Per quale premio stai correndo?

28 Novembre 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti. Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù. (Filippesi 3:10-14)

Alla fine dell’ultimo film di James Bond “No time to die”, “M”, il capo dell’MI6 e comandante di Bond, legge una citazione tratta da un libro di Jack London che secondo lui riassume alla perfezione il motto di vita di James Bond: “Il giusto scopo di un uomo è vivere, non esistere. Non sprecherò i miei giorni tentando di prolungarli. Farò uso del mio tempo”. Questa è una frase che potrebbe riassumere benissimo anche la vita dell’apostolo Paolo.

Come abbiamo visto domenica scorsa, per Paolo era importantissimo lottare per abbandonare le vecchie abitudini legate al peccato, per poi indossare le nuove virtù che Dio ci offre. Similmente anche oggi ci insegna quanto per lui fosse importante vivere facendo buon uso del suo tempo, per puntare a un chiaro obiettivo: il premio della vita eterna in tutta la sua pienezza.

La domanda sulla quale vorrei invitarti a riflettere oggi è: sai per quale premio stai correndo? In altre parole: sai perché ha senso vivere facendo buon uso del tuo tempo e vivendo secondo la volontà di Dio?

Il nostro scopo: conoscere Cristo

Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti. (Filippesi 3:10-11)

Il tema principale di tutta la lettera ai Filippesi è riassumibile con le parole “rallegratevi nel Signore”. Per Paolo era chiaro che la gioia nella vita del credente non può dipendere dalle circostanze della vita, bensì unicamente dal suo rapporto con il Signore.

A Filippi c’erano dei falsi insegnanti che volevano derubare i Filippesi di questa gioia, insistendo sulla necessità di seguire alcune cerimonie e rituali del giudaismo per ottenere la salvezza. Paolo combatte questa richiesta, ricordando ai Filippesi che l’unica salvezza deriva dalla fede in Cristo e non dalla nostra giustizia umana. Paolo stesso avrebbe potuto vantarsi di tutta la sua religiosità, ma decise di rinunciare a ogni suo merito passato pur di ricevere la salvezza e la giustizia come regalo da Dio grazie alla sua fede in Cristo (Filippesi 3:4-9).

Per questo ora, che aveva conosciuto Cristo, per lui una cosa era chiara: non voleva sprecare altro tempo, voleva vivere il resto della sua vita conoscendo Cristo sempre meglio. Ora potremmo pensare: “Ma come, Paolo non conosceva forse Cristo? E cosa significa questo per me? Io so chi è Cristo! Cristo è l’onnisciente, onnipotente, eterno Creatore che si è fatto uomo ed è morto in croce per pagare il prezzo dei nostri peccati. È il Salvatore che ha preso noi peccatori, condannati all’eterna separazione dal Padre, e ci ha rivestiti della sua stessa giustizia e ci ha resi uno con Lui, così che quando il Padre ci guarda ci vede perfetti come Cristo.”

Ovviamente anche Paolo sapeva tutte queste cose, ma ciò a cui allude è una conoscenza profonda, personale e intima. Il più grande desiderio di Paolo, che dovrebbe essere anche il nostro, era di sperimentare sempre di più Cristo nella sua vita quotidiana. Paolo ci spiega anche in che cosa consiste concretamente conoscere Cristo: sperimentare la potenza della sua risurrezione.

Lo sapevi che con la sua morte in croce Cristo ha ottenuto il perdono per i nostri peccati, ma che è con la sua risurrezione che ha anche spezzato il potere del peccato sulla nostra vita? Sperimentare Cristo e la sua risurrezione significa sperimentare come lo Spirto Santo, che ora può agire con tutta la sua potenza in noi, ci dà la forza per dire di no alle tentazioni e per resistere al peccato. Paolo ci invita a desiderare che lo Spirito Santo agisca ogni giorno nella nostra vita e ci guidi, dandoci la forza per vincere il peccato guardando a Cristo.

Paolo continua poi spiegando che conoscere Cristo significa condividere sia le gioie che le lotte di Cristo. Paolo era diventato il cristiano modello a cui tutti guardavano, ma era anche il cristiano che più aveva dovuto soffrire a causa della sua fede. È come se Paolo ci stesse invitando a non scoraggiarci di fronte alle sofferenze a motivo della fede, di fronte alle circostanze avverse della vita, ricordando che Cristo ha sofferto ben più di noi e che ora è al nostro fianco come un sommo sacerdote in grado di simpatizzare con noi nelle nostre debolezze (Ebrei 4:15). Questa certezza gli dava le forze per andare avanti nonostante le sofferenze!

Paolo ci invita poi a diventare conformi a Cristo nella sua morte. Questo non significa che dobbiamo morire come Cristo morì, ma che dobbiamo desiderare di avere la stessa attitudine che Cristo ebbe di fronte alla morte quando disse:

Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta. (Luca 22:42)

In queste parole percepiamo tutto il desiderio di Paolo di morire al peccato, di combattere la tentazione nonostante tutta la sua debolezza. Poi però, al versetto 11, arriva il perché di tutto questo: “per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti”.

Ma come? Paolo aveva forse dubbi riguardo alla sua salvezza? Naturalmente no, Paolo sapeva di essere salvato per grazia attraverso la fede, proprio come noi che crediamo in Cristo! In 1 Corinzi 15 Paolo insegna chiaramente che ogni credente un giorno, quando Cristo tornerà, risusciterà dai morti e riceverà un nuovo corpo. Perché sembra dunque che qui Paolo abbia qualche dubbio di poter un giorno risuscitare?

Una spiegazione potrebbe essere che a Paolo non importava in che modo sarebbe giunto alla risurrezione, era disposto a tutto, anche a morire soffrendo a motivo della sua fede. C’è però un dettaglio interessante in questo versetto. Paolo non utilizza la solita parola per “risurrezione” (in greco “anastasis”), ma utilizza la stessa parola con l’aggiunta di un prefisso (in greco “exanastasis”) come a voler indicare qualcosa che vada oltre il semplice atto della risurrezione dopo la morte. Potremmo tradurre questa parola con “piena risurrezione”.

È come se Paolo ci stesse dicendo che se seguiamo il suo esempio facendo tutto il possibile per conoscere e sperimentare personalmente Cristo nella nostra vita, potremo ambire a sperimentare la vita eterna in tutta la sua pienezza. Per Paolo il giusto scopo del credente non è semplicemente di esistere, ma di vivere, conoscendo e sperimentando sempre più Cristo nella sua vita quotidiana, perché questo influirà sulla qualità della sua vita eterna!

È vero che è la sola fede in Cristo a renderci giusti davanti a Dio, ma sarebbe un grave errore fermarsi lì. Non possiamo fermarci a ciò che Cristo ha fatto per noi in passato, perché Cristo vuole operare nella nostra vita anche in vista dell’eternità che passeremo con lui.

Se osservi la tua vita finora, diresti che hai piuttosto cercato di esistere oppure di vivere la tua vita con Cristo? Eri consapevole del fatto che la qualità della tua vita eterna dipenderà anche da quanto ti sarai impegnato a conoscere e sperimentare Cristo nel corso della tua vita? Ricorda che Dio è misericordioso e che sarà ben felice di aiutarti!

Proseguire sul cammino intrapreso

Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la meta per ottenere il premio… (Filippesi 3:12-14a)

Paolo sapeva che molti altri cristiani lo tenevano in grande stima e lo consideravano come un gigante spirituale a cui non potevano aspirare, ma anche Paolo doveva fare i conti con le debolezze della sua carne e con la sua vecchia natura del peccato. Anche dopo quasi 30 anni al servizio di Cristo, Paolo ci teneva a ricordare ai Filippesi che non esistono super-cristiani che hanno tutto sotto controllo o che sono già perfetti.

Paolo descrive sé stesso come un atleta che si protende per tagliare come primo il traguardo. La sua ambizione era di realizzare lo scopo per cui era stato “afferrato da Cristo Gesù” sulla via per Damasco. Paolo aveva vinto molte battaglie spirituali ed era cresciuto di grazia in grazia fino a un certo livello di maturità cristiana, ma ancora non aveva raggiunto tutto ciò che Cristo aveva previsto per lui e aveva ancora molte montagne spirituali da scalare, ostacoli da superare e nemici da affrontare.

Nessuno di noi può vantarsi di aver ottenuto tutto ciò che Dio vuole fare nella propria vita, perché ognuno di noi ha una meta unica da raggiungere e questa meta è voluta e pianificata dal Padre, come Paolo ci ricorda nella lettera agli Efesini:

Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo. (Efesini 2:10)

Non ci sono due percorsi di vita uguali, perché tutti noi affrontiamo i nostri particolari problemi, delusioni e sfide, e abbiamo tutti ricevuto capacità uniche. Per raggiungere questo obiettivo Paolo ci consiglia di fare due cose: dimenticare le cose che stanno dietro e protenderci verso quelle che stanno davanti.

In altre parole: lascia il passato nel passato. Scegli di lasciare andare i fallimenti del passato, perché queste cose non faranno altro che rallentarti sulla tua corsa. Come cristiani possiamo certamente imparare dal passato, ma non siamo legati alle cose che abbiamo fatto. Anche l’apostolo Paolo aveva tutte le ragioni per non dimenticare il suo passato. Aveva dato la caccia ai Cristiani, ne aveva ordinato l’arresto e ne aveva persino approvato l’esecuzione.

Paolo sapeva però che gli scopi di Dio per la nostra vita non sono limitati dal nostro passato. Paolo ci invita a non essere guidati dai sensi di colpa. Invece di essere incatenati dai nostri errori passati, possiamo andare avanti, sapendo che possiamo contare sul perdono di Cristo. Dio si preoccupa del tuo futuro, non del tuo passato!

Non possiamo cambiare il passato, ma Gesù ha cambiato le conseguenze del nostro passato, per questo Paolo ci esorta a protenderci verso le cose che stanno davanti. Cosa c’è davanti a noi? Siamo stati creati per piacere a Dio: per conoscere Dio personalmente, amarlo e servirlo (Giovanni 17:3). Siamo stati chiamati per far parte della famiglia di Dio: per trovare una casa spirituale e una famiglia nella chiesa locale (Atti 2:42).

Siamo stati salvati per diventare come Cristo: riflettendo il suo carattere di amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo (Galati 5:22). Siamo stati equipaggiati dallo Spirito Santo per servire Dio: con un mix unico di talenti, abilità e passione (1 Corinzi 12). Ci è stata affidata una missione: mostrare ad altre persone lo scopo che Dio ha anche per la loro vita e invitandoli a seguire Cristo (Matteo 28:18-20).

Sei anche tu convinto, nel profondo del tuo cuore, che valga la pena proseguire la corsa per essere come Gesù? Non c’è motivazione più grande che sapere perché siamo stati creati!

Il premio per il quale corriamo

…corro verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù. (Filippesi 3:14)

Niente ci dà più energia che avere uno scopo chiaro. Di solito è il lavoro senza senso, non il troppo lavoro, che ci logora, ci fa perdere le forze e ci ruba la gioia. È quindi importantissimo sapere perché facciamo tutto ciò che facciamo: “per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù”!

Il termine Greco qui tradotto con “premio” è un termine tecnico utilizzato per indicare la ricompensa che spettava agli atleti professionisti che vincevano i giochi nell’antica Grecia. Gli atleti più meritevoli non ottenevano solo premi materiali. Al termine della loro carriera agonistica, non di rado i migliori atleti ricoprivano cariche politiche importanti.

In un contesto molto simile Paolo utilizza la stessa parola “premio” anche in 1 Corinzi:

Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. (1 Corinzi 9:24)

Il punto di Paolo è che il suo protendere avanti non è fine a sé stesso, ma è per ottenere un premio. Questo premio non può essere il cielo stesso o la vita eterna, perché Gesù stesso ha promesso che se crediamo in lui abbiamo la vita eterna e che in Cristo siamo già passati dalla morte alla vita (Giovanni 5:24). Qui invece Paolo descrive la necessità di impegnarsi, di lottare per ottenere qualcosa.

Cos’è dunque la “celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù”? La traduzione letterale di questa frase sarebbe: “la chiamata verso l’alto da parte di Dio in Cristo Gesù”. Questa frase è presa direttamente in prestito dal linguaggio dei giochi. Se l’atleta era vittorioso, riceveva una “chiamata verso l’alto”, dal re o dai funzionari che presiedevano, ovvero una convocazione a salire sulla piattaforma della vittoria, per ricevere il suo premio dalle loro mani.

Questo premio non è dunque il cielo o la vita eterna in sé, ma è là che lo riceveremo. La “chiamata verso l’alto” è limitata a quei cristiani che saranno premiati, ai quali il Padre dirà:

Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore. (Matteo 25:21)

Questo premio corrisponde a ciò che Paolo intendeva al versetto 11 dicendo che sperava di “giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti”. Il suo desiderio era di raggiungere una risurrezione completa, di guadagnarsi un posto tra i cristiani che saranno stati fedeli fino alla fine. I credenti che avranno perseverato fedelmente otterranno uno statuto di onore.

Se leggiamo attentamente la Bibbia vedremo con chiarezza che tutti i cristiani sperimenteranno la resurrezione, ma non tutti ne saranno ugualmente degni. Come cristiani siamo portatori di speranza. Abbiamo una ragione per vivere e uno scopo che va oltre questa esistenza materiale e breve, ci attende un premio per il nostro impegno a vivere con Cristo.

Ti invito, quando sarai a casa, a riflettere ulteriormente su quanto detto oggi. Potrebbe essere che la mancanza di riflessione su ciò che ci aspetta in cielo sia la ragione per cui così tanti cristiani, invecchiando, rimangono bloccati nel passato invece di tendere verso il futuro? Fa in modo che vincere il premio sia il tuo obiettivo e avrai sempre qualcosa per cui vivere.

Ricorda che ciò che alla fine conta di più non sarà ciò che gli altri diranno della tua vita, ma ciò che dirà Dio! Sei stato messo qui per prepararti all’eternità e per invitare anche altri a sperimentarla in tutta la sua pienezza. Non sprecare i tuoi giorni, fa buon uso del tuo tempo!

Amen

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