In fuga dalla grazia – 3a Parte

28 Marzo 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona. Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, il suo Dio, e disse: «Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce. Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” Le acque mi hanno sommerso, l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore». E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma. (Giona 2)

Da quando Giona si mise a pregare nel ventre del pesce, pare che abbia iniziato a capire qualcosa della misericordia e della grazia di Dio. Dio si è mostrato misericordioso con Giona, perché scelse di non punirlo nonostante la sua disobbedienza e di questo Giona se ne rese conto dopo aver constatato di non essere morto.

Ma Dio non si limitò a perdonarlo. Gli dimostrò anche la sua grazia, il suo favore immeritato. Giona era perduto, era condannato e incapace di aprire da solo le porte della sua prigione. Dio avrebbe potuto perdonarlo, ma lasciarlo comunque morire. Eppure Dio scelse anche di andare oltre, salvandolo e ristabilendolo come suo profeta.

Che Giona abbia finalmente afferrato il significato della grazia?

Gli idoli spirituali che allontanano la grazia

Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; (Giona 2:9)

Giona stava sperimentando la grazia di Dio sulla propria pelle. Se inserita nel contesto dell’intero libro di Giona, tuttavia, questa preghiera presenta un aspetto preoccupante. Se il libro terminasse qui, potremmo anche pensare che Giona abbia imparato la lezione e abbia fatto tesoro delle sue esperienze. Eppure, già le parole del versetto 9 ci lasciano un po’ con l’amaro in bocca.

La sua affermazione è formalmente corretta. Credo che anche noi saremmo d’accordo nel dire che l’idolatria impedisce a chi la pratica di ricevere la grazia di Dio. Nella sua legge Dio lo ha ripetuto più volte (Levitico 19:4). Ma a chi si stava riferendo Giona?

Potremmo prendere le parole di Giona come un riferimento generico alla legge di Dio, ma le sue parole stonano un po’ nel contesto della preghiera che stava facendo. Sebbene questa affermazione sia vera, non possiamo fare a meno di leggerla alla luce della ricaduta di Giona nella rabbia e nella confusione che vedremo quando arriveremo al capitolo 4.

Nelle sue parole possiamo già percepire quel senso di superiorità e di presunzione che lo avrebbe fatto esplodere di rabbia quando Dio mostrò pietà nei confronti degli abitanti di Ninive. Come è possibile che nel mezzo della disperazione personale – non era nemmeno ancora stato salvato – Giona ebbe tempo di pensare ai pagani che non si meritano la grazia di Dio?

Non posso evitare di leggere queste parole di Giona come se stesse dicendo: “Guardami Dio, non sono come quei pagani che non ti adorano. Io sono meglio di loro. Io mi merito di essere salvato.” Eppure, proprio mentre lui esprimeva tutta questa sua presunzione, in superficie, su un mare calmo, quei marinai che per Giona erano degli adoratori di idoli senza valore, stavano invocando il nome del Signore. Il loro timore di Dio si era trasformato adorazione.

Giona continuava a pensare di essere qualcosa di meglio, solo perché apparteneva al popolo di Dio. Vedeva gli idoli che i pagani adoravano, ma non riusciva a vedere gli idoli spirituali più subdoli che lui stesso tollerava nella sua vita: orgoglio e presunzione. Questi suoi idoli gli impedivano di afferrare pienamente che anche lui, proprio come i pagani, viveva solo e in egual misura per la grazia di Dio.

Questo mi ricorda la parabola raccontata da Gesù del fariseo e del pubblicano che salirono al tempio per pregare. Mentre il fariseo si vantava di non essere come tutti gli altri peccatori e disprezzava il pubblicano, “il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: O Dio, abbi pietà di me, peccatore!” (Luca 18:13).

Commentando la scena Gesù disse:

Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato. (Luca 18:14)

In tutti noi c’è un po’ di Giona. Magari in questo momento la tua vita sta andando per il meglio e potresti dire in tutta sincerità: “Non sono come gli altri. Ho una vita spirituale migliore, seguo la volontà di Dio, non tollero il peccato e servo il Signore con la mia vita”.

Ma non dimenticare che se sei arrivato dove ti trovi adesso, non è merito tuo, bensì della misericordia e della grazia di Dio. Possono esserci idoli subdoli e difficili da scoprire anche nella nostra vita che, al pari di veri e propri idoli, ci impediscono di ricevere la grazia di Dio.

Quali aspetti del tuo carattere, quali successi spirituali o traguardi nella fede tendono a farti credere di meritare le benedizioni di Dio? L’orgoglio è sempre in agguato e ricorda che non puoi renderti conto che Gesù è tutto ciò di cui hai bisogno finché Gesù non è tutto ciò che hai. E questo vale per ogni fase della tua vita, non importa quanto avanti tu sia già nella tua conoscenza di Dio, quanti anni della tua vita gli hai già dedicato o quanto prestigiosi siano stati i tuoi servizi per Dio.

Ogni volta che pensi di essere già giunto al traguardo, stai in realtà allontanando la grazia che Dio avrebbe ancora in serbo per te. Ogni volta che pensi di essere migliore di altri o di meritare la grazia di Dio più di altri, stai in realtà proprio impendendo a questa stessa grazia di agire nella tua vita.

Le preghiere da trincea

Ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore. (Giona 2:10)

Non credo che dovremmo mettere in dubbio la genuinità delle parole di Giona. Giona si pentì davvero di essere fuggito da Dio ed era sincero quando promise che gli avrebbe offerto sacrifici e ringraziamenti, che sarebbe tornato a servirlo come suo profeta, che avrebbe obbedito all’ordine di Dio di andare a Ninive.

Tutto nella preghiera di Giona sembra indicare che fosse sincero. E se il libro di Giona terminasse al capitolo 3, non avrei alcun problema ad affermare che Giona abbia davvero compreso fino in fondo il significato della grazia di Dio. Ma il libro continua con il capitolo 4 nel quale troviamo un’altra preghiera di Giona, una preghiera piena di rabbia e risentimento nei confronti di Dio.

Quante volte abbiamo sentito noi stessi dire che se Dio ci avesse liberato da una situazione o da un problema avremmo poi fatto qualsiasi cosa per lui? Quando Dio interviene in modo miracoloso nella nostra vita, è probabile che saremo ripieni di gratitudine. È anche facile che penseremo di aver finalmente conosciuto “per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:1) o possiamo arrivare a dire con Giobbe “Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l’occhio mio ti ha visto” (Giobbe 42:5). Ma non illudiamoci di aver compreso in tutta la sua totalità e grandezza il mistero della grazia di Dio.

Come ci spieghiamo dunque il fatto che, come successe a Giona, possiamo arrivare in certi momenti a dedicarci con tutto il cuore a Dio? Esiste un fenomeno chiamato “preghiera da trincea”. Il nome deriva da una tipica situazione nella quale si trovavano spesso gli eserciti nemici durante la prima guerra mondiale: due eserciti nemici rintanati ciascuno nella propria trincea a poche centinaia di metri di distanza.

Regolarmente i soldati erano chiamati a correre attraverso la “terra di nessuno” fra le due trincee per cercare di conquistare la trincea opposta. In qualsiasi momento del giorno e della notte, all’improvviso, un proiettile o una scheggia di granata avrebbero potuto togliere loro la vita.

La “preghiera da trincea” è dunque la preghiera della disperazione più totale: “Dio, se mi tiri fuori di qui farò tutto quello che vuoi”. Rileggete la preghiera di Giona da questo punto di vista. Giona si ricordò del Signore quando credeva che oramai tutto fosse finito:

Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del SIGNORE. (Giona 2:8)

Giona ci dà un’interpretazione un po’ soggettiva degli eventi: “Io ho gridato al SIGNORE… ho gridato e tu hai udito… io mi sono ricordato del SIGNORE…”. Ma dalla sua preghiera non è chiaro se confessò di avere peccato fuggendo da Dio. Non pare nemmeno riconoscere che è stato il Signore ad agire per primo quando fece venire il pesce che lo inghiottì.

In altre parole, nonostante la rivelazione ricevuta durante i tre giorni trascorsi nel ventre del pesce, non possiamo fare a meno di pensare che Giona non abbia poi afferrato la grazia così profondamente come potremmo pensare a una prima lettura superficiale. Non credo che noi siamo meglio di Giona. Quindi ricorda che anche quando credi di aver finalmente compreso le profondità della grazia di Dio, c’è ancora molto da scoprire!

Certo, anche noi possiamo e dobbiamo gridare a Dio nei momenti di disperazione, come fece Giona, ma perché aspettare di essere nella disperazione più assoluta prima di invocare il Signore? Nella Parola di Dio troviamo molte promesse che possiamo fare nostre già prima di non avere altra via d’uscita.

Quando ad esempio ti senti solo, puoi pregare: “Signore hai detto nella tua Parola che non mi avresti mai lasciato né abbandonato!”. Quando hai paura puoi pregare: “Signore mi hai rassicurato dicendomi di non temere!”. Quando sei nel bisogno puoi pregare: “Signore hai detto che avresti soddisfatto tutti i miei bisogni secondo le tue ricchezze in Cristo Gesù”. Quando hai bisogno di perdono puoi pregare: “Signore hai detto che se avessi confessato i miei peccati saresti stato fedele e giusto da perdonarmi e da purificarmi da ogni iniquità”.

Dio ci risponde nell’angoscia per conquistare la nostra incondizionata fedeltà e riempirci di ringraziamento per la sua misericordia. È vero che “la salvezza viene dal Signore”, ma solo quando ci toglie dai pasticci o quando gridiamo a lui nel mezzo della disperazione. Il Signore vuole essere la nostra salvezza in ogni singolo istante della nostra vita. Vuole che riconosciamo che non viviamo per caso e che la nostra vita non è dettata dalle circostanze.

Nel Salmo 50:15 il Signore ci dice:

Invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai.

È davvero incredibile quanto misericordioso è il nostro Dio. Dio scelse di liberare Giona anche se, come risulterà evidente al capitolo 4, il suo ravvedimento fu solo parziale. Allo stesso modo il nostro Dio misericordioso lavora pazientemente con ognuno di noi, per quanto imperfetti e incapaci siamo. Questa meravigliosa verità non dovrebbe forse riempire i nostri cuori di gratitudine? Siamo custoditi dalla mano sovrana di Dio: lo riconosci anche nella tua vita?

Salvati dalla grazia immeritata di Dio

E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma. (Giona 2:11)

Dio è misericordioso al punto da rispondere anche alle nostre “preghiere da trincea”, anche se sa che non saremo in grado di adempiere tutte le promesse fatte in quel momento di angoscia. Anche nella vita di Giona possiamo vedere la mano sovrana di Dio all’opera.

Giona potrà anche aver pregato spinto dalla disperazione, senza aver compreso a fondo la grazia di Dio, ma Dio ha comunque risposto. Per questo anche oggi Dio risponde alle nostre disperate preghiere. Non perché ci umiliamo. Non perché usiamo le giuste parole. Non perché abbiamo l’atteggiamento giusto. E certamente non perché siamo in qualche modo migliori degli altri. Dio risponde alle nostre preghiere perché è nella sua natura essere misericordioso.

Quando il Signore permette che attraversiamo periodi di avversità e persecuzione (e ci passeremo), lo fa per risvegliarci dal nostro torpore. Anche se possiamo aver dimenticato la nostra identità e lo scopo della nostra esistenza, Dio non l’ha dimenticato e non lo dimenticherà mai, e finché non torneremo a quella comprensione della nostra identità e del nostro scopo, il Signore, in tutto il suo amore per noi, farà tutto il necessario per rimetterci in carreggiata.

Così Dio parlò e il pesce “vomitò Giona sulla terraferma”. Ricordate quando Giona si trovava ancora sulla nave con i marinai e come, dopo aver scoperto che lui era la causa del problema in cui si trovavano, nonostante lui avesse detto loro di gettarlo in mare, si sforzarono di remare per tornare a riva, ma invano?

Ecco che ora invece, senza alcuno sforzo da parte di Giona, Il pesce lo riporta sulla terraferma. Non è sorprendente che a volte, quando Dio decide di fare qualcosa con e attraverso di noi, nessuno – nemmeno noi stessi – può mettersi sulla sua strada?

È incredibile quanto lontano da Dio ci possa portare la ribellione e quanto dolore e miseria sperimentiamo e causiamo anche agli altri. Ma è anche vero che se ci pentiamo e gridiamo a Dio, il Signore stesso ci riporta sul sentiero e in modi che non avremmo mai potuto immaginare.

Il mondo ha bisogno di vedere Gesù in azione e poiché noi siamo il corpo di Cristo, il mondo lo vedrà attraverso di noi. Se ti sei allontanato, oggi è il giorno per tornare a Dio, se invece ti stai godendo il tuo viaggio con il Signore puoi scendere ancora più in intimità con lui, accompagnando e indicando la strada agli altri che sono in cammino con te.

Il tempo nel quale stiamo vivendo è un tempo di grazia, è questo il tempo per diventare e fare tutto ciò che lui ha previsto per noi. Cerchiamo il Signore finché possiamo. Oggi è il giorno, non solo perché il domani non ci è garantito, ma anche perché ogni giorno trascorso con il Signore a fare la sua volontà è un giorno che ci porta a comprendere meglio il mistero della sua grazia.

Amen

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