Lavori PER Dio o CON Dio?

18 Luglio 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Poi Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città; là si fece una capanna e si riparò alla sua ombra, per poter vedere quello che sarebbe successo alla città. (Giona 4:5)

La storia di Giona è la storia di un profeta pieno di risentimento che si confronta con un Dio implacabile. Giona ci mostra cosa vuol dire fuggire da Dio attraverso una disobbedienza diretta e volontaria. Giona ricevette una chiara chiamata da Dio, ma decise poi di fare l’esatto opposto. La sua prima fuga è avvenuta in aperta ribellione a Dio.

Dio non lo lasciò però andare e infine Giona, seppure riluttante, andò a Ninive ad annunciare il giudizio di Dio. Il versetto di oggi ci mostra però che è anche possibile fuggire interiormente da Dio, pur facendo tutto ciò che lui ci chiede di fare. La seconda fuga di Giona fu una fuga interiore e più sottile della prima.

Anche noi possiamo ribellarci interiormente a Dio dicendo: “Ok Signore, ecco come stanno le cose. Se faccio tutto quello che mi chiedi, se adempio a tutti i miei doveri religiosi, allora io e te saremo a posto. E se saremo a posto significa che tu dovrai fare quello che io ti dico di fare.”

Possiamo benissimo lavorare per Dio, adempiendo a tutti I nostri doveri, eppure non essere in sintonia con il cuore di Dio. Tramite la storia di Giona vorrei mostravi oggi la differenza che c’è tra il lavorare per Dio e il lavorare con Dio.

Giona lavorava per Dio

Poi Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città… (Giona 4:5a)

Giona aveva predicato a Ninive dicendo “Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta!”, ma dopo che l’intera città si convertì dalla sua malvagità e Dio rinunciò alla punizione annunciata, il profeta ne fu fortemente irritato. Al punto che Dio dovette riprenderlo dicendogli “Fai bene a irritarti così?”. Ma evidentemente Giona preferì restare nella sua irritazione.

Subito dopo aver terminato la sua disputa con Dio Giona si rimise in viaggio, ma non per tornare a casa. Uscì dalla città ad oriente, dopo averla attraversata completamente da ovest a est e si mise a sedere…

Là si fece una capanna e si riparò alla sua ombra… (Giona 4:5b)

Sembra che Giona sapesse come prendersi cura di sé stesso, pur essendo in ribellione contro Dio. Il sole picchiava sulla sua testa, ma invece di tornare a casa e confidare nel Signore come suo rifugio, preferì costruirsi da solo una capanna. Era talmente irritato nel suo cuore che era disposto di stare seduto in un posto scomodo sotto la stecca del sole, pur di soddisfare il suo profondo desiderio di vendetta.

…per poter vedere quello che sarebbe successo alla città. (Giona 4:5c)

I 40 giorni probabilmente non erano ancora scaduti e Giona stava aspettando di vedere se Dio avrebbe giudicato i Niniviti nonostante il loro pentimento. Segretamente sperava che Dio avrebbe distrutto comunque la città e voleva essere lì quando sarebbe successo. Giona era un uomo proprio come noi, con la ribellione impregnata nelle sue ossa.

Avremmo almeno potuto aspettarci che Giona festeggiasse con la città di Ninive per la sua conversione, proprio come gli angeli avrebbero festeggiato al pentimento di un’intera città. Gesù disse: “Così, vi dico, v’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede” (Luca 15:10). Ma Giona era ben lontano dal gioire!

Se mai ci fu un momento in cui i Niniviti avrebbero avuto bisogno di Giona, fu subito dopo la loro conversione. Migliaia di persone si erano rivolte al Signore, ma erano ancora come neonati senza alcuna conoscenza completa di ciò che significa veramente rivolgersi a Dio. Giona avrebbe potuto e forse anche dovuto prendersi cura dei bisogni spirituali di quei nuovi credenti, ma la sua partenza petulante da Ninive fu l’ennesima ribellione a Dio.

Il problema di Giona, che spesso è anche il nostro, è che non capì cosa significa veramente essere strumenti nelle mani di un Dio misericordioso. Aveva così poca misericordia nel suo cuore che era pronto ad accusare Dio per essere stato misericordioso con chi secondo lui non se lo meritava. Non suona ridicolo? Eppure è così che spesso anche noi ci comportiamo.

Non ti è mai capitato di chiederti perché Dio ha concesso a qualcun altro un successo piuttosto che a te? E di pensare poi: “Vediamo quanto tempo dura, sicuramente fallirà”, invece di gioire per lui? La storia di Giona ci è stata tramandata proprio perché Dio sapeva che anche noi ci saremmo comportati come lui.

Giona ci mostra che è possibile sperimentare la misericordia di Dio, per poi scegliere intenzionalmente di allontanarci da essa. Quando Dio si mostra misericordioso con noi non diventiamo automaticamente misericordiosi anche noi. Dobbiamo dapprima arrivare a capire che non la meritiamo nemmeno noi.

Giona si riteneva un collaboratore di Dio, in effetti era un suo profeta e come tale era stato chiamato da Dio per servire il suo popolo. Ma Giona aveva scelto di farlo a modo suo, secondo le sue regole. Anche noi siamo chiamati a collaborare con Dio, ma possiamo farlo in due modi. Lavorando per Dio come farebbe un qualsiasi dipendente, senza particolare entusiasmo, facendo semplicemente il nostro dovere. Oppure possiamo scegliere di servire Dio consapevoli della nostra responsabilità, in piena dipendenza da Dio, pronti a scoprire ogni nuova opportunità che il Signore ha preparato per noi.

Giona non era disposto ad accettare che fosse Dio a determinare l’esito del suo lavoro, perché avrebbe dovuto mettere da parte il proprio orgoglio. Avrebbe dovuto rinunciare alla sua indipendenza e avrebbe dovuto accettare la volontà di Dio. Potrebbe essere che proprio ora nella tua vita, le cose non stiano andando come volevi/pensavi, ma che Dio stia lavorando per aiutarti a lasciare andare le cose alle quali ti stai aggrappando, per mostrarti ancora di più della sua misericordia?

L’esempio di Gesù Cristo

Sappiamo che Giona ci rimanda a Gesù, che visse il suo essere al servizio di Dio in modo perfetto, mosso dalla misericordia per le persone perdute e dall’amore per i peccatori:

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. (Matteo 9:35-36)

Come riusciva Gesù a gestire la frustrazione, la fatica e il rifiuto che spesso ha dovuto affrontare durante il suo ministero? Come viveva Gesù, il Figlio del Padre e perfetto collaboratore di Dio, la sua vita quotidiana? Nei Vangeli troviamo alcune indicazioni.

Leggiamo ad esempio che “la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava” (Marco 1:35). Prima di prendere una decisione importante come la scelta dei suoi più stretti collaboratori leggiamo che “andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio” (Luca 6:12).

Era ben consapevole di compiere solo le opere che Dio gli chiedeva di fare, come quando incontrò Zaccheo e gli disse: “Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua” (Luca 19:5). Viveva in piena libertà e non condizionato dalle richieste della gente attorno a lui, dai sentimenti o dalle circostanze, facendo solo ciò che il Padre gli chiedeva di fare e al suo tempo, come quando udì che il suo amico Lazzaro era malato, ma “si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava” (Luca 11:6).

Per Gesù era chiaro che ogni opera che è stata preparata dal Padre ha i suoi giusti tempi, una corretta esecuzione e una fine. Anche quando dal nostro punto di vista umano la situazione sembrava un fallimento, Gesù rimetteva ogni cosa nelle mani del Padre e andava avanti. Alcuni esempi li vediamo quando ci furono persone che scelsero di non seguirlo, che non mostrarono gratitudine o che addirittura erano in procinto di tradirlo, come Giuda.

In tutto questo Gesù non ci è solo stato di esempio. È andato fino in fondo morendo per noi. E se noi ora confidiamo in lui siamo in tutto e per tutto figli e figlie di Dio. Avendo sconfitto il peccato e la morte, Cristo ha ottenuto per noi il diritto di essere guidati e sostenuti dallo Spirito Santo. Gesù viveva al 100% nella dipendenza dal Padre e ora anche noi possiamo seguire il suo esempio.

Anche noi possiamo deciderci di assumerci la nostra responsabilità, facendo tutto ciò che Dio ci chiede di fare, arrivando fin dove riusciamo, lasciando però a Dio ciò che rientra nella sua responsabilità. È ciò che Giona non ha fatto. La sua responsabilità era di annunciare il giudizio a Ninive, il suo incarico terminava lì. Il resto era responsabilità di Dio.

Sei consapevole di qual è il tuo compito e di qual è la tua responsabilità? Sei pronto a vivere in questa tensione del fare solo ciò che il Padre ti chiede, lasciando il resto nelle mani di Dio?

Essere collaboratori di Dio

Ecco come l’apostolo Paolo descrive l’ideale collaboratore di Dio:

Così, ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Del resto, quel che si richiede agli amministratori è che ciascuno sia trovato fedele. (1 Corinzi 4:1-2)

L’aspetto più incredibile della storia di Giona è che Dio lo scelse comunque come collaboratore. Allo stesso modo sceglie noi. Dio conosce perfettamente i nostri limiti e la nostra debolezza, la nostra poca capacità di amare, la nostra mancanza di saggezza, la nostra incapacità di fare il bene, quanto facilmente cediamo alle tentazioni e la nostra inaffidabilità.

Nel suo immenso amore per noi Dio ha scelto di “correre il rischio” servendosi di noi, sebbene potrebbe benissimo raggiungere tutti i suoi obiettivi anche senza di noi. Dio chiama sempre persone indegne a servirlo. Esserne consapevoli ci previene dal diventare orgogliosi o dal pretendere qualcosa da Dio come nel caso di Giona.

Siamo liberi di rispondere alla chiamata di Dio oppure no. Ma se rispondiamo alla chiamata, ciò che lui si aspetta è che ci mettiamo a sua completa disposizione, lasciando a lui il controllo affinché possa compiere le sue opere tramite noi. La nostra scelta di collaborare con Dio deve avvenire per amore e in piena libertà. Dio cerca figli e figlie, non delle marionette.

Dalle parole dell’apostolo Paolo ai Corinzi possiamo dedurre che per Dio non conta in primo luogo il successo, bensì la fedeltà. Dio aveva chiesto a Giona di annunciare il suo giudizio a Ninive, cosa sarebbe successo dopo era nelle mani di Dio. Quante volte anche noi non capiamo le vie di Dio e fraintendiamo ciò che lui ci chiede di fare perché fatichiamo a fidarci di lui?

Ciò che Dio si aspetta da noi è che siamo trovati fedeli. Fedeli in che cosa? Nell’amministrare i misteri di Dio, ovvero nel condividere con ogni persona ciò che Cristo ha fatto per noi morendo in croce, condividendo con il nostro prossimo le benedizioni che abbiamo ricevuto da Dio e i tesori che abbiamo scoperto nella sua Parola.

Per poterlo fare è importante che non induriamo il nostro cuore quando le cose non vanno come vogliamo noi, come fece Giona, bensì che diamo a Dio una chance di agire in noi e tramite noi. Per riuscirci dobbiamo lasciare agire in noi lo Spirito Santo, chiedendogli di aprire gli occhi del nostro cuore per vedere la situazione dal punto di vista di Dio.

Dare una chance a Dio significa rivolgerci a lui se ci manca amore, pazienza o saggezza. Significa desiderare che la sua volontà sia fatta, quando e come vuole lui e non come voglio io. Significa imparare ad agire come lui agisce e non fare nulla che anche lui non farebbe. Significa fare la nostra parte sotto la guida dello Spirito Santo al momento giusto, lasciando l’esito dell’azione nelle sue mani.

Se Giona avesse agito in questo modo, sarebbe stato testimone delle infinite e sorprendenti possibilità di Dio. Avrebbe capito che Dio desidera benedire ogni persona che si sottomette alla sua volontà e non solo chi noi crediamo che ne sia degno. Giona non aveva capito che Dio era principalmente interessato al suo cuore e non alle sue azioni.

Dio ci ha chiamati a collaborare con lui “per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo” (Efesini 1:12). Le più grandi sfide per i collaboratori di Dio, come abbiamo avuto modo di vedere all’esempio di Giona, consistono nel rinunciare alla propria volontà, alla propria conoscenza e al proprio agire, impegnandosi invece pienamente a seguire la “follia” delle vie e delle soluzioni di Dio.

Giona aveva scordato che “ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento” (Giacomo 1:17). Il suo “successo” a Ninive fu frutto unicamente della grazia di Dio e Giona ne fu lo strumento. Quanto più avrebbe potuto fare per Dio, se avesse veramente collaborato con la sua grazia invece di lottare contro di essa?

Ogni cosa nella tua vita dipende dalla grazia di Dio. Sei pronto a metterti completamente a sua disposizione, in tutta libertà, con tutta la tua vita e con tutto il tuo essere, pronto a lasciare a Dio il controllo di ogni cosa? È un grande passo che richiede molto coraggio e che parte da un chiaro presupposto: per riuscirci dobbiamo dapprima aver noi stessi sperimentato la misericordia di Dio nella nostra vita.

E cosa succede se per ora non ti senti pronto a compiere questo grande passo? L’incredibile misericordia di Dio arriva a tal punto da lasciarti sempre la libertà di scelta. Non dobbiamo però meravigliarci delle conseguenze se scegliamo di seguire le nostre vie: mieteremo ciò che avremo seminato! Giona avrebbe potuto raccogliere molto di più.

Questa non vuole essere una minaccia, bensì un invito entrare nella piena collaborazione con Dio, a lavorare con lui e non semplicemente per lui. È molto meglio se scegliamo di vivere secondo il modello che ci ha mostrato Gesù stesso, come figli e figlie del Padre. L’invito è di seguire l’esempio che Gesù ci ha dato. Non ci riusciremo ogni giorno, ma possiamo desiderare di crescere in questa attitudine. Questo ci porterà a vivere la nostra vita nella pace e nella gioia che Gesù aveva nel fare la volontà del Padre.

A quel punto non saremo frustrati come Giona se le cose non vanno come noi pensiamo, ma potremo affrontare le sfide della vita quotidiana come fece Gesù, nella consapevolezza che tutto è nelle mani del Padre. Puoi iniziare pregando ogni giorno dicendo: “Signore, mi metto a tua completa disposizione, con tutto ciò che ho e ciò che sono. Ti invito a fare di me ciò che tu vuoi”.

Cosa vuoi scegliere? Vuoi seguire l’esempio di Giona e lavorare per Dio oppure l’esempio di Gesù e lavorare con Dio? Inizia sempre con piccoli passi, Dio ti chiede solo di fare ciò che è nella tua responsabilità e per cui lui ti dà la forza. Porta tutto il resto a Gesù e depositalo ai piedi della croce.

Amen

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