Come Dio interviene nella nostra irritazione

1 Agosto 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Dio, il SIGNORE, per calmarlo della sua irritazione, fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona per fare ombra sul suo capo. Giona provò una grandissima gioia a causa di quel ricino. (Giona 4:6)

Il versetto 5 dice che Giona “si fece una capanna e si riparò alla sua ombra”. Perché ebbe dunque anche bisogno di una pianta che gli fece ombra? Avete mai provato la differenza tra il sedervi in spiaggia all’ombra di un ombrellone o all’ombra di una pianta? È chiaro che la pianta avrà dato a Giona un’ombra di una qualità migliore di qualsiasi capanna improvvisata.

E fin qui tutto bene. Ma ricordate perché Giona si era costruito la capanna? Aveva per così dire montato il suo ombrellone, sistemato la sua sdraio e si era messo comodo per attendere la scadenza dell’ultimatum dei 40 giorni, per poi godersi i fuochi d’artificio a Ninive.

Perché Dio avrebbe dovuto rendere la sosta di Giona ancora più confortevole mentre si trovato in aperta ribellione contro di lui? Se Giona era così irritato da mettersi a sedere all’ombra di una capanna sperando di vedere i Niniviti bruciare, perché non lasciarlo lì a cuocere un po’?

Perché Dio agisce secondo il principio: vinci il male con il bene!

La strategia di Dio: vincere il male con il bene

Dio, il SIGNORE, … fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona per fare ombra sul suo capo.

Questo fu l’ennesimo atto di misericordia di Dio nei confronti di Giona, che si era ribellato in modo infantile contro Dio. Nei versetti da 3 a 5 Giona si era lamentato per il fatto che secondo lui il Signore era stato troppo buono con i Niniviti, per poi dire; “Perciò, SIGNORE, ti prego, riprenditi la mia vita; poiché per me è meglio morire piuttosto che vivere” (Giona 4:3). Questa non è che la versione adulta del “non hai fatto come volevo io, quindi non giocherò più con te!” di un bambino permaloso.

Io davvero non so come Dio riuscì ad avere così tanta pazienza con Giona. Mi ricorda mia cognata che ha una pazienza infinita con sua figlia di 5 anni. Quest’estate eravamo in vacanza insieme e quante volte ho pensato che una bella sculacciata sarebbe stata la soluzione migliore. Ma mia cognata riesce sempre a gestire sua figlia mantenendo una calma che io non avrò mai.

Con questo esempio non voglio dire che Dio non sceglie mai di riprenderci duramente se sbagliamo. Lo ha fatto con Giona – pensiamo alla tempesta e al pesce – e lo fa anche con noi. Ma Dio ha vari modi per riprenderci e farci riflettere. In altre circostanze non ci avrebbe pensato due volte a riprenderlo duramente, ma questa volta Dio voleva insegnare a Giona – e a noi – una lezione che non avrebbe mai più dimenticato.

Questo agire da parte di Dio mi porta ogni volta a restare meravigliato di fronte all’amore di Dio che perdona il peccatore e si prende cura del ribelle. Dove saremmo oggi, se non ricevessimo costantemente la misericordia di Dio nonostante il nostro peccato e l’amore di Dio nonostante la nostra ribellione?

Facendo crescere il ricino in modo miracoloso, il Signore ha portato Giona a riflettere sulla propria stoltezza e ingratitudine. Il Signore voleva riportare Giona in piena comunione con il suo Dio, proprio come scritto nel libro del profeta Isaia:

«Poi venite, e discutiamo», dice il SIGNORE: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana». (Isaia 1:18)

Quante volte hai già sperimentato anche tu la misericordia di Dio in questo modo nella tua vita? Ti è già capitato di vedere come Dio ti stava benedicendo nonostante la tua ribellione o nonostante il tuo peccato? A me tante volte è successo. Ho ad esempio potuto assistere a come Dio ha benedetto la chiesa tramite la mia predicazione anche nei momenti nei quali non mi sentivo per niente un suo degno servitore.

Non c’è nulla che tocchi più efficacemente un cuore indurito o una cattiva coscienza di un’ulteriore gentilezza immeritata! Lo posso confermare per esperienza personale e sono convinto che anche a te vengano in meno esempi dalla tua stessa vita.

Il Signore non fece altro che applicare un principio di cui già Salomone scrisse nel libro dei Proverbi e che l’Apostolo Paolo riprese nella lettera ai Romani:

Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dàgli da mangiare; se ha sete, dàgli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene. (Romani 12:20-21)

Dio utilizzò il ricino per accumulare “carboni ardenti” sul capo di Giona, per tentare di sciogliere la durezza del suo cuore. Riconosci anche nella tua vita il tentativo di Dio di riportarti costantemente in comunione con Lui e di vincere la resistenza nel tuo cuore?

Dio desidera calmare la nostra irritazione

…per calmarlo della sua irritazione

Qui ritroviamo la stessa parola “irritazione” del versetto 1 e che letteralmente significa “bruciare interiormente dalla rabbia”. Giona si era lasciato trasportare dalla sua rabbia per ciò che stava accadendo a Ninive e la sua insoddisfazione interiore era stata ulteriormente aggravata dal sole che lo stava letteralmente cuocendo. La pianta, con la sua ombra rinfrescante, contribuendo al suo benessere fisico, arrivò anche a calmare l’agitazione della sua anima.

Ciò che Dio fece per Giona fu esattamente ciò di cui aveva bisogno. Il Signore sa sempre come mandarci proprio il conforto di cui abbiamo più bisogno nel momento giusto. L’irritazione di Giona non è in realtà che un’immagine della più profonda irritazione che ha colpito il mondo intero sin da quando Adamo ed Eva hanno scelto di disobbedire a Dio nel giardino dell’Eden.

Spesso diamo l’impressione che dopo la conversione tutto sia roseo, che non ci sono più problemi, che basta credere in Gesù e si è automaticamente in sintonia con la volontà di Dio. Ma Giona e l’Apostolo Paolo ci ricordano che non è così semplice:

Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste. (Galati 5:17)

Dio però non ha permesso a Giona di rimanere indisturbato nei suoi stupidi atteggiamenti e nei suoi errati modelli di comportamento. Dio mandò una tempesta, un pesce e, infine, una pianta. Qui vediamo la giustizia e l’amore di Dio lavorare insieme. Dio è troppo santo e troppo amorevole per distruggere Giona o per permettere a Giona di rimanere com’è. Allo stesso modo Dio è anche troppo santo e troppo amorevole per permettere a noi di rimanere come siamo.

Quando è stata l’ultima volta che hai fatto una scelta sbagliata? Una scelta davvero cattiva. Una scelta che hai fatto per paura. Una scelta che ti ha portato a ignorare e disobbedire volontariamente a Dio. Una scelta che ti ha lasciato umiliato, distrutto e vergognato.

Se sei come me, più di una volta nella tua vita ti sarai trovato a lottare con la colpa e la vergogna a causa del tuo peccato. Ma come ci ha mostrato Giona, il peccato è molto sottile e spesso non ci rendiamo nemmeno conto di essere caduti nel peccato finché non è troppo tardi.

E una volta che abbiamo peccato arriva il nemico, Satana, un maestro della manipolazione, che cerca di convincerci che non siamo più degni dell’amore o del perdono di Dio. Ci convince che Dio non può e non vuole aiutarci. Così finiamo per restare, come Giona, nella nostra irritazione.

Perché è così facile per noi dimenticare che Dio ci ama anche quando mostriamo il peggio di noi stessi? Perché cadiamo nella menzogna che Dio è disposto a gettarci via nel momento in cui lo deludiamo? Satana desidera che soffriamo, che ci isoliamo nella vergogna, così può tenerci intrappolati nella paura del giudizio, del rifiuto e della condanna.

 Ma ricordiamoci cosa ci dice Gesù:

Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. (Giovanni 10:10)

Se credi e confidi in ciò che Cristo ha fatto per te, puoi essere certo che Dio ti è vicino anche quando pecchi. Dio è il nostro vasaio e noi siamo l’argilla nelle sue mani (Isaia 64:8). Lui ci plasma, ci rimodella e trasforma di continuo. Nel momento in cui pecchiamo, Dio è lì pronto a riparare e ripristinare con grazia e misericordia le nostre crepe e i nostri frammenti danneggiati. La domanda è: come reagiamo alle piante di ricino che Dio fa cresce sopra la nostra testa per calmare la nostra momentanea irritazione?

Trova la tua gioia nel Signore

Giona provò una grandissima gioia a causa di quel ricino.

Queste parole sono l’esatto contrapposto linguistico del v. 1 dove leggiamo che “Giona ne provò gran dispiacere”. “Grandissima gioia”, è a questo che Dio voleva portarlo, liberandolo dalla sua profonda irritazione. Bastò un po’ di ombra sul suo capo, una piccola gioia personale, per smuovere Giona dal suo blocco psicologico e dalla sua rigidità teologica.

Siamo così diversi da Giona? Possiamo scaldarci enormemente per ciò che succede nella nostra società e forse anche chiederci come mai Dio non interviene. Possiamo arrivare a volerci impegnare per migliorare il mondo, per far sentire la nostra voce da cristiani, per prendere noi in mano la situazione (visto che apparentemente Dio non lo fa…).

Ma è sufficiente un’insignificante e inattesa felicità personale perché il nostro sentimento cambi di colpo. Un po’ di ferie, ed ecco che tutte le preoccupazioni per Dio e mondo, teologia e politica, riforma della chiesa e rinnovamento dell’uomo sono cancellati con un colpo di spugna; una bella macchina nuova, un sensibile aumento di stipendio e il nostro malanimo diventa serenità. Basta un piccolo piacere personale per rivelare che siamo degli inguaribili egoisti.

A questo punto della storia Dio sembra quasi aver raggiunto il suo obiettivo con Giona. Per la prima volta nella storia lo vediamo felice! Ma c’è una nota triste nella storia di Giona, come c’è forse stata spesso anche nella nostra vita. Sebbene Giona fosse stato eccessivamente felice, non sembra essere stato altrettanto grato a Dio.

Una cosa è gioire per una misericordia ricevuta, un’altra cosa è essere grati per quella misericordia. Quante volte Dio ha già mandato benedizioni nella tua vita o si è mostrato misericordioso con te al punto da renderti oltremodo felice e da farti dimenticare la tua irritazione? La domanda è: sei stato altrettanto grato a Dio o ti sei semplicemente rallegrato per la benedizione o la misericordia ricevuta?

Giona era felice perché, dopo tutta la compassione per le altre persone, Dio stava finalmente facendo qualcosa anche per lui. Era egoista? Certo che lo era. Potremmo dire che la felicità di Giona era tanto carnale quanto la sua rabbia. Invece di dare gloria a Dio Giona era semplicemente grato per la pianta.

Dio voleva però portare Giona – e anche noi – a trovare la sua gioia nel Signore secondo il principio insegnato nel Salmo 37:

Trova la tua gioia nel SIGNORE, ed egli appagherà i desideri del tuo cuore. Riponi la tua sorte nel SIGNORE; confida in lui, ed egli agirà. (Salmo 37:4-5)

Come Dio lo fece, lo vedremo nel dettaglio domenica prossima, per oggi ci basta ricordare che dovremmo esercitarci a correre audacemente da Dio anche quando ci troviamo nel peccato, con la stessa rapidità con cui corriamo da Lui nella nostra gioia! Certo, Dio può anche decidere di intervenire nella nostra irritazione personale mostrandoci inaspettate benedizioni o misericordia, ma non è questo che dobbiamo ricercare.

In realtà Giona nella sua irritazione non si era nemmeno rivolto a Dio – almeno non a parole – ma ciò che si aspettava essendosi seduto fuori dalla città di Ninive era comunque un intervento di Dio per soddisfare un suo desiderio egoistico.

Ora, non è che sia sbagliato pregare perché Dio si muova nella tua vita. Non è che sia sbagliato che Dio si prenda cura dei tuoi bisogni. Ma c’è qualcosa di sbagliato quando tutte le nostre preghiere sono concentrate su di noi. O quando il motivo per cui ci rivolgiamo a Dio ha solo a che fare con richieste per il nostro benessere personale.

Su cosa ci concentrano le tue preghiere? Le tue preghiere si concentrano sul chiedere che Dio renda la tua vita facile? Dandoti benedizioni e abbondanza? O le tue preghiere si concentrano su chiedere a Dio di permetterti di essere produttivo per il suo regno? Di portare frutto per la gloria di Dio?

Dall’intero messaggio della Bibbia possiamo dedurre con chiarezza che è intenzione di Dio che la nostra vita porti frutto. E non solo un po’, bensì che porti frutto in abbondanza. Il Signore ci ha dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno per poterlo fare: la Bibbia per istruirci, un cuore nuovo per praticare la volontà di Dio e lo Spirito Santo per guidarci.

Ma è questo anche il desiderio del tuo cuore? È questo che stai chiedendo a Dio? Credi tu che Dio ti abbia dato doni spirituali per contribuire alla crescita del suo regno? Credi che Dio possa e voglia fare grandi cose attraverso di te? Desideri con tutto il tuo cuore che il regno di Dio cresca e non solo che Dio provveda a un po’ di ombra sul tuo capo?

Dio ama quando veniamo a Lui e gli chiediamo di poter portare frutto per il suo regno. Quando gli chiediamo di mostrarci come e dove vuole usarci. Queste sono preghiere alle quali Dio è ansioso di rispondere. Ma se ci rintaniamo nella nostra irritazione non riusciremo a vedere ciò che Dio desidera fare tramite di noi.

C’è un qualche ricino che Dio sta facendo crescere per fare ombra sul tuo capo? Forse non ti sei nemmeno accorto che alcune benedizioni che Dio ti ha concesso ultimamente erano pensate per farti riflettere sulle tue priorità. Se invece ti sei reso conto che Dio è stato insolitamente misericordioso con te nonostante alla tua disobbedienza o ribellione, chiedigli di mostrarti chiaramente perché lo ha fatto. Ricorda che Dio desidera vederti felice, ma ancora di più desidera che tu trovi in Lui la tua gioia e che riponi in Lui la tua sorte!

Amen

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