Regole vs. Misericordia

11 Luglio 2021

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Simone Monaco

Simone Monaco

Provate a pensare: da quando vi siete svegliati questa mattina, fino a quando siete arrivati qui e vi siete seduti, quante regole avete rispettato? Chi è venuto in macchina o in moto, ha dovuto rispettare le regole stradali. Precedenze, limiti di velocità, cartellonistica,… Se invece qualcuno è venuto in bus, ha dovuto acquistare un biglietto, oppure avere un abbonamento per poter usufruire del trasporto pubblico. Poi ci sono regole di buona educazione, ad esempio entrando avete salutato le persone, se avete origini svizzero tedesche lo avete fatto dicendo il nome della persona che stavate salutando, tipo: “Ciao Simone”; mentre noi siamo abituati a dire solo “Ciao”. Se invece vivete in un palazzo, magari questa mattina mentre vi stavate preparando per uscire, avete cercato di non fare troppo rumore per non disturbare i vostri vicini.

Quante regole rispettiamo ogni giorno? Pensateci, abbiamo regole per tutto. Regole contrattuali, regole che definiscono il comportamento da adottare in luoghi pubblici, regole all’interno delle scuole, regole grammaticali, regole edili, regole sportive, per non parlare di tutte le regole che sono state introdotte dall’arrivo del covid che si vanno a sovrapporre a tutte le regole che già dobbiamo rispettare ogni giorno. Come Svizzeri siamo famosi per essere molto rispettosi delle regole,
amiamo essere precisi e fare tutte le cose bene. O come si suol dire, a regola d’arte.

Una delle persone più rispettosa delle regole che abbia mai conosciuto,
era mio nonno, il padre di mia mamma. Era una persona davvero eccezionale rispettata da tutti, eppure ricordo ancora che da bambino, quando andavamo a trovarlo ad Amriswil, nel canton Turgovia, io avevo il terrore, perché c’era una regola per tutto!
A tavola se c’era il formaggio le fette non potevano essere più spesse di 3mm, altrimenti venivi fulminato. Oppure quando si usava la margarina, con il coltello dovevi accarezzarla in modo omogeneo così da non creare orrendi buchi. Per non parlare del salotto. Quella stanza, praticamente sempre chiusa, era una sorta di museo, nulla era fuori posto e guai a lasciare un telecomando dove non doveva stare, o a mettere un piede sopra il tavolino. Forse questo è uno dei motivi del perché io sono così allergico alle regole, non lo so, ma sta di fatto che per crescere 5 figli i miei nonni dovevano avere delle regole. Le regole sono utili e necessarie ci aiutano a vivere in sintonia l’uno con l’altro. Una famiglia, come anche una società, senza regole, sarebbe un disastro.

C’è un però, e qui arriviamo al primo punto di cui vorrei parlarvi oggi,
ovvero che le regole non sono il fine, ma sono un mezzo.

1. Regole, un mezzo non il fine

Uno degli errori principali delle guide religiose ai tempi di Gesù fu proprio quello di non vedere le regole come un mezzo, ma come il fine ultimo, mio spiego meglio: Nel Vangelo di Marco, al capitolo 2 ci viene raccontato che in un giorno di Sabato Gesù stava camminando con i suoi discepoli tra i campi e questi si sono messi a strappare delle spighe.
Così i Farisei hanno subito colto l’occasione per rimproverare Gesù dicendo che così facendo i discepoli non stavano rispettando la legge, la quale imponeva di non fare nessun tipo di lavoro di sabato.
Gesù, dopo aver loro fatto un esempio di come anche Davide fece qualcosa di simile, al versetto 27 dice la famosa frase “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. Cosa significa?

Gesù sta qui esponendo un concetto fondamentale, ovvero che le regole, servono a noi e non siamo noi che dobbiamo servire le regole.
Il fine delle regole è il bene nostro e del nostro prossimo.
Gesù sta dicendo ai capi religiosi: Il sabato è stato fatto per il bene dell’uomo, per farlo riposare, perché ne ha bisogno, ma se questo muore di fame è ovvio che può cucinare, ovvero può lavorare per nutrirsi. I capi religiosi non vedevano il fine ultimo della regola, ovvero il bene della persona,
ma vedevano il rispetto delle regole come il fine ultimo, questo era il loro idolo!

Vangelo di Luca capitolo 18 versetto 9:
9 [Gesù] Disse ancora questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l’altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé: “O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo”. 13 Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!” 14 Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato».

Il testo dice che Gesù racconta questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e di conseguenza disprezzavano gli altri.
E perché questo Fariseo era persuaso di essere giusto? È la sua stessa preghiera a dircelo, perché lui, a differenza degli altri, rispettava le regole.
Il rispetto delle regole era il suo idolo. La sua intera identità si fondava su questo fatto. Questo è ciò che succede quando perdiamo di vista il fatto che le regole sono un mezzo per raggiungere un obiettivo più alto, più nobile. Le regole stesse non sono l’obiettivo. I capi religiosi avevano completamente perso di vista l’obiettivo e spesso anche a noi le regole distolgono il nostro sguardo dall’obiettivo.
E qual’è l’obiettivo?

Romani capitolo 13 versetto 8:
8 Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. 9 Infatti il «non commettere adulterio», «non uccidere», «non rubare», «non concupire» e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso». 10 L’amore non fa nessun male al prossimo; l’amore quindi è l’adempimento della legge.

Il tema che stiamo affrontando come comunità quest’anno è:
Essere misericordiosi com’è misericordioso il Padre nostro; ed io credo che le regole possono essere un grande ostacolo per il raggiungimento di questo obiettivo. Quello che però dobbiamo fare non è eliminare le regole, ma avere uno sguardo che vede oltre le regole. E questo è il secondo punto di cui ti voglio parlare oggi: vedere oltre le regole.

2. Vedere oltre le regole

Vedere oltre le regole non è facile, non è qualcosa che ci viene spontaneo, ma è uno sforzo che dobbiamo fare attivamente e adesso vediamo come. Ognuno di noi ha nella propria mente un’idea, un’opinione, su quasi tutto. Un’idea su come dovrebbe essere la chiesa, un’idea su come dovrebbe essere una buona predicazione, un’idea di come dovrebbero comportarsi i credenti, oppure un’idea di come dovrebbe comportarsi lo stato, o il vicino di casa, o il proprio datore di lavoro, e via dicendo. Ad esempio mio nonno aveva un’idea precisa di come doveva essere tagliato il formaggio.

Tutte queste idee che abbiamo, hanno la loro origine da diversi fattori, dall’insegnamento che ci hanno dato i nostri genitori, da quello che abbiamo imparato a scuola, dalla cultura nella quale viviamo,
dalla televisione, da internet, dalle esperienze personali, o anche dalla Bibbia. Tutte queste cose, e molte altre ancora, hanno formato l’opinione che noi abbiamo sulle cose. E quando qualcuno fa qualcosa di diverso da come noi riteniamo che debba essere fatto, ecco che questo ci disturba. Le regole che abbiamo nella nostra mente riguardo a qualcosa vengono infrante e questo provoca in noi qualcosa, solitamente qualcosa di negativo.

Gesù era un esperto nel fare cose che rompevano le regole che la gente aveva nella propria mente. Giovanni 4:9, Gesù parla con una donna Samaritana, qualcosa che i Giudei non facevano mai!
Lei stessa si stupisce di questo e successivamente anche i discepoli quando se ne accorgono rimangono sorpresi. Ma come può il maestro parlare con qualcuno di questa razza impura e per lo più donna?! Giovanni 8, Gesù perdona una donna adultera che i capi religiosi volevano lapidare. Ma come? I capi religiosi non stavano forse semplicemente applicando le regole? Luca 19, Gesù entra in casa di Zaccheo che era il capo degli esattori delle tasse, e sappiamo molto bene che a quei tempi queste persone abusavano della loro posizione per estorcere denaro alle persone. Zaccheo era perciò mal visto da tutta la comunità e per questo motivo tutti si stupirono che Gesù si recò in casa di una persona del genere per mangiare con lui.

Questi sono solo 3 esempi di come Gesù ripetutamente andò contro gli schemi e le regole della maggioranza, ma perché lo fece? Perché Gesù guardava oltre le regole e vedeva delle persone bisognose, persone che sicuramente hanno commesso degli errori, ma con un bisogno profondo di essere amate ed accettate. Gesù non vedeva una donna Samaritana, ma una persona confusa che aveva bisogno di una guida.
Gesù non vedeva una donna adultera, ma una persona bisognosa di affetto. Gesù non vedeva un esattore delle tasse, ma una persona con un enorme bisogno di accettazione. Mentre tutti gli altri, davanti a queste persone vedevano regole, etichette, pregiudizi, mancanze, e per questo non riuscivano più a vedere la persona che c’era dietro. Ammettiamolo, quanto ci da fastidio quando le persone non rispettano le regole che abbiamo nella nostra mente di come le cose devono essere o di come vanno fatte? Questo quanto ci infastidisce? La maionese si spreme dal fondo, non si schiaccia a metà, vero o no?! Nella carbonara non si mette la panna, è categorico! Non si passa davanti a qualcuno mentre sta guardando la finale degli europei in televisione! Ma soprattutto non si mette la purea di mele sulla pasta, questo non si fa!
È inaccettabile!

Questi sono esempi stupidi, ma il punto che voglio mostrarvi è che spesso ci fermiamo a ciò che ci disturba, invece di guardare oltre ciò che ci urta e vedere la persona che c’è dietro. Vediamo degli esempi più concreti che non siano la maionese o la purea di mele, se pensiamo alla chiesa, è possibile trovare persone che hanno un’idea politica totalmente differente dalla nostra, oppure possiamo trovare qualcuno che manifesta la volontà di voler divorziare, o qualcuno che soffre di depressione ed ha pensieri suicidi, oppure qualcuno che ritiene che il libro della genesi non sia affidabile scientificamente sulla formazione del mondo, e pensa che la teoria dell’evoluzione sia corretta.

Questi sono solo alcuni esempi di credenti che possiamo incontrare nelle nostre chiese e la mia domanda è: riesci ad andare oltre ciò che ti urta in queste persone, oppure nella tua mente le etichetterai sempre con ciò che di loro ti disturba? Attenzione, non sto parlando di giustificare, ma solo di accogliere. Infatti io non giustificherò mai chi fa la pasta con sopra la purea di mele, questo per me è ingiustificabile,
però posso accogliere ugualmente queste persone.

Il punto è che tutti noi possiamo trovare negli altri cose che non vanno, atteggiamenti inappropriati, comportamenti sbagliati e la cosa più semplice è mettere l’accento su queste cose. Perciò dobbiamo scegliere, fare uno sforzo di volontà e decidere di essere misericordiosi con il nostro prossimo, come il padre ha scelto di essere misericordioso con noi. Dio ha visto la nostra condizione di persone peccatrici,
persone spesso irritanti ed orgogliose che preferiscono la propria volontà a quella di Dio, eppure ha scelto di usare nei nostri confronti misericordia, di amarci anche se questo è più difficile e faticoso. E meno male che ha deciso di fare così. E noi? Cosa decidiamo di fare nei confronti del nostro prossimo?

3. Per Misericordia stiamo in piedi

Arriviamo così all’ultimo punto di cui voglio parlarti questa mattina, però prima voglio chiederti di fare uno sforzo: Pensa ai personaggi della Bibbia, ce n’è uno che ti da particolarmente fastidio? A me sì, ne ho uno che trovo insopportabile. Non so se lo indovinereste mai.
È L’Apostolo Pietro!

Vi spiego perché: per me Pietro rappresenta quella categoria di persone,
e nello specifico di credenti, che vogliono sempre essere al primo posto.
C’è da camminare sull’acqua, e Pietro è il primo a farsi avanti; Gesù predice agli Apostoli che lo avrebbero abbandonato alla sua cattura,
ma Pietro garantisce che lui, a differenza degli altri, non avrebbe mai fatto una cosa simile, e quando Gesù gli dice che invece lo avrebbe fatto, Pietro ancora insiste dicendo che questo non era possibile. Quando Pietro e Giovanni vengono a sapere che Gesù era risorto, sono subito corsi al sepolcro, Giovanni probabilmente era più veloce e perciò arrivò prima, ma una volta arrivato, anche se vide le fasce per terra non osò entrare, mentre Pietro, appena arrivato entrò subito nel sepolcro senza tanti scrupoli.

Ci sono molti altri esempi nei quali osserviamo come Pietro avesse un temperamento impulsivo ed una tendenza a prevaricare sugli altri.
Io purtroppo faccio molta fatica a sopportare persone del genere,
che sanno sempre tutto loro, che vogliono essere sempre al primo posto, che pensano sempre di sapere come debbano essere fatte le cose.
Ed ogni tanto mi chiedo perché Dio abbia scelto proprio uno come Pietro, che ha questo tipo di atteggiamenti, è proprio una persona che io non avrei mai scelto! E quando mi trovo confrontato con cristiani che hanno lo stesso atteggiamento, faccio davvero fatica. Eppure, devo riconoscere una cosa, Dio ha scelto Pietro!

Dio ha avuto misericordia di Pietro, come l’ha avuta per me, perciò chi sono io per dire che Dio ha sbagliato a scegliere Pietro? Quando guardo Pietro, Dio mi sta dicendo: Vedi, i tuoi criteri non sono i miei criteri, pensi di sapere come devono essere fatte le cose? Se Pietro sta in piedi, è per la misericordia di Dio e se io sto in piedi è sempre per la stessa misericordia. Perciò questa mattina voglio lanciarti una sfida: ti chiedo di pensare ad un credente che abbia delle caratteristiche che proprio fai fatica ad accettare. Può essere una persona immaginaria, o ancora meglio una persona reale, che conosci. Magari una persona che ti ha profondamente ferito o deluso, oppure qualcuno che a tuo modo di vedere ha un atteggiamento inappropriato, oppure qualcuno di cui conosci dei peccati che ti infastidiscono. Magari ritieni che questa persona non può nemmeno essere definita cristiana.

Ecco, se hai visualizzato una persona nella tua mente, prova per un momento a guardare questa persona togliendo da davanti tutto quello che di lei ti disturba. Prova ad immaginare come Dio la vede, una persona debole, bisognosa, magari una persona che avuto un’infanzia difficile ed ha imparato a rivestirsi di maschere per affrontare la vita.
Magari una persona che non ha mai imparato ad amare perché a sua volta non ha mai ricevuto amore. Non so chi hai immaginato, o che tipo di persona tu abbia immaginato, quello che so è che per me non è facile immaginare certe persone ed avere misericordia di loro.

Molte volte perdo la bussola e quello che prevale dentro di me è un sentimento negativo. Dove con i miei pensieri trovo tutti argomenti validi che dimostrano che quella specifica persona si trova nell’errore e dovrebbe cambiare, o magari dovrebbe chiedermi scusa. Ecco, in queste situazioni una cosa mi aiuta a rimettere tutto nella giusta prospettiva: ed è quella di ricordare la misericordia che Dio ha avuto nei miei confronti. Quante persone io stesso ho ferito o deluso? Magari qualcuno di voi sta pensando proprio a me in questo momento. O magari qualcuno sta pensando a te…

La misericordia che Dio ha nei nostri confronti deve spingerci a nostra volta a guardare il nostro prossimo con misericordia. Voglio concludere con un passo da Efesini 4:31-32:

31 Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!
32 Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri,
perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

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