Sperimentare Dio nelle nostre relazioni

13 Febbraio 2022

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo unico Figlio nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo. (1 Giovanni 4:7-9)

Per molti la giornata di domani è una di quelle tipiche giornate cariche di aspettative: la festa di San Valentino. Chissà quante mogli domani sera saranno deluse perché si aspettavano che il marito dimostrasse il suo amore portandole dei fiori, una scatola di cioccolatini oppure organizzando una cenetta romantica. È umano che abbiamo delle aspettative nei confronti delle persone alle quali teniamo.

Se però una qualsiasi relazione, che sia all’interno del matrimonio, in un’amicizia o nella chiesa è fondata su questo tipo di aspettative, i conflitti sono programmati. Perché molti rimangono delusi da un’amicizia o dalla chiesa o sono insoddisfatti del loro matrimonio? Perché si aspettano un determinato tipo di attenzione o una determinata dimostrazione di amore che poi non arriva. La cruda realtà è però che io ho il dovere di amare, ma non posso pretendere da nessuno che mi ami! Perché dunque Dio ci comanda di amare?

Dio ci comanda di amare

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri… (1 Giovanni 4:7a)

Tutto parte dal presupposto che Dio è amore e che ci ha creati a sua immagine. Ognuno di noi ha in sé il desiderio di essere amato, perché Dio stesso ha messo in noi un desiderio di essere amati e di amare molto profondo. È un desiderio così profondo, che le persone attorno a noi non potranno mai soddisfare.

Ce ne rendiamo dolorosamente conto ogni volta che il nostro partner, un amico o una persona che ci sta particolarmente vicina ci delude o non soddisfa le nostre aspettative. Dalla Bibbia sappiamo che in realtà l’unico in grado di soddisfare pienamente questo nostro bisogno di amore è Dio. Non lo posso pretendere da mia moglie, dai miei amici, dalla chiesa, da nessuno.

Perciò, l’unica interpretazione corretta del comandamento di amarci gli uni gli altri, è da trovare nell’incarico che Dio ci dà di agire nei confronti degli altri come Lui stesso agisce nei nostri confronti:

Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati. (Efesini 5:1)

 

Una delle caratteristiche centrali dell’amore di Dio per noi è che è incondizionato. Dio continua ad amarci anche quando noi gli voltiamo le spalle, senza manipolarci per costringerci a lasciarci amare da Lui. Dio può amarci in questo modo, perché è totalmente libero e non dipende dalla nostra reazione. Il desiderio di Dio è però che noi dipendiamo sempre più da Lui, in modo dar poter essere liberi di amare il nostro prossimo senza pretendere nulla in cambio.

Libertà non significa però fare ciò che vogliamo. Io non posso dire di essere libero, se ad esempio nel mio matrimonio decido semplicemente di fare ciò che voglio. Io acquisto libertà là dove decido consapevolmente di chiedere a Dio di mostrarmi come è giusto comportarmi. Essere libero significa che sono al 100% responsabile davanti a Dio per tutto ciò che sono e faccio.

Io sono libero se so che è mio dovere amare il mio prossimo e che l’unico al quale devo rendere conto è Dio. Il comandamento di amarci gli uni gli altri non significa che dobbiamo soddisfare tutte le aspettative degli altri. È impossibile e non è assolutamente ciò che Dio ci chiede. Io posso però decidere liberamente di amare mia moglie, indipendentemente dal fatto che lei lo faccia oppure no.

Se vuoi fare questo esperimento, puoi iniziare ad esempio scegliendo una relazione nella quale ti trovi e metterla consapevolmente nelle mani di Dio. Se sei sposato, è ovvio che avrebbe senso iniziare a farlo con il tuo partner, puoi però anche scegliere un’altra relazione. Se poi riesci a coinvolgere anche l’altra persona in questo esperimento, meglio ancora, perché se entrambi vi assumete il 100% della responsabilità, il rapporto ne trarrà ancora più beneficio!

Esprimi poi davanti a Dio il desiderio di sottometterti al piano di Dio per quello che è il tuo ruolo all’interno di quella relazione. E infine, dichiara davanti a Dio che lasci l’altra persona libera di assumersi anch’essa le proprie responsabilità davanti a Dio, senza che tu pretenda qualcosa da lei e lasciando agire Dio in lei.

Questo principio si presta particolarmente al matrimonio, ma è applicabile anche in qualsiasi altro tipo di relazione. Se in un qualsiasi rapporto che tu hai con un’altra persona, che può essere anche il tuo collega di lavoro o il tuo capo, tu decidi di assumerti la responsabilità davanti a Dio di agire solo come Lui ti chiede, sperimenterai che è estremamente liberatorio. Lo sarà, perché ogni tipo di aspettativa che potevi avere nei confronti di quella persona andrà a cadere.

Ci rendiamo però anche subito conto, che amare il nostro prossimo con questo tipo di amore è veramente difficile. Anzi, possiamo dire che solo con le nostre forze non riusciremo ad amare nessuno in questo modo, nemmeno nostro marito o nostra moglie. E qui vediamo dove sta la grande sfida, ma anche la grande opportunità che abbiamo, di sperimentare e coinvolgere Dio nelle nostre relazioni.

Dio è la fonte d’amore

Perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. (1 Giovanni 4:7b-8)

La ragione per cui Giovanni esorta noi credenti ad amarci gli uni gli altri è “perché l’amore è da Dio”. Dio ci ha affidato l’incarico di amarci gli uni gli altri, ma ci offre anche tutto quello che abbiamo bisogno per riuscirci. Giovanni ci spiega che chi ama veramente “è nato da Dio e conosce Dio”. Questo significa due cose.

Dapprima che per amare in questo modo dobbiamo essere “nati da Dio”. Solo se siamo credenti e abbiamo affidato la nostra vita a Gesù Cristo, abbiamo accesso illimitato all’amore di Dio. La fine del versetto 8 ci spiega invece, che se non riusciamo ad amare è perché non abbiamo conosciuto Dio. Non vuol per forza dire che non siamo credenti, ma che non lo stiamo sperimentando nella nostra vita quotidiana. Per “conoscere” Dio è necessario che una persona abbia una relazione con Lui, qualcosa che Giovanni sottolinea spesso in questa sua lettera.

L’idea è che, se Dio è al centro delle nostre relazioni, l’amore scorre dal cuore di Dio verso di noi, ci attraversa e ci trasforma, per poi scorrere attraverso di noi verso gli altri. L’amore di Dio è uno dei regali di base che Lui fa ad ogni credente, ma è anche uno dei frutti dello Spirito Santo. Noi possiamo quindi crescere in questo amore solo nella misura in cui andiamo sempre di nuovo da Dio per ricevere da Lui ogni cosa di cui abbiamo bisogno.

Se diamo spazio a Dio nelle nostre relazioni, Lui opererà in noi in modo che l’amore che riceviamo possa scorrere verso il nostro prossimo. Che cosa significa concretamente? Significa ad esempio che quando ci troviamo in situazioni difficili nelle nostre relazioni, possiamo andare da Dio e svuotare davanti a Lui il nostro cuore. Possiamo essere certi che Lui ci capisce e ci consola. Se vado da Dio, è però molto probabile che, se io glielo permetto, mi mostrerà anche qual è stata la mia parte nel conflitto e mi sfiderà ad assumermi le mie responsabilità.

Mi chiederà di non dare spazio alla mia ira, di controllare la mia rabbia e di chiedere perdono per come ho reagito. Mi spingerà a mettere da parte il mio orgoglio e a fare il primo passo per la riconciliazione. Posso essere certo che Dio non si alleerà mai con me contro mia moglie. Ma farà di tutto per sottolineare la mia responsabilità e lavorerà sempre su ciò che edifica il nostro rapporto. Anche se questo concetto si applica particolarmente bene al matrimonio, vale anche per qualsiasi altro tipo di relazione che noi abbiamo.

Se sei impulsivo come me, non è sempre facile trattenere le emozioni e resistere alla tentazione di andare subito dalla persona che ti ha infastidito, ferito o deluso, per lasciare spazio alle tue emozioni e dirle tutto ciò che ti passa per la testa. Anche se invece sei piuttosto una persona introversa e che tende a rimuginare su ciò che ti è successo, il rischio è di cuocere interiormente dalla rabbia e di punire l’altra persona con il silenzio.

Ma in Cristo abbiamo un’altra soluzione. Tutto ciò che Gesù Cristo ha fatto per noi alla croce aveva un unico scopo: riaprire il canale di comunicazione e di flusso dell’amore diretto tra noi e Dio, per poi permetterci di amare anche il nostro prossimo. Diresti che il tuo canale di comunicazione e di flusso per l’amore di Dio è aperto? O forse ci sono dei depositi di rifiuti, come ad esempio un peccato non confessato, un’immagine sbagliata che ti sei fatto di Dio, o una forma di ribellione nei confronti di Dio che sta ostruendo il canale?

Qui vediamo quanto è importante che noi curiamo la nostra relazione con Dio e che impariamo ad usare quotidianamente il canale che Lui ci mette a disposizione. Pensate a quanto tempo passava Gesù con il Padre mentre era qui sulla terra. Gesù ha vissuto la sua vita nella più assoluta dipendenza dal Padre ed è ciò che Dio desidera anche per noi.

Vivere per mezzo di Cristo

In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo unico Figlio nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo. (1 Giovanni 4:9)

 Perché Dio ha mandato suo Figlio Gesù Cristo sulla terra?Affinché, per mezzo di lui, vivessimo”. Giovanni si riferisce da una parte alla vita eterna che abbiamo grazie al perdono che Cristo ci offre, ma dall’altra parte si riferisce anche a una nuova qualità di vita qui sulla terra.

L’idea iniziale di Dio era di essere la fonte di amore sia per l’uomo che per la donna. Adamo era collegato direttamente a Dio ed Eva pure. In questo modo ciascuno di loro riceveva l’amore direttamente da Dio e ne ricevevano talmente tanto da averne a sufficienza l’uno per l’altro. Purtroppo a causa del peccato questo perfetto equilibrio creato da Dio è andato distrutto. Lo stesso vale anche per qualsiasi altro tipo di relazione che possiamo avere.

Tra l’uomo e Dio e tra l’uomo e il suo prossimo si è intromesso il peccato come divisione. Se però, grazie a Cristo, noi mettiamo nuovamente Dio al centro delle nostre relazioni, guadagniamo una nuova qualità di vita.

La croce rappresenta simbolicamente molto bene come Cristo ci permette di avere un nuovo tipo di relazione con il nostro prossimo. Il braccio orizzontale indica come Cristo ci unisce, mentre la trave verticale ci ricorda che Cristo pone anche dei sani limiti là dove è necessario per proteggere la relazione e l’altra persona.

Se Cristo è il mio Capo e se permetto allo Spirito Santo di intervenire nella mia vita ogni volta che Lui lo vuole, potrà capitare che in certe situazioni si metterà davanti a me per ordinarmi di stare zitto! Oppure mi spingerà a ritirarmi per un po’ per evitare che il conflitto esplodi inutilmente o per proteggere l’altro dalla mia aggressività.

Mi inviterà però anche a depositare davanti a lui ogni cosa negativa e ogni sentimento distruttivo: vendetta, odio, invidia, senso di inferiorità, autocommiserazione… Tutto ciò che mi disturba dell’altro, che vorrei veder cambiare in lui, ciò che ci ha ferito, ogni tipo di accusa o di pretesa, la posso indirizzare a Dio attraverso la preghiera.

Agire in questo modo non mi viene spontaneo, ma posso garantirti che funziona e vorrei incoraggiarti a provarci. La prossima volta che qualcuno ti offende, ferisce o delude, prova a portare a Dio tutti i pensieri negativi e chiedi a Lui di darti in cambio la sua pace e il suo amore. Lascia però a Dio il risultato di tutto ciò!

Io sono unicamente responsabile al 100% di fronte a Dio per ogni cosa che faccio o non faccio per il mio prossimo, ma non sono responsabile per la sua reazione. Anche se la reazione dell’altro è negativa, Dio mi invita ad elaborarla parlandone con Lui, senza esternare la mia frustrazione davanti all’altro. Dio mi invita anche a lasciare a Lui il compito di agire nell’altro come ha fatto con me, con amore!

Vivere per mezzo di Gesù Cristo, significa anche rendermi conto che tutto ciò che io faccio di buono per il mio prossimo, in realtà lo sto facendo per Cristo. Quando ad esempio mi capita di fare dei favori a mia moglie, come fare il bucato o piegare la biancheria al posto suo, perché lei era stanca o doveva lavorare, la tentazione è forte di dire: “Hai visto che bravo marito che sono?”. Ma non è proprio così che dovrebbe funzionare…

Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui. (Colossesi 3:17)

Il significato di queste parole è che qualunque cosa noi facciamo per il nostro prossimo, in particolare per il partner, dovremmo in realtà farla come se la stessimo facendo per Dio. Quindi “gratuitamente”, senza pretendere qualcosa in cambio.

Per me è stata una grande scoperta quando ho capito che non è un mio diritto aspettarmi che sia mia moglie a soddisfare i miei bisogni. In realtà ciò che Dio mi chiede nella mia responsabilità come marito è di diventare un regalo da parte sua per mia moglie. Hai mai pensato a te stesso come a un regalo di Dio per il tuo prossimo? Se ci apriamo a questo pensiero, il comandamento di amarci gli uni gli altri assume tutta un’altra dimensione.

Quando Dio ha creato la donna, l’ha creata esplicitamente come regalo da parte sua per l’uomo dicendo: “Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” (Genesi 2:18). Lo stesso vale per l’uomo, al quale Dio ha affidato il compito di prendersi cura della donna, e più in generale vale in tutte le relazioni che abbiamo con il nostro prossimo.

Dio ha dato suo Figlio come dono per noi, affinché in Cristo anche noi potessimo diventare un dono di Dio per gli altri. In Cristo Dio ci ha fatto un’incredibile offerta, ci dice: “Coinvolgimi in ogni tua relazione con il prossimo: permettimi di essere il motore e la fonte per il tuo amore; assumiti la responsabilità per la tua parte della relazione e rendine conto a me soltanto”. Questa offerta vale per la relazione che hai con il tuo partner, con i tuoi figli, gli amici, i colleghi di lavoro…

Se desideri accettare questa offerta da parte di Dio, ti invito a iniziare molto concretamente scegliendo una concreta relazione nella quale ti trovi. Invita consapevolmente Dio con una preghiera ad essere al centro di questa relazione ed esercitati nei prossimi giorni a chiedergli l’amore di cui hai bisogno per diventare un dono da parte di Dio per l’altra persona.

Metti Dio alla prova, senza però aspettarti nulla dall’altro, che non deve nemmeno sapere di questo tuo patto con Dio. Aspettati invece tutto solo da Dio. É così che potrai sperimentare Dio nelle tue relazioni!

Amen

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