In fuga dalla grazia – 2a Parte

21 Marzo 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona. Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, il suo Dio, e disse: «Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce. Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” Le acque mi hanno sommerso, l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore». E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma. (Giona 2)

Uno dei messaggi di questo libro è che chiunque, anche un profeta, predicatore o cristiano di successo, può essere all’oscuro della grazia. Le paure di Giona, i pregiudizi e il suo crollo emotivo derivano tutti dalla sua cecità di fronte alla realtà della grazia. È solo quando ci fu una svolta nella sua comprensione della grazia che venne liberato.

Lo scopo principale di Dio fu quello di far capire a Giona la grazia. Lo scopo principale del libro di Giona è di farci capire la grazia. L’ignoranza della profondità della grazia di Dio è spesso la causa dei nostri problemi più gravi.

Finché non lo comprendiamo saremo, come Giona, solo un’ombra di ciò che potremmo e dovremmo essere. La dottrina della grazia di Dio è ciò che distingue il cristianesimo da tutte le altre religioni. È il messaggio centrale, il “Vangelo”.

Grazia a caro prezzo

Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; (Giona 2:4a)

Giona capì che non erano stati i marinai a gettarlo in mare – era stato Dio stesso. Giona conosceva il Signore abbastanza da sapere che se il Signore voleva fare qualcosa, niente e nessuno poteva mettersi sulla sua strada. Giona è fuggito dalla presenza del Signore, ma nel ventre del pesce si rende conto che ora il Signore stesso lo aveva temporaneamente allontanato dalla sua presenza.

Giona era molto simile a molti di noi. Aveva distolto lo sguardo da Dio, finché non si era trovato di fronte a un problema che non poteva risolvere da solo. Allora si decise di gridare a Dio per il suo aiuto. A quel punto era disperato.

Giona si trovava negli abissi, nel cuore del mare, circondato dall’acqua. Anche se non poteva vedere tutte queste cose, ne era abbastanza consapevole in quel momento. Non deve essere stata una bella sensazione per Giona, era lontano da ogni tipo di aiuto.

Chi lo avrebbe salvato? Stava pregando il Dio dell’universo che era capace di scatenare una tempesta che non era umanamente gestibile, facendo poi sì che un pesce lo inghiottisse per intero, ma il Signore avrebbe risposto alla sua preghiera?

Molte persone parlano della grazia di Dio, ma spesso resta un concetto astratto, non una potenza in grado di cambiare la loro vita. Ci sono delle verità cruciali che la dottrina della grazia presuppone, ma se non sono riconosciute e sentite nel proprio cuore, diventa impossibile avere una fede sincera nella grazia di Dio.

La preghiera di Giona lo mostra mentre si confronta man mano con queste verità.

La prima verità che dobbiamo cogliere riguarda la nostra indegnità morale. Questa è però una verità difficile da accettare per l’uomo moderno. Viviamo in un’epoca nella quale ci viene insegnato che uno dei nostri problemi principali è la mancanza di autostima, che viviamo con troppa vergogna e autoincriminazione.

Inoltre, ci viene detto che tutti gli standard morali sono socialmente costruiti e relativi, quindi nessuno ha il diritto di farti sentire colpevole. Devi determinare il giusto o lo sbagliato da solo. In una società dominata da tali pensieri, il chiaro messaggio della Bibbia che siamo peccatori colpevoli si presenta come oppressivo se non malvagio e pericoloso.

Questi temi culturali moderni rendono l’offerta della grazia inutile, persino un insulto. Giona invece sapeva che c’era una giustizia divina e che lui meritava il suo giudizio. È la comprensione della grazia di Dio che fa di una persona un cristiano e non semplicemente una persona morale o una persona religiosa o una persona gentile. Questa è una verità che, quando viene afferrata, è elettrizzante.

Purtroppo il pensiero moderno, anche tra i credenti, sembra sempre più essere che Dio ci ama nonostante il nostro peccato, portandoci a pensare che di conseguenza non importa più di quel tanto come viviamo la nostra vita. È un pensiero che già il teologo Dietrich Bonhoeffer, ai tempi della seconda guerra mondiale, descrisse come “grazia a buon mercato”.

Se credi che Dio ci perdoni e passi sopra il nostro peccato con una semplice alzata di spalle, allora correrai sempre più il rischio di prendere il peccato alla leggera, perché apparentemente anche Dio lo fa.

Se invece ti rendi conto che la nostra salvezza è costata a Cristo la sua gloria in cielo e la sua vita sulla terra, che ha comportato per lui una sofferenza inimmaginabile, allora comincerai a capire che la grazia non è a buon mercato, bensì a caro prezzo.

La nostra impotenza spirituale

La corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” Le acque mi hanno sommerso, l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; (Giona 2:4b-7a)

Il più grande dolore di Giona in quel momento, non era la tempesta o l’essere nel ventre del pesce, bensì la sua separazione da Dio. Giona aveva la sensazione di essere stato allontanato dalla presenza di Dio. Non è così che ci sentiamo a volte nella nostra vita? A volte ci sentiamo come se fossimo stati abbandonati da Dio stesso.

Per quanto sia impossibile, poiché Dio non ci lascerà mai né ci abbandonerà, le circostanze in cui ci troviamo a volte ci fanno sentire come Davide quando gridò: “Non respingermi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo spirito” (Salmo 51:11).

Dicendo “Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” Giona inizia a rimpiangere il tempo in cui poteva accedere liberamente alla presenza di Dio e a desiderare di poterci un giorno tornare. Giona era nuovamente determinato a lottare in preghiera per uscire da quella terribile situazione.

Giona continua dicendo letteralmente: “Le acque mi hanno circondato fino all’anima”. Si sentiva come se tutto il suo essere stesse affogando. Quando si comincia a perdere ogni speranza e determinazione per andare avanti, per quanto una persona possa essere forte, allora la sconfitta è inevitabile.

Giona continua descrivendo con immagini forti la sua situazione disperata. La sua disperazione è estremamente chiara quando descrive che la “terra ha chiuso le sue sbarre” su di lui, come se fosse letteralmente imprigionato nelle profondità dei mari. Ma non è tutto, aggiunge un ulteriore dettaglio straziante, l’espressione “per sempre”.

Passare attraverso le difficoltà e vedere la luce alla fine del tunnel è una cosa, ma avere la sensazione che le difficoltà dureranno per sempre è una sensazione che può essere davvero scoraggiante. Ma Giona doveva arrivare a quel punto, così come anche noi dobbiamo arrivarci sempre di nuovo: a riconoscere la nostra impotenza spirituale.

Per poter davvero sperimentare la grazia di Dio, non dobbiamo solo ammettere i nostri peccati, ma anche che da soli non possiamo liberarci e purificarci da essi. Ancora una volta, però, la nostra cultura non ci aiuta, perché siamo abituati che con la tecnologia possiamo risolvere tutti i problemi. E così può succedere che anche se riconosciamo la nostra responsabilità per un’azione sbagliata, crediamo comunque di poter “rimediare” da soli in un qualche modo.

Il modo più comune in cui cerchiamo di farlo è applicando il concetto della moralità alla nostra vita, ovvero credendo che se ci impegniamo abbastanza – con la nostra religiosità – possiamo riparare la nostra relazione con Dio e persino metterlo in una posizione in cui non può dirci di no.

Questa idea, che ci si possa “aggiustare” attraverso lo sforzo morale, circolava certamente ai tempi di Giona. È un presupposto fondamentale di ogni altra religione. Ma Giona giustamente la rifiuta. Si rende conto che è condannato e definitivamente “dietro le sbarre” per il suo peccato e la sua ribellione, e riconosce che non c’è nessun modo per aprire quelle sbarre da solo.

Dio ci risponde e ci libera da circostanze impossibili, ma Dio ha lasciato che le circostanze diventassero impossibili prima di liberare Giona. Non so con certezza perché sia così, ma sembra che nella vita cristiana le angosce e i problemi arrivino a ondate. Spesso le circostanze si sviluppano fino al punto in cui non riusciamo a vedere alcuna via d’uscita. Ma a quel punto possiamo ricordarci della situazione di Giona. Era disperata. Ma non con Dio, perché come dice Gesù: “Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio” (Marco 10:27)!

C’è speranza, nonostante il nostro peccato

Ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. (Giona 2:7b-8)

A un certo punto, pur non essendo ancora stato liberato, Giona deve aver ricevuto da Dio stesso la certezza che sarebbe stato salvato. Giona poté nuovamente dire: “O Signore, mio Dio!”. È un bellissimo riferimento a Dio, perché solo quando Dio diventa nuovamente il nostro Signore e il nostro Dio può avvenire un vero cambiamento duraturo nella nostra vita.

Giona continua dicendo che quando stava perdendo ogni speranza si ricordò del Signore, e questo fece la differenza tra la vittoria e la sconfitta. L’unica persona che può fare la differenza in situazioni impossibili è Dio stesso, ma in quelle situazioni difficili e impossibili, se non scegliamo di ricordare il Signore, allora stiamo scegliendo di ignorare la sua capacità di aiutarci.

Giona non sta dicendo che aveva dimenticato il Signore, ma piuttosto che in quel momento si decise a riconoscere nuovamente Dio come il Signore della sua vita e come colui che poteva fare la differenza nella sua situazione e quindi di cercare il suo aiuto.

A volte può essere che ci ritroviamo a gemere come fece Abacuc, dicendo: “Fino a quando griderò, o SIGNORE, senza che tu mi dia ascolto?” (Abacuc 1:2). Ma Giona ci dà il coraggio di essere implacabili nella nostra preghiera, di continuare a gridare a Dio e di credere che Dio risponderà al più presto.

E così fu, perché la preghiera di Giona giunse fino a Dio, nel suo tempio santo. Non è incredibile che le preghiere di semplici esseri umani mortali come noi possano raggiungere la presenza stessa di Dio? Non dovrebbe essere un pensiero motivante per indurci a pregare di più il Signore, sapendo che Lui ascolta, risponde e che può fare la differenza nelle nostre situazioni impossibili e anche altrimenti nella nostra vita quotidiana?

La grazia di Dio diventa meravigliosa, infinitamente consolante, bella e umiliante solo quando crediamo pienamente, afferriamo e ricordiamo a noi stessi che non meritiamo altro che la condanna, che siamo totalmente incapaci di salvarci, e che Dio ci ha salvato, nonostante il nostro peccato, a un costo per Lui infinitamente grande.

Purtroppo però, molte persone hanno una visione troppo alta di sé stessi e non sentono di aver bisogno della grazia di Dio. Altri ancora si vedono davvero come dei falliti ma, anche se possono avere qualche nozione di un astratto “Dio d’amore”, non si rendono veramente conto di quanto sia costato a Gesù liberarli dal loro debito, dalla schiavitù del peccato e dalla morte.

Possiamo ora forse capire in parte come mai troviamo la grazia non nei punti più alti della nostra vita, ma nelle valli e nelle profondità, quanto tocchiamo il fondo. Nessun cuore umano arriverà a capire la sua peccaminosità e impotenza spirituale semplicemente sentendosi dire che è peccaminoso. Gli dovrà spesso essere mostrato attraverso brutali esperienze.

Nessun cuore umano oserà credere in tale grazia gratuita e a caro prezzo a meno che non sia la sua unica speranza. È spesso una combinazione di circostanze difficili, di comprensione del vangelo biblico e di preghiera insistente che ci porta a riconoscere con meraviglia la grazia di Dio, anche quando ci troviamo nei luoghi più oscuri e profondi.

Magari proprio in questo momento ti senti colpevole davanti a Dio, forse proprio a causa della tua disobbedienza. E se ti stai chiedendo: “C’è speranza per me? Dio avrà pietà di me e ascolterà il mio grido d’angoscia?”, prendi esempio da Giona. La sua angoscia era il frutto della sua colpa, ma Dio gli rispose e gli diede un’altra possibilità.

Se la tua disobbedienza è la causa della tua angoscia, pentiti e grida al Signore. Egli ti risponderà nonostante la tua colpa. Suppongo che niente ci faccia disperare nella nostra angoscia come il pensiero che Dio ci abbia messo da parte perché è arrabbiato con noi. E immagino che la maggior parte di noi potrebbe dire: “Se Dio mi ha messo in questa situazione schifosa perché è scontento di me, allora non ha senso pregare per cercare il suo aiuto”.

Ma Giona si azzardò a pregare per la liberazione dallo stesso Dio che lo aveva gettato in acqua. Anche quando Dio è scontento di noi, non ci porta mai nell’afflizione solo per punirci. Dio desidera sempre portarci al ravvedimento e ristabilirci.

Anche se ti sei sentito come se la mano stessa di Dio fosse contro di te nella tua angoscia, non evitare di invocarlo. Dio risponde sempre ai suoi figli nonostante il suo giudizio. Quindi, rincuorati e fatti consolare da questa storia di Giona! Dio si occupa di te come ha fatto con lui. Può esserci un grande pesce, ma c’è anche un grande Dio. Ci può essere un mare profondo, ma c’è anche un Dio onnipotente che ti tira fuori da esso.

Amen

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