Fai bene a irritarti così?

20 Giugno 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Giona ne provò gran dispiacere, e ne fu irritato. Allora pregò e disse: «O SIGNORE, non era forse questo che io dicevo, mentre ero ancora nel mio paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis. Sapevo infatti che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato. Perciò, SIGNORE, ti prego, riprenditi la mia vita; poiché per me è meglio morire piuttosto che vivere». Il SIGNORE gli disse: «Fai bene a irritarti così?» (Giona 4:1-4)

Di tutti i libri della Bibbia, Giona ha il capitolo finale più inaspettato e trascurato. Molti conoscono la storia di Giona, ma pensano che finisca con il pentimento di Giona e la sua liberazione dal pesce. Alcuni potrebbero essere in grado di dirvi che la storia continua e che Giona andò a predicare con successo a Ninive. Ma quasi tutti pensano che la storia finisca proprio lì.

Eppure c’è un ultimo, sorprendente capitolo in cui vengono rivelate le vere lezioni dell’intera narrazione. Il capitolo inizia con Giona che è profondamente dispiaciuto. Giona non era solo un po’ triste o infelice, era decisamente irritato e per lo più con Dio. Ma perché?

L’orgoglio che frena la grazia

Giona ne provò gran dispiacere, e ne fu irritato. (Giona 4:1)

Quando Giona finalmente andò a Ninive e annunciò il giudizio di Dio, ci fu un pentimento di massa. In risposta, Dio concesse una tregua e non distrusse la città. Fu a dir poco stupefacente. Tuttavia la reazione di Giona fu scioccante e inspiegabile. Qual era in particolare il problema di Giona?

Giona era inizialmente fuggito dall’incarico che Dio gli aveva affidato perché sapeva già che Dio sarebbe stato misericordioso con i nemici di Israele e questo, secondo lui, sarebbe stato ingiusto. Giona fu poi brutalmente ripreso da Dio con una terribile tempesta e facendolo finire nel ventre di un pesce. Fu in quell’occasione che Giona fu messo di fronte alla realtà che lui stesso aveva bisogno di misericordia e che se Dio fosse stato completamente giusto con lui e gli avesse dato solo ciò che meritava, non avrebbe avuto alcuna speranza.

Il soggiorno nel ventre del pesce aveva in parte ridimensionato l’orgoglio di Giona, ma non lo aveva ancora del tutto spezzato. È probabile che mentre gridava “La salvezza viene dal Signore!” allo stesso tempo pensasse “Ma io non sono come quei terribili pagani!” (Giona 2:9-10). Giona era ancora convinto che la misericordia di Dio deve essere meritata e che, secondo lui, gli abitanti di Ninive di certo non la meritavano.

Magari hai anche tu già fatto incredibili esperienze con la grazia di Dio nella tua vita. È probabile che queste esperienze abbiano riempito di gratitudine il tuo cuore e che tu abbia preso una decisione di servirlo con tutta la tua vita. Ed è buono se questo è accaduto, perché ogni decisione di dare a Dio tutto il nostro cuore ci porta un passo avanti.

Non possiamo però pensare di aver compreso a fondo il significato della grazia di Dio solo perché ci sono state alcune situazioni incredibili nella nostra vita, nelle quali siamo stati toccati dalla grazia di Dio. Pensiamo all’Apostolo Paolo che ha avuto un’esperienza di conversione incredibile, con Gesù stesso che gli è apparso e gli ha parlato. Eppure anche lui ha dovuto lottare con l’orgoglio e Gesù gli ha dovuto ripetere:

La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. (2 Corinzi 12:9)

Saremmo degli sciocchi se pensassimo di aver capito tutto e che nella nostra vita quotidiana dipendiamo davvero unicamente dalla grazia di Dio. Non dovremmo essere troppo duri con Giona a questo punto. Non ti sei mai arrabbiato o non sei mai rimasto deluso, perché Dio non ti ha dato ciò che volevi o non ha agito come tu te lo saresti aspettato?

Non sarebbe male fare con una certa regolarità un check up del nostro cuore: “C’è qualcosa al quale tengo più che a Dio? C’è qualcosa che se Dio me lo togliesse, mi arrabbierei? Mi capita mai di pensare che dovrei meritare la grazia di Dio più di altre persone? Se Dio mi desse sempre solo ciò che merito, nel bene e nel male, e non fosse anche misericordioso nei miei confronti, cosa accadrebbe?”.

Dobbiamo tutti crescere continuamente nella grazia e questo avviene solo se permettiamo allo Spirito Santo di togliere ogni rimasuglio di orgoglio dal nostro cuore, strato dopo strato. Che con Giona c’era ancora molto lavoro da fare lo capiamo dalle sue parole…

C’è contraddizione tra la giustizia e l’amore di Dio?

Allora pregò e disse: «O SIGNORE, non era forse questo che io dicevo, mentre ero ancora nel mio paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis. Sapevo infatti che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato.» (Giona 4:2)

In altre parole Giona stava dicendo a Dio: “È bene che tu sia misericordioso, ma questa volta hai esagerato!”. Qui Giona usa di nuovo il nome di Dio “Yahweh” (tradotto con “Signore”). Era il nome personale che Dio aveva rivelato al suo popolo Israele, con il quale aveva stretto un patto. Ed è proprio a questa alleanza tra Dio e Israele che Giona stava pensando.

Il Signore aveva promesso di preservare Israele e di compiere i suoi propositi nel mondo attraverso di loro. Come poteva dunque Dio mantenere le sue promesse di sostenere il suo popolo e allo stesso tempo mostrare misericordia ai suoi nemici? Come poteva affermare di essere un Dio di giustizia e permettere che una tale malvagità e violenza rimanesse impunita?

Nella mente di Giona tutto si riduceva a un problema teologico, alla classica questione della teodicea, ovvero a come può un Dio giusto permettere che il male sussista nel mondo.

Giona rimprovera Dio usando le sue stesse parole tratte da Esodo 34:6-7, dove Dio si rivela a Mosè dicendo di essere un Dio “misericordioso e pietoso” e che “perdona l’iniquità”. Nel tentativo di giustificare la sua stessa irritazione, Giona mette Dio contro Dio. Utilizza la Bibbia in modo selettivo, tralasciando la seconda metà di Esodo 34:7, dove Dio dice che non lascerà impunito il colpevole.

Giona dipinge un’immagine semplicistica di un Dio che ama tutti senza giudicare il male. Quello che Giona sta facendo è un grande pericolo per le persone religiose, anche per i cristiani più devoti: cerca di utilizzare la Bibbia per giustificare il suo comportamento peccaminoso. È proprio il tipico comportamento ipocrita dei farisei che Gesù criticava.

È lo stesso approccio alla Bibbia che possiamo avere anche noi ogni volta che la apriamo per trovare argomenti a dimostrazione che il nostro punto di vista è più giusto di quello di un fratello che non condivide le nostre opinioni. Ogni volta che leggiamo la Bibbia per dire: “Ecco! Ho ragione!”, o per sentirci più giusti, la stiamo leggendo male.

Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. (Ebrei 4:12)

Leggiamo e usiamo la Bibbia correttamente solo se le permettiamo di umiliarci, di criticarci e di esortarci con l’amore e la grazia di Dio. L’uso che invece Giona fa della Bibbia non gli porta gioia e pace, ma lo porta piuttosto sull’orlo della disperazione. E questo ci fa capire che il suo problema era più profondo e non un semplice problema teologico…

I problemi nascosti nella profondità del nostro cuore

«Perciò, SIGNORE, ti prego, riprenditi la mia vita; poiché per me è meglio morire piuttosto che vivere». (Giona 4:3)

Da queste sue parole capiamo che il vero problema di Giona era a un livello più profondo del suo cuore. Dicendo che per lui a quel punto sarebbe stato meglio morire piuttosto che vivere, Giona stava in effetti dicendo che, siccome aveva perso quella cosa alla quale teneva così tanto, la sua vita non aveva più alcun senso.

Il problema di Giona era che il pentimento di Ninive era gradito a Dio, ma era allo stesso tempo una minaccia per gli interessi nazionali di Israele. La volontà di Dio e il bene politico di Israele sembravano divergere. Giona si vedeva costretto a scegliere tra l’uno e l’altro. E Giona non lascia dubbi su quale delle due preoccupazioni fosse più importante per lui.

Circa 40 anni dopo, un re assiro di nome Tiglat-Pileser III iniziò la conquista di Israele e, dopo due anni, aveva completamente distrutto Israele e deportato il popolo. È probabile che già quando si trovava a Ninive Giona temesse che qualcosa di simile sarebbe successo. Temeva probabilmente di essere tenuto in parte responsabile di quella sconfitta per Israele.

È umanamente comprensibile che Giona fosse preoccupato per Israele. Il grave errore di Giona fu però il fatto di non essersi rivolto a Dio con le sue preoccupazioni. Non sarebbe stato il primo a farlo, come lo dimostrano molti salmi di lamentazione.

La reazione di Giona potrà anche sembrarci sproporzionata, ma ogni volta che pensiamo: “Io voglio servire Dio, ma mi aspetto che mi dia X o Y”, allora X o Y è in realtà ciò a cui teniamo maggiormente. È come dire a Dio che se non soddisfa un determinato nostro bisogno, allora la nostra vita non ha alcun senso. Quanto spesso siamo anche noi convinti che le nostre vie siano migliori delle vie che Dio ha preparato per noi?

L’amore di Giona per il suo popolo e il suo patriottismo, che erano cose buone, avevano raggiunto un livello esagerato. E ora, senza la speranza che Israele potesse avere la meglio in questa lotta internazionale per il potere, la sua vita aveva perso ogni significato. Il problema è che, qualsiasi cosa noi troviamo per dare un senso alla nostra vita, quella cosa finirà col diventare la nostra unica preoccupazione.

Che enorme contrasto c’è tra Giona e l’Apostolo Paolo. Anche Paolo aveva fatto della salvaguardia della purezza religiosa di Israele il suo cavallo di battaglia, si batteva affinché tutti i presunti nemici del popolo di Dio, ovvero i cristiani, fossero eliminati. Ma quando Cristo stesso gli apparve, la sua vita fu totalmente stravolta e Paolo si trovò a proteggere quel gruppo di persone, che prima temeva così fortemente, al punto da affermare:

Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno. (Filippesi 1:20b-21)

Quali sono le cose nella tua vita alle quali faresti fatica a rinunciare, al punto che la tua vita perderebbe senso senza di esse? Le cose che se Dio te le togliesse, ti arrabbieresti a morte con lui? È qualcosa di tangibile come il tuo coniuge, tuo figlio, la tua salute, il tuo lavoro? O si tratta di cose meno tangibili come la tua autostima, il tuo controllo sulle cose, il tuo senso di sicurezza o l’affermazione che ricevi da altre persone?

Dalla storia di Giona impariamo che comprendere appieno la grazia di Dio, ed essere cambiati da essa, comporta sempre un lungo viaggio con molte tappe intermedie. Non basta un’unica esperienza soprannaturale o catastrofica (come una violenta tempesta o essere inghiottiti da un pesce!). In realtà, più a lungo siamo in cammino con Gesù e cerchiamo di vivere la nostra identità come figli di Dio, più i problemi che sono nella profondità del nostro cuore in te verranno a galla. Ed è buono che sia così!

Nessuno ti conosce meglio di Dio, al quale nulla di te è nascosto, e poiché non si accontenterà di niente di meno che renderti simile a suo Figlio, andrà a scavare sempre più a fondo nel tuo cuore. Il problema è che facilmente noi ci accontentiamo di occuparci unicamente dei problemi in superficie. Per questo Dio ci invita a guardare più in profondità…

Permetti a Dio di scavare a fondo nel tuo cuore

Il SIGNORE gli disse: «Fai bene a irritarti così?» (Giona 4:4)

Questa è la domanda che sono sicuro che Dio a volte pone anche a noi, quando pensiamo che le nostre vie siano migliori di quelle di Dio. È come se Dio dicesse: “Giona, avevo tutto il diritto di ucciderti per avermi disobbedito. Infatti, avevo più diritto di distruggere te che i Niniviti, perché tu conoscevi la mia giusta volontà e hai scelto di disobbedire comunque. Io sono però stato gentile e paziente con te. Hai forse il diritto di arrabbiarti?”.

Dio permette circostanze nella nostra vita che fanno emergere pensieri e comportamenti di rabbia che mettono in evidenza, come luci di avvertimento, qualcosa da cui Gesù vuole liberarci. Paradossalmente abbiamo l’opportunità di scavare più a fondo e di sperimentare ancora di più la grazia di Dio proprio nei momenti in cui falliamo e sbagliamo. Dobbiamo però aprire il nostro cuore allo Spirito Santo, perché se restiamo irritati con Dio, non potrà agire in noi.

Giona ancora non sapeva di Gesù Cristo, ma noi sappiamo cosa avvenne alla croce. Mentre a noi capita di arrabbiarci con Dio dicendogli: “Preferirei morire piuttosto che obbedirti”, Gesù venne in questo mondo e disse a Dio Padre: “Preferirei morire piuttosto che disobbedirti”.

Gesù che morì in croce per i nostri peccati, rappresenta perfettamente l’attitudine di Dio nei confronti di Giona. Nella sua domanda a Giona “Fai bene a irritarti così?” è come se Dio gli stesse dicendo: “Sai cosa è ancora meglio della tua morte? Mio Figlio che muore per te! E non solo morirà per te, ma pure risorgerà, in modo che anche tu possa morire al tuo peccato e risorgere”.

E per questo motivo Dio Padre e Dio Figlio mandano Dio Spirito Santo nel cuore di chiunque crede, per evitare che restiamo tutto il tempo irritati con Dio. Come Giona anche noi abbiamo bisogno di fare molteplici esperienze con la grazia di Dio. Far scendere l’amore di Dio e la grazia di Cristo nella profondità del nostro cuore è un processo molto lento.

Vorrei farvi una proposta questa mattina: e se prendessimo tutte le volte che ci siamo sentiti delusi da Dio, tutti i dubbi che abbiamo o tutte le cose che vorremmo che fossero un po’ diverse, e se invece di accumularle nel nostro cuore, facendo crescere ulteriormente la nostra irritazione, le portassimo a Dio? Dio non voleva lasciare da solo Giona nel suo dolore e non vuole lasciare soli nemmeno noi.

Dio vuole aiutarci a capire perché ci irritiamo, quali sono le vere cause che ci portano ad essere arrabbiati con Dio. Con la conversione di Ninive Giona vide svanire ogni sua utilità come profeta di Dio, nessuno in Israele lo avrebbe più ascoltato, lo avrebbero forse visto come un traditore. Sai quali sono i motivi che portano te a irritarti con Dio?

L’irritazione di Giona era puramente egoistica, ma Dio voleva riportarlo a vedere ciò che realmente contava nella sua vita: era un figlio amato da Dio! Lo stesso vale per noi, in Cristo siamo figli del Dio altissimo. Ogni problema che la nostra rabbia porta alla luce ha una sua soluzione in Cristo. In noi stessi siamo persi, imperfetti e immeritevoli, ma in Cristo siamo completamente accettati e amati da colui che nell’universo adoriamo più di ogni altra cosa.

Amen

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