Pasqua e la ricerca di speranza

9 Aprile 2023

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

La Pasqua è la festa della speranza per eccellenza: basta guardare alla speranza che hanno riacquisito i discepoli dopo aver visto il Cristo risorto. Ma parlare di speranza può anche essere scomodo, a dipendenza delle circostanze nelle quali ci troviamo. Che cosa si scatena in te se ti chiedo: sei pieno di speranza per il tuo futuro?

Da buoni cristiani vorremmo subito rispondere di sì, perché Gesù è la nostra speranza, ma se sono sincero questa domanda mi fa riflettere e spero che faccia riflettere anche te, perché è buono chiederci sempre di nuovo: so in chi o che cosa ripongo la mia speranza? So da dove arriva questa speranza?

Quando i discepoli videro il Cristo risorto erano nuovamente pieni di gioia, il loro Maestro era tornato! Ma fino a poco prima l’intera situazione sembrava completamente senza speranza. Quegli uomini avevano abbandonato tutto per seguire Gesù: il loro ambiente sociale, il loro lavoro, i loro beni. Per mesi, per anni, avevano girato il Paese con Gesù. Tutto nella speranza che fosse davvero il Salvatore promesso, il Messia.

Avevano puntato tutto su una carta. Tutta la loro speranza. Gesù aveva mostrato loro i piani di salvezza del Padre suo. Aveva insegnato loro ciò che conta davvero nella vita. Ed erano entusiasti di lui, dei suoi miracoli, della sua autorità, del suo modo di trattare con loro. Erano entusiasti di Gesù e del suo messaggio del Regno di Dio, condividevano il sogno di un mondo migliore, nuovo. Ma dopo l’ingresso trionfale a Gerusalemme tutto era cambiato…

Quando il fuoco si spegne

Quando venerdì Gesù fu crocifisso, tutto il loro mondo era crollato. Per i suoi discepoli la morte di Gesù significava la fine di tutti i loro sogni. Una sconfitta totale. Tutto ciò che Gesù aveva detto loro non aveva più alcun senso dopo la sua morte. Doveva essere il Re di questo nuovo mondo, il Regno di Dio, ma ai loro occhi nulla di tutto ciò si era avverato!

Sabato fu poi un giorno particolarmente buio. Non uno dei discepoli che avesse almeno cercato di salvare il salvabile. Nessuno di loro ha cercato di prendere in mano ciò che Gesù aveva iniziato, di portare avanti i suoi progetti o di incoraggiare la gente a mettere in pratica i suoi buoni insegnamenti. Però se ci pensiamo bene, come avrebbero potuto? Ogni speranza era perduta. Il fuoco che Gesù aveva acceso nei loro cuori si era spento.

Mentre domenica mattina alcuni erano ancora sotto shock, in lutto o nascosti per evitare di essere condannati come Gesù, altri lasciarono Gerusalemme. Erano venuti in città con Gesù e per loro non c’era più motivo per restare. Due di questi discepoli erano di ritorno a Emmaus, pieni di sconforto, dopo che tutti i loro sogni si erano infranti.

Forse conosci anche tu momenti simili, nei quali tutto sembra vano e senza speranza. Credo che ognuno prima o poi finisca col ritrovarsi in una situazione simile, di fallimento, di delusione, di perdita, di lutto… nella quale la speranza si spegne. Sono spesso situazioni che arrivano all’improvviso, dove tutto ciò che ci dava sicurezza svanisce o quando un evento inaspettato mette in questione tutte le certezze e le speranze che avevamo fino a quel punto.

Devo essere sincero che posso capire i due discepoli di Emmaus che sono tornati a casa dopo la morte di Gesù. È vero, Gesù aveva predetto molte volte che sarebbe dovuto morire e che sarebbe risorto il terzo giorno. I due discepoli di Emmaus avrebbero potuto aspettare ancora un po’ per vedere se il miracolo sarebbe avvenuto… Ma cosa avremmo fatto noi al posto loro?

Cosa fai tu quando la speranza che avevi risposto in Dio per risolvere una determinata situazione nella tua vita svanisce? Cosa fai quando le cose nella tua vita vanno in una direzione totalmente diverse da quella che avresti sperato e ti sembra che il tuo Dio non sia più lì a guidarti? Cosa fai quando perdi il controllo della tua ben collaudata routine quotidiana?

Noi oggi sappiamo che Cristo è veramente risorto e, col senno di poi, è facile parlare. Ma chissà come ce la saremmo cavata al posto loro, chissà se saremmo davvero rimasti in piedi. È proprio questo il grande problema di quando ci viene a mancare la speranza. Osservando la situazione dall’esterno è facile pensare che basterebbe avere un po’ più di fede, e dire molto superficialmente: “Andrà tutto bene, vedrai!”.

Questa non è però altro che una “speranza romantica”, superficiale e ben poco concreta. Ed è probabile che anche molti dei discepoli di Gesù avessero avuto forti aspettative in Gesù basandosi solo su questo tipo di speranza romantica, che non è in grado di darci nessuna forza per farci uscire dallo sconforto.

Quando le cose vanno bene o le difficoltà sono poche, potrà anche essere sufficiente sperare che come tutto si è sempre risolto in passato, certamente le cose si sistemeranno anche adesso. Non è però questa la speranza che non delude, la speranza che ci offre la Pasqua e la risurrezione di Cristo. Guardiamo cosa successe ai due discepoli sulla via di Emmaus…

Il fuoco si riaccende

Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano. (Luca 24:15-16)

Gesù si avvicinò ai due uomini e chiese loro di cosa stessero parlando. E i due gli raccontarono tutto ciò che era accaduto negli ultimi giorni a Gerusalemme. Giunsero poi però a un punto critico quando i due discepoli raccontarono a Gesù ciò che era accaduto quella domenica mattina e Gesù sembrò rispondere piuttosto indignato. Ecco cosa gli dissero i discepoli:

«È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon’ora al sepolcro, non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto». Allora Gesù disse loro: «O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?» (Luca 24:22-26)

O insensati” non sembra essere la cosa più carina da dire a chi è sprofondato nello sconforto. Eppure, se solo avessero aspettato un altro po’ prima di avviarsi verso casa, avrebbero probabilmente scoperto la verità… I due discepoli continuarono così a camminare accanto a Gesù, che ancora non riconoscevano, ascoltando ciò che diceva loro:

E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. (Luca 24:27)

I due uomini pendevano dalle sue labbra e lo ascoltavano incantati, poi lo invitarono a casa loro e cenarono con Lui. Quando poi “Gesù prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro” ecco che “i loro occhi furono aperti e lo riconobbero…” (Luca 24:30-31).

Deve essere stato un momento incredibile per quei due. L’impossibile era diventato possibile. Fino a poco prima erano a terra dalla disperazione e improvvisamente Gesù era tornato! E con Lui era tornata anche tutta la speranza che avevano riposto in Gesù. I suoi insegnamenti, il suo esempio, la sua promessa del regno di Dio, tutta quella speranza che avevano già seppellito con la sua morte, era tornata in vita con Lui. Ecco come descrissero le loro emozioni:

Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture? (Luca 24:32)

Il fuoco in loro, che si era spento con la morte di Gesù, ardeva di nuovo. I due uomini tornarono a Gerusalemme la sera stessa. Quando arrivarono dagli altri discepoli di Gesù, la buona notizia si era già diffusa a macchia d’olio. I due furono accolti con le parole “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone” (Luca 24:34).

Questa esperienza pasquale – l’incontro con il Cristo risorto – è stata la svolta decisiva nella vita dei due discepoli. Dove c’era stata tristezza e scoraggiamento, una grande sconfitta, improvvisamente c’è stata una vittoria. La vittoria di Gesù sulla morte.

Il fuoco della speranza ardeva di nuovo nei loro cuori. Ardeva per la gioia, perché il loro Gesù era di nuovo vivo. Ardeva perché tutte le sue promesse sul Regno di Dio si sarebbero potute avverare. Ardeva perché ora avrebbero potuto vivere una vita seguendo il suo esempio ed essendo trasformati a sua immagine e somiglianza. Sarebbe stata una vita impegnativa, ma sapevano che con Gesù al loro fianco ne sarebbe valsa la pena.

Ma a tutto questo si aggiunse anche un’altra speranza, che andava ben oltre quella avuta fino ad allora. Una speranza che tiene in vita ogni altra speranza nella nostra vita, ovvero la speranza che con la morte non è più tutto finito.

L’audace speranza del “tutto è possibile”

Vediamo più da vicino questa speranza legata alla risurrezione di Gesù: da 2000 anni i cristiani di tutto il mondo celebrano la festa della risurrezione, ma nessuno di noi era presente in quel momento, la prima domenica di Pasqua, e ha incontrato il Cristo risorto. Questo significa che possiamo solo credere che sia vero. Non possiamo saperlo né provarlo.

Ma se la risurrezione di Gesù è vera, allora questa risurrezione ha un impatto reale sulla nostra vita fino ad oggi. O in altre parole: possiamo vivere la Pasqua in modo nuovo anche oggi. La Pasqua non è più solo il giorno in cui Gesù è risorto dai morti, ma c’è una speranza ancora più grande ad essa associata, una speranza di una vita dopo la morte, come disse Gesù:

Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. (Giovanni 11:25-26)

Gesù ci promette la vita eterna, e la fine della nostra vita diventa un nuovo inizio. Questa è una verità che ha il potere di riaccendere i nostri cuori spenti! Questa nuova prospettiva sulla morte influenza tutta la nostra vita. Gesù ci ha dato una nuova “speranza audace” che segue regole completamente diverse dalla “speranza romantica” che abbiamo visto prima.

Quando i nemici di Gesù lo uccisero ucciso, pensavano di aver vinto, ma Gesù ha sconfitto la morte. Non solo la sua morte, ma anche la tua e la mia. Anche se moriremo vivremo. Questa è una speranza audace che va ben oltre lo sperare che tutto vada bene. È una speranza che spera sapendo di avere già vinto. Ma in che cosa consiste questa speranza “audace”?

1. La speranza audace ci dona una nuova prospettiva: se abbiamo questa speranza audace, allora possiamo sapere che in qualsiasi situazione e in qualsiasi momento il bene ha già trionfato sul male. La vita è più forte della morte. Gesù ha vinto la morte e io posso sapere che anche se la mia situazione al momento sembra senza speranza, non è ancora stata detta l’ultima parola.

2. La speranza audace è coraggiosa: se abbiamo questa speranza audace non dobbiamo più contare sulle nostre proprie forze, ma possiamo fare affidamento sulla forza di Dio che agisce in noi tramite lo Spirito Santo. Possiamo sapere che tutto è possibile in Lui e con il suo aiuto.

3. La speranza audace è paziente: le promesse di Gesù sul Regno di Dio si sono in parte già avverate. Ma molte di esse non si sono ancora realizzate. La speranza audace della risurrezione ci aiuta ad essere pazienti, anche se non possiamo ancora sperimentare il compimento di tutte le sue promesse qui in questa vita. La speranza audace non si arrende.

La chiave è l’incontro con Gesù

Ricodiamo ciò che dissero i due discepoli di Emmaus dopo aver riconosciuto Gesù: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi”. La chiave fu l’incontro con il Cristo risorto e quell’incontro segnò la grande svolta della loro vita. Nel momento in cui incontrarono Gesù si riaccese in loro questa speranza audace.

Avevano una nuova prospettiva: sapevano che non era inutile adoperarsi per il bene, perché il bene vince il male. Non avevano più paura di perdere qualcosa o di non ottenere abbastanza per sé stessi segundo egoisticamente Gesù. Ora potevano iniziare a stimare gli altri superiori a loro stessi, come faceva Gesù. Ad amare il prossimo senza pretendere nulla in cambio.

Erano coraggiosi: non avevano più paura della morte. Ora potevano agire con coraggio, in piena fiducia in Dio. Non contavano più sulle proprie forze, ma sulle possibilità di Dio.

Restarono pazienti: non si sono arresi, anche quando tutto sembrava perduto. In prigione, nelle persecuzioni. E si sono aggrappati pazientemente alle promesse di Gesù, anche se nessuno di loro ha visto realizzarsi tutte le promesse durante la propria vita.

I discepoli erano quasi irriconoscibili! Pietro, che dopo l’arresto di Gesù aveva troppa paura di ammettere di essere uno dei discepoli, in seguito non ha più smesso di parlare di Gesù nonostante la prigione e le minacce di morte. Ha guarito i malati, predicato a migliaia di persone e senza lasciarsi intimidire, arrivando anche a dover affrontare la morte.

Tommaso, che non voleva credere che Gesù fosse di nuovo vivo finché non lo avesse potuto toccare con mano, è in seguito arrivato fino in India per raccontare a tutti di Gesù e della sua risurrezione. Matteo, un tempo esattore delle tasse e truffatore come Zaccheo, scrisse un intero Vangelo per descrivere tutto ciò che ha vissuto con Gesù.

È questa la speranza audace che celebriamo oggi a Pasqua e che Pietro ha descritto così:

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva (audace) mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti. (1 Pietro 1:3)

Sono convinto e spero che questa esperienza pasquale – l’incontro con il Cristo risorto – possa segnare anche una grande svolta nella tua vita, che ti possa dare una nuova speranza viva e audace anche nel mezzo della tua disperazione, delle tue difficoltà e delle tue sfide quotidiane.  Io ti auguro di tutto cuore di poter sperimentare anche solo un po’ di questa speranza audace della risurrezione: piena di prospettiva, di coraggio e di pazienza.

Amen

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