Sperimentare come Dio ti parla – Le circostanze

10 Aprile 2022

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Satana si ritirò dalla presenza del SIGNORE e colpì Giobbe di un’ulcera maligna dalla pianta dei piedi alla sommità del capo; Giobbe prese un coccio con cui grattarsi, e si sedette in mezzo alla cenere. Sua moglie gli disse: «Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio, e muori!» Giobbe le rispose: «Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?» In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra. Tre amici di Giobbe, Elifaz di Teman, Bildab di Suac e Zofar di Naama, avendo udito tutti questi mali che gli erano piombati addosso, partirono, ciascuno dal proprio paese, e si misero d’accordo per venire a confortarlo e a consolarlo. (Giob. 2:7-11)

Come abbiamo visto le volte scorse, lo Spirito Santo si serve della Bibbia e della preghiera per parlarci o per mostrarci la volontà del Padre. A volte Dio ci parla però anche attraverso le circostanze, che possono essere positive o negative.

La storia di Giobbe ci mostra come a volte è veramente difficile capire come interpretare le circostanze. Cosa avrebbe dovuto pensare Giobbe? Non capiva perché tutto ciò che possedeva era andato distrutto, come mai i suoi figli morirono e lui fu colpito da un’ulcera maligna su tutto il corpo. Inoltre, sua moglie lo invitò a lasciar perdere Dio e i suoi amici, sebbene inizialmente fossero venuti per consolarlo, col tempo lo accusarono di avere certamente qualche peccato non confessato nella sua vita.

Se tu fossi stato al posto di Giobbe, come avresti reagito? Ti saresti arrabbiato con Dio e lo avresti abbandonato? Avresti dubitato dell’amore di Dio e lo avresti accusato di non volere il meglio per te? Avresti pazientemente aspettato che Dio ti mostrasse la sua prospettiva su quanto stava accadendo? Insomma, non è per niente facile valutare correttamente le circostanze nel tentativo di conoscere e di fare la volontà di Dio per la nostra vita…

Valuta le tue circostanze dalla prospettiva di Dio

Satana si ritirò dalla presenza del SIGNORE e colpì Giobbe di un’ulcera maligna dalla pianta dei piedi alla sommità del capo; Giobbe prese un coccio con cui grattarsi, e si sedette in mezzo alla cenere. (Giobbe 2:7)

Quando questo avvenne, Giobbe aveva già perso tutti i suoi beni e i suoi figli. L’ulcera maligna non fu che la “ciliegina sulla torta” in una serie di eventi che avevano messo duramente alla prova la fede di Giobbe e che lo avevano portato sull’orlo della disperazione. Questo versetto ci insegna qualcosa di molto importante: non possiamo basarci unicamente su quello che stiamo vivendo per capire come reagire in una determinata situazione, ma ogni nostra esperienza deve essere valutata sulla base di quanto Dio ci ha rivelato nella Bibbia.

Giobbe non poteva sapere che la causa delle sue disgrazie era il tentativo di Satana di dimostrare a Dio che Giobbe non avrebbe resistito alle prove. Dopo aver avuto successo con Adamo ed Eva, Satana voleva dimostrare ancora una volta che i veri credenti sono fedeli solo fintantoché prosperano e che la fede di coloro che confidano in Dio può essere facilmente distrutta.

Anche nel corso della nostra vita, ci saranno momenti in cui vorremmo reagire alle circostanze in base alle nostre esperienze o alla nostra saggezza. Il problema è che spesso non vediamo il grande disegno che Dio vede nella nostra situazione. Non conosciamo i risultati a lungo termine delle nostre circostanze attuali. Quando ci troviamo nel bel mezzo di una situazione difficile, è spesso impossibile capire come Dio potrebbe usare quegli eventi per trasformarli in qualcosa di buono, per formare il nostro carattere, per influenzare altre persone o per promuovere il Suo regno.

Cercare di scoprire la volontà di Dio basandoci solo sulla nostra comprensione delle circostanze può essere fuorviante. Per questo è importante che permettiamo allo Spirito Santo di rivelarci la verità sulla nostra situazione attraverso la Parola di Dio. Non basandoci però solo su alcuni passaggi della Bibbia che in quel momento ci sembrano utili, bensì su tutta la Bibbia. Il modo migliore per riconoscere l’opera di Dio nella nostra vita è capire come Dio ha operato nella storia del suo popolo e della chiesa.

Come reagì Giobbe nella sua situazione disperata? Inizialmente tentò di capire ciò che gli stava succedendo, analizzando la propria vita o ascoltando gli amici, ma senza la prospettiva di Dio. La moglie di Giobbe pensava di avere la giusta prospettiva sulla situazione. Pensava che il Dio di Giobbe fosse debole e che avesse semplicemente abbandonato Giobbe. Ecco perché disse a suo marito: “Ma lascia stare Dio, e muori!” (Giobbe 2:9).

Giobbe cercò però di capire la prospettiva di Dio. Aveva capito che in un qualche modo ciò che gli stava succedendo era stato permesso da Dio, ma gli fu necessario parecchio tempo per capire che Dio aveva degli scopi per la sua vita che trascendevano la sua prospettiva. Dovette lottare con sé stesso, con i suoi amici e pure con Dio stesso, prima di giungere alla conclusione che Dio voleva lavorare attraverso la vita di Giobbe per portare gloria a sé stesso, per dare una forte testimonianza agli altri, per portare Giobbe a un più profondo senso di dipendenza da Dio e per condurre Giobbe in una relazione più profonda con Lui.

Dopo aver acquisito la prospettiva di Dio sulle sue circostanze, Giobbe adattò la sua vita a Dio:

Allora Giobbe rispose al SIGNORE e disse: «Io riconosco che tu puoi tutto e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno. Chi è colui che senza intelligenza offusca il tuo disegno? Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco. Ti prego, ascoltami, e io parlerò; ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l’occhio mio ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere». (Giobbe 42:1-6)

Per capire le tue circostanze, la prospettiva di Dio è di vitale importanza. Quando affrontiamo circostanze difficili o confuse, possiamo facilmente esserne sopraffatti. Se ci mettiamo a cercare Dio unicamente nel mezzo delle circostanze avverse, la nostra comprensione di Dio sarà per forza di cose distorta. Potremmo avere la prospettiva della moglie di Giobbe o dei suoi amici, che era decisamente sbagliata.

Qual è un approccio migliore? Fare come Giobbe, che lotto con Dio in preghiera, gli espresse anche i suoi dubbi e si lamentò con Dio, ma riuscì alla fine a guadagnare una nuova prospettiva su Dio riconoscendo tutto ciò che Dio era per lui prima che iniziarono le sue disgrazie.

Osserva la situazione nella quale ti trovi, partendo da ciò che già conosci su Dio. Come ha agito Dio in passato con te? Come ti ha protetto, guidato o benedetto in altre situazioni difficili della tua vita? Quali promesse hai ricevuto quando ti sentivi particolarmente vicino a Lui? Che cosa hai imparato sulla natura di Dio, sul suo carattere e su come Lui agisce?

Ricorda che Dio è sovrano. Se ti trovi in una situazione come quella di Giobbe, nella quale non capisci perché Dio sta permettendo qualcosa nella tua vita, riconosci l’amore e la sovranità di Dio, dipendendo dalla sua grazia, che ti sostiene in ogni circostanza.

Segni che ti aiutano a fare le giuste scelte

Finora abbiamo parlato solo di come valutare le circostanze negative dalla prospettiva di Dio, ma non è solo in quelle occasioni che una sfida riconoscere la volontà di Dio. Spesso ci capita anche di trovarci di fronte a situazioni, nelle quali la più grande difficoltà non è scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male, ma tra ciò che è bene e ciò che è meglio.

Dio ci guida costantemente, ma non ci costringe a scegliere le sue vie. Potremmo benissimo trovarci di fronte a diverse scelte, che ci sembrano tutte “buone”. Come facciamo a capire quale di queste scelte è quella giusta o la migliore per noi?

Il punto di partenza è dire con tutto il cuore: “Signore, qualunque cosa io riconosca come  tua volontà, la farò. Non importa quanto mi costerà o cosa dovrò cambiare nella mia vita, mi impegno a sottomettermi alla Tua volontà. Non importa cosa mi chiederai, io lo farò!”

Forse questa preghiera ti può sembrare esagerata, ma se non scegliamo fin dall’inizio di sottometterci alla volontà di Dio, significa che non stiamo dicendo sul serio: “Sia fatta la tua volontà”, ma forse qualcosa del tipo: “Sia fatta la tua volontà, finché non va contro la mia”!

Nel linguaggio cristiano ci sono due parole che non possono stare insieme: “No” e “Signore”. Se Gesù è veramente il nostro Signore, la nostra risposta dovrebbe sempre essere “Sì!” a quello che Lui ci chiede. Quindi, se ti trovi di fronte a una decisone importante, il mio consiglio è di non procedere finché non sei sinceramente pronto a dire: “Qualunque cosa tu voglia da me, Signore, io la farò”.

Quando hai accettato Gesù Cristo come Signore della tua vita, gli hai dato il permesso di intervenire nella tua vita quando e come vuole! Per questo, per essere sicuri che Dio interverrà per il nostro bene, è importante valutare le nostre circostanze alla luce delle azioni passate di Dio. Quando ad esempio Israele attraversò il fiume Giordano per entrare nella terra promessa, Dio diede a Giosuè le seguenti istruzioni:

Scegliete tra il popolo dodici uomini, uno per tribù, e date loro quest’ordine: “Prendete da qui, in mezzo al Giordano, dal luogo dove i sacerdoti si sono fermati, dodici pietre; portatele con voi di là dal fiume, e collocatele nel luogo dove vi accamperete stanotte”. (Giosuè 4:2-3)

Quelle pietre dovevano servire come segno per gli Israeliti, per ricordare le grandi opere di Dio in favore del suo popolo. Il loro scopo era insegnare alle successive generazioni, che Dio agisce sempre nella prospettiva di edificare il suo Regno. Ciò che Dio sta facendo nel presente nella tua è sempre in vista di ciò che vorrà fare in futuro per il suo Regno.

Quando Dio chiamò Abramo (Genesi 12), iniziò a formarsi un suo popolo. Quando si rivelò a Isacco, Isacco capì il suo ruolo quando vide come era legato alla promessa fatta a suo padre Abraamo (Genesi 26:24). A Giacobbe Dio rivelò sé stesso come il Dio di Abramo e Isacco (Genesi 28:13). Quando Dio si presentò a Mosè, Lui lo aiutò a vedere ciò che stava per fare dalla sua prospettiva, presentandosi come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe (Esodo 3:6-10). Ad ogni nuovo sviluppo nel Suo piano divino, Dio coinvolgeva una nuova persona spiegandole come quello che avrebbe dovuto fare era legato a quello che Dio aveva fatto in passato.

Allo stesso modo Dio vuole coinvolgere anche noi nei suoi piani. Quando Dio vuole indicarci un nuovo sviluppo o una nuova direzione nel nostro cammino con Lui, lo farà sempre in accordo con quello che ha già fatto finora nella nostra vita! Non porterà cambiamenti radicali o improvvisi senza senso. Dio ha iniziato a operare nella tua vita sin da prima che tu nascessi e a continuato a formare il tuo carattere in modo ordinato, con uno scopo divino in mente.

Una cosa che trovo utile è identificare dei momenti chiave nella mia vita. Sono quei momenti di transizione importanti, nei quali ho sperimentato chiaramente come Dio mi stesse guidando. Uno di questi è una sera nel mese di giugno del 1992, quando ho dato la mia vita al Signore. Un altro è quando, nel giugno del 1998, ho deciso di sposare Nicole sapendo che avrei servito il Signore insieme a lei. Un altro ancora è stando quando, una domenica di fine giugno del 1999, ho promesso al Signore nel mio cuore che lo avrei servito a tempo pieno.

Oltre a questi grandi momenti chiave, ce ne sono stati tanti altri, piccoli e grandi, che hanno segnato la mia vita con Dio. Ne riconosci alcuni anche nella tua vita? Quali sono alcuni dei momenti di transizione, decisione o di cambiamento di direzione nella tua vita, nei quali ora, guardando indietro, vedi con certezza che Dio ti ha guidato? Cosa hai potuto imparare sul carattere di Dio e sul come Lui ti guida, da quei momenti chiave nel tuo rapporto con Dio?

La prossima volta che cercherai di capire quale sia la volontà di Dio di fronte a un’importante decisione, ripensa a quei momenti particolari. Riconsidera le scelte che hai davanti a te, chiedendoti quale sia la più coerente con quello che Dio già ha fatto e sta facendo nella tua vita. Continua poi a pregare, aspettando la guida del Signore, finché Lui stesso non ti darà la sua pace nel cuore per scegliere l’opzione migliore. E se nessuna di quelle ti convince o ti sembra giusta, resta in attesa. Non fare scelte affrettate delle quali potresti pentirti.

La verità delle tue circostanze

A volte a anche noi, come Giobbe, fatichiamo a capire quale sia la verità di Dio nelle nostre circostanze. Giobbe si mise più volte a discutere con Dio, eppure Dio non rivelò mai a Giobbe il perché delle sue sofferenze, non gli parlò del conflitto celeste con Satana e non gli diede alcun’altra spiegazione. Ciò che Dio però fece, fu ricordare a Giobbe chi Lui era dicendogli:

Dov’eri tu quando io fondavo la terra? Dillo, se hai tanta intelligenza. (Giobbe 38:4)

Questo non è che l’inizio di un lungo discorso che dura due interi capitoli, nei quali il Signore chiede a Giobbe se egli fosse eterno, grande, potente, saggio e perfetto come Lui. In caso contrario, per Giobbe sarebbe stato meglio rimanere in silenzio e confidare in Dio. Giobbe si rese conto che non aveva senso accusare l’Onnipotente e scelse di restare in silenzio.

Dio rincarò però la dose e continuò a confrontare Giobbe dicendogli:

Vuoi proprio annullare il mio giudizio? Condannare me per giustificare te stesso? Hai un braccio pari a quello di Dio, o una voce che tuoni come la sua?  (Giobbe 40:8-9)

Alla fine di questo secondo discorso di Dio, che continua fino alla fine del capitolo 41, Giobbe riconobbe che non aveva alcun diritto di rimproverare Dio. Ancora non aveva ricevuto risposte sul perché delle sue sofferenze, ma era oramai giunto alla conclusione che tutto ciò che poteva fare era di pentirsi della propria insolenza. Pur senza aver ottenuto risposte da parte di Dio, Giobbe si inchinò in umile sottomissione dinanzi al suo Creatore.

L’esempio di Giobbe mi incoraggia tantissimo, perché da una parte mi mostra quanto Dio è paziente, mentre dall’altra mi mostra che non dobbiamo per forza avere una risposta a tutte le nostre domande. Spesso, come fece Giobbe, cerchiamo di capire con tutte le nostre forze quale sia la verità dietro alle nostre circostanze, ma non sempre ci è dato di conoscerle.

La cosa spesso più difficile per noi è rinunciare a noi stessi, abbracciare la volontà di Dio pur non capendola e seguirlo, senza porre altre domande. Non dobbiamo però dimenticare che la Verità è in primo luogo una persona: Gesù Cristo! La verità che cerchi di scoprire nel mezzo delle tue circostanze è una persona che è sempre presente nella tua vita.

Per questo è buono ricordare che, se hai accettato Gesù Cristo come Signore della tua vita, Lui solo ha il diritto di essere il centro della tua vita, colui che prende l’iniziativa nella tua vita e colui che dirige la tua vita! È questo che fa di Lui il Signore della nostra vita.

Non permettere che siano le circostanze a dettarti quale sia la verità in una determinata situazione. Non valutare la tua situazione senza aver prima coinvolto Gesù. Lui è la Verità in ogni circostanza, Lui è il Faro che ti guida nella notte. Lui è sempre all’opera nella tua vita.

Amen

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