La torre di Babele: un tentativo di unità mal riuscito

18 Febbraio 2024

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Domenica scorsa abbiamo studiato il meraviglioso patto che Dio strinse con Noè dopo il diluvio. L’arcobaleno è il simbolo che ci ricorda la promessa di Dio che “nessun essere vivente sarà più sterminato dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra” (Genesi 9:11). Dio aveva però anche dato un chiaro incarico a Noè e alla sua famiglia: “Crescete, moltiplicatevi e riempite la terra” (Genesi 9:1).

Così, in Genesi 10, capitolo che è anche chiamato “tavola delle nazioni”, leggiamo della discendenza dei figli di Noè che ripopolarono la terra dando vita a tutti i grandi popoli della storia antica (Egizi, Greci, Assiri, Medi, Persi…), “nei loro diversi paesi, ciascuno secondo la propria lingua, secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni” (Genesi 10:5).

Si sono dunque moltiplicati e hanno riempito la terra, ma come mai sono tutti divisi? Come si è arrivati al punto da avere differenti popoli, ciascuno con la propria lingua? Perché leggiamo di un certo Peleg, il cui nome deriva dal verbo dividere, che fu chiamato così “perché ai suoi giorni la terra fu spartita” (Genesi 10:25)?

Tutto questo ci porta al capitolo 11, una specie di flashback, che ci aiuta a capire perché le nazioni furono divise e perché nacquero tutte queste lingue e questi popoli diversi.

L’orgoglio di Babele: “Acquistiamoci fama!”

Tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. Dirigendosi verso l’Oriente, gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Scinear, e là si stanziarono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamo dei mattoni cotti con il fuoco!» Essi adoperarono mattoni anziché pietre, e bitume invece di calce. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra». (Genesi 11:1-4)

Dopo aver creato l’uomo, Dio gli diede l’ordine: “Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra” (Genesi 1:28). Per riempire la terra gli esseri umani avrebbero dovuto dividersi fisicamente per raggiungere i confini del mondo, restando però uniti come parte della famiglia di Dio e portando in tutto il mondo l’immagine di Dio. Purtroppo, l’uomo scelse di riempire la terra con la violenza costringendo Dio a mandare il diluvio per ricominciare tutto da capo.

Lo stesso ordine fu ripetuto a Noè e ai suoi figli dopo il diluvio. Dopo il diluvio l’umanità era nuovamente unita, “parlava la stessa lingua e usava le stesse parole”. Regnavano le perfette condizioni per portare avanti il compito dato da Dio a Noè di riempire la terra, ma l’umanità scelse ancora una volta di disobbedire a Dio.

Invece di uscire a scoprire e popolare il mondo, si fermarono “in una pianura nel paese di Scinear”, la regione dove scorrono i fiumi Tigri ed Eufrate e che corrisponde all’odierno Iraq. Il tutto peggiorò ulteriormente quando scelsero di costruire “una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo”. Il problema non era tanto la costruzione di una torre o di una città, bensì lo scopo: “Acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra”!

La torre di Babele rappresenta il tentativo di creare un’unità artificiale spinta dall’orgoglio e dal desiderio di prendere il posto di Dio, di essere indipendenti da Dio. L’umanità si fece ingannare da poche persone potenti che sfruttarono la lingua e la cultura comune per convincere gli altri ad unirsi a loro nel folle progetto di voler dichiarare guerra a Dio.

L’impulso di innalzare noi stessi e di pensare di poter funzionare indipendentemente da Dio è ancora presente nel cuore umano fino ad oggi. Un’ottima descrizione dello spirito di Genesi 11 potrebbe essere: “Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima”.

Purtroppo, nessuno di noi è immune all’orgoglio e alla presunzione. Non pensare nemmeno di essere immune alla pressione che la società può esercitare su di te per convincerti che una cosa folle sia per te la cosa giusta e migliore da fare in questo momento.

Il Salmo 127 ci insegna che “se il SIGNORE non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori” (12:1). Quali sono gli obiettivi della tua vita? Ti sei soffermato ultimamente a riflettere sulle motivazioni che ti hanno spinto a fare determinate scelte nella tua vita? Noi siamo liberi di fare ciò che vogliamo, ma l’Apostolo Paolo ci ricorda che “non ogni cosa è utile”.

Poi continua dicendo: “Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla” (1 Corinzi 6:12). Ogni nostra scelta ha delle conseguenze. Non permettere che i tuoi desideri insoddisfatti dominino su di te, ma lascia che sia il Signore a soddisfare i tuoi bisogni!

Pensando alla storia della torre di Babele, c’è forse qualcosa nella tua vita che ti stai ostinando a voler portare avanti o che stai lottando per portare a termine, anche se Dio ti ha già chiaramente chiesto di fermarti o se ti ha già promesso che sarà Lui stesso a provvedere?

Un atto della misericordia di Dio

Il Signore discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini costruivano. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perché l’uno non capisca la lingua dell’altro!» (Genesi 11:5-7)

Quando il Signore vide la città e la torre, riconobbe subito l’enorme pericolo. Se gli uomini, uniti e parlando la stessa lingua erano in grado di ideare un progetto così folle come la costruzione di una torre per sfidare Dio, cosa sarebbero stati in grado di fare se Dio non li avesse fermati? Gli uomini si sarebbero distrutti da soli!

Siccome Dio aveva promesso di non più distruggere l’umanità, la sua risposta alla presunzione e all’arroganza dell’uomo consistette proprio nel causare ciò che temevano: piegò il loro orgoglio e li disperse su tutta la faccia della terra. La soluzione di Dio fu: “confondiamo il loro linguaggio, perché l’uno non capisca la lingua dell’altro”.

Ciò che può sembrarci un atto di vendetta di Dio, fu invece un vero e proprio atto di misericordia, proprio come quando cacciò l’uomo dal paradiso, affinché non mangiasse del frutto dell’albero della vita e fosse costretto a vivere per sempre nel peccato!

Dio scelse di portare confusione nelle lingue parlate sulla terra per impedire che l’umanità si unisse nuovamente per cospirare contro di Lui e portare avanti piani malvagi che avrebbero solo portato nuova violenza e distruzione. Proprio come prima del diluvio e come sta succedendo ora, che abbiamo praticamente superato le barriere linguistiche e di comunicazione.

La Bibbia ci avverte che anche negli ultimi tempi gli uomini tenteranno nuovamente di unire tutto il mondo sotto un’unica guida, accecati da Satana, per introdurre un governo unico mondiale e per stabilire un’unica religione senza Dio e senza Cristo. Non è però ciò che Dio vuole.

Dio promuove l’unità nella diversità, non l’omogeneità! Dio non vuole che siamo uniformati nel nostro pensiero o che siamo tutti uguali. Dio ha fatto ogni essere umano diverso per una ragione: per incoraggiare la libertà di pensiero e l’indipendenza. Siamo chiamati a essere scettici, a non seguire ciecamente la folla e a non rinunciare al nostro pensiero, alla nostra fede o alle nostre convinzioni solo perché tutti gli altri credono in modo diverso.

Purtroppo, la storia è piena di esempi di ciò che succede se il mondo si unisce attorno a falsi ideali o pericolose ideologie, portando a violenza, distruzione e oppressione a scapito dei più deboli. Solo Gesù Cristo è la via, la verità e la vita (Giovanni 14:6). Gesù disse: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32). Per questo l’Apostolo Paolo ci esorta dicendo:

Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo. (Colossesi 2:8)

Conoscere e studiare la Parola di Dio non è solo una questione di obbedienza o un fastidioso dovere da buon cristiano, ma è anche una potente protezione dall’inganno di Satana, il padre della menzogna, e ci aiuta a non ripetere gli errori del passato!

Come possiamo leggere nel Salmo 139, siamo stati fatti in modo stupendo. Sei stato creato come un individuo unico agli occhi di Dio e il Signore ha dei pensieri preziosi e meravigliosi per te. Dio ha sì confuso il linguaggio sulla terra, ma non ha mai smesso di comunicare con noi, di cercarci, di amarci. Non permettere all’opinione della società o di altre persone di convincerti del contrario!

Lascia che sia Dio ad innalzarti

Così il Signore li disperse di là su tutta la faccia della terra ed essi cessarono di costruire la città. Perciò a questa fu dato il nome di Babel, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là li disperse su tutta la faccia della terra. (Genesi 11:8-9)

Dio non si limitò a confondere il linguaggio umano, ma scelse anche di disperdere gli esseri umani su tutta la faccia della terra. Il luogo dove fu costruita la torre ricevette il nome Babel, da un verbo che significa “confondere”. Ma il Signore, in tutta la sua sovranità, fece nascere da questa dispersione un grande popolo che avrebbe riportato la benedizione di Dio sulla terra.

All’inizio vi ho parlato di un certo Peleg, che fu chiamato così “perché ai suoi giorni la terra fu spartita” (Genesi 10:25). Nel resto del capitolo 10 non si dice nulla riguardo alla sua discendenza, troviamo solo quella di suo fratello Ioctan. Ma alla fine del capitolo 11, mentre sulla terra regnava la confusione, ritroviamo la discendenza di Sem che questa volta però si concentra su Peleg fino ad arrivare all’uomo che sarà al centro dei prossimi capitoli.

A Babele regnava un certo Nimrod, del quale leggiamo che “cominciò a essere potente sulla terra” (Genesi 10:8). Fu probabilmente lui uno di quelli che organizzò la costruzione della torre di Babele per essere ancora più potente. Ma Dio spezzò il suo orgoglio. E, dopo aver disperso gli uomini su tutta la faccia della terra, Dio scelse uno sconosciuto per renderlo grande tra le nazioni: Abramo!

Fu ad Abramo che Dio fece una grandissima promessa: “In te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Genesi 12:3). Una promessa che si avverò con la venuta di Gesù Cristo che “umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2:8).

Fu Cristo, uomo “mansueto e umile di cuore” (Matteo 11:29), che Dio scelse di innalzare:

Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. (Filippesi 2:9-11)

Cristo ha umiliato sé stesso affinché noi potessimo essere innalzati in Lui e di conseguenza dare gloria a Dio con la nostra vita. È Cristo ad unirci oltre ogni barriera linguistica e culturale per permetterci nuovamente di portare l’immagine di Dio in tutta la terra, perché, come scrive Paolo ai Galati: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3:28).

E così arriviamo alla promessa di Dio che troviamo nel racconto della torre di Babele: se rinunciamo a volerci innalzare da soli dando spazio al nostro orgoglio, sottomettendoci invece a Dio, sarà Lui stesso a rendere grande il nostro nome come membri della grande famiglia di Dio unita in Cristo! Proprio come fece con Abramo.

Perciò, l’Apostolo Giacomo dice:

Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v’innalzerà. (Giacomo 4:10)

Umiliarsi davanti a Dio è la chiave per essere innalzati. Ciò che successe a Babele ci ricorda che è molto meglio che sia Dio a innalzarci piuttosto che noi a innalzarci da soli. Sei disposto ad arrenderti completamente a Dio e a lasciare che sia il tuo Creatore, che vuole solo il meglio per te, ad avere il controllo della tua vita?

Amen

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