in pace e tranquillità è frutto della grazia di Dio. Sono tutti doni immeritati della misericordia e della grazia di Dio e sono “comuni” perché sono distribuiti a tutti senza riguardo.

Siccome Dio stesso sceglie di continuare a benedire la terra e i suoi abitanti in tanti modi, è anche nostro dovere fare del bene a chiunque si trovi nel bisogno. Nel Sermone sul Monte Gesù riprende il concetto della grazia comune per incoraggiarci ad amare e benedire anche i non credenti e addirittura i nostri nemici:

Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. (Matteo 5:44-45)

La grazia comune non rigenera il cuore, non salva l’anima, né crea una relazione personale con Dio. Eppure senza di essa il mondo sarebbe un posto intollerabile in cui vivere. È una meravigliosa espressione dell’amore di Dio per tutte le persone.

Chi è il mio prossimo?

Tutte queste considerazioni sulla grazia comune e sul bene comune le troviamo anche nella famosa parabola di Gesù del Buon Samaritano (Luca 10:25-37). Gesù parte da un’esortazione apparentemente banale come “ama il tuo prossimo” e la applica nel modo più radicale possibile: ogni persona bisognosa diventa il nostro prossimo. Ci mostra anche che “amare” il prossimo non è solo un sentimento, bensì un’azione pratica che comporta sacrificio.

Similmente l’apostolo Paolo scrive ai Galati dicendo:

Così dunque, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede. (Galati 6:10)

Così come Dio sceglie di benedire tutti gli uomini e di mostrare loro la sua misericordia, anche per noi che siamo suoi figli dovrebbe essere ovvio avere una buona relazione con tutti gli uomini e fare loro del bene. Certo, per i “fratelli in fede” dovremmo avere un riguardo particolare, ma come cristiani dovremmo fare del bene a tutti!

La mancanza di misericordia nell’atteggiamento e nelle azioni di Giona verso gli altri, rivela quanto poco consapevole lui era della misericordia e alla grazia di Dio nei suoi confronti. Giona aveva ricevuto da Dio una grazia particolare. Aveva ricevuto la Parola di Dio, una rivelazione della sua volontà non disponibile alla ragione o alla saggezza umana, per quanto grande. Giona era un servitore del Signore, del vero Dio. Come era quindi possibile che i pagani si comportarono meglio di Giona?

Eppure questa è la realtà che conosciamo bene anche noi. Vediamo non credenti agire spesso più rettamente dei credenti nonostante la loro mancanza di fede; mentre i credenti, pieni di peccato residuo, spesso agiscono molto peggio di quanto ci aspetteremmo vista la loro fede in Dio. Da Giona possiamo dunque imparare che anche se siamo cristiani dovremmo essere umili e rispettosi verso coloro che non condividono la nostra fede.

Ricordiamoci che se Gesù ha scelto di mostrare a noi il suo amore è solo per misericordia e grazia. Questa gioia e certezza di essere amati e accettati da Dio grazie al sacrificio di Gesù Cristo, non può che spingerci a nostra volta ad essere misericordiosi.

Amen

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