Il modello dell’amore di Dio

28 Febbraio 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Poi gli dissero: «Che dobbiamo fare di te perché il mare si calmi per noi?» Il mare infatti si faceva sempre più tempestoso. Egli rispose: «Prendetemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà per voi; perché io so che questa gran tempesta vi piomba addosso per causa mia». Tuttavia quegli uomini remavano con forza per raggiungere la riva; ma non riuscivano, perché il mare si faceva sempre più tempestoso e minaccioso. Allora gridarono al SIGNORE e dissero: «SIGNORE, non lasciarci perire per risparmiare la vita di quest’ uomo e non accusarci del sangue innocente; poiché tu, SIGNORE, hai fatto come ti è piaciuto». Poi presero Giona, lo gettarono in mare e la furia del mare si calmò. Allora quegli uomini furono presi da un grande timore del SIGNORE; offrirono un sacrificio al SIGNORE e fecero dei voti. (Giona 1:11-16)

Come ti comporteresti se sapessi di aver combinato qualcosa di grosso e venissi confrontato col tuo peccato, che magari pensavi di tenere nascosto? Non c’è motivo di pensare che le motivazioni e le intenzioni di Giona fossero più chiare e coerenti di quanto non lo sarebbero le nostre in un simile momento di pericolo e di crisi.

È molto probabile che Giona, messo alle strette, abbia agito d’istinto. Si stava finalmente rendendo conto che a causa sua sarebbero morti degli innocenti. Così ebbe inizio un lento cammino che lo avrebbe portato ad allontanarsi dall’orgoglio ipocrita. Un cammino che Dio intraprende anche con ognuno di noi tramite l’intervento dello Spirito Santo nella nostra vita.

Dall’indifferenza alla consapevolezza

Poi gli dissero: «Che dobbiamo fare di te perché il mare si calmi per noi?» Il mare infatti si faceva sempre più tempestoso. Egli rispose: «Prendetemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà per voi; perché io so che questa gran tempesta vi piomba addosso per causa mia». (Giona 1:11-12)

La risposta di Giona è sorprendente: “Prendetemi e gettatemi in mare”. Si stava forse pentendo di essere fuggito da Dio e stava dicendo qualcosa del tipo: “Merito la morte per il mio peccato contro Dio – uccidetemi”?

Oppure le sue erano motivazioni egoistiche? Stava forse dicendo qualcosa come: “Preferisco morire piuttosto che obbedire a Dio e andare a Ninive – uccidetemi”?

Insomma, si stava sottomettendo a Dio o si stava ribellando a Dio?

La risposta è probabilmente da qualche parte nel mezzo, perché raramente avviene un passaggio dalla totale ribellione a Dio alla totale sottomissione così rapidamente. È solitamente un processo graduale che ci porta alla consapevolezza del nostro peccato. La chiave per capire quali fossero i pensieri di Giona in quel momento sta proprio nelle parole da lui usate.

Notate che non disse nulla su Dio. Dicendo: “Prendetemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà per voi; perché io so che questa gran tempesta vi piomba addosso per causa mia”, Giona stava iniziando ad assumersi le proprie responsabilità, ma non perché stava guardando a Dio, bensì perché stava guardando ai marinai innocenti. È questo è significativo.

Come abbiamo già visto, Giona rifiutò la missione di Dio in gran parte perché non voleva essere misericordioso con i pagani. Eppure ora, vedendo questi uomini terrorizzati davanti a sé che non avevano fatto nulla di male, sentì un forte peso sulla coscienza. A volte il Signore agisce così anche con noi, quando ci confronta con il nostro terribile egoismo ipocrita.

È probabile che l’unica motivazione di Giona fosse stata la sua pietà per i marinai, ma è già un gran passo avanti rispetto al suo totale rifiuto mostrato finora. Spesso anche nella nostra vita il primo passo verso la comprensione della misericordia di Dio avviene quando finalmente iniziamo a pensare anche agli altri e non solo a noi stessi.

La compassione che Giona provò in quel momento risvegliò in lui una delle più primordiali intuizioni umane, ovvero, che l’amore, quello vero, è un amore che si sacrifica. Giona stava dicendo: “Mi assumo tutta l’ira delle onde in modo che voi non dobbiate farlo”. Stava per giungere alla consapevolezza che l’amore che trasforma veramente la vita di un’altra persona comporta sempre una sorta di sacrificio.

Pensate ad esempio all’importante ruolo che i genitori hanno per i loro figli. Lo sviluppo delle loro capacità intellettuali e sociali, il loro benessere emotivo e il loro equilibrio interiore, dipendono in gran misura dal tempo e dall’amore che i genitori investono in loro. Ogni genitore sa quanto sacrificio comporta tutto questo. Come genitori dobbiamo sacrificare molta della nostra libertà ora, affinché i nostri figli possano un domani diventare adulti liberi e autosufficienti. Questo è esattamente il modello dell’amore di Dio per noi.

Non dovrebbe dunque sorprenderci che Dio venne nel mondo in Gesù Cristo, perché ci ha amati proprio in questo modo. In effetti, la ragione per cui questo modello d’amore ha un così forte impatto nella nostra vita, è perché siamo stati creati a immagine di Dio e questo è il suo modo di amare. L’esempio di Giona punta proprio a questo.

L’inutile lotta contro Dio

Tuttavia quegli uomini remavano con forza per raggiungere la riva; ma non riuscivano, perché il mare si faceva sempre più tempestoso e minaccioso. Allora gridarono al SIGNORE e dissero: «SIGNORE, non lasciarci perire per risparmiare la vita di quest’ uomo e non accusarci del sangue innocente; poiché tu, SIGNORE, hai fatto come ti è piaciuto». (Giona 1:13-14)

Ancora una volta il testo ci mostra come i marinai pagani continuarono a comportarsi in modo ammirevole nonostante l’offerta di Giona. Non volevano gettare Giona in mare, perché credevano che il suo Dio fosse reale e temevano le conseguenze del gettare in mare un profeta, nonostante fosse un profeta disobbediente.

Erano arrivati a un punto della loro lotta in cui sapevano che non stavano facendo progressi e che l’unica soluzione a loro disposizione era quella di tornare sulla terraferma. Eppure, più si sforzavano remando, più l’impresa sembrava impossibile. A quel punto non avevano ancora riconosciuto che l’unica soluzione era, invece, di arrendersi Dio e alla sua misericordia.

In questo scopriamo una grande verità: ci sono situazioni nelle quali senza rendercene conto non stiamo semplicemente lottando contro le tempeste nella nostra vita, bensì contro Dio stesso. In quel caso, non importa quanto siamo abili, preparati o esperti, non c’è modo di vincere una battaglia contro di Lui.

È certamente una buona cosa perseverare nelle prove e non smettere di lottare nelle nostre sfide, ma ci sono tempeste nella nostra vita che non possiamo sconfiggere da soli con le nostre forze. Rifletti un attimo sulle tue attuali battaglie. Stai cercando di combatterle da solo con le tue forze? Può darsi che stai in realtà combattendo contro Dio stesso?

I marinai sapevano che la tempesta veniva da Dio, sapevano che Giona ne era la causa, Giona stesso aveva mostrato loro la soluzione, ma non erano disposti a seguire tutto ciò che sapevano. Quante volte anche noi sappiamo esattamente ciò che dovremmo fare, come farlo e anche quando farlo?

Il problema è che poi non abbiamo la determinazione sufficiente per portare avanti la nostra decisione. Rischiamo di rimanere bloccati in una battaglia che ci frena nella nostra crescita spirituale. Riconosci quando è giunto il momento di smettere di remare e di arrenderti a Dio?

Solo dopo essersi resi conto che non c’era altro modo per essere salvati e solo dopo aver riconosciuto la gravità di ciò che stavano per fare, i marinai si rivolsero con gran timore in preghiera a Dio. Solo allora furono pronti a gettare Giona fuori bordo.

Rivolgiti a Dio in tutta umiltà e preghiera, chiedigli di aiutarti a riconoscere qual è il tuo “Giona” da gettare in mare affinché la tempesta si calmi. A cosa ti stai aggrappando? È orgoglio, paura di perdere la tua libertà, timore che Dio voglia privarti di qualcosa o che non voglia solo il meglio per te? Riconosci nel Signore un Dio misericordioso e lento all’ira?

L’amore e l’ira di Dio

Poi presero Giona, lo gettarono in mare e la furia del mare si calmò. (Giona 1:15)

Quando la furia del mare si calmò, i marinai videro quanto grande era il potere di Dio sul mare e sulla tempesta. Anche il Salmo 89 ci ricorda chi è il Dio della Bibbia:

Poiché chi, nei cieli, è paragonabile al SIGNORE? Chi è simile al SIGNORE tra i figli di Dio? Dio è terribile nell’assemblea dei santi, e tremendo fra quanti lo circondano. SIGNORE, Dio degli eserciti, chi è potente come te, o SIGNORE? La tua fedeltà si manifesta attorno a te. Tu domi l’orgoglio del mare; quando le sue onde s’innalzano, tu le plachi. (Salmo 89:6-9)

In questo salmo è descritto come Dio calma letteralmente le acque del mare. Non è una semplice metafora dell’infuriare delle tempeste emotive dentro di noi. Non dobbiamo dimenticare che Dio è veramente in grado di placare le onde del mare. Dio ha un potere reale!

La furia del mare era un’espressione reale dell’ira di Dio verso il suo profeta ribelle, che fu placata nel momento stesso in cui Giona fu gettato tra le onde. Allo stesso modo, il sacrificio di Gesù è chiamato un “sacrificio propiziatorio” (Romani 3:25), un termine un po’ antiquato per indicare che Cristo ha affrontato l’ira di Dio sul peccato, sopportandola al posto nostro e portando su di sé la punizione che noi meritiamo, rendendo così Dio nuovamente benevolo verso di noi.

Purtroppo molti oggi trovano sgradevole l’idea di un Dio arrabbiato. Ma se neghiamo l’ira di Dio sul peccato, ci priviamo di una visione completa della santità e della giustizia di Dio, e rischiamo anche di sminuire la nostra gratitudine per ciò che Gesù ha sopportato per noi.

A differenza di Giona, che venne punito solo per la sua propria disobbedienza, Gesù prese su di sé la piena condanna divina in modo che non ne rimanga nessuna per coloro che credono (Romani 8:1). Gesù ha bevuto tutto il calice della giustizia divina affinché non ne restasse una sola goccia per noi (Matteo 26:39).

Se leggessimo il libro di Giona come un testo a sé stante, potremmo facilmente giungere alla conclusione che il Dio biblico fosse irascibile e vendicativo. Ma già leggendo l’intera storia, vediamo che Dio si astiene dal dare a Giona tutto ciò che merita. Questa è misericordia! Poiché Gesù non è semplicemente un uomo, bensì Dio venuto sulla terra, l’intera Bibbia ci mostra un Dio che viene e sopporta la sua stessa punizione, tanto grande è la sua misericordia.

Come abbiamo visto in precedenza, il problema di Giona era lo stesso che abbiamo noi: la convinzione che se abbandoniamo completamente la nostra volontà a Dio, egli non si impegnerà per il nostro bene e la nostra gioia. Ma in Gesù abbiamo la prova definitiva che questa convinzione, profondamente radicata in ognuno di noi, è una menzogna. Un Dio che si sostituisce a noi e soffre perché noi possiamo essere liberi è un Dio di cui ci si può fidare. Giona diffidava della bontà di Dio, ma non conosceva la croce. Qual è la nostra scusa?

L’amore e il timore di Dio

Allora quegli uomini furono presi da un grande timore del SIGNORE; offrirono un sacrificio al SIGNORE e fecero dei voti. (Giona 1:16)

L’impatto che questi avvenimenti ebbero sui marinai pagani è grande. Quando il mare si calmò “furono presi da un grande timore del SIGNORE”. Questa era però una “paura” qualitativamente diversa da quella che avevano prima. Ora non avevano più paura della tempesta, di perdere la nave e il carico, o di morire, ma erano pieni del timore di Dio.

I marinai usarono il nome del patto “Yahweh”, il nome personale con il quale Dio si era rivelato al suo popolo e che sottintende una relazione personale e salvifica con lui. Il Signore usò questa tempesta per fare due cose: si prese cura della ribellione di Giona e si rivelò anche a persone non appartenenti al suo popolo.

Inconsciamente, Giona fu uno strumento essenziale nel condurre quegli uomini alla conoscenza di Dio, e questo senza mai predicare o evangelizzare. L’ironia è che Giona stava fuggendo proprio da questo, dal predicare, e qui, pur senza predicare, fu testimone della conversione di un gruppo di pagani.

Questa è decisamente una delle importanti lezioni di questo libro: ciò che Dio ha intenzione di fare, lo farà. In che modo questo fatto incide sul tuo approccio alla volontà di Dio?

La maggior parte dei commentatori crede che quei marinai sperimentarono una vera e propria conversione. Sappiamo benissimo che le persone in pericolo fanno facilmente promesse a Dio, ma quando poi il pericolo passa tutto torna come prima e le promesse fatte vengono velocemente dimenticate. Questi uomini erano però diversi.

Fecero i loro voti dopo che il pericolo era passato. Questo indica che non stavano semplicemente pregando Dio affinché li salvasse dal pericolo imminente, bensì perché videro la grandezza di Dio stesso. Questo è l’inizio della vera fede. Un cuore grato si mostra sempre nell’adorazione e nel servizio a Dio. L’apostolo Paolo ce lo ricorda in Romani 12:

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. (Romani 12:1)

Paolo ci ricorda che, poiché Dio è stato così misericordioso con noi salvandoci dalla perdizione eterna, anche noi dobbiamo presentare i nostri corpi come sacrifici viventi, santi e graditi a Dio. Offrire tutta la nostra vita a Dio dovrebbe essere la nostra risposta naturale a tale amore, grazia e misericordia.

Se ci fermiamo a riflettere sulle benedizioni che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere dal Signore, saremo stupiti di renderci conto che abbiamo così tanto di cui essere grati. Come stai oggi di fronte al Signore? Come Giona che aveva il cuore indurito fino all’ultimo o come i marinai che furono sopraffatti dalla grandezza e dalla potenza di Dio?

Se oggi il tuo cuore è freddo, se hai per un attimo scordato quanto meravigliosa è la notizia di ciò che Gesù ha fatto per te, permetti alla passione che Gesù ha messo nel sacrificarsi per te di sciogliere nuovamente il tuo cuore. Arrenditi al suo amore e alla sua misericordia.

Guarda a quanto Dio brama stare con te. Lo desidera così tanto che sarebbe in grado di scatenare una tempesta per metterti in ginocchio e riportarti a Lui. Guarda a come Cristo ti ha cercato senza sosta. Riesci a intravedere in tutto questo il significato e la meraviglia della grazia di Dio?

Amen

 

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