Pronti per il ritorno del Re

1 Gennaio 2023

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Oggi non solo inizieremo un nuovo anno, ma ci prepareremo anche ad affrontare il tema dell’anno 2023: “Pronti per il ritorno del Re”. Perché abbiamo scelto questo tema? Perché desideriamo essere una chiesa pronta ad accogliere il ritorno di Cristo, una chiesa che attende con gioia e trepidazione il ritorno del nostro Signore e Re.

Non siamo certamente i primi cristiani a porci domande riguardo il ritorno di Cristo e a cosa significhi essere pronti per quel giorno. Anche i cristiani di Tessalonica si ponevano molte domande a riguardo e l’Apostolo Paolo scrisse loro due lettere per rispondere alle loro domande. Per questo, per affrontare il tema dell’anno, esamineremo insieme nel dettaglio la prima e la seconda lettera ai Tessalonicesi.

Oggi inizieremo con un’introduzione alle due lettere di Paolo e al tema del Ritorno del Re.

Un’introduzione alle lettere ai Tessalonicesi

Tessalonica, l’odierna Salonicco in Grecia, era una grande città che ai tempi di Paolo raggiungeva i 200’000 abitanti. Paolo giunse a Tessalonica nel corso del suo secondo viaggio missionario assieme a Silvano (Sila) e Timoteo (Atti 17:1-9). I tre arrivarono da Filippi, dopo un lungo viaggio di ca. 6 giorni e 160 km.

Al suo arrivo Paolo si recò subito nella sinagoga locale per annunciare il Vangelo ai Giudei per tre sabati di fila (Atti 17:1-2). Paolo spiegò loro perché il Messia doveva morire e risuscitare dai morti, con lo scopo di dimostrare che Gesù di Nazaret era veramente il Messia promesso. La predicazione di Paolo fu un successo (Atti 1:4).

Luca non ci dice quanto tempo Paolo si fermò a Tessalonica, ma è probabile che i missionari si fermarono in città per ca. 3-4 mesi. Purtroppo, il successo di Paolo provocò l’invidia di alcuni Giudei che cercarono di catturare i discepoli (Atti 17:5-9). Paolo e i suoi compagni furono così costretti a fuggire all’improvviso di notte, senza poter salutare la chiesa (Atti 17:10).

Il loro viaggio li portò poi a Berea, città dalla quale Paolo dovette però anche fuggire, perché i Giudei di Tessalonica lo seguirono fin lì (Atti 17:13). Così Paolo continuò il suo viaggio verso Atene e poi da lì fino a Corinto. Paolo rimandò però Timoteo da Atene a Tessalonica per accertarsi che la chiesa stesse bene.

Timoteo si fermò a Tessalonica solo pochi giorni, perché Paolo lo attendeva a Corinto per ricevere notizie dalla chiesa. Il viaggio da Atene a Tessalonica e poi di ritorno fino a Corinto sarà durato ca. 6 o 7 settimane.

Paolo stesso invece non poté più fare ritorno a Tessalonica, né da Corinto, né da Atene, né tantomeno da Berea, perché, come afferma lui stesso, fu impedito da Satana (1 Tessalonicesi 2:18). Ma quando Timoteo tornò con le buone notizie, Paolo scrisse subito la sua prima lettera alla chiesa (1 Tessalonicesi 3:6-8). È dunque probabile che Paolo, soprattutto nei capitoli 4 e 5, rispose anche ad alcune domande che la chiesa gli aveva inviato tramite Timoteo.

Tenendo conto del tempo trascorso tra la partenza forzata di Paolo da Tessalonica e il ritorno di Timoteo a Corinto, è probabile che Paolo scrisse la sua prima lettera ai Tessalonicesi ca. sei mesi dopo la sua partenza da Tessalonica, nell’anno 50 d.C. Tutti questi dati ci portano a concludere che la prima lettera ai Tessalonicesi, dopo quella scritta ai Galati, fu la seconda epistola che Paolo scrisse.

Le due lettere ai Tessalonicesi servirono principalmente a colmare alcune lacune della loro fede e a incoraggiare la chiesa a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo in attesa del suo ritorno. Avremo dunque molto da imparare anche per la nostra vita personale e di chiesa, attraverso lo studio di queste due lettere di Paolo, per essere pronti per il ritorno del Re.

Il ritorno del Re sarà visibile a tutti

Ma perché è importante essere pronti per il ritorno del Re? Il tema del ritorno di Cristo era attuale sin da quando Gesù lasciò questa terra per tornare al Padre. Ed è questo il motivo per cui i suoi discepoli iniziarono a diffondere il Vangelo e a fondare chiese in tutto il mondo, senza mai smettere di attendere il ritorno del loro Maestro sulla terra.

Ecco cosa successe quaranta giorni dopo la risurrezione di Gesù:

Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo». (Atti 1:9-11)

Gli angeli che apparvero ai discepoli riuniti affermarono molto chiaramente che Gesù un giorno sarebbe tornato personalmente, letteralmente, visibilmente e corporalmente. Sarà lo stesso Gesù a tornare che ha vissuto per 33 anni su questa terra e tornerà nella medesima maniera in cui è partito.

Il suo ritorno sulla terra non sarà meno straordinario né meno sorprendente della sua partenza. Gesù stesso disse: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi” (Giovanni 14:3). Un giorno queste parole si realizzeranno davanti ai nostri occhi. Siamo pronti per quel giorno?

Il ritorno del Re sarà glorioso

In Atti 1:9 leggiamo che Gesù fu elevato in cielo e accolto in una nuvola. La nuvola che portò Gesù in cielo non era una nuvola qualunque, ma era la nuvola della gloria di Dio, la stessa che guidò Israele nel deserto dopo la loro fuga dall’Egitto. Ed è in questa medesima maniera che Gesù tornerà, ovvero “sulle nuvole con potenza e gloria grande” (Luca 21:27).

Ci sono dunque grandi differenze tra la prima e la seconda venuta di Gesù. La prima volta Gesù venne nel mondo senza essere notato come un neonato indifeso, ma la seconda volta verrà “con le nuvole e ogni occhio lo vedrà” (Apocalisse 1:7). La descrizione di quell’evento che troviamo nell’Apocalisse di Giovanni ci mostra quanto gloriosa sarà la sua seconda venuta:

Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola di Dio. (Apocalisse 19:11-13)

Quando venne la prima volta Gesù si è umiliato, nascendo in umili condizioni, ma quando tornerà, tornerà come “Re dei re e Signore dei signori” (Apocalisse 19:16). La prima volta Gesù è stato giudicato e condannato dal suo stesso popolo secondo i loro standard umani, ma quando tornerà, giudicherà ogni persona secondo lo standard di Dio (2 Timoteo 4:1).

Quando Gesù venne per la prima volta, i capi religiosi lo disprezzarono dicendo: “Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui” (Matteo 27:42). Ma quando Gesù tornerà ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore (Filippesi 2:9-11). Siamo pronti per quel giorno?

Il ritorno del Re è imminente

Gesù stesso ci avverte che il suo ritorno è imminente:

Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. (Matteo 24:42)

Gesù potrebbe tornare in qualsiasi momento, per questo più volte il Nuovo Testamento ci esorta a vegliare e a essere pronti per il suo ritorno. Ma nel frattempo sono passati 2000 anni e forse ci chiediamo perché Gesù non sia ancora tornato. Si è forse dimenticato di noi? Ha forse altri progetti?

No, Gesù ha detto che sarebbe tornato e tornerà! Gesù ha però anche detto chiaramente che non possiamo sapere esattamente quando sarà quel momento. Il nostro compito è di essere pronti, non di perderci in speculazioni osservando i segni dei tempi. Le parole di Gesù ci insegnano chiaramente che non è importante conoscere la data esatta, ma essere pronti!

Teniamoci dunque pronti per il suo ritorno! Se tornasse oggi, saresti pronto? Sei sicuro che sia il tuo Signore e che quando tornerà potrà dirti: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21)? Se dici: “Lo spero” o “Non sono sicuro”, non sei affatto pronto.

Lo scopo di questo tema dell’anno è proprio questo: aiutarci ad essere pronti per il ritorno del Re. Che il Re tornerà è una certezza, il nostro compito è di essere pronti. Vogliamo essere una Chiesa Viva: pronti per il ritorno del Re!

Amen

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