Pregare senza ravvedimento | Giona 2

11 Maggio 2026

Michel Di Feliciantonio

Michel Di Feliciantonio

Pastore

Domenica scorsa abbiamo iniziato il libro di Giona e abbiamo visto come nel suo tentativo di fuga dalla presenza del Signore, Giona viene buttato in mare dai marinai pagani. Abbiamo lasciato Giona così, mentre sprofonda nel mare. Leggiamo insieme il 2 cap. per scoprire cosa succede dopo. 

Giona 2:1 Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona. Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.2 Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, il suo Dio, e disse:

3 «Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce. 4 Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. 5 Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” 6 Le acque mi hanno sommerso, l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. 7 Sono sprofondato fino alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio! 8 Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. 9 Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; 10 ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore».

 

11 E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma.

Se vi chiedessi cosa succede a Giona in questo capitolo, cosa fa Giona in questo capitolo, cosa mi direste? Forse siamo abituati a pensare che Giona si pente, si ravvede e prega. Prima di osservare insieme la preghiera di Giona, guardiamo innanzitutto a chi è rivolta questa preghiera. 

Il Dio della preghiera

La volta scorsa abbiamo lasciato Giona mentre sprofonda nel mare, dopo essere stato buttato dalla nave dai marinai mentre era in fuga dal Signore. 

Come sappiamo tutti il libro di Giona non finisce qui, non finisce con la giusta morte nel mare di Giona a causa del suo peccato. Infatti all’inizio del secondo capitolo leggiamo che il Signore fece venire un grande pesce per inghiottire Giona. Ora, so che quando pensiamo a Giona pensiamo immediatamente al pesce. Ma l’obiettivo del testo non è farci capire se un pesce sarebbe in grado di inghiottire un uomo, quale pesce sarebbe adatto e se è successo altre volte. 

L’obiettivo innanzitutto è di osservare che Dio opera ed è in pieno controllo, anche della natura. Guardate come si apre e si chiude questo capitolo: 

  1. 1: il Signore fa venire il pesce per inghiottire Giona

v: 11 il Signore comanda al pesce di vomitare Giona

Non solo in questo capitolo ma in tutto il libro di Giona la natura obbedisce semplicemente agli ordini di Dio. 

Il Signore scatena il gran vento e la tempesta e poi la calma al capitolo 1, il Signore comanda il pesce nel capitolo 2, il Signore fa crescere in un un giorno il ricino e in un giorno lo secca usando il vento nel capitolo 4. 

 L’obiettivo non è capire come queste cose succedono, ma osservare il Dio che compie queste azioni. Guardando a Giona 2 non possiamo non rimanere meravigliati davanti a questo Dio sovrano su tutto.  

Ma emergono anche altre caratteristiche, non è vero? Un Dio misericordioso. Un Dio che non lascia morire Giona nel mare, un Dio che usa il suo creato per risparmiare la vita di Giona. Anche se non siamo mai stati inghiottiti da un pesce, come credenti possiamo lodare il Signore perché non ci distrugge quando scappiamo e ci ribelliamo a lui. 

E poi c’è un’altra caratteristica di Dio in questo capitolo: egli è un Dio che ascolta. Un Dio disposto ad ascoltare la preghiera del profeta in fuga dalla presenza del Signore, v.3 “Io ho gridato al Signore… ed egli mi ha risposto”. Che bello che il Signore ascolta le nostre preghiere, non è vero? Anche quando siamo in fuga, anche quando siamo lontani, il Signore non chiude le sue orecchie. 

E poi un Dio personale. Un Dio che Giona al, v. 7, può continuare a definire come suo Dio. Che incredibile incoraggiamento. Il Signore non viene meno al suo patto, non si dimentica del suo popolo. La mia relazione con Dio non è basata sulla mia bravura o le mie capacità, ma è basata sull’impegno incrollabile che Dio ha preso verso di me. 

Infine un Dio, come giustamente proclama Giona alla fine della sua preghiera, v.10, da cui viene la salvezza. La salvezza viene dal Signore! Quante volte abbiamo citato Giovanni 3:16: Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna. 

Domenica dopo domenica annunciamo a chi è ancora perso che solo in Cristo c’è salvezza e domenica dopo domenica ricordiamo a chi ha creduto che la nostra salvezza è il frutto dell’opera di Cristo. Questa è la nostra identità, questo è il nostro messaggio, questo è il nostro vangelo.

Un Dio sovrano sul creato, un Dio misericordioso, personale, che ascolta, che è l’autore della salvezza. Questo è il Dio della preghiera.

La preghiera di Giona

Un Dio incredibile, che Giona conosce bene. Sappiamo questo perché il profeta Giona, nella sua preghiera che abbiamo letto, cita tanti brani diversi dell’antico testamento, soprattutto  salmi. Ad una prima lettura la preghiera di Giona 2 sembra una preghiera incredibile, sincera, devota! 

Un commentario su Giona scrive:

Con un ultimo grido di esultanza, Yahweh viene riconosciuto come Salvatore…Giona è ora, in modo assoluto, un uomo salvato che ha assaporato la grazia di Yahweh e che è stato liberato dalla giusta punizione per la sua disobbedienza… ora è un uomo nuovo, una nuova creatura.

 Un uomo nuovo, un uomo che è stato trasformato dalla grazia di Dio. Ma è davvero così? 

 Voglio notare insieme a voi 10 aspetti della preghiera di Giona che mi fanno pensare che non sia così: 

  1. La preghiera non parla di pentimento. In tutta la preghiera Giona non fa alcun accenno ad un suo pentimento, al problema del suo peccato, della sua fuga dal Signore.
     
  2. La preghiera non parla di Ninive. In tutta la preghiera Giona non fa alcun accenno a Ninive né tantomeno afferma di voler accettare la chiamata di Dio.

     

  3. La preghiera è diretta verso il tempio (vv. 5, 8, 10). Sembra quasi che Giona stia dicendo al Signore: OK Signore, ci abbiamo provato. Tu hai voluto mandarmi a Ninive io sono andato nella direzione opposta. Ora torno a Gerusalemme e amici come prima.

     

  4. La preghiera è piena di citazioni. Tutta la preghiera è piena di citazioni, soprattutto dei salmi. Ovviamente non c’è nulla di male ad usare la Bibbia o i salmi per la propria preghiera, anzi. Molto spesso preghiamo preghiere che non sono per nulla allineate con la Parola. Però sembra quasi che Giona ripeta a memoria parole che ha imparato.
     
  5. La preghiera sembra pronunciata da un uomo giusto. Il tono della preghiera è quello di un uomo di Dio ingiustamente perseguitato, come capitato tante volte a Davide nei salmi per esempio quando era perseguitato da Saul.

Davide era sincero davanti a Dio, ma Giona? Giona non è un uomo ingiustamente perseguitato,  è un uomo giustamente perseguitato per aver disubbidito al Signore e per essere fuggito da Lui.

6. Nella preghiera Giona accusa il Signore. V.4: tu mi hai gettato nell’abisso, v.5 sono cacciato lontano dal tuo sguardo. Giona accusa Dio per quello che gli sta succedendo. Ma non era stato Giona ad offrirsi per essere buttato in mare? Non era stato Giona a fuggire lontano dalla presenza e lo sguardo del Signore?

7. La preghiera rivela il disprezzo di Giona per gli stranieri. Il versetto 9 è uno dei pochi segmenti originali della preghiera di Giona. E cosa dice Giona? Cosa rivelano le parole del cuore di Giona? Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia. Di chi sta parlando Giona? Molto probabilmente degli stranieri. Giona vede senza problemi l’idolatria degli altri uomini, ma non riconosce la sua idolatria. “Giona ancora si sente giusto. Ancora pensa di meritare la grazia più di Ninive…Anche nella sua preghiera, Giona si paragona agli altri. Lui ha ridotto al minimo il proprio peccato, mentre ingrandisce i peccati degli altri.” In tutto questo Giona non riesce a vedere che lui promette di offrire canti di lode e voti al Signore, mentre i pagani lo hanno già fatto alla fine del cap. 1.

8. Il contesto della preghiera. Siamo abituati a pensare al libro di Giona in questi termini:

  • nel 1 cap. Giona fugge
  • nel 2 cap. Giona si pente
  • nel 3 capitolo Giona predica e Ninive si converte. 
  • Il libro però non finisce qui, con il lieto fine. Nel 4 cap. Giona si arrabbia con Dio a causa del pentimento dei Niniviti. 

Giona 2, calato nel suo contesto più ampio del libro, ci porta a pensare che il profeta non si è ravveduto.

9. La reazione del Signore alla preghiera. Nella partita a scacchi tra Dio e Giona, Giona ha appena pregato, dopo aver aspettato per ben 3 giorni nel pesce buio e puzzolente. Ora tocca al Signore. Il Signore non parla a Giona, non risponde alle sue parole. Il Signore non risponde al profeta, ma lo vomita: 11 E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona. Dio non lascia il profeta, Dio non libera il profeta, che esce bello e pulito dal pesce e parte verso Ninive, ma Dio vomita il profeta.

10. La preghiera di Giona è Giona-centrica. Giona passa gran parte della preghiera a descrivere e lamentarsi della sua situazione e poi al v. 8 dice “io mi sono ricordato del Signore”. Quasi a voler dire: se non ci pensavo io a pregare, il Signore si sarebbe certamente dimenticato di me. Assurdo! Giona è nel pesce ed è vivo grazie a Dio!

In questa preghiera, Giona descrive tutte le cose ingiuste che gli sono capitate, in questa preghiera Giona parla a lungo di se stesso e Dio sembra essere uno strumento da utilizzare a proprio piacimento per uscire da una situazione spiacevole. 

Il cuore di Giona

Per questi 10 motivi, credo che la preghiera di Giona a Dio non riveli il suo pentimento, il suo ravvedimento, la sua trasformazione da personaggio negativo a positivo. Forse c’è del pentimento, ma è ancora minimo.  

La preghiera di Giona continua a mostrare il suo peccato, la sua teologia sbagliata, la sua ribellione, il suo odio per i pagani. 

 Dopo essere fuggito dal Signore, ora prega ma la sua è una preghiera incentrata su se stesso. Nella sua preghiera Giona è vittimistico ed egocentrico. 

Vittimismo 

Il vittimismo si manifesta quando nelle nostre vite ci concentriamo solo sulle cose che negative che accadono a noi, quando parliamo solo delle difficoltà che viviamo e lo facciamo giustificando il peccato. Hai mai pensato o detto “sto peccando ma è davvero impossibile non farlo, succedono tutte a me?”.  

Il vittimismo ci porta a pensare che siamo delle vittime innocenti in un mondo difficile e che quindi meritiamo tutta l’attenzione, la comprensione, la cura che vogliamo. Il vittimismo porta a pensare solo a se stessi, perché solo noi stiamo soffrendo e tutti devono notare questa cosa e devono accettare i nostri sbagli.

 Il vittimismo è diventato il tuo stile di vita?

 

Magari superficialmente diciamo “la salvezza viene dal Signore” ma vittimisticamente pensiamo “sono single e non ho nessuno”, “sono sposato ma con la persona sbagliata”, “il posto di lavoro è un luogo ingiusto e difficile”, “in chiesa nessuno si interessa a me” e giustifichiamo così il nostro peccato, le nostre dipendenze, la nostra apatia, il nostro scarso impegno nelle cose.

 Egocentrismo 

L’altro aspetto della preghiera di Giona è l’egocentrismo. L’egocentrismo si manifesta quando al centro di tutto mettiamo noi, le nostre capacità, il nostro talento, il nostro pensiero. Quando riteniamo che il nostro giudizio sia migliore di tutto e di tutti, anche del giudizio di Dio stesso.

è l’atteggiamento di Giona (9 Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; 10 ma io …) ed è l’atteggiamento tipico dei farisei ai tempi di Gesù e può essere il nostro atteggiamento oggi: io non sono come loro. 

L’egocentrismo porta ad innalzare noi stessi e a giudicare dall’alto in basso gli altri. L’egocentrismo porta a razionalizzare e giustificare i nostri errori, i nostri atteggiamenti sbagliati, i nostri tratti del carattere più spigolosi, la nostra mancanza di sottomissione e la nostra mancanza di umiltà. Siamo invece sempre pronti a condannare aspramente quello degli altri.

Sia il vittimismo che l’egocentrismo sono legati al nostro orgoglio, che è la radice di ogni peccato. Non sto dicendo che le sfide della vita non siano difficili e che non c’è spazio per il lamento davanti al Signore. Ma se siamo come Giona rischiamo di non avvicinarci con un cuore onesto davanti al Signore e non accogliere la sua guida, la sua cura, il suo amore. 

Il libro di Giona ci mette di fronte a delle scomode verità. Giona 2 ci ricorda che non basta fare delle cose religiose per essere apposto con il Signore. Non basta pregare per essere apposto con il Signore. Non basta leggere la Bibbia. Non basta andare in chiesa. Non basta cantare. Non basta dare l’offerta. Non basta essere meno peggio degli altri. Possiamo fare tutte queste cose e comunque essere lontani dal Signore. Possiamo fare tutte queste cose e convivere con il peccato. 

Cosa facciamo davanti al nostro peccato? 

Giona e Gesù

Credo che la preghiera di Giona 2 non sia una preghiera di sincero pentimento e ravvedimento. La preghiera di Gioia è una preghiera formale, ipocrita, una preghiera al vero Dio ma senza un vero ravvedimento.  

Gioia 2 non parla di un uomo trasformato radicalmente dalla grazia di Dio. Giona 2 parla sì di grazia, ma della grazia di Dio nei confronti del suo popolo, un popolo dal collo duro, un popolo di peccatori orgogliosi e incalliti. 

Ironicamente, Gesù cita Giona e dice che ci sono delle similitudini tra loro due:

Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti (Matteo 12:40)

 Nonostante le similitudini, non credo che Gesù prenda Giona come esempio positivo. Gesù si presenta in antitesi a Giona. Gesù fa volontariamente quello che Giona rifiuta di fare. 

Giona è inerme di fronte alla natura, Gesù invece controlla la natura, le tempeste ed i pesci. 

Giona viene inghiottito dal pesce, Gesù entra volontariamente nella tomba. 

Giona pensa solo a sé stesso, Gesù pensa a fare la volontà del Padre. 

Gesù non fa la parte della vittima, ma accetta di buon grado di morire per dei peccatori diventando la vittima per eccellenza.

Gesù non guarda dall’alto in basso quelli che sono diversi da lui, quelli che non hanno la vita perfetta come lui, quelli che sono contraddistinti dal peccato e da scelte sbagliate, ma li accetta e li ama.

Giona viene vomitato pieno di schifezze dal pesce, Gesù viene esaltato dalla tomba con una veste splendente e ascende in gloria.  

 

Come reagisci davanti al tuo peccato? Perché Gesù non è Giona, perché Gesù ha preso il nostro posto sulla croce, per il suo grande amore, possiamo andare senza vergogna davanti a Dio e confessare il nostro peccato. Non importa quanto grande sia il nostro peccato, quanto  profonda sia la nostra angoscia. Possiamo dirgli: Padre, ho peccato, mi dispiace. Ho messo me al centro. Ti prego, perdonami. E cosa farà Dio? Egli risponderà e ti salverà.  

Non devi fare altro. Non devi sforzarti di trovare dentro di te le risposte o le soluzioni. Devi solo andare a Dio: La salvezza viene dal Signore.

 

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