Quando Dio prende in mano la situazione | Sofonia 1

19 Agosto 2026

Michel Di Feliciantonio

Michel Di Feliciantonio

Pastore

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

Sofonia 1:1 Parola del Signore rivolta a Sofonia, figlio di Cusi, figlio di Ghedalia, figlio di Amaria, figlio di Ezechia, al tempo di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda.

Il libro di Sofonia si apre con questa intestazione dettagliata e anche particolare. Scopriamo infatti sin da subito che il profeta che ha ricevuto una parola dal Signore è Sofonia. Ma oltre a questa indicazioni, Sofonia ci tiene a comunicare parte della sua genealogia, che parte da Cusi arriva fino ad Ezechia.

E’ un’informazione unica nei profeti. Dei 16 profeti (4 maggiori e 12 minori), infatti, 8 non riportano alcun dato famigliare, mentre 6 riportano solo il nome del padre del profeta, 1 riporta il nome del padre e del nonno (Zaccaria) mentre Sofonia addirittura 4 generazioni.

E’ probabile che Sofonia sia andato indietro nella sua genealogia fino a Ezechia perché quell’Ezechia è stato un re di Giuda, uno dei pochi re buoni e l’ultimo re buono prima di Giosia. In questo modo Sofonia non solo ci dice di essere di stirpe reale, ma riporta il lettore ad un tempo contraddistinto da riforme religiose positive.

Che è esattamente quello che sta succedendo di nuovo ora durante la vita di Sofonia, con il re Giosia. Vi ricordate la storia del Re Giosia? Giosia diventa re ad 8 anni, nel 639 a.C. Durante il suo regno venne ritrovato un rotolo della Legge che portò a delle grandi riforme nel paese, al ridimensionamento dell’adorazione del dio pagano Baal, al rinnovamento del patto con il Signore e venne anche ripristinata la festa della Pasqua.

Ma nonostante tutti gli sforzi di Ezechia, nonno di Sofonia, e di Gioiosa, contemporaneo di Sofonia, il popolo di Dio non ritornò mai completamente al Signore. Molti al tempo di Sofonia affermavano di credere in Dio, ma poi si affidavano anche ad altri dei.
L’adesione del popolo alla riforma fu solo parziale e formalistica e i culti idolatrici continuarono ininterrotti, tanto che perfino nella valle della Geenna, subito fuori di Gerusalemme, si svolgevano i sacrifici di bambini, tipici dei culti cananei.

Ho fatto questa introduzione per aiutarci a calare nel testo di oggi e per capire meglio il senso e il peso della rivelazione che il Signore rivolge a Sofonia. Sono ormai secoli che in Israele non si trova una soluzione al problema del peccato, che come una radice velenosa ha intaccato e rovinato tutto. Ci sono stati giudici, re, profeti, sacerdoti, eppure le cose vanno sempre male.

Cosa dice allora il Signore?
2 «Io distruggerò ogni cosa dalla faccia della terra», dice il Signore.

Se dovessimo riassumere il senso del capitolo 1 di Sofonia dovremmo scegliere questo versetto. Io, il Signore, intervengo.
Abbiamo visto studiando i libri dei profeti minori che l’intervento del Signore viene descritto come il Giorno del Signore. Un intervento che racchiude spesso due elementi: salvezza e giudizio.
Chiaramente sofonia, all’inizio del suo libro, si concentra sul giudizio. E il giudizio del Signore, che come vedremo è oltremodo giustificato, non si limita ad un semplice richiamo.
Il Signore non dice “Mi raccomando non farlo più non va bene”. No, il giudizio del Signore è ben altro: Ecco io distruggerò ogni cosa sulla faccia della terra.

3 «Distruggerò uomini e bestie; distruggerò gli uccelli del cielo e i pesci del mare, ciò che fa inciampare assieme agli empi, ed eliminerò gli uomini dalla faccia della terra», dice il Signore.

La distruzione riportata da Sofonia è inversamente proporzionale all’ordine creazionale: si parte dagli uomini, per poi passare alle bestie, gli uccelli del cielo ed infine i pesci.
Ma, in particolare, il giudizio del Signore presentato da Sofonia, si concentra non sul cosmo, ma su un popolo particolare, un popolo e una città: il popolo di Dio, ovvero il regno di Giuda, e la città di Dio, ovvero Gerusalemme:

4 «Stenderò la mano su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme; eliminerò da questo luogo quanto rimane di Baal, il nome dei sacerdoti idolatri assieme ai sacerdoti, 5 quelli che si prostrano sui tetti davanti all’esercito celeste, quelli che si prostrano e giurano per il Signore, e poi giurano anche per Malcam[b], 6 quelli che si allontanano dal Signore, e quelli che non cercano il Signore e non lo consultano.
7 «Tacete davanti al Signore, Dio, poiché il giorno del Signore è vicino, poiché il Signore ha preparato un sacrificio, ha consacrato i suoi invitati.

Il Signore sta per fare piazza pulita e anche il suo popolo sta per subire il suo giudizio. Capite bene che se questo testo era destinato al popolo di Dio, Giuda, migliaia di anni fa, oggi è destinato a noi, la chiesa, coloro che sono qui riuniti questa mattina.
Di cosa erano colpevoli i giudei?
Avevano iniziato ad adorare Baal, la falsa divinità cananea della tempesta e della fertilità, che rappresentava la minaccia più duratura per Israele contro l’adorazione esclusiva di Yahweh.
Avevano permesso a dei sacerdoti idolatri e non leviti di guidare il popolo, e probabilmente i sacerdoti leviti gli avevano permesso questa cosa.
Avevano adorato non il Signore del creato e delle stelle, ma le stelle e il creato al posto del Signore. Avevano inoltre giurato per il Signore ma anche per Malcam, o come dicono altre traduzioni, giurano per il Signore ma anche per il loro re. Il Signore non bastava più, e quindi avevano aggiunto altro.
Si erano allontanati dal Signore, non lo cercavano più.

In altre parole, cose’era successo al popolo di Dio? Come la rana della pentola, il popolo si era adattato alla cultura circostante.
Si era trasformato in un popolo pagano qualunque, aveva assimilato pratiche, rituali, forme di adorazione che venivano non dalla parola di Dio, ma dal mondo. Attenzione, non avevano eliminato completamente Dio dal loro linguaggio, dalle loro pratiche, ma avevano aggiunto altre cose a Dio. Tecnicamente questa cosa si chiama sincretismo, la combinazione di religioni, culture o idee diverse per formare un nuovo sistema unificato.

Grazie al re Giosia, grazie alle sue riforme, qualcosa era stato fatto. Alcuni idolatri erano stati fermati, alcuni templi erano stati abbattuti, ma non era abbastanza. Il problema del peccato e dell’adorazione idolatra era come una macchia di olio che continuava ad espandersi.
E quindi Dio promette che interverrà per portare a compimento quello che Giosia non è in grado di compiere.

Il peccato è un problema che nessuna riforma umana può eliminare; per questo Dio deve intervenire personalmente e rimuovere completamente l’olio.

Credo che ci siano importanti lezioni per la chiesa di oggi e per i credenti di oggi.
Come chiesa e come singoli credenti, stiamo adorando esclusivamente Dio?
Chi sono i nostri sacerdoti? Ci stiamo assicurando che le nostre comunità siano guidate da “sacerdoti”, da leader, da pastori che sono in accordo con il piano e la parola di Dio? Non tecnici, non esperti di organizzazione, ma uomini che rispecchiano per esempio i requisiti che Paolo lascia alla chiesa?
Stiamo lottando contro il sincretismo religioso?
Stiamo consultando il Signore? Lo cerchiamo nella sua Parola e in preghiera? Quando dobbiamo prendere una decisione, su cosa la basiamo?  

Nelle prossime settimane vedremo tutto il libro di Sofonia e avremo la visione completa del giorno del Signore. Vedremo che il giudizio è solo una parte del suo intervento, una faccia della medaglia.
Ma intanto troviamo già una esortazione interessante: tacere davanti al Signore. Fate silenzio, considerate quello che state facendo con le vostre vite. Non riempite le vostre bocche di parole, ma fate silenzio e considerate il giudizio di Dio che si sta per manifestare.

Se il versetto 2 racchiude quello che il Signore farà (io distruggerò ogni cosa) il versetto 7 racchiude bene quello che noi dovremmo fare: fermarci, valutare le nostre vite alla luce della santità del Signore.
Il contrasto qui tra quello che fa Dio e quello che facciamo noi è fortissimo: è il Signore che prende in mano la situazione, è il Signore che agisce (evidente in tutto il capitolo) mentre noi siamo chiamati a fermarci e tacere.
Fate silenzio davanti al Signore, perché il suo giorno è vicino. E cosa succederà in quel giorno?

8 Nel giorno del sacrificio del Signore io punirò tutti i prìncipi, i figli del re e tutti quelli che si vestono di abiti stranieri.
9 Quel giorno punirò tutti quelli che saltano la soglia, che riempiono di violenza e di frode le case dei loro padroni.
10 Quel giorno», dice il Signore, «si alzerà un grido dalla Porta dei Pesci, un urlo dal quartiere nuovo e un gran fracasso dalle colline. 11 Urlate, abitanti del Mortaio, perché tutti i mercanti sono spazzati via, tutti quelli che erano carichi di denaro sono sterminati. 12 In quel tempo io frugherò Gerusalemme con le torce e punirò gli uomini che, adagiati sulle loro fecce, dicono in cuor loro: “Il Signore non fa né bene né male”.
13 Le loro ricchezze saranno abbandonate al saccheggio, le loro case devastate; essi costruiranno delle case, ma non le abiteranno, pianteranno delle vigne, ma non ne berranno il vino.

Nel giorno del Signore il popolo di Dio viene giudicato, a partire dai leader, dalle guide che hanno contribuito ad allontanare il popolo dalle vie del Signore, dalla Parola del Signore. Al versetto 8 si parla di principi e di quelli che si vestono di abiti stranieri, probabilmente quei leader politici e religiosi che avevano implementato pratiche straniere. Al versetto 9 si parla di coloro che saltano sulla soglia. Con questa espressione si fa riferimento ad una pratica dei sacerdoti pagani di saltare sulla soglia del tempio, una pratica che i sacerdoti giudei avevano fatto loro e che praticavano del tempio di Gerusalemme, mentre riempivano la casa del loro padrone, ovvero il tempio di Dio, di violenza e imbrogli.

Ma non solo i leader religiosi e politici subiranno il giudizio del Signore. Versetto 12: punirò gli uomini che, adagiati sulle loro fecce, dicono in cuor loro: “Il Signore non fa né bene né male”.
Il Signore punirà anche gli scettici spirituali, coloro che pensano che Dio non faccia nulla.

Questa settimana ero a Pisa e abbiamo come chiesa organizzato una settimana di colonia estiva per oltre 50 bambini. Ogni giorno dalle 8 alle 16:30 abbiamo vissuto le nostre giornate con dei bambini e ragazzi che credono di essere al centro dell’universo, bambini e ragazzi che pretendono di voler vivere le loro vite secondo i loro desideri, che rifiutano la guida e le regole degli adulti.
Questi bambini e ragazzi sono un bell’esempio della nostra inclinazione a voler vivere le nostre vite come se noi siamo al centro dell’universo. “Dio non farà né bene né male”, tanto vale vivere la mia vita come voglio io. Ti stai illudendo con questa bugia?
Coloro che lo stanno facendo, stanno andando incontro al giudizio del Giorno del Signore.
In quel giorno le ricchezze accumulate, le ricchezze generate nel quartiere dei mercati di Gerusalemme saranno completamente inutili.
Così come saranno inutili le nostre ricchezze, materiali e non, tutte quelle cose in cui riponiamo la nostra speranza al posto di Dio ed in particolare dell’unica via per essere salvati: il suo unico figlio, Cristo Gesù.

Eugene Peterson, che è stato un autore americano, ha detto: “La via di Gesù unita alla verità di Gesù genera la vita di Gesù”.
È solo dedicando la nostra vita a seguire la via di Gesù, guidati dalla verità di Gesù, che riceveremo in cambio la vita eterna di Gesù. Sicuramente non grazie alle nostre ricchezze.
Nel giorno del Signore le nostre ricchezze non ci salveranno. Cos’altro succederà nel giorno del Signore?

14 «Il gran giorno del Signore è vicino; è vicino e viene in gran fretta. Si sente venire il giorno del Signore, e il più valoroso grida amaramente. 15 Quel giorno è un giorno d’ira, un giorno di sventura e di angoscia, un giorno di rovina e di desolazione, un giorno di tenebre e di caligine, un giorno di nuvole e di fitta oscurità, 16 un giorno di squilli di tromba e di allarme contro le città fortificate e le alte torri.
17 Io metterò gli uomini nell’angoscia ed essi brancoleranno come ciechi, perché hanno peccato contro il Signore; il loro sangue sarà sparso come polvere e la loro carne come escrementi. 18 Né il loro argento né il loro oro potrà liberarli nel giorno dell’ira del Signore. Tutto il paese sarà divorato dal fuoco della sua gelosia, poiché egli farà una distruzione improvvisa e totale di tutti gli abitanti del paese».

Nel giorno del Signore, il Signore si presenterà con tutta la sua forza: un giorno di sventura e angoscia, rovina e desolazione. Immaginiamo un attimo il Signore, il Re dei re, il Signore degli eserciti, il Creatore dell’universo, che viene per giudicare. Che immagine terrificante. In quel giorno gli uomini tremeranno, avranno paura. Le persone dovranno rendere conto del proprio peccato.
Parlando del giorno del Signore, Sofonia molto probabilmente sta alludendo alla distruzione di Gerusalemme per mano dell’impero babilonese. Eppure Sofonia non cita in maniera esplicita i babilonesi. Perché? Perché i babilonesi sono solo una parentesi, e il giorno finale del Signore coinvolge non solo il regno di Giuda migliaia di anni fa, ma anche noi oggi.
Il Giorno del giudizio e dell’ira del Signore sta per arrivare. Ti senti pronto? Cosa dovremmo fare?

L’esortazione di Sofonia 1 è di fermarci, di riflettere, di fare silenzio. Sofonia ci incoraggia a non protestare davanti al Signore o presentare al Signore le scuse per il nostro sincretismo, la nostra idolatria, il nostro peccato. Ma di fare silenzio, soppesare la nostra vita, valutare se siamo ogni giorno più simili a Dio o più simili al mondo. In un mondo che fa rumore, la persona che vuole essere vicino al Signore dovrebbe fare silenzio, contemplare Cristo e seguire la sua via nella sua verità.

Perché 2000 anni fà il giorno del Signore si è abbattuto su Cristo, il quale ha già subito l’ira di Dio, in modo che chiunque creda in lui non debba più temere di subirla. Non c’è altra soluzione al nostro peccato.

Lettera ai Romani 5:8-11
[8] Dio invece mostra il proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. [9] Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira. [10] Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. [11] Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione.

Il Signore prende in mano la situazione, il Signore interviene personalmente per risolvere il problema del male e del peccato. E questo intervento è pieno di giudizio. Forse non è l’intervento che ci saremmo immaginati. È un intervento radicale, tremendo, ma del quale dovremmo essere solo grati al Signore. Se lui non fosse intervenuto, la nostra lotta contro il peccato, i nostri tentativi di riformarci sarebbero stati vani e avrebbero portato solo a peggiorare la situazione.
Dio ha risolto definitivamente il problema della colpa e del giudizio per chi è in Cristo, e un giorno eliminerà completamente anche la presenza del peccato.
Nel suo giudizio contro Cristo Gesù, noi troviamo la salvezza. Un giorno quando Gesù tornerà per giudicare, noi scamperemo a questo giudizio.

Questo ci spinge e ci motiva oggi, a noi che che crediamo in lui, ora, oggi, a lottare per per estirpare la radice di peccato che è in noi, a lottare per non adattarci al mondo che ci circonda.

Grazie al dono dello Spirito, possiamo fermarci, riflettere, considerare in che modo ci stiamo adattando al mondo intorno a noi, in che modo stiamo abbandonando le vie del Signore per delle vie che sembrano attraenti ma che ci stanno allontanando da Dio.

Come credenti e come chiesa, dobbiamo lottare per evitare di diventare rane bollite, o, come dice Gesù, sale che non sala più e deve essere buttato. Che il Signore ci aiuti.

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