Dio porta a termine ciò che ha iniziato

30 Luglio 2023

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Alcuni anni fa con la famiglia abbiamo visitato le famose cave del marmo di Carrara. Abbiamo scoperto che il grande scultore Michelangelo veniva a scegliere personalmente i blocchi di marmo che poi utilizzava per realizzare le proprie opere. Secondo Michelangelo, nella scultura, l’artista ha il compito di liberare dalla pietra le figure che vi sono già imprigionate.

Michelangelo dedicava molta attenzione alla scelta dei blocchi di marmo da cui prendevano forma le sue sculture. In modo simile lavora anche Dio nostro Creatore con noi. La Bibbia lo paragona a un vasaio esperto e come dice il profeta Isaia: “Noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani” (Isaia 64:7). Dio ha scelto ognuno di noi con attenzione per trasformarci in opere complete e perfette.

A volte ho però l’impressione che ci vediamo più come un blocco di marmo mediocre dal quale può uscire solo una statua mediocre… Ma sapevate che, proprio nel caso di una delle più famose opere di Michelangelo, il David, l’artista si trovò a dover lavorare su un blocco di marmo sul quale avevano già precedentemente tentato di lavorare altri due scultori senza successo?

Entrambi ritennero che il blocco avesse delle caratteristiche non ottimali, il marmo era fragile, di scarsa qualità, aveva numerosi fori, era troppo alto e stretto, insomma inadatto a sviluppare una figura umana dalle corrette forme anatomiche. Michelangelo però non si scoraggiò e portò a termine un capolavoro. Credi davvero che Dio non sappia fare di meglio con te?

Il nostro Creatore è perfettamente in grado di portare ognuno di noi “allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo” (Efesini 4:13). Ed è proprio di queste verità di cui parla l’Apostolo Paolo nei versetti conclusivi della sua stupenda prima lettera ai Tessalonicesi. Ci concentreremo sui versetti 23 e 24 del capitolo 5, che contengono una preghiera di Paolo per la chiesa di Tessalonica e che anche noi dovremmo fare nostra.

Dio desidera santificarci completamente

Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente. (1Tessalonicesi 5:23a)

Al capitolo 4 Paolo aveva dato ai Tessalonicesi tutta una serie di istruzioni su come vivere degnamente la loro vita cristiana. La lettura di quel capitolo può sembrare a prima vista abbastanza pesante, perché contiene molte esortazioni etiche e morali: un appello a santificarci, ad astenerci dalla fornicazione, a usare nel modo giusto il nostro corpo, a resistere alle passioni sfrenate, a trattare bene i fratelli, a impegnarci nel lavoro, a curare la nostra reputazione… Di fronte a tutte queste aspettative un credente può facilmente scoraggiarsi o sentirsi a disagio.

Magari anche tu sei uno di quelli che salta volentieri quelle pagine della Bibbia perché le senti scomode, perché accettare che rappresentano la verità e la volontà di Dio significherebbe dover abbandonare certi comportamenti o forse anche certi peccati, nei quali però col tempo ci siamo più che volentieri adagiati e che a volerli abbandonare ci costerebbe tanto. Così facendo ci perdiamo però tutto ciò che Dio potrebbe e vorrebbe ancora fare nelle nostre vite tramite l’opera dello Spirito Santo.

Ognuno di noi ha più o meno ambiti nei quali ha bisogno di migliorare ed è normale che sia così, è il normale processo di santificazione che noi tutti dobbiamo attraversare. È corretto arrivare, per la grazia di Dio che opera in noi tramite lo Spirito Santo, ad amarci e accettarci, con i nostri pregi e difetti, sapendo che Dio ci ha creati in modo stupendo (Salmo 139:14). Ma questo non significa che non ci sia nulla da migliorare!

Se ora però, spinto da un improvviso senso di colpa o da un’inaspettata ondata di motivazione dovresti decidere di voler affrontare alcuni aspetti negativi della tua persona che magari Dio ti sta mostrando proprio in questo momento, non provare a volerli cambiare da solo, perché sei destinato a fallire. Di questo pericolo ne era perfettamente consapevole anche Paolo ed è per questo motivo che riporta sempre di nuovo la nostra attenzione su Dio.

Ogni nostro sforzo, non importa quanto intenso sia, non potrà portare al successo senza l’aiuto di Dio. Cambierà forse qualcosa a breve termine, ma il cambiamento non sarà duraturo ed efficace. La santificazione non è un’esperienza mistica, strana o puramente emotiva. Dobbiamo piuttosto vederla come un investimento di Dio nella nostra vita.

Anche se la Bibbia fa chiaramente appello al credente affinché allinei il proprio agire alla volontà di Dio e si comporti in conformità alla chiamata ricevuta da Dio, la santificazione è e resta un atto di Dio e che Lui stesso porterà a termine, come Paolo scrisse ai Filippesi:

E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. (Filippesi 1:6)

L’“opera buona” Dio l’ha cominciata in noi nel momento che abbiamo affidato a Cristo la nostra vita e continuerà fino a quando lo incontreremo faccia a faccia. Solo a quel punto la nostra santificazione sarà completa. Non temere che Dio possa perdere il controllo della situazione, perché Lui ha fatto una promessa e questa promessa la manterrà!

Il Dio che opera tutto ciò in noi è “il Dio della pace”. La pace di Dio non è una semplice assenza di conflitti, bensì un santo equilibrio che Lui desidera riportare nelle nostre vite. Il nostro Dio è un Dio dell’ordine, al quale piace che tutto sia in armonia, proprio come quando creò l’uomo definendo ciò che aveva appena creato come “molto buono” (Genesi 1:31). Dio desidera riportare ordine ed equilibrio nella nostra vita, desidera riportare in armonia tutto il nostro essere o, per utilizzare le parole di Paolo, desidera santificarci completamente!

La santificazione è parte dell’impegno che Dio si è preso nei nostri confronti. Sarà Dio stesso, il Dio della pace, a garantire il buon successo della nostra vita. Non possiamo sottolineare abbastanza questa verità, perché a ogni nostro tentativo di migliorarci da soli, l’unica risposta del nostro Signore sarà: “Senza di me non potete far nulla!” (Giovanni 15:5).

Hai mai provato a pregare dicendo: “Dio della pace, santificami tu stesso completamente”? Soprattutto in momenti difficili, quando lottiamo contro noi stessi e le nostre debolezze, questa preghiera è balsamo per la nostra anima, perché permetterà alla pace di Dio, della quale abbiamo tanto bisogno, di riempire nuovamente il nostro cuore.

Dio desidera conservarci irreprensibili

E l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. (1Tessalonicesi 5:23b)

Come abbiamo appena visto, Dio desidera santificarci completamente. E qui Paolo aggiunge qual è l’obiettivo di Dio, ovvero di conservarci irreprensibili per il giorno in cui Cristo tornerà. Una persona “irreprensibile” è una persona contro la quale nessuno può muovere un’accusa. Ed è così che il Signore desidera rendere ognuno di noi.

Dio desidera preservare e rendere completo l’intero essere nostro, quindi non solo gli “avanzi” o quelle parti che noi siamo disposti a concedergli. In questo passaggio Paolo descrive il credente come composto da tre parti, “spirito, anima e corpo”. Ma non è che l’essere umano sia suddiviso in tre parti, è piuttosto composto da tre parti con compiti diversi e specifici che formano un’unità e che insieme ci rendono ciò che siamo, ovvero essere umani.

Lo “spirito” è la parte che ci permette di relazionarci con Dio. L’”anima” è la sede della nostra personalità, comprende la mente, le emozioni e la volontà dell’uomo. Il “corpo” è la parte materiale dell’uomo che funge anche da “contenitore” per la parte immateriale, ovvero lo spirito e l’anima.

Ognuno di questi elementi è importante e necessita cura, nessun elemento della nostra esistenza spirituale sfugge all’impatto di Dio sulla nostra vita. Il Signore desidera vegliare, tramite lo Spirito Santo, su spirito, anima e corpo, su tutta la nostra persona completa.

Innanzitutto, abbiamo bisogno di protezione nell’ambito dello Spirito, perché solo uno spirito rinnovato da Dio e pienamente dedicato a Lui ci permette di pregare, di lodarlo, di meditare sulla Sua Parola, di sentirci vicini a Lui e di essere ogni giorno guidati dallo Spirito Santo.

Se il nostro spirito non è completamente nelle mani di Dio, inizieremo a dubitare di Dio e della nostra fede, la sua Parola non toccherà più il nostro cuore quando la leggiamo, la preghiera perderà d’intensità e faticheremo a lodare Dio con tutto il nostro cuore.

Gli attacchi alla nostra irreprensibilità possono avvenire anche nell’ambito dell’anima. Se la nostra anima non è completamente consacrata a Dio e da Lui protetta, saremo allo sbaraglio dei nostri pensieri, dei nostri sogni, dei nostri desideri segreti, delle nostre ambizioni, degli obiettivi e delle priorità che noi diamo alla nostra vita e che spesso non sono in linea con la volontà di Dio per noi. Ci troveremo a lottare contro pensieri egoistici e desideri carnali che ci portano a peccare contro Dio e a cadere nei tranelli del diavolo.

Infine, Dio vuole conservare irreprensibile anche il nostro corpo, che non è di per sé né malvagio né buono, è moralmente neutro. Il problema è l’uso che ne facciamo. Possiamo usare il nostro corpo per fare del bene e onorare Dio oppure abusarne per produrre peccato.

Rifletti un attimo: Il tuo spirito è totalmente nelle mani di Dio? È sempre disposto ad ascoltare ciò che Lui vuole dirti? La tua anima è pienamente consacrata a Dio? I tuoi pensieri, i tuoi desideri e i tuoi obiettivi sono sottomessi alla volontà di Dio per la tua vita? Che uso fai del tuo corpo? È consacrato a Dio come tempio dello Spirito Santo?

Se sei sincero è probabile che ti renderai conto di essere ancora lontano dall’obiettivo, ma ricorda che è Dio a volerti conservare irreprensibile. Hai mai provato a pregare dicendo: “Dio della pace, ti prego di conservare irreprensibile l’intero essere mio, spirito, anima e corpo”?

Il risultato dipende dalla fedeltà di Dio

Fedele è colui che vi chiama, ed egli farà anche questo. (1Tessalonicesi 5:24)

Paolo conclude la sua preghiera riportandoci ancora una volta totalmente a Dio, alla sua grazia e alla sua fedeltà. È quasi come se questa frase sostituisse l’“Amen” alla fine della preghiera. È il carattere stesso di Dio a garantire che Lui porterà a termine ciò che ha iniziato in noi.

Noi siamo in procinto di diventare un capolavoro di Dio. Lui ci chiama ad essere figli di Dio (Giovanni 1:12), ma ancora non siamo dei figli perfetti, glorificati e completi, siamo “Work In Progress”, letteralmente un’opera in fase di elaborazione. Il nostro essere completi e irreprensibili è ancora “in elaborazione” ed è per questo che a volte dentro di noi sentiamo come se Dio stesse lavorando con martello e scalpello.

Michelangelo impiegò tre anni a completare la statua di Davide. E in quei tre anni dovette far costruire un recinto di tavole attorno al suo campo di lavoro per non essere disturbato e per evitare sabotaggi. E anche noi dovremmo proteggere meglio il cantiere della nostra vita.

A volte abbiamo magari l’impressione che ci sia qualcuno che di notte arriva a sabotare il cantiere, rallentando la costruzione e prolungando la durata dei lavori, ma in realtà siamo noi stessi a sabotare il lavoro di Dio. Credo che spesso non siamo consapevoli della fragilità dell’opera che Dio sta portando a termine, esponendoci troppo facilmente a inutili pericoli.

Questo accade quando prendiamo in mano da soli la nostra vita o quando pensiamo di dover perfezionare da soli qualcosa nella nostra vita, facendo però solo disordine e disastri. Ma Dio è fedele! Con grande pazienza riprende martello e scalpello per rimediare ai nostri disastri, “egli farà anche questo”! Il Dio della Pace non lascerà un lavoro fatto male o fatto a metà.

E questo ci porta anche a capire la differenza tra grazia e legalismo: vivere per grazia significa confidare nel fatto che è Dio a portare a termine l’opera, mentre legalismo è quando pensiamo di essere noi a dover mettere mano per completare l’opera.

La lettera ai Tessalonicesi termina, dopo che Paolo ha chiesto alla chiesa di pregare per lui e i suoi compagni di viaggio e di salutare tutti, con un bellissimo augurio:

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi. (1 Tessalonicesi 5:28)

Non c’è nulla di cui noi abbiamo bisogno come della grazia del Signore nostro Gesù Cristo. Abbiamo bisogno della grazia che ci santifica e che ci dà forza nella nostra vita spirituale. E questa grazia, ovvero l’avere Dio totalmente dalla nostra parte, è frutto dell’opera di Cristo per noi ed è a nostra completa disposizione. In Cristo abbiamo pieno accesso alla grazia di Dio!

Che cosa ci resta da fare? Non ci resta che metterci completamente nelle sue mani e cooperare con il maestro scultore nel suo intento di scolpirci a immagine di Cristo. Non ci resta che dire: “Signore, eccomi! Trasformami così come tu mi vuoi!”.

Amen

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