L’amore di Dio nelle tempeste della nostra vita

31 Gennaio 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Domenica scorsa abbiamo parlato di come Giona cercò di fuggire lontano dalla presenza di Dio. Giona seguì un impulso interiore che lo spinse ad andare nella direzione opposta di dove Dio voleva che andasse. Invece di andare a Ninive, comprò un biglietto per Tarsis.

Abbiamo visto che Tarsis era una città situata sulla costa occidentale della Spagna a oltre 3000 km di distanza. Ironicamente era una città, come Ninive, nella quale Dio era sconosciuto. Giona era convinto che un viaggio a Tarsis sarebbe stato meno pericoloso che un viaggio a Ninive.

Sheldon Blank, un rabbino e teologo, commenta dicendo:

Cos’è Tarsis?… Nella storia è ovunque – ovunque ma non nel posto giusto; rappresenta la direzione opposta, la direzione che una persona prende quando volta le spalle al suo destino… rappresenta le scuse che troviamo, i nostri tentativi di razionalizzazione.

Giona non era più disposto a stare alla presenza di Dio in attesa del prossimo incarico. Era in aperta ribellione contro Dio. Ma credo che Giona abbia scritto questo libro per scuoterci di fronte alle sue scelte. Avrebbe potuto essere più vago nel descrivere l’accaduto, ma ha ribadito la sua destinazione ben tre volte in un solo versetto.

Oggi vedremo che ogni nostra scelta ha delle conseguenze – ogni peccato provoca una tempesta – per noi e anche per altre persone innocenti. Ma vedremo anche come Dio usa queste tempeste per raggiungere i nostri cuori.

Riconosci il peccato che ti porta lontano da Dio

Giona… si imbarcò per andare con loro a Tarsis, lontano dalla presenza del SIGNORE. (Giona 1:3b)

Dopo essere disceso da Gerusalemme a Giaffa, che si trova nelle vicinanze della moderna Tel Aviv, Giona s’imbarco per andare a Tarsis. La traduzione italiana non rende però bene l’idea dell’accaduto. Letteralmente c’è scritto che Giona “discese in essa”, ovvero entrò nella nave e andò sotto coperta, si scelse un posticino tranquillo nella parte più sicura della nave.

Giona era letteralmente disceso, dapprima da Gerusalemme a Giaffa e poi nel ventre della nave, ma Giona stava anche scendendo spiritualmente sempre più in basso, sempre più lontano dalla parola di Dio, dalla chiamata del Signore e dalla presenza del suo Re.

La sua fuga lo rende però anche simpatico. Leggendo le sue disavventure siamo spinti a identificarci con Giona. Non scegliamo anche noi troppo facilmente di sederci in un posto comodo per goderci il viaggio pensando solo a noi stessi?

Quanto siamo realmente toccati dalla misericordia di Dio? La diamo per scontata nei nostri confronti? Ci rendiamo conto che la misericordia di Dio è rivolta anche a coloro che stanno navigando senza meta nella vita, cercando disperatamente ciò che noi diamo per scontato? Quanto velocemente scendiamo a compromessi?

Credo che assomigliamo a Giona più di quanto vorremmo. Quando Dio ci porta a fare qualcosa di difficile – come fu per Giona – il Signore vuole che ci gettiamo tra le sue braccia e ci lasciamo avvolgere dal suo amore per poter comprendere il motivo della sua richiesta.

Ma di solito la nostra reazione è di correre nell’altra direzione. Ci ribelliamo a Dio. Ci gettiamo nel peccato. E come Giona, prima di poter fare qualsiasi altra cosa, dobbiamo riconoscere il nostro errore di valutazione riguardo alle nostre reali condizioni di fronte a Dio.

Giona era tranquillo nel ventre della nave. Si sarà detto: “Ho il diritto di andare a Tarsis, ho pagato per il biglietto, non sono un clandestino”. Eppure, tutte le scuse che possiamo trovare per la disobbedienza non sono che menzogne. Se fai una cosa sbagliata nel modo più giusto in cui può essere fatta, ciò non la rende giusta. Se vai contro la volontà del Signore, anche se lo fai nel modo più decoroso, resta peccato e ti porterà sotto condanna.

In tutto il libro il peccato di Giona è in piena evidenza. La sua ostinata disobbedienza. Il suo odio arrogante. Giona è un ribelle. È un razzista. Ed è un codardo. Non fa ciò che Dio gli dice. Non ama quelle persone come Dio le ama. È egocentrico.

Ma siccome Giona ha condiviso con noi le sue scelte sbagliate in tutta sincerità, possiamo imparare dalla sua storia. Giona ci aiuta a scoprire la misericordia di Dio, a capire che Dio non è guidato da sentimenti di vendetta, bensì da una legge di amore e di grazia. Anche se Giona fugge da Dio, Dio non lo lascia andare. Allo stesso modo agisce con noi!

Le tempeste legate al peccato

Il SIGNORE scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte… (Giona 1:4a)

Giona cercò di fuggire dalla presenza del Signore. Tuttavia, il Signore aveva in mente qualcosa di diverso. Il Signore non aveva alcuna intenzione di permettere a Giona di allontanarsi dalla sua presenza, per questo decise di portare la sua presenza dove si trovava Giona.

Giona si era appena imbarcato su una nave per Tarsis e stava facendo un buon lavoro per confondersi con gli altri viaggiatori, come se niente fosse sbagliato nella sua vita. Dopo tutto, chi conosce i nostri pensieri e le nostre intenzioni se non Dio e noi stessi. E se Dio non li rivela agli altri, siamo al sicuro, no? Quanto è facile nasconderci dietro un’apparenza?

Proprio quando Giona pensava di avercela fatta, ecco che il Signore entrò di nuovo in scena. Il Signore fece qualcosa che né Giona né l’equipaggio della nave avevano previsto, “scatenò un gran vento sul mare”. Il verbo “scatenare” è spesso utilizzato per descrivere il movimento del lanciare un’arma come una lancia. È un’immagine molto vivida per descrivere Dio che lancia una potente tempesta sul mare attorno alla nave di Giona.

Fu un “gran” vento che Dio scatenò – lo stesso termine usato per descrivere Ninive, “la gran città”. Giona si era rifiutato di andare in una grande città e dunque sarebbe finito in una grande tempesta. Da questo impariamo qualcosa di sconcertante: ogni atto di disobbedienza a Dio porta con sé una tempesta.

Questo è uno dei grandi temi della letteratura sapienziale dell’Antico Testamento, in particolare del libro dei Proverbi. Ma attenzione: questo non vuol dire che ogni situazione difficile che entra nella nostra vita sia la punizione per qualche peccato particolare. La Bibbia non dice che ogni difficoltà è il risultato del peccato, ma insegna che ogni peccato ci porterà in difficoltà.

Non possiamo trattare il nostro corpo con indifferenza e aspettarci di avere una buona salute. Non possiamo trattare le persone con indifferenza e aspettarci di mantenere la loro amicizia. Non possiamo mettere i nostri interessi egoistici davanti al bene comune e avere ancora una società funzionante.

Se andiamo contro il disegno di Dio – se pecchiamo contro il nostro corpo, le nostre relazioni o la società – ci saranno delle conseguenze. Il punto è che se infrangiamo le leggi di Dio, stiamo in realtà andando contro il disegno di Dio per la nostra vita, poiché Dio ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo.

La Bibbia parla a volte di Dio che punisce direttamente il peccato:

Chi ha un cuore superbo è in abominio al SIGNORE; certo è che non rimarrà impunito. (Proverbi 16:5)

Ma altre volte ci parla anche del peccato stesso che ci punisce:

La violenza degli empi li porta via, perché rifiutano di praticare l’equità. (Proverbi 21:7)

Ogni peccato porta con sé una tempesta, che sia essa una punizione diretta di Dio o una conseguenza indiretta del nostro stesso comportamento.

Nella storia di Giona le conseguenze della sua disobbedienza sono immediate e drammatiche. La tempesta colpì la nave con una tale furia che pure i marinai esperti che la conducevano furono colti di sorpresa. Tuttavia, questa non è la norma.

È raro che le conseguenze del nostro peccato si mostrino con tale violenza. Certo, è possibile che l’adulterio ci porti al divorzio, che un nostro fallimento morale ci porti a perdere il posto di lavoro o che se trattiamo male il nostro corpo avremo problemi di salute.

I risultati del peccato sono però spesso più simili all’esposizione a un’alta dose di radiazioni. Non si sente improvvisamente dolore nel momento in cui si è esposti. Non è come un proiettile o una spada che ti squarciano. Ti senti abbastanza normale. Solo più tardi avverti i sintomi, forse anni dopo, ma a quel punto è troppo tardi.

Se ad esempio ti abbandoni a pensieri di amarezza, sul momento è piacevole e soddisfacente fantasticare sulla vendetta. Ma lentamente e sicuramente questo ci spingerà sempre più nell’autocommiserazione, eroderà la nostra capacità di fidarci e di godere delle relazioni, e in generale ci priverà della felicità nella vostra vita quotidiana.

Il peccato indurisce sempre la nostra coscienza e ci divora lentamente dall’interno. Ma c’è dell’altro: la tempesta non si abbatté solo su Giona!

Le tempeste legate ai peccatori

…e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi. (Giona 1:4b)

La tempesta non si abbatté solo su Giona, che la meritava, ma anche sui marinai che erano con lui sulla nave. Questo ci insegna che il nostro peccato ha delle conseguenze anche per chi ci sta attorno e che non sempre le tempeste nella nostra vita sono una conseguenza diretta di un nostro peccato particolare.

Le tempeste fanno parte della nostra vita anche perché sono la conseguenza inevitabile del vivere in un mondo caduto e tormentato. In tutto questo c’è però anche una buona notizia, perché, come vedremo le prossime settimane, la tempesta portò i marinai ad una fede genuina nel vero Dio, anche se non era stata colpa loro.

Giona stesso iniziò solo grazie alla tempesta il suo viaggio che lo portò a comprendere la grazia di Dio in un modo nuovo. Quando le tempeste entrano nella nostra vita, sia come conseguenza delle nostre azioni sbagliate oppure no, come cristiani abbiamo la promessa che Dio le userà per il loro bene.

La storia di Giona è un’ottima illustrazione per il concetto esposto da Paolo in Romani 8:

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. (Romani 8:28)

La Bibbia insegna che, per chi crede e ama Dio, ogni difficoltà può servire a ridurre il potere del peccato sul nostro cuore. Le tempeste possono mostrarci verità che altrimenti non vedremmo mai. Le tempeste possono sviluppare in noi fede, speranza, amore, pazienza, umiltà e autocontrollo come nient’altro può fare (Romani 5:3-4).

Questo non deve però spingerci a credere che Dio voglia che noi soffriamo. I primi capitoli della Genesi ci insegnano che Dio non ha creato il mondo e l’umanità per la sofferenza, le malattie, i disastri naturali, l’invecchiamento e la morte. Il male è entrato nel mondo dopo che l’uomo si è allontanato da Dio.

Tuttavia, per quanto sia difficile comprendere le motivazioni saggie e amorevoli di Dio dietro molte delle nostre prove e difficoltà, sarebbe ancora peggio e molto più deprimente pensare che Dio non abbia alcun controllo su di esse o che le nostre sofferenze siano casuali e senza senso.

Come Dio opera attraverso le tempeste

Il SIGNORE scatenò un gran vento sul mare… (Giona 1:4a)

Spesso pensiamo a Gesù che calma le acque, ma Dio può anche suscitare la tempesta. Giona non poteva vedere che nel profondo del terrore della tempesta la misericordia di Dio era all’opera, attirandolo a sé per cambiare il suo cuore.

Non è sorprendente che Giona non abbia inizialmente intravisto la misericordia di Dio nella tempesta. Non poteva immaginare in che modo Dio un giorno sarebbe venuto nel mondo per salvarci. Noi però che conosciamo il significato della croce, sappiamo che Dio può benissimo salvare attraverso la debolezza, la sofferenza e l’apparente sconfitta.

Coloro che videro Gesù morire non videro altro che sconfitta e tragedia. Eppure nel cuore di quell’oscurità la misericordia divina era potentemente all’opera, portando nel mondo il perdono. La salvezza di Dio è venuta nel mondo attraverso la sofferenza, affinché la sua grazia salvifica e la sua potenza potessero operare nella nostra vita mentre attraversiamo difficoltà e dolore. C’è misericordia nel profondo delle nostre tempeste!

Dio permette tempeste nella nostra vita per farci dipendere da Lui e per farci scoprire il suo amore e la sua forza con che vie che altrimenti non avremmo mai percorso. Dio sceglie inoltre di permettere sofferenza nella nostra vita, per prevenire mali più grandi in seguito.

Il più grande pericolo per la nostra crescita spirituale sta nel non renderci conto della nostra cecità, del nostro orgoglio e della nostra autosufficienza. Per nostra natura crediamo di essere molto più bravi a di dirigere saggiamente la nostra vita, di essere molto più in gamba, onesti e buoni di quanto non lo siamo in realtà.

Se commettiamo questi errori Satana sarà ben felice di lasciarci trascorrere una vita tranquilla e prosperosa per anni, in modo che non vediamo la verità finché non sarà troppo tardi. Dio, invece, per amore, vuole mostrarci la reale condizione nella quale ci troviamo in modo che possiamo fare qualcosa al riguardo.

Nel profondo delle nostre tempeste c’è sempre l’amore di Dio. Se ti rivolgi a Dio attraverso la fede in Cristo, Lui non ti lascerà affondare. Perché no? Perché l’unica tempesta che potrebbe veramente distruggerti – la tempesta della giustizia divina e del giudizio sul peccato e sul male – non verrà mai su di te.

Gesù ha già affrontato quell’ultima tempesta per te. È morto, ricevendo la punizione per il peccato che noi meriteremmo, affinché potessimo godere della misericordia di Dio. Questo certamente non risponde a tutte le domande che puoi avere riguardo alla tua sofferenza, ma dimostra che, nonostante tutto, Lui ti ama ancora. Poiché Gesù è stato gettato in quella tempesta per te, puoi essere sicuro che nel profondo di ogni tua tempesta c’è l’amore di Dio.

Amen

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