Lo voglio; sii purificato!

7 Agosto 2022

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Nella nostra serie “Incontri speciali con Gesù”, osserveremo oggi una delle prime storie di guarigione riportate nel vangelo di Marco. Nel capitolo 1 del vangelo di Marco leggiamo come Gesù impressionò le persone che lo osservavano con la sua padronanza delle Scritture. Riuscì a stupire tutti con il suo stile autorevole. Leggiamo di come Gesù guarì un uomo posseduto da uno spirito immondo e da come la sua fama si divulgò subito dappertutto. In seguito, Gesù guarì la suocera di Pietro, che era a letto con la febbre, e tanti altri malati e indemoniati.

Una delle storie sulle quali Marco si sofferma è la guarigione di un lebbroso. Come per la maggior parte dei racconti nei Vangeli, anche in questo possiamo osservare più livelli di narrazione. Possiamo guardare alla guarigione stessa che è stata miracolosa e impressionante. Possiamo però anche guardare a ciò che questo brano ci insegna oggi.

Gesù ha il potere di purificarci

Venne a lui un lebbroso e, buttandosi in ginocchio, lo pregò dicendo: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!» (Marco 1:40)

Prima di entrare nel merito di come quest’uomo si è avvicinato a Gesù, parliamo della lebbra. Oggi gli studiosi sono piuttosto cauti nel definire di quale malattia si trattasse esattamente. Si parla semplicemente di un’anomalia cutanea non meglio definita, che doveva essere diagnosticata da un sacerdote e che comportava un periodo di isolamento e quarantena.

A prescindere da cosa esattamente si intendesse a livello medico con “lebbra”, le conseguenze per chi ne era affetto erano disastrose. Per quanto orribile fosse la sofferenza fisica, la parte peggiore della lebbra era forse il modo in cui la gente ti trattava: i lebbrosi dovevano essere allontanati e messi in isolamento.

C’erano diversi motivi per cui un Israelita poteva essere dichiarato impuro, ma per la maggior parte dei casi il periodo di impurità era limitato nel tempo o c’erano dei rituali di purificazione ben definiti. Chi era affetto da lebbra era invece impuro finché non guariva. E chi era impuro non poteva adorare Dio con gli altri e gli era proibito di visitare il tempio. Se la malattia era incurabile, lo stato di impurità era permanente.

Ecco, dunque, la condizione dell’uomo che venne da Gesù. Luca, nel suo Vangelo, ci dice addirittura che l’uomo era “tutto coperto di lebbra” (Luca 5:12). Non stiamo quindi parlando di un caso lieve. Quest’uomo era totalmente emarginato dalla vita sociale e religiosa, senza alcuna speranza. Gesù era la sua unica e sola possibilità.

Cosa possiamo imparare da come l’uomo approcciò Gesù? Da una parte vediamo che fu parecchio audace, perché nemmeno il suo stato impuro lo frenò dal rivolgersi a Gesù. E questo ci ricorda che, non importa quanto grave o senza speranza possa sembrarci la nostra situazione o il nostro peccato, possiamo sempre andare da Gesù (Giovanni 6:37)!

L’uomo agì però anche con umiltà e rispetto “buttandosi in ginocchio”, prostrandosi di fronte a Gesù. Questa deve essere anche la nostra attitudine quando andiamo da Gesù: è pur sempre il Messia, il Figlio di Dio e nostro Signore e a Lui va il nostro rispetto!

La cosa che più mi colpisce è però come agì con fede, riconoscendo che l’unica cosa che si frapponeva tra lui e la sua guarigione era la volontà di Gesù. Infatti, lo supplicò dicendo: “Se vuoi, tu puoi purificarmi!”. Il lebbroso ci insegna che possiamo e dobbiamo avere fede assoluta nel potere di Gesù. Dicendogli “tu puoi!”, letteralmente disse: “io so che tu hai il potere di guarirmi”. Non aveva alcun dubbio! Gesù ha il potere di liberarti da ogni impurità e di guarirti da ogni malattia. Lo credi anche tu?

Da quell’uomo impariamo ad aspettarci tutto da Gesù, ma a non pretendere nulla da Lui. L’uomo supplicò Gesù di guarirlo, ma lasciò a Lui la scelta se farlo oppure no. Questa è un’importante regola che vale anche per qualsiasi nostra richiesta. Gesù ha tutto il potere, ma è anche sovrano nel decidere se, quando e come intervenire nella nostra vita!

Ma che cosa chiese esattamente il lebbroso? Di essere purificato! L’uomo non chiese in primo luogo di essere guarito fisicamente, ma di essere reso nuovamente puro spiritualmente e socialmente. La guarigione fisica era certamente una necessità, ma per il lebbroso era ancora più importante poter tornare in comunione con Dio e con il resto della società.

Lo stesso vale per noi oggi, Gesù è venuto in primo luogo per ristabilire la nostra purezza spirituale, per renderci degni di avere comunione con Dio e di poter essere membri della famiglia di Dio. E questa storia si presta molto bene per illustrare questa verità, perché la lebbra nella Bibbia non era solo una grave malattia contagiosa, era anche diventato un simbolo per il peccato che contaminava l’uomo.

Soprattutto Levitico 13 e 14 dedicano ampio spazio a questa malattia e da questi capitoli risulta chiaro ciò che la lebbra rappresentava per Dio.

Da che cosa ci purifica Gesù?

«Quando qualcuno avrà sulla pelle del suo corpo un tumore o una pustola o una macchia lucida e vi siano sintomi di piaghe di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aaronne o da uno dei suoi figli che sono sacerdoti. Il sacerdote esaminerà la piaga sulla pelle del corpo; se i peli della piaga sono diventati bianchi e la piaga appare più profonda della pelle del corpo, essa è piaga di lebbra; il sacerdote che l’avrà esaminata, dichiarerà quell’uomo impuro. (Levitico 13:2-3)

La lebbra non era una malattia che colpiva la pelle in superficie, le sue piaghe erano più profonde della pelle e questo era proprio uno dei punti sui quali il sacerdote doveva basare la propria diagnosi. Similmente anche il peccato non è semplicemente un problema superficiale, ma viene dal profondo del nostro cuore.

Il sacerdote lo esaminerà e se vedrà che la pustola si è allargata sulla pelle, lo dichiarerà impuro; si tratta di lebbra. (Levitico 13:8)

La lebbra, come il peccato, non era una malattia statica, si diffondeva. Una piccola bugia non rimane mai piccola, perché per coprirla ne servono altre. Cedere a un piccolo desiderio della carne porta spesso a volerne assecondare altri e questo finisce con il consumarci interiormente. Basta poca avidità per spingerci sempre oltre, incapaci di dire “basta”! Come afferma l’apostolo Paolo: “un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta” (1 Corinzi 5:6).

Il lebbroso, affetto da questa piaga, porterà le vesti strappate e il capo scoperto; si coprirà la barba e griderà: “Impuro! Impuro!” Sarà impuro tutto il tempo che avrà la piaga; è impuro; se ne starà solo; abiterà fuori del campo. (Levitico 13:45-46)

La lebbra non solo rendeva le persone impure, ma portava anche alla separazione, da Dio e dal resto della comunità. Lo stesso vale per il peccato in generale, perché contamina la persona in modo tale da renderla impura e separata da Dio e di conseguenza anche dalla comunione con gli altri credenti. Non sottovalutare l’impatto che il peccato può avere anche su un credente. Per questo la lettera agli Ebrei ci dice di sostenerci a vicenda in questa lotta:

Ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato. Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio. (Ebrei 3:13-14)

È vero che abbiamo lo Spirito Santo in noi, che ci esorta e ci riprende quando pecchiamo. Sono infatti convinto che ogni credente, quando pecca, sta male perché sa di aver sbagliato. Sa di aver ceduto alla tentazione e si sente sporco, distante da Dio. Sappiamo anche che in Cristo abbiamo il perdono, ma se non siamo attenti a fermare il peccato e a isolarlo quando bussa alla nostra porta, diventa sempre più difficile fermarne la diffusione.

Un lebbroso non era però senza speranza, come vediamo nel capitolo 14 di Levitico.

«Questa è la legge relativa al lebbroso per il giorno della sua purificazione. Egli sarà condotto dal sacerdote. Il sacerdote uscirà dall’accampamento e lo esaminerà. Se vedrà che la piaga della lebbra è guarita nel lebbroso, ordinerà che si prendano, per colui che dev’essere purificato, due uccelli vivi, puri, del legno di cedro, dello scarlatto e dell’issopo”. (Levitico 14:2-3)

Per essere dichiarato nuovamente puro, un lebbroso non poteva semplicemente affermare di essere guarito dalla lebbra, doveva essere visitato da un sacerdote. Era però il sacerdote che doveva uscire dall’accampamento per incontrare il lebbroso, perché al lebbroso non era permesso entrare. Questa è un’immagine meravigliosa del nostro Signore Gesù che è stato disposto, come nostro Sommo Sacerdote, ad “uscire dall’accampamento” per venire incontro a noi peccatori.

È proprio questo il punto che l’autore di Ebrei sottolinea quando scrive: “Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città (Ebrei 13:12). La morte di Cristo ha soddisfatto tutti i requisiti legati all’offerta per il peccato richiesti dalla Legge, quando è stato crocifisso fuori dalle mura di Gerusalemme.

La legge per la purificazione prevedeva poi che uno degli uccelli venisse sgozzato, mentre l’altro uccello vivo veniva avvolto con il cedro e l’issopo in un panno scarlatto. Il tutto veniva immerso sette volte nel sangue dell’uccello ucciso e mescolato ad acqua per simboleggiare la purificazione. L’uccello veniva poi liberato per simboleggiare la fine della quarantena del lebbroso (Levitico 14:5-8).

In modo straordinario, questo rituale insolito rimanda a quella che sarebbe stata la futura opera del Messia, che avrebbe purificato coloro che si erano macchiati della lebbra del peccato. In un certo senso, l’uccello vivo liberato indica Gesù risorto. Ma indica anche chi è guarito e liberato dalla lebbra, compresa la lebbra del peccato; è risorto e libero in Gesù Cristo risorto. In Cristo siamo dunque purificati, liberi e risorti a nuova vita!

Gesù ci purifica, prendendo il nostro posto

Dopo questo lungo approfondimento sulla lebbra, vi ricordate ancora la storia iniziale? Un uomo affetto da lebbra si era presentato da Gesù e si era gettato ai suoi piedi dicendo: “Se vuoi, tu puoi purificarmi!”. Come rispose Gesù?

Gesù, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio; sii purificato!» (Marco 1:41)

Gesù era pieno di compassione, sapeva tutto quello che quell’uomo aveva dovuto sopportare. Conosceva la sua vergogna. Conosceva la sua solitudine. Conosceva l’isolamento e la disperazione che riempivano le sue giornate. Gesù ha sempre ascoltato chi aveva un reale bisogno. E anche in questo caso agì: “stese la mano”.

Gesù non seguì mai uno schema specifico nelle sue guarigioni. A volte guariva solo con una parola, altre volte toccava il malato, altre ancora procedeva a tappe. Perché in questo caso lo toccò? Ricordate ciò che abbiamo letto in precedenza nella legge di Mosè? Non era permesso toccare un lebbroso, ma Gesù lo fece. L’averlo toccato con la mano esprimeva un’attenzione personale da parte di Gesù: sì, io come Figlio di Dio e Messia agisco ora su di te.

Per me questa è un’immagine meravigliosa. Gesù non si fa problemi ad avvicinarsi a noi e al nostro peccato. Gesù conosce la nostra vergogna, la nostra solitudine, il nostro isolamento e la nostra disperazione quando ci sentiamo soli e lontani da Dio a causa del peccato. Gesù vuole toccare personalmente ognuno di noi, nel profondo del nostro cuore e renderci nuovamente puri. Ricorda questa immagine di Gesù che tocca il lebbroso, la prossima volta che si sentirai indegno di stare alla sua presenza! E cosa successe poi?

E subito la lebbra sparì da lui, e fu purificato. (Marco 1:42)

Con un solo gesto di Gesù quell’uomo passò dall’essere impuro all’essere purificato. Lo stesso vale per noi. È Gesù, con il tocco della sua mano a renderci sempre di nuovo puri per poter stare alla presenza del nostro Dio, per poterlo sperimentare, per sentire la sua presenza. Tale è il potere del nostro Signore Gesù Cristo. Permetti alla sua mano di toccare sempre di nuovo il tuo cuore. Sii audace e coraggioso come il lebbroso nel chiedere aiuto a Gesù!

Ora, dopo un grande miracolo come questo, si potrebbe pensare che Gesù invitasse l’ex lebbroso a raccontare a tutti il grande miracolo che Dio aveva fatto in lui. Eppure, non lo fece. I prossimi versetti ci lasciano un po’ perplessi…

Gesù lo congedò subito, dopo averlo ammonito severamente, e gli disse: «Guarda di non dire nulla a nessuno, ma va’, mostrati al sacerdote, offri per la tua purificazione quel che Mosè ha prescritto; questo serva loro di testimonianza». (Marco 1:43-44)

Gesù invitò dapprima il lebbroso a seguire la procedura indicata da Mosè e che abbiamo visto insieme prima, ma poi gli proibì anche energicamente di raccontare ciò che gli era successo. Perché Gesù glielo vietò? Semplicemente perché Gesù non amava la propaganda che sarebbe nata a causa dei suoi miracoli. Gesù vuole essere seguito per chi Lui è, non per i suoi miracoli!

Più chiara è invece l’istruzione di andare a mostrarsi al sacerdote affinché “questo serva loro di testimonianza”. Gesù voleva dare anche ai sacerdoti l’opportunità di entrare nel Regno di Dio. Ed è proprio ciò che successe dopo la sua risurrezione, come leggiamo in Atti 6:7: “Anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede”.

Il finale della storia mostra poi un’incredibile svolta ricca di simbolismi:

Ma quello, appena partito, si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare apertamente in città; ma se ne stava fuori in luoghi deserti, e da ogni parte la gente accorreva a lui. (Marco 1:44)

Da quel momento in poi Gesù non poté più entrare apertamente in una città, ma fu costretto a rimanere fuori in luoghi deserti. Il lebbroso, che prima era stato isolato, ora era in grado di muoversi liberamente, mentre colui che era stato in grado di muoversi liberamente ora è isolato e costretto a starsene in luoghi deserti. È esattamente ciò che scrisse Paolo ai Corinzi:

Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. (2 Corinzi 5:21)

È avvenuta una cosiddetta sostituzione divina. Gesù è diventato, in una certa misura, ciò che era prima il lebbroso, affinché il lebbroso potesse essere libero e pulito come Gesù. È proprio un’immagine della grande verità di ciò che ha fatto Gesù per noi: Cristo è diventato ciò che noi eravamo, affinché noi potessimo essere ciò che Lui è!

Ricorda dunque, che Gesù Cristo ha il potere di purificarti, a prescindere da quanto grave o disastrosa possa essere la tua situazione. Se tu glielo permetti vuole toccare sempre di nuovo personalmente il tuo cuore. In Cristo sei purificato, libero e risorto a nuova vita, perché Lui stesso ha preso il tuo posto, affinché tu potessi vivere una nuova vita in Lui!

Amen

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