La prima promessa trionfante sul peccato

21 Gennaio 2024

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Giovanni Accadia

Giovanni Accadia

Anziano

Stiamo trattando il libro della Genesi, il primo dei libri della Bibbia. Abbiamo visto che Dio trino è il creatore, Colui che dal nulla ha fatto i cieli, la terra, le piante e gli animali. La scorsa domenica ci siamo soffermati sulla creazione dell’uomo e della donna e sul perfetto equilibrio e complementarità del loro rapporto.

Dio si riposò nel fatto che tutto era molto buono. Non saprei dire quanto tempo sia durato questo “molto buono”. In ogni caso, già nel terzo capitolo della Bibbia, tutto va a rotoli.

 Il capitolo 3 di Genesi è un capitolo decisivo per comprendere la natura del peccato.

In questo capitolo vediamo la prima tragedia della storia umana che porta conseguenze su più fronti: una tragedia nel rapporto uomo – Dio, uomo – donna (poi tra uomini in generale) e uomo – creazione.

A causa del peccato, questi rapporti sono stati rovesciati in modo irreversibile fino alla fine dei tempi.

Per capire meglio il capitolo 3, vi leggo due versetti chiave dal capitolo precedente. Versetti 16 e 17:

“Dio il Signore ordinò all’uomo: mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai.”

Non leggiamo il capitolo 3 per mancanza di tempo, ma spero che abbiate avuto la possibilità di leggerlo già a casa.

Lo riassumo brevemente; chi ha la Bibbia può seguirmi nel testo.

Nei primi cinque versetti del capitolo 3 notiamo il dialogo tra il serpente e la donna riguardo all’albero della conoscenza del bene e del male.

Nei versetti 6 e 7 c’è l’atto di ribellione.

Nei versetti da 8 a 13 troviamo il dialogo tra Dio, e l’uomo e la donna riguardo al peccato compiuto.

Nei versetti da 14 a 19 c’è il racconto del giudizio di Dio sulle Sue creature, con la prima promessa riguardo alla progenie della donna che schiaccerà satana.

Nei versetti da 20 a 24 vediamo gli atti di grazia di Dio: le tuniche di pelle che fece per Adamo ed Eva, e il fatto che non permise all’uomo di continuare a vivere in quello stato peccaminoso in eterno, bandendolo dall’albero della vita.

Fin qui il testo di oggi.

IL PROMOTORE DEL PECCATO

Il tema del peccato è il fulcro di questo capitolo. Potremmo anche parlare a lungo della grazia di Dio o del libero arbitrio, ecc, ma il tema principale è il peccato.

Questo è il capitolo del primo peccato della storia umana.

Prima di vedere più da vicino l’uomo, il protagonista del peccato e della morte, e com’è fatto il peccato, voglio spendere qualche frase sul promotore del peccato: Satana.

È lui che prepara il terreno; da egli parte il racconto; egli è il primo a muoversi. È quell’essere nascosto all’uomo che si muove attivamente per sabotare e uccidere. Satana é un ingannatore molto astuto.

Vediamo alcuni modi di agire:

  • è abile a non apparire e a non presentarsi per quello che è veramente.

Egli si manifesta attraverso un serpente, e non attacca direttamente l’uomo, ma la donna.

Satana non aveva come obiettivo quello di ingannare Eva con una piccola menzogna. Il suo obiettivo era più grande: distruggere la vita spirituale e fisica dell’uomo facendogli mangiare il frutto proibito.

Non avrebbe vinto se le sue intenzioni fossero state esplicite e sincere.

Di fatto riuscì a spingere Eva sulla strada del peccato in modo ingannevole e subdolo, così che lei mangiasse di quel frutto con leggerezza.

Adamo conosceva meglio la parola di Dio; l’ordine di non mangiare fu affidato direttamente a lui prima che Eva fosse creata.

Lo leggiamo al versetto 17: “…il quale ti avevo ordinato di non mangiare…”

Non voglio dire che Eva non abbia peccato mangiando il frutto, ma la cosa più grave sembra essere il fatto che lei ha contribuito a far peccare Adamo: Dio disse ad Eva “… perché hai fatto questo …?” Si riferiva al fatto di dare il frutto a suo marito.

Trovo importante notare queste dinamiche per capire come Satana è pienamente abile nel saper come e da dove iniziare per ingannare, distruggere e uccidere.

Adamo ed Eva capirono tutto chiaramente quando il limite fissato da Dio fu già oltrepassato: Adamo mangiò il frutto proibito e allora capirono chi fosse realmente il serpente, qual era il suo scopo, e la gravità di quello che avevano fatto. 

Oltre a sapersi camuffare bene, satana ha un’altra grande abilità:

  • è abile ad usare la parola di Dio

Satana mischia la verità alla menzogna, prende la Parola e la distorce a suo piacimento.

Al versetto 1 il serpente dice: “…come! Dio vi ha detto di non mangiare di nessun albero del giardino?” mentre Dio aveva proibito solo un albero.

Al versetto 4 disse ancora: “No, non morirete affatto!”

Al versetto 5: “Sarete come Dio!”

Satana si è dimostrato affidabile proprio tramite la parola di Dio. La conosceva.

Con l’autorità della parola di Dio è riuscito a infondere dubbi ad Eva circa l’amore di Dio nei loro confronti.

Affermava delle verità, ma nel contempo camuffava delle altre.

Con la parola è riuscito a persuaderli che Dio volesse privargli di qualcosa di più meraviglioso di quanto avessero già.

Vedendo la proibizione come qualcosa di svantaggioso, cedettero all’idea che essere come Dio fosse qualcosa di più straordinario.

Infondo quel frutto sembrava meraviglioso da vedere, da gustare e per acquistare conoscenza.

Satana è spesso anche per noi il promotore delle nostre cadute. Cioè, colui il cui scopo è demolire la nostra vita spirituale in comunione con Dio. E lo fa attirandoci dolcemente. È il nostro nemico, ma solitamente non ci attaccherà mostrandoci la sua vera natura. Per attaccarci può usare mezzi e persone piacevoli. 

Il suo attacco apparirà in modo innocuo, facile da dominare, privo di pericolo in sé stesso. Quel serpente non fu un essere spaventoso e temibile per la loro morte; sembrava tutto sotto controllo.

Credo che tanti dei malesseri che viviamo siano derivati proprio dal fatto che permettiamo al nemico di sbandierare nelle nostre vite false fantasie. Fantasie che appaiono sane, più attraenti e appaganti persino di Dio stesso.

Le domande che dovremmo porci e che possono aiutarci nella nostra quotidianità possono essere le seguenti:

Quello che mi sta succedendo mi stimola ad avere fiducia nell’amore di Dio per me? Mi spinge a non dubitare delle Sue buone intenzioni?

Mi porta a essere dipendente o indipendente da Dio?

Dopo aver riflettuto brevemente su come Satana promuove il peccato e quali domande porsi per fermare il suo scopo, vediamo ora la natura del peccato.

LA NATURA DEL PECCATO

(il peccato è una condizione del cuore che si allontana da Dio preferendo altre cose) 

Se vuoi vedere splendere in piena forza le promesse di Dio, devi ora seguirmi nell’oscurità del peccato umano.

Le stelle ci sono anche in pieno giorno, ma solo nel buio profondo potrai ammirare veramente la bellezza degli astri splendenti.

Con questo voglio dire che è proprio comprendendo la gravità del tuo peccato, che vedrai lo splendore delle gloriose promesse divine!

Vediamo sin dal versetto 1 la natura del peccato.

Il peccato volge sempre le spalle alla Parola di Dio.

Il peccato porta a vedere la parola di Dio piena di proibizioni rappresentando un Dio ostile e pesante da seguire. L’opposto di ciò che disse Gesù riguardo ai Suoi comandamenti che non sono gravosi.

Eva, cercando di correggere l’affermazione esagerata del serpente, disse riguardo all’albero:

 “… Dio ha detto non ne mangiate e non lo toccate …”

Il divieto di Dio era solo di non mangiare dell’albero.

Aggiungere proibizioni alla parola di Dio è qualcosa che Satana ha provato a fare dall’inizio e che ha continuato a fare.

Troviamo la stessa natura del peccato nei farisei, i quali hanno aggiunto tantissime regole alla Parola di Dio.

Non a caso Gesù stesso li chiamò figli del Diavolo in Giovanni 8:44, facendo una chiara analogia proprio a Genesi 3:

Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità …” 

Hai mai pensato alla gravità del peccato di voltare le spalle alla parola di Dio o, peggio ancora, di usarla per legittimare i propri pensieri distorti su Dio, o più palesemente per peccare?

Se stiamo voltando le spalle alla Parola di Dio per perseguire i nostri desideri o, peggio ancora, se consapevolmente abusiamo di essa, stiamo peccando vergognosamente.

A proposito di desideri, vedremo ora come questi sono al centro delle dinamiche del peccato in noi.

LE DINAMICHE DEL PECCATO IN NOI

Spesso non sono gli oggetti dei nostri desideri a essere malvagi.

Il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non era qualcosa di brutto e pericoloso, anzi era qualcosa di bello e buono come tutte le altre cose create da Dio.

Lo scopo di quell’albero era quello di dimostrare all’uomo che era libero di scegliere.

Come ha detto Daniele domenica scorsa: Dio non mise dei burattini nel giardino.

Mangiare il frutto proibito rappresenta il desiderio peccaminoso dell’uomo nell’essere indipendente da Dio: voglio essere più intelligente di te, sono più autorevole di te, sono più saggio di te, penso di potermi prendere cura di me stesso meglio di quanto tu possa farlo… Non sei un buon Padre e quindi faccio come credo meglio.

A questo punto potremmo affermare che prima di mangiare il frutto, il peccato ha già messo radice nei cuori di Adamo ed Eva.

Il peccato nutre il piacere e il desiderio di essere soddisfatti in qualcos’altro che non è da Dio.

Il peccato cercherà dei mezzi perfettamente convincenti per farci trovare la soddisfazione all’infuori di ciò che ha prefisso Dio.

Userà componenti decisivi per attirare l’uomo: appetibilità, bellezza, superbia.

Versetto 6 “La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza …”

Queste tre componenti sono esattamente quelle che riporta il nuovo testamento in I Giovanni 2:16:

“Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo”. (di cui satana è il principe)

Quindi, grazie all’influenza di satana, quel frutto diventò per loro…

  • buono da mangiare: concupiscenza della carne;
  • bello da vedere: concupiscenza degli occhi;
  • desiderabile per acquistare conoscenza: superbia della vita.

Se ti fermi a riflettere su uno dei tuoi peccati troverai sempre almeno uno di questi tre elementi se non addirittura tutti.

Elementi che ti hanno portato a compierlo.

Ad esempio, prendiamo uno semplice che capita a tutti: la scontentezza.

la scontentezza, ad esempio, è legata alla superbia della vita.

Non parlo di quella scontentezza giusta per le cose ingiuste nel mondo che vediamo, come quella che vediamo spesso anche nel salmista.

Parlo di quella scontentezza che influenza negativamente il nostro rapporto con Dio e con gli altri.

perché essere scontento è legato ad una rassegnazione invece che ad una fiducia in Dio.

e di conseguenza e come se dici a Dio qualcosa di simile ad Eva: non sono contento di quello che hai previsto per me, io mi rassegno e non ho più fiducia in te ma di me stesso.

Invece dovresti dire nella tua scontentezza: Signore voglio ricevere quello che dai, rinunciare a quello che trattieni, cedere quello che prendi, perché non voglio far prevalere l mia volontà al di sopra della tua.

Questo semplice esempio dimostra com’è fatta la nostra natura.

Il problema serio non è che abbiamo una natura peccaminosa, ma che compiamo il peccato, anche se solo nella nostra mente.

Perché solo quando il peccato è compiuto produce morte e devastazione.

Giacomo 1:15 “Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte .

Ed è esattamente il processo che è avvenuto in Genesi 3 con Adamo ed Eva.

La morte è arrivata col compimento del peccato di disubbidienza alla parola di Dio.

Forse ci rendiamo conto che, per noi credenti, satana non è così pericoloso confrontato ai pericoli delle nostre concupiscenze e desideri di superiorità.

Non c’è modo di affrontarle, l’unico modo è scappare.

Giacomo, infatti, dice possiamo resistere al maligno, ma per quanto riguarda le passioni della carne, in II Timoteo 2:22 è scritto di fuggire.

La mia domanda allora è:

Ci stiamo rendendo conto quanto siamo continuamente esposti al pericolo?

Attieniti alla Parola chiara e semplice di Dio, senza voltare spalle ad essa e senza aggiungere altro.

La caduta di Adamo ci insegna tanto; ci mostra come siamo e che non saremmo stati migliori di lui.

Dopo aver riflettuto su quelle che sono le dinamiche del peccato in noi, ora vediamo quali sono le conseguenze.

LE CONSEGUENZE DEL PECCATO

Il peccato porta ripercussioni in tutte le sfere relazionali dell’uomo: nel rapporto con Dio, nel rapporto con Eva o fra uomini in generale, ed infine con tutta la creazione, la natura.

  • Il rapporto con Dio

Prima Adamo poteva vedere e parlare con Dio tranquillamente, a viso scoperto.

Dopo il peccato non più.

Il peccato ha separato questa comunione e questo accesso diretto a Dio.

Se da un lato l’uomo è diventato più simile a Dio riguardo alla conoscenza del bene e del male, dall’altro ha perso l’immagine di Dio. Non é più in grado di riflettere il carattere di Dio nel modo di relazionarsi.

Se prima cercava Dio e lo amava, dopo il peccato si nasconde da Dio e ha paura.

Se prima Adamo onorava Dio, dopo il peccato lo calunniava incolpandolo di avergli messo la donna accanto.

Un rapporto totalmente rovesciato.

  • Il rapporto con Eva e con gli uomini in generale

Subito dopo aver disubbidito, Adamo ed Eva ebbero vergogna.

Nasce quel senso di diffidenza reciproca: cosa pensa di me? Perché mi guarda?

Avvertono sensazioni di abuso da parte dell’altro.

Con l’annuncio della maledizione di Dio nel loro rapporto, vediamo altre conseguenze.

Nel versetto 16, oltre ai dolori del parto, troviamo anche le sofferenze dovute alle relazioni rovinate dal peccato:

“… i tuoi desideri saranno rivolti verso tuo marito ed egli dominerà su di te …”

Il termine “desideri” non è legato affatto a qualcosa di buono nell’ebraico.

Troviamo lo stesso termine nel capitolo successivo, al versetto 7, quando Caino stava per uccidere il fratello:

“… Il Signore gli disse … il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te …”

Questo termine indica il desiderio di voler dominare l’uomo.

Così da quel momento in avanti la donna cercherà di prevaricare sull’uomo e l’uomo da parte sua, la dominerà.

Il termine esatto di dominare sembra significhi abusare.

Quindi mentre l’una cercherà di prevaricare, l’altro cercherà di abusare.

È una relazione totalmente sconvolta dal peccato.

E questa dinamica è rimasta, la troviamo nella società di oggi; ne vediamo le conseguenze portate all’estremo: donne sole, donne in pieno potere e in assoluta indipendenza, e donne abusate dagli uomini.

Dall’altro lato troviamo uomini fiacchi, chiusi in sé stessi, privi di responsabilità oppure uomini duri e violenti.

Ciascuna di queste realtà è la conseguenza dell’altra.

  • Il rapporto con il creato

Il rapporto con la creazione prima del peccato non dava nessun problema.

Se prima del peccato la terra era stata benedetta a beneficio dell’uomo, dopo il peccato la terra sarà maledetta allo scopo di appesantire la vita dell’uomo.

Prima la terra non produceva cose malsane e pericolose; stessa cosa per gli animali diventati col tempo pericolosi e non più sottomessi all’uomo.

Prima del peccato tutti mangiavano erba, nessuno moriva per sopperire i bisogni dell’altro.

dopo il peccato subito c’è stato il primo sacrificio animale per sopperire ai bisogni di qualcun altro.

non che fosse peccato mangiare carne, ma solo una conseguenza.

Con il tempo Dio stesso ordinò di ammazzare e mangiare animali, anche in questo vediamo un rapporto con la creazione stravolto dal peccato.

Nonostante la Terra sia ancora oggi meravigliosa, è rimasta tuttora sotto maledizione e piena di pericoli.

Prima il corpo non si affaticava, il lavoro era riposante e la donna non soffriva per i parti…

Quando i rapporti fra noi sono infranti, Genesi 3 ci insegna che il nostro peccato compiuto è la causa.

Abbiamo visto finora la natura del peccato nell’interno del cuore con le sue concupiscenze, e le conseguenze nei rapporti con Dio, col prossimo e con il creato.

Abbiamo capito che non possiamo eliminare definitivamente né la maledizione di Dio su questa terra, né il nostro stato di peccatori.

Prv 20:9 ” chi può dire: ho purificato il mio cuore, sono puro dal mio peccato?”

Possiamo però riconoscere i pericoli del peccato, per evitare di compierlo. 

Dobbiamo però ammettere che fin qui non abbiamo ancora trovato una gran bella notizia, né una gran bella speranza!

C’è solo tanto caos. Adamo ed Eva hanno preso consapevolezza del loro peccato; noi anche abbiamo preso consapevolezza del nostro. Ma non basta.

Abbiamo bisogno che Dio creatore intervenga per rimettere ordine nel caos del peccato.

LA PRIMA PROMESSA TRIONFANTE SUL PECCATO

Così arriviamo alla prima grande e straordinaria promessa di Dio che può dare speranza all’uomo, dal primo all’ultimo sulla Terra!

Nelle conseguenze del peccato, non abbiamo nominato il serpente e la punizione riservata a lui.

Lo nominiamo ora perché nella sua sentenza, troviamo la promessa.

Possiamo osservare che in sostanza si è scavato la fossa da solo, perché proprio dalla donna che egli ha ingannato, arriverà qualcuno che gli frantumerà il capo.

Versetto 15: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno”.

Qui vediamo il preannuncio del Vangelo; il preannuncio dell’esito della battaglia finale tra la progenie di satana con i suoi seguaci, e Cristo, il discendente di Eva con coloro che sono in Lui!

In Ebrei 2:14 leggiamo: «Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo.”

Nel mezzo della maledizione vediamo splendere una promessa piena di speranza!

Da adesso in avanti la promessa di Dio sarà sempre presente nel piano di redenzione, assicurando che Egli stesso preparerà una progenie benedetta, trionfante sulla morte.

Questa promessa, preannunciata dalla caduta di Adamo, continua per mezzo di Abramo.

In Galati 3:8 leggiamo “La Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato gli stranieri per fede, preannunciò ad Abraamo questa buona notizia: «In te saranno benedette tutte le nazioni».”

Poi dai discendenti di Abramo è arrivato Cristo ed in Lui per fede siamo parte di quella promessa!

Perché lo ricordiamo: siamo figli di Abramo poiché è per fede che egli fu giustificato, e per fede anche noi lo siamo.

Adamo ed Eva potevano avere un barlume di speranza; sapevano che Dio avrebbe mantenuto la promessa e che satana sarebbe stato sconfitto.

In quello stato misero avevano ora uno scopo per cui vivere: sperare nella promessa di un potente Salvatore!

Quanto deve essere stato gradevole sentire questa notizia nonostante il loro peccato!

Poterono così affrontare i loro affanni in modo diverso; poterono trasmettere qualcosa di buono ai loro figli.

La grazia di Dio comincia sin da subito ad avvicinarsi al peccatore.

Cercandolo e chiamandolo per nome Dio si dimostra compassionevole: “Adamo dove sei?” “So cos’hai fatto, non nasconderti perché, nonostante tutto, voglio mostrarti la mia grazia.

 

La grazia di Dio non è limitata ad una promessa teorica e distante.

Egli ha dimostrato subito la Sua grazia in maniera pratica almeno in due modi:

  1. Dio fece delle tuniche di pelle di animale per vestirli vrs 19

Qui avviene il primo spargimento di sangue con lo scopo di coprire la nudità peccaminosa dell’uomo.

Vediamo la prima morte fisica di espiazione di un animale.

Questo sacrificio fu simbolo di realtà future: prima dei sacrifici del popolo d’Israele e poi un giorno del sostituto per redimere per sempre i peccatori che si ravvedono.

  1. In secondo luogo Dio ha dimostrato la Sua grazia in modo pratico, facendo in modo che luomo non avesse accesso allalbero della vita.

Vrs 22 “…guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dellalbero della vita, ne mangia e viva per sempre”.

Anche questo fu un atto di grazia perché permise all’uomo di non vivere nello stato di peccato e maledizione per sempre.

Questo fa la promessa di Dio: dona speranza, scopo e anche benedizioni concrete nella vita presente!

Questa promessa è valida anche per noi!

Si è realizzata in parte oggi perché le nostre anime sono custodite dal sangue di Cristo versato per noi, e grazie al Suo Spirito sparso nei cuori sottomessi a Lui.

E un giorno Dio ci darà l’onore di partecipare alla distruzione del male e della redenzione completa nella nuova creazione.

Abbiamo compreso ed identificato il nostro peccato, abbiamo visto la promessa di redenzione nella progenie di Eva, sappiamo di dover portare il nostro peccato alla croce di questa progenie che è Cristo.

Nonostante tutto ciò a volte non siamo in pace perché vediamo che tutto questo non basta, e forse uno dei motivi è perché la cosa che facciamo è questa:

(illustrazione del sacco di spazzatura, riprendiamo il nostro sacco che abbiamo deposto alla croce)

Per concludere, voglio dire che

c’è solo una cosa giusta che possiamo fare quando abbiamo compreso, identificato e messo davanti a Cristo un nostro peccato:

ravvederci.

Chiedere a Dio di intervenire nel nostro cuore per darci la tristezza per aver disonorato di nuovo la sua grazia, la sua promessa.

Solo in questo modo sarai suscettibile alla puzza del peccato.

Quando ne sentirai la puzza tappati il naso e girati dall’altra parte.

Quando lo vedi cammina nella direzione opposta.

Quando i pensieri ti attirano sostituiscili subito con qualcosa di buono.

Queste sono il tipo di opere degne di ravvedimento che l’apostolo elogia in Atti 26:20

La cosa più penosa è vedere cristiani che sono andati talmente oltre, che oramai abituati al peccato lo commettono senza esitazione o possibilità di scelta.

Può sembrare grande o piccolo ai nostri occhi, ma il peccato è sempre spregevole agli occhi di Dio

È vero, in Cristo il Signore perdona i nostri peccati, ma non li tollera.

Egli ha preso su di sé la maledizione divina al posto nostro proprio perché non li tollera.

Come risponderemo?

Chiederemo a Dio quel desiderio di essere contriti per i peccati che abbiamo tollerato nella nostra vita?

Soltanto in questo caso saremo pronti per vedere questa promessa di redenzione in genesi 3 più splendente che mai nel caos della nostra vita.

Soltanto tramite il ravvedimento il buio del nostro peccato ha uno scopo valido, manifestare come le stelle di notte le Promesse di Dio.

Amen.

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