L’abito non fa il monaco?

21 Novembre 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dell’amore che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti. (Colossesi 3:12-15)

Riflettendo su questi versetti mi sono venuti in mente due modi di dire. In italiano esiste il proverbio “l’abito non fa il monaco”, che esprime un invito a diffidare delle apparenze, perché spesso le persone non sono come appaiono a prima vista, anzi molte volte sono (purtroppo) l’opposto.

In tedesco esiste invece il modo di dire “Kleider machen Leute” (lett. “Gli abiti fanno le persone”) che esprime l’esatto opposto del proverbio italiano, corrisponderebbe a “L’abito fa il monaco”! Questo detto esprime il fatto che l’impatto di una persona sugli altri dipende (anche) dai vestiti che indossa. Per esempio, in particolari professioni c’è un certo codice di abbigliamento: nelle banche, gli impiegati indossano spesso giacca e cravatta, ma in un cantiere questi vestiti sarebbero totalmente fuori luogo.

In questi versetti Paolo descrive alcune caratteristiche e virtù cristiane, proprio come degli abiti che Dio ci offre da indossare. Se da una parte è vero che l’abito non fa il monaco, nel senso che non basta comportarsi da cristiani per esserlo davvero, è anche vero che l’abito fa il monaco, nel senso che gli abiti che Dio ci offre hanno davvero il potenziale di renderci degli ottimi cristiani anche nel nostro comportamento.

Il guardaroba di Dio

Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. (Colossesi 3:12)

Nei versetti precedenti Paolo aveva decritto tutta una serie di caratteristiche negative come degli abiti che dovremmo togliere ed eliminare dal nostro guardaroba. Dio non ci lascia però nudi e così come ha vestito Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, offre anche a noi cristiani un guardaroba nuovo di zecca.

Ma prima di elencare quali sono questi abiti che Dio ci invita ad indossare, Paolo ci ricorda che siamo “eletti di Dio, santi e amati”. Il fatto che siamo “eletti” ci ricorda che è stato Dio stesso a sceglierci, a chiamarci per essere parte della sua famiglia.

Il secondo termine, “santi”, indica che dal momento che abbiamo scelto di credere in Gesù Cristo, non apparteniamo più a questo mondo, ma apparteniamo a Dio per vivere come suoi figli. Non apparteniamo ora più a noi stessi, ma apparteniamo interamente a Lui (1 Corinzi 6:19-20).

E non da ultimo Paolo ci ricorda che siamo “amati” da Dio. Il termine “amati” è usato per descrivere l’amore di Dio che ha creato tutte le cose ed è stato mostrato sulla croce. Dio ti ha perdonato sulla croce prima che tu nascessi. Il suo perdono è completo e definitivo. Non è condizionato o parziale. Il sacrificio di Gesù lo ha reso una realtà.

Se sei nato di nuovo perché hai permesso a Dio di gettare il tuo peccato nel profondo dell’oceano e di darti in cambio la giustizia di Cristo, allora fai parte del popolo eletto, santo e amato di Dio. Come tale, il desiderio di Dio è che tu possa ora riflettere il suo carattere. Per questo qui Paolo elenca cinque caratteristiche o virtù che Dio vuole donarci, affinché possiamo riflettere il suo carattere nella nostra vita.

Il primo abito che Dio ci offre è descritto come “sentimenti di misericordia. Letteralmente dal Greco sarebbe meglio tradurre con “profonda misericordia”. È sicuramente la caratteristica che meglio conosciamo, siccome l’abbiamo trattata tutto l’anno, e che abbiamo imparato a conoscere come una caratteristica propria di Dio che si mostra gentile e compassionevole con noi, non dandoci la punizione che ci meriteremmo. Per noi sarebbe dunque la capacità di non rendere male per male, bensì di vincere il male con il bene (Romani 12:17-21).

La seconda virtù che Dio ci offre è la “benevolenza. Anche questa è principalmente una caratteristica di Dio e descrive un atteggiamento benevolo verso le persone che si esprime in atti concreti di benedizione e gentilezza. In altre parole, significa fare del bene agli altri.

Al terzo posto troviamo l’“umiltà”, e che potremmo descrivere come l’attitudine di stimare gli altri superiori a noi stessi (Filippesi 2:3). Gesù è il più grande esempio di umiltà d’animo (Filippesi 2:1). Essere umili non ha niente che fare con l’avere una bassa autostima, ma indica piuttosto la capacità di saperci valutare per ciò che siamo veramente agli occhi di Dio: eletti, santi e amati, e questo non da noi, ma per grazia (Romani 12:3)!

Come quarto punto Paolo menziona la “mansuetudine. Una persona mansueta non è una persona debole, anzi, è una persona consapevole della propria forza e del proprio potere, ma che li controlla invece di abusarne. È decisamente una virtù prettamente divina e non umana.

È solo lo Spirito Santo che può renderci capaci di rispondere con grazia e misericordia quando veniamo sfidati e provocati dagli altri, o quando qualcuno ci fa del male. Essere mansueti significa avere autocontrollo quando veniamo provocati o trattati male, perché sappiamo che Dio ha tutto sotto il suo controllo.

L’ultima virtù che Dio ci offre è, giustamente, la “pazienza” e descrive la capacità di saper sopportare le persone o le circostanze difficili che ci circondano. Anche questa è una delle qualità principali di Dio, che gli permette di rivolgersi a noi sempre di nuovo con grazia e misericordia, nonostante la nostra continua ribellione. Quando Dio ci dona la sua pazienza divina, possiamo riuscire a sopportare persone o circostanze provocatorie senza reagire.

Questo e gli altri tratti descritti in questo versetto combaciano perfettamente con ciò che Paolo descrive essere il frutto dello Spirito in Galati 5:

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo. (Galati 5:22)

È importante che non vediamo questa lista di virtù come qualcosa che dobbiamo sforzarci a produrre nella nostra vita quotidiana, al punto da sentirci male se non appariamo come dei cristiani perfetti. Ricorda: l’abito non fa il monaco!

Ciò che abbiamo di fronte è invece un guardaroba totalmente nuovo che Dio ci offre giornalmente. Queste sono tutte offerte che Dio ci fa. Il nostro contributo consiste innanzitutto nel riconoscere che ne abbiamo bisogno e poi di permettere a Dio di rivestirci di queste qualità. Ogni giorno abbiamo la possibilità di andare da Dio e di prenderci ciò di cui abbiamo bisogno!

Pensa alla tua personale situazione al lavoro, in famiglia, nel tuo matrimonio. Di quale di queste caratteristiche senti di avere particolarmente bisogno in questo momento? Di quale di queste offerte che Dio ti fa vorresti approfittare? Fa parte della crescita di ogni cristiano imparare ad andare regolarmente all’armadio di Dio e prendere ciò che serve per affrontare nel migliore dei modi ogni relazione e ogni situazione della nostra vita. In questo senso possiamo dire che l’abito fa il monaco, ma solo se indossi l’abito che Dio stesso ti offre!

Se non sai cosa indossare, indossa l’amore

Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dell’amore che è il vincolo della perfezione. (Colossesi 3:13-14)

Ti è già capitato di stare davanti al tuo armadio e di non sapere cosa indossare per una determinata circostanza? In quelle occasioni aiuta ad alleviare lo stress se hai nell’armadio una determinata combinazione di vestiti che sai che va sempre bene, non troppo elegante, ma nemmeno troppo casual… Insomma, qualcosa che sai che puoi indossare tranquillamente e farai una bella figura.

Può capitare anche nella vita cristiana di trovarti in situazioni dove davvero non hai idea di come dovresti comportarti. Oppure ti trovi davanti a una sfida e ti rendi conto di non essere in grado di affrontarla senza perdere la pazienza, senza arrabbiarti o senza reagire con cattiveria nei confronti di chi ti sta provocando.

In quel caso hai due opzioni. La prima consiste, come abbiamo visto prima, di andare all’armadio delle virtù di Dio e scegliere l’abito che Dio ti offre e che ti serve in quel momento. Non è mai sbagliato andare da Dio per chiedergli di darti sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine o di pazienza. Ma se non sei sicuro quale di questi vestiti ti serve in una determinata circostanza o se pensi che non siano sufficienti, c’è sempre un altro abito che Dio ti offre, che è l’abito fondamentale che Dio ti offre e che si addice sempre: l’amore!

Come dice Paolo l’amore è “il vincolo della perfezione”. In altre parole è come se l’amore fosse un meraviglioso scialle che completa il nostro outfit. È l’amore che tiene insieme tutto il resto, è l’amore che tiene unita la chiesa, le amicizie, la famiglia, il matrimonio.

Di tutte le caratteristiche elencate da Paolo l’amore è la principale. Se andiamo da Dio a chiedergli amore di sicuro non sbagliamo mai. Innanzitutto perché l’amore che riceveremo da Dio aiuterà noi stessi ad elaborare nel giusto modo la magari difficile situazione nella quale ci troviamo. Dio ci offre di poter gettare su di lui ogni nostra preoccupazione (1 Pietro 5:5) e di darci in cambio il suo amore.

Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. (Romani 5:5)

È l’amore di Dio a darci la speranza che in ogni sfida, in ogni circostanza avversa, in ogni volta che sentiamo di non avere più le forze per andare avanti o quando sentiamo che stiamo per esplodere, che Lui è lì con noi e ci avvolge nel suo amore!

Per Paolo è chiaro che dovremmo ogni giorno provare ad indossare gli abiti che Dio ci offre e che al di sopra di tutti questi ci serve anche l’amore di Dio. È solo se riceviamo l’amore di Dio per noi che possiamo riuscire a sopportarci e perdonarci a vicenda, come Paolo ci esorta a fare al versetto 13.

Il pensiero di Paolo è molto evidente se lo applichiamo ad esempio al matrimonio. Quando due persone, forse anche molto diverse tra loro scelgono di trascorrere insieme il resto della loro vita, nascono per forza di cosa attriti e difficoltà che sono da affrontare.

Sarebbe però sbagliato pensare di poter superare queste difficolta semplicemente sforzandoci a sopportare l’altro, o “ingoiando il rospo” subendo in modo passivo ogni sfogo o comportamento negativo del partner. Sforzandoci poi magari pure a “perdonare”, perché “è così che un cristiano deve fare”.

Se pensiamo che sia questo ciò che Paolo ci sta chiedendo in questo versetto ci sbagliamo. L’idea è invece che andiamo da Dio con i nostri pesi, con le nostre preoccupazioni, con tutto ciò che ci infastidisce del partner, depositando ogni cosa ai piedi della croce. Forse anche lamentandoci con Dio e sfogandoci con lui. Senza però fermarci lì. Quando depositiamo i nostri pesi presso Dio, lui desidera darci qualcosa in cambio: misericordia, benevolenza, umiltà, mansuetudine, pazienza, e, al di sopra di tutte queste cose amore!

Se permettiamo a Dio di darci ciò che lui ci offre in cambio della nostra frustrazione, allora, come conseguenza delle caratteristiche divine che avremo indossato, saremo in grado di sopportare e di perdonare. Lo potremo fare perché l’amore ci dà la speranza, che così come Dio è all’opera nei nostri cuori, lo sarà anche nel cuore del nostro partner.

Sarà poi Dio stesso poi a darci le forze per sopportare l’altra persona, invece di chiudere ogni rapporto. Ma non finisce qui. Dio non ci darà solo le forze per sopportare in modo passivo, o addirittura passivo-aggressivo, l’altra persona, ma ci darà pure la capacità di perdonare e di amare di tutto cuore nostra moglie o nostro marito. E tutto questo senza che dobbiamo pretendere qualcosa in cambio dall’altro!

Se comprendiamo a fondo questo principio dello scambio che Dio ci offre, ci rendiamo conto quanto questa offerta di Dio ci libera da grandi pesi e da grandi responsabilità che ci siamo forse assunti senza che avremmo dovuto.

Io non sono responsabile per come mia moglie si comporta e lei non è responsabile per come io mi comporto. Se ci assumiamo la responsabilità per ciò che il nostro partner fa o non fa, ci assumiamo una responsabilità che finirà col pesare inutilmente sulle nostre spalle. L’offerta che Dio ci fa è di toglierci questo peso e di darci in cambio il suo amore.

Questo è un principio che vale ovunque, anche al di fuori del matrimonio. Siamo unicamente al 100% responsabili per la nostra vita davanti a Dio e agli altri. Il nostro dovere è di sopportarci e perdonarci a vicenda, senza però pretendere lo stesso dall’altro. Se l’altro non lo fa è sua responsabilità davanti a Dio. Perché questo? Perché è così che Cristo fa anche con noi!

Dobbiamo continuamente ricordare a noi stessi che stiamo modellando la nostra vita sulla base del modello di Cristo. Quanto Cristo ha dovuto sopportare e perdonare me e te? Gesù porta forse rancore per quello che abbiamo fatto in passato o che continuiamo a fare? No, non lo fa. Per questo Paolo ci chiede di agire allo stesso modo gli uni con gli altri, lasciandoci pure un’altra incredibile promessa.

Il risultato: la pace di Cristo

E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti. (Colossesi 3:15)

Paolo ci spiega che se indossiamo gli abiti che Dio ci offre e se di conseguenza siamo in grado di sopportarci e perdonarci a vicenda grazie all’amore che Dio ha per noi, allora la pace di Cristo regnerà nei nostri cuori. Come potremmo non essere riconoscenti al Signore per questo suo dono?

La pace intesa biblicamente non è una semplice assenza di conflitti. Non significa che ogni conflitto sarà per forza risolto o che non ne avremo mai più di nuovi, ma significa che potremo stare in pace con noi stessi, con gli altri e con Dio, sapendo di aver fatto ciò che rientrava nella nostra responsabilità.

Se poi naturalmente noi tutti seguiamo gli stessi consigli di Paolo, indossando gli abiti che Dio offre ad ognuno di noi, il risultato ci porterà ad essere “un solo corpo”, ovvero profondamente uniti in Cristo. Perché è a questo che siamo chiamati.

Amen.

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