Qui c’è più che Giona

4 Aprile 2021

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: “Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno”. Ma egli rispose loro: “Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti. I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è più che Giona!”. (Matteo 12:38-41)

Seguendo il nostro tema dell’anno sulla misericordia di Dio stiamo trattando la storia del profeta Giona. Questa domenica di Pasqua, vedremo che Gesù conosceva bene la miracolosa avventura subacquea di Giona e che ci spiega persino che la vita di Giona era un segno profetico dell’evento culminante della missione salvifica di Gesù sulla terra.

Ci sono molte cose interessanti da studiare in questo passaggio, ma oggi è la domenica di Pasqua. Quindi una cosa deve stare al di sopra del resto. Oggi, la nostra attenzione è sulla risurrezione di Gesù. Vogliamo celebrare la sconfitta della morte da parte del Signore – la vittoria di Cristo sulla tomba. Una vittoria che ci dona un’incredibile speranza.

Dacci un segno!

Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: “Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno”. (Matteo 12:38)

Gli scribi erano una classe di sacerdoti responsabili della copiatura della legge, mentre i farisei erano i maestri religiosi del tempo. Il versetto inizia con la parola “allora”, indicando che la narrazione procede e scaturisce da quanto avvenuto precedentemente. Gesù stava già discutendo da un po’ di tempo con gli scribi e i farisei. Li aveva in precedenza criticati per la loro ipocrisia ricordando loro che “dal frutto si conosce l’albero” (Matteo 12:33) e chiamandoli “razza di vipere” e “malvagi” (Matteo 12:34).

Erano queste stesse persone a chiedere un segno da parte di Gesù. Perché lo fecero? Segni e miracoli non erano solo per divertimento o per spettacolo. Quello che gli stavano chiedendo era un segno di legittimazione per dimostrare la sua autorità e credibilità, per dimostrare che era davvero il Messia e il Figlio di Dio. Ma erano davvero interessati a scoprirlo?

Gesù aveva già guarito molte persone in questo capitolo, una di queste era posseduta. I farisei lo avevano accusato di cacciare i demoni “per l’aiuto di Belzebù, principe dei demòni” (Matteo 12:24). Perché dunque chiedere un altro segno? Perché, dopo aver visto così tanti miracoli nel corso del suo ministero, avrebbero dovuto chiedergliene un altro?

Semplicemente perché la loro richiesta non era sincera, alle autorità religiose non piaceva Gesù e ciò che rappresentava, stavano cercando un modo per ucciderlo. La loro domanda era solo l’ennesimo tentativo di incastrare Gesù, di fargli fare o dire qualcosa di sbagliato, per farlo inciampare pubblicamente. Ciò che richiedono è un miracolo su comando. Ma questo significherebbe tentare Dio (Matteo 4:7)!

È evidente che non è possibile avvicinarsi a Dio con questa attitudine. Il Signore aveva fatto una chiara promessa al suo popolo tramite il profeta Geremia:

Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi. (Geremia 29:13-14)

Ma quanti anche oggi vorrebbero un segno prima di essere disposti a credere in Gesù Cristo. Il problema è che nemmeno altri cento segni porterebbero uno scettico alla fede, se avrà già deciso di cuor suo di rifiutare Gesù e quello che lui rappresenta.

Gesù è venuto a portare la pace per coloro che sono in guerra con Dio, la grazia per coloro che hanno fallito nei confronti del Signore e la restaurazione per coloro che hanno peccato contro di lui. Accettare Gesù significherebbe ammettere il proprio fallimento personale, sarebbe per molti un’umiliazione. È dunque sempre sbagliato chiedere a Dio un segno? E se lo si fa con il desiderio di seguire il Signore e di fare la sua volontà?

Nella Bibbia troviamo vari esempi di persone che, nell’angoscia personale, hanno chiesto un segno a Dio. Ma quando chiedere un segno significa mettere Dio alla prova, allora è chiaramente peccato (Matteo 4:7; Luca 4:12). Forse uno dei principali problemi dei farisei era proprio questa loro insistenza nel chiedere un segno, sebbene ne avessero già avuti a sufficienza.

Il fatto è che ne possiamo anche chiedere centinaia di segni, ma se mettiamo a priori in dubbio la guida, la bontà e la misericordia di Dio, non ci basteranno mai. Non importa cosa chiediamo: la nostra natura umana tende ad essere diffidente e anche se otteniamo il segno richiesto, tenderemo a dire: “Ma questo non è un vero segno, Signore dammene uno vero!”.

Se chiediamo un segno sperando di poter forzare la mano a Dio o per ottenere conferma delle nostre opinioni già fatte, non avremo la giusta attitudine del cuore per ottenere una risposta o anche per accettare la risposta se non è quella che speravamo di ricevere.

Con questo non sto dicendo che sia sempre sbagliato chiedere un segno a Dio, Dio non è contrario ai segni, ma il nostro Padre Celeste preferisce che noi obbediamo innanzitutto alla Sua Parola. Dio preferisce che prendiamo le nostre decisioni basandoci sulla nostra fede in Dio e su ciò che è scritto nella Bibbia.

Quando la volontà di Dio non è chiara, non penso sia sbagliato chiedere a Dio di renderci chiara la Sua volontà. Il rischio è però che generalmente la ricerca di segni ci distrae dalla cosa più importante: Gesù, e la nostra fede in Lui. Quando insistiamo su un segno come prova che Gesù ha sentito e farà qualcosa riguardo alla nostra preghiera, la Sua bontà, la Sua compassione e il Suo amore dipendono dal fatto che Lui mandi o meno il segno. Se non lo fa, allora dubiteremo di Lui, non della saggezza, o mancanza di essa, della nostra preghiera!

Confida in Dio, non nei miracoli. Cerca Gesù, non prodigi. Chiedi saggezza, non segni. Ci sono vari modi in cui Dio parla alle persone, e segni e prodigi non sono l’unico modo. Il modo più comune in cui Dio parla è attraverso la Bibbia e attraverso la preghiera. Ed è così che anche Gesù ha risposto agli scribi e ai farisei.

Il segno di Giona

Ma egli rispose loro: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti. (Matteo 12:39-40)

Gesù ascoltò la loro richiesta e rispose dapprima con una condanna, chiamandoli una “generazione malvagia e adultera”. In altre parole li ha accusati di non vivere secondo la volontà di Dio. Questo ci mostra che è ben possibile venire a Gesù in preghiera in cerca di segni, ma senza avere la giusta attitudine di cuore.

È buono se esaminiamo i nostri cuori e le nostre motivazioni prima di ritrovarci a pretendere qualcosa da Dio. Sì, perché è proprio questo che stavano facendo i farisei. Non stavano semplicemente chiedendo gentilmente un segno, il verbo usato da Gesù indica che si stavano sforzando per ottenere ciò che volevano, che richiedevano con insistenza e pretendevano un segno. Come un bambino che fa i capricci per ottenere qualcosa dalla mamma.

È dunque anche importante chiederci come ci avviciniamo noi a Dio. Qual è l’attitudine del nostro cuore quando lottiamo con Dio per ottenere indicazioni chiare da seguire nella nostra vita o quando cerchiamo risposte alle nostre domande?

Se da una parte dobbiamo esaminare il nostro cuore, la seconda metà della risposta di Gesù è comunque sorprendente. Nonostante tutto vediamo anche qui la misericordia di Dio, Gesù diede loro un segno, il “segno del profeta Giona”. Di che cosa si tratta?

Gesù paragona sé stesso a Giona che trascorse tre giorni e tre notti nel ventre del pesce (Giona 2:1). Come Giona, che dopo tre giorni e tre notti passati sott’acqua fu vomitato dal pesce sulla terraferma, Gesù risuscitò dalla morte dopo essere stato nella tomba.

Il segno non è dunque altro che la risurrezione di Gesù! Sarebbe dunque stata la morte e la risurrezione di Gesù a legittimarlo come Figlio di Dio. Questo sarebbe stato l’unico ulteriore segno che Dio concesse. Avrebbero potuto crederci oppure no. Così come noi oggi siamo liberi di crederci oppure no.

La risposta di Gesù ci indica quanto centrale sia la sua risurrezione per la fede cristiana e per la vita di ognuno di noi, come ci ricorda anche l’Apostolo Paolo:

Se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede. (1 Corinzi 14:14)

Ci mostra però anche un altro aspetto, ovvero che Gesù potrebbe benissimo rispondere alle nostre domande e alle nostre richieste di segni in modi sorprendenti, e che la sua risposta potrebbe anche non essere quella che speravamo o che siamo pronti ad accettare.

Gesù descrive sé stesso come “Figlio dell’uomo” un’espressione che per chi lo ascoltava era un chiaro rimando alla profezia in Daniele capitolo 7. Si tratta della promessa che un giorno sarebbe arrivato “sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo” (Daniele 7:13), il Messia tanto atteso che sarebbe venuto a dominare sulla terra e a stabilire un regno eterno.

La novità sta nel fatto che Gesù unì le due immagini, quella di Giona e quella del “Figlio dell’uomo” in un’unica immagine profetica. Essenzialmente, Gesù stava dicendo che il Messia che stavano aspettando sarebbe stato “inghiottito” dalla terra – una metafora per indicare che sarebbe morto – come Giona fu inghiottito da un pesce e che il terzo giorno sarebbe risorto.

Questo è l’unico segno che Gesù era ancora disposto a dare! La sua imminente vittoria sulla morte, la sua risurrezione. È l’unico segno che contraddistingue Gesù da chiunque altro: ha affrontato la morte da uomo innocente e l’ha sconfitta, tornando in vita e proclamando la salvezza e il perdono dei peccati a chiunque crede e confida in lui.

Perché la risurrezione è un segno così importante da cambiare tutta la nostra vita? Se Gesù è risorto, allora c’è una vera speranza eterna oltre alla realtà del nostro mondo fisico caduto. C’è una speranza di risurrezione per tutti coloro che hanno fiducia in Gesù. E questo ha implicazioni reali per noi. Eccone solo alcune.

Se Cristo è risorto dalla tomba, allora Gesù è chi ha detto di essere. Infatti, era ed è Dio con noi; è Dio fattosi uomo. E merita la nostra devozione e la nostra adorazione. Se Cristo è risorto dalla tomba, allora tutto ciò che Gesù ha detto era ed è vero. È morto per i peccati del mondo; è morto per i tuoi peccati; e, confidando in lui, tu ricevi misericordia e grazia. C’è salvezza dalla morte e dal peccato in Cristo. Lui è il tuo Signore, il tuo pastore, il tuo Salvatore.

Se Cristo è risorto dalla tomba, allora la Bibbia è la vera Parola di Dio. E la Parola di Dio ci dice che un futuro glorioso sta arrivando per tutto il suo popolo. Un futuro dove malattie, tribolazioni e morte saranno eliminate. Regnerà invece la perfetta gioia di Dio. Nel frattempo la Bibbia la lampada la nostro piede per trovare la via giusta ogni giorno della nostra vita.

Cosa possiamo dunque imparare da questa risposta di Gesù? Che non dovremmo stare in attesa o ricercare troppi segni da parte di Dio, ma desiderare Lui stesso con tutto il nostro cuore, perché il segno più grande già lo abbiamo ricevuto: la risurrezione di Gesù Cristo!

Gesù – il vero Giona

I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è più che Giona! (Matteo 12:41)

Alcuni versetti prima, Gesù aveva già fatto riferimento a un giorno in cui tutte le persone avrebbero affrontato il giudizio di Dio (Matteo 12:36). E ora sta dicendo che gli abitanti di Ninive – malvagi com’erano – risposero positivamente alla predicazione di Giona. Quando dunque arriverà il giorno di giudizio, la gente di Ninive criticherà giustamente la generazione di israeliti che viveva al tempo di Gesù.

Questo sarà possibile, perché di fronte alla predicazione del profeta Giona i Niniviti si pentirono e credettero a Dio. La generazione di israeliti al tempo di Gesù, non si è invece pentita e si è in gran parte rifiutata di credere che Gesù fosse il Messia.

Definendo sé stesso “più che Giona”, Gesù intende dire che Giona fu sacrificato per salvare i marinai, mentre Gesù è morto per salvare noi. Giona fu gettato in mare a causa dei suoi stessi peccati, ma non Gesù che era senza peccato (Ebrei 4:15). Giona arrivò solo vicino alla morte, mentre Gesù morì davvero sotto il peso del nostro peccato e della nostra punizione.

Giona era un profeta riluttante e non aveva un cuore di misericordia per i suoi nemici e aveva bisogno di essere disciplinato. Al contrario, Gesù era disposto a raggiungere i suoi nemici e cercò di salvarli. Era pieno di misericordia e di grazia, eppure fu disciplinato da Dio con lo scopo di offrire la Salvezza ai suoi stessi nemici, come afferma l’Apostolo Paolo:

Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. (Romani 5:10)

Il libro di Giona termina con il profeta ancora fuori sincronia con il cuore e la missione di Dio. Al contrario, Gesù, colui che è più grande di Giona, aveva un cuore completamente in sintonia con la volontà di Dio. Questo è il Figlio dell’uomo che è più grande di Giona!

Il messaggio del “segno di Giona” è che se vogliamo amare e seguire Cristo, lo dobbiamo amare e servire così come lui si è rivelato a noi. Assicuriamoci di non amare un Gesù che ci siamo costruiti su misura, ma di amare il Gesù che Dio ci ha rivelato nella e attraverso la Sua Parola. Se stai cercando un segno da Dio per la tua vita, aggrappati a una comprensione delle Scritture centrata su Cristo, altrimenti andrai alla deriva.

Cosa dobbiamo imparare da tutto ciò? Dio ci esorta a sentire e vedere la grandezza di Gesù Cristo! Gesù si aspetta che restiamo meravigliati di fronte a ciò che ha fatto per noi e alla sua risurrezione. C’è solo Uno che merita la tua totale devozione, sottomissione e lealtà. Il “segno di Giona” serve a dimostrare che lui, Gesù Cristo, è l’onnipotente Figlio di Dio, che è morto, ha sconfitto la morte e ora è vivente per dare a noi vita eterna.

Amen

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