Lo Spirito Santo, la legge di Dio e la misericordia

23 Maggio 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Oggi festeggiamo la Pentecoste, la festa della discesa dello Spirito Santo sui primi credenti riuniti a Gerusalemme e di conseguenza su ogni credente da quel giorno in poi fino a noi oggi. Pochi però sanno che la Pentecoste ha le sue origini in un’altra festa ebraica.

Dio ordinò infatti al suo popolo di celebrare tre grandi feste del raccolto ogni anno, in occasione delle quali tutto il popolo doveva recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme.

Tre volte all’anno ogni tuo maschio si presenterà davanti al SIGNORE tuo Dio, nel luogo che questi avrà scelto: nella festa dei Pani azzimi, nella festa delle Settimane e nella festa delle Capanne. (Deuteronomio 16:16)

Quella che noi oggi conosciamo come Pentecoste era per gli Ebrei la festa delle Settimane, in ebraico Shavuot. Vorrei mostrarvi oggi il profondo legame che c’è tra le due feste, quella ebraica e quella cristiana, e come in tutto ciò c’entra lo Spirito Santo, allora a Gerusalemme e oggi qui per noi, la nostra Chiesa e la nostra vita cristiana.

Shavuot – il dono della legge di Dio

La parola ebraica Shavuot significa “settimane”. Dio aveva ordinato che sette settimane dopo la Pasqua, cioè il 50esimo giorno dopo (da qui il nome Pentecoste, che in greco significa il cinquantesimo), Israele avrebbe dovuto celebrare Shavuot (Levitico 23:15-22).

Le grandi feste di pellegrinaggio erano tre. La prima era la festa dei Pani azzimi, che si celebrava nella settimana subito dopo la Pasqua e serviva per ricordare che quando Israele fuggì dall’Egitto dovette farlo in tutta fretta, senza poter portare con sé del pane lievitato.

In autunno seguiva poi la festa delle Capanne, come terza grande festa di pellegrinaggio a Gerusalemme, in memoria del periodo trascorso nel deserto dopo la fuga dall’Egitto. La festa serviva a ricordare al popolo la liberazione, la protezione e l’assistenza di Dio durante il viaggio nel deserto narrato nell’Esodo. Era anche la festa per celebrare il raccolto autunnale.

Tra queste due feste si posizionava appunto Shavuot, la festa delle Settimane. Mentre le altre due feste servivano principalmente a ricordare la liberazione dalla schiavitù e a come Dio aveva preservato e provveduto per il suo popolo, la festa delle Settimane serviva a ricordare al popolo che la nuova libertà necessitava di chiare regole affinché potesse rimanere tale. Perché la libertà senza limiti finisce presto col diventare una nuova forma di schiavitù.

Servivano chiare indicazioni da parte di Dio per poterla gestire. Ed è proprio ciò che avvenne quando Israele giunse al monte Sinai, dove accadde qualcosa di spettacolare:

Il monte Sinai era tutto fumante, perché il SIGNORE vi era disceso in mezzo al fuoco; il fumo saliva come il fumo di una fornace, e tutto il monte tremava forte. (Esodo 19:18)

Dio stesso parlò dal cielo al popolo d’Israele tramite il suo servo Mosè. Fu in quell’occasione che il Signore diede loro la sua legge, la Torah. Quel giorno gli Israeliti strinsero un patto con Dio e promisero di fare tutto quello che il Signore aveva detto loro (Esodo 19:8). Secondo le tradizioni rabbiniche, tutto questo avvenne il 50esimo giorno dopo la prima Pasqua, 50 giorni dopo la fuga dall’Egitto. Ecco il perché della festa.

Avendo ricevuto la legge e con l’alleanza che il popolo stipulò con Dio, gli Israeliti divennero il Popolo di Dio. Shavuot segna dunque la nascita di Israele come popolo dell’alleanza di Dio. Israele divenne quel giorno “un regno di sacerdoti, una nazione santa” (Esodo 19:6). La Torah divenne simbolo di questa alleanza.

Un altro dettaglio interessante, è che Shavuot era l’unica festa alla quale era permesso usare pane cotto con lievito (Levitico 23:17). A Pasqua il lievito era assolutamente proibito (Esodo 12:15,19-20) e anche altrimenti nelle regolari offerte non era permesso il lievito (Levitico 2:1.4-5.11). Nella Bibbia il lievito è un simbolo del peccato, che spesso inizia in piccolo per poi invadere tutta la nostra vita. Perché dunque usare del pane lievitato a Shavuot?

In quell’occasione i pani non venivano bruciati sull’altare, sul quale solo sacrifici perfetti potevano essere portati al Signore, ma venivano presentati come “offerta agitata”, ovvero i pani venivano letteralmente agitati davanti al Signore. Era un simbolo per indicare che al popolo d’Israele sarebbe mancata la perfezione necessaria per mantenere il patto stabilito con Dio.

Cosa successe, infatti, poco dopo che Mosè ricevette la legge da Dio? Il popolo si allontanò da Dio e si mise ad adorare un vitello d’oro! Dio sapeva già allora che il suo popolo non avrebbe mantenuto la promessa, eppure, nel suo amore per loro – e per noi –, in tutta la sua misericordia, il Signore aveva già progettato qualcosa di nuovo, come riferito dal profeta Geremia:

«Ecco, i giorni vengono», dice il SIGNORE, «in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda… io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo». (Geremia 31:31-33) 

Pentecoste – la legge scritta nel cuore

Secoli dopo l’evento spettacolare in cui Dio scese sul monte Sinai per andare incontro al suo popolo, circa 120 persone era riunite in preghiera a Gerusalemme il giorno di Shavuot in attesa di ricevere la potenza dello Spirito Santo:

Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo… (Atti 2:2-4) 

Quel giorno migliaia di ebrei erano riuniti a Gerusalemme e tutti sentirono un rumore assordante e videro fuoco scendere dal cielo, proprio come accadde secoli prima al monte Sinai. È certo che a tutti sarà venuto in mente quell’evento. Dio stava forse per rinnovare il suo patto con Israele o per rivelare nuovamente la sua legge? Sì, ma in maniera totalmente nuova.

Questa volta il Patto tra Dio e il suo popolo non fu più sancito con delle tavole di pietra, ma la legge di Dio fu scritta con lingue di fuoco nel cuore di ogni credente! Proprio come annunciato dal profeta Ezechiele:

Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. (Ezechiele 36:26-27)

Quando Dio consegnò per la prima volta la sua legge e il popolo scelse di adorare un vitello d’oro, morirono 3000 uomini a causa della loro disobbedienza (Esodo 32:28). Quando invece la legge fu scritta nel cuore dei credenti tramite lo Spirito Santo, 3000 persone ricevettero una nuova vita in Cristo e furono aggiunte alla Chiesa (Atti 2:41). A Pentecoste nacque la Chiesa, un nuovo “regno di sacerdoti, una nazione santa” (Esodo 19:6).

La Chiesa, il nuovo Popolo di Dio aveva anche bisogno di sapere come vivere nella nuova libertà che Cristo aveva guadagnato per loro liberandoli dalla schiavitù del peccato. Per questo disse ai suoi discepoli: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32). Come gli Israeliti, anche noi abbiamo bisogno di sapere come vivere con questa nuova libertà.

In Gesù la Parola di Dio era diventata carne, Gesù stesso era Dio sulla terra, era un esempio vivente della perfezione e della santità di Dio (Giovanni 1:14). Ma quando giunse il momento di tornare al Padre disse ai suoi discepoli: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui” (Giovanni 14:23). E poi ancora: “Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò” (Giovanni 16:7). In altre parole Gesù stava dicendo che lui stesso (la Parola), ma anche la legge di Dio (la Torah) avrebbero dimorato in noi!

Il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. (Giovanni 14:26)

Uno dei compiti dello Spirito Santo è proprio di rivelarci il profondo significato della legge di Dio per la nostra vita. Per questo è così importante chiedere sempre aiuto allo Spirito Santo quando leggiamo la Parola di Dio, che ci aiuti a capire ciò che leggiamo e a metterlo in pratica!

Quando si parla dello Spirito Santo è facile pensare in primo luogo a miracoli, fenomeni soprannaturali, esperienze emotive e spirituali molto profonde. Sono tutte esperienze molto importanti che ci aiutano a vivere e sperimentare la potenza dello Spirito Santo, esperienze che anche io sempre di nuovo nella mia vita e alle quali non vorrei rinunciare.

Ma dobbiamo ricordare che uno dei compiti principali dello Spirito Santo è di farci amare la Parola di Dio e di aiutarci a metterla in pratica. La Parola e lo Spirito Santo sono strettamente legati. La Torah è la Parola della verità che ci rivela cosa significa vivere una vita santa, ma è lo Spirito Santo che ci dà la forza per vivere questa verità nella nostra vita quotidiana:

È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. (Giovanni 6:63)

Possiamo intuire l’enorme importanza del permettere allo Spirito Santo di agire nella nostra vita e nella chiesa, se vogliamo vivere come piace a Dio. Lo Spirito Santo non ci guiderà mai contro la Parola di Dio, non possiamo pensare che sia lo Spirito Santo a darci la “pace nel cuore” se scegliamo di applicare solo i comandamenti che ci fanno comodo, scartandone altri.

Da tutto questo capiamo perfettamente che non è per niente facile applicare la legge di Dio nel giusto modo. Senza la guida attenta e fedele dello Spirito Santo possiamo facilmente cadere in due estremi: nel legalismo o nel liberalismo.

O pensiamo al nostro tema dell’anno. Non è per niente evidente riuscire a rispettare e applicare la legge di Dio ed essere allo stesso tempo misericordiosi con gli altri e con noi stessi. Se vogliamo piacere a Dio ed essere misericordiosi come lo è il Padre nostro, abbiamo un grande bisogno che lo Spirito Santo operi e agisca in noi.

Lo Spirito Santo ci insegna la vera misericordia

Quando un giorno i farisei si lamentarono del fatto che Gesù mangiasse con i pubblicani e con i peccatori, Gesù si rivolse a loro con chiare parole:

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori. (Matteo 9:12-13)

Questa frase ci mostra il cuore misericordioso di Gesù, che è stato in tutto e per tutto obbediente alla legge di Dio, ma che ci ha anche mostrato che rispettare la legge di Dio non significa solo applicare in modo meccanico dei comandamenti.

Gesù guarì di sabato, mangiò con i peccatori e i pubblicani, perdonò una donna colta in flagrante adulterio … e rimproverò i capi religiosi di Israele per la loro mancanza di misericordia:

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta, dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre. (Matteo 23:23)

Gesù era perfettamente d’accordo con i farisei che fosse necessario rispettare la legge di Dio, in questo caso pagando a Dio la decima, ma i farisei erano mancanti in altri aspetti più importanti della legge: non agivano con giustizia nei confronti dei deboli, non praticavano la misericordia verso chi era nel bisogno e non erano realmente dedicati a Dio con tutto il loro cuore.

Spesso anche noi non siamo, purtroppo, tanto meglio dei farisei. Anche se abbiamo ricevuto un cuore nuovo da Dio e se la legge di Dio è stata scritta nei nostri cuori, facciamo ancora tanta fatica a capire e ad applicare correttamente la legge di Dio nella nostra vita.

È così facile cadere negli estremi. Possiamo da una parte finire col trascurare del tutto la legge di Dio, costruendocene magari una su misura, pretendendo di vivere nella “libertà dello Spirito”. Oppure possiamo cadere nell’opposto, diventando falsi e ipocriti come i farisei. Per questo abbiamo un grande bisogno dello Spirito Santo nella nostra vita. Solo lui può renderci capaci di vivere secondo la legge di Dio, applicandola con misericordia.

Misericordia è ciò che esprimiamo quando siamo guidati da Dio ad essere compassionevoli nei nostri atteggiamenti, nelle nostre parole e azioni. È più che solo provare compassione per qualcuno, è amore messo in atto. Chi agisce con misericordia desidera rispondere ai bisogni immediati degli altri e alleviare la sofferenza, la solitudine e il dolore. La misericordia affronta le crisi fisiche, emotive, finanziarie o spirituali del nostro prossimo con generosità e abnegazione. E tutto questo senza trascurare o rinnegare la legge di Dio…

Riflettendo attentamente su quanto richiesto da Gesù, di essere misericordiosi con gli altri come Dio lo è con noi, ci rendiamo presto conto che non è per nulla evidente. Possiamo in fondo davvero biasimare i farisei per aver deciso di applicare la legge alla lettera, trascurando però la misericordia?

Da quanto abbiamo imparato finora, vediamo che la trasformazione inizia in noi quando permettiamo allo Spirito Santo di scrivere la legge di Dio nei nostri cuori. Ma deve poi continuare con un lungo processo nel quale lo Spirito Santo ci prende per mano e ci insegna ad applicare correttamente la legge di Dio, con discernimento e misericordia.

Anche se siamo credenti non siamo automaticamente in grado di essere misericordiosi. L’Apostolo Paolo ci insegna che anche questo è un dono particolare dello Spirito Santo:

Avendo pertanto doni differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, … chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia. (Romani 12:6.8)

Se vogliamo essere misericordiosi come è misericordioso il Padre nostro – con gioia e non per senso di dovere – dobbiamo supplicare lo Spirito Santo di concederci il dono della misericordia o almeno di trasformare il nostro cuore, in modo da renderlo sempre più simile a quello di Gesù. Non c’è altra via.

Se non è lo Spirito Santo a spingerci, è facile che ci ritroveremo ad imitare con la forza della nostra carne ciò che noi pensiamo di aver capito dell’esempio che ci ha dato Gesù. Se non abbiamo lo Spirito Santo che agisce in noi, o sarà la nostra carne a spingerci ad imitare Gesù o, nella peggiore delle ipotesi, sarà il nemico, Satana, a spingerci a compiere opere di misericordia per stuzzicare il nostro orgoglio.

Invochiamo dunque – e non solo oggi a Pentecoste – l’aiuto dello Spirito Santo per poter applicare la legge di Dio con discernimento e misericordia. Possiamo e dobbiamo ricercare tutti i doni spirituali (1 Corinzi 14:1), dunque anche il dono per fare opere di misericordia con gioia. Con quale scopo? Affinché il nostro prossimo possa essere attratto dall’amore e dalla misericordia di Cristo ed essere salvato da questo mondo corrotto per ricevere la vita eterna.

Amen

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