Un profeta improbabile, un pentimento impensabile | Giona 3

18 Maggio 2026

Michel Di Feliciantonio

Michel Di Feliciantonio

Pastore

Nel gennaio del 1907, scoppiò un risveglio durante una conferenza biblica a Pyongyang, oggi capitale della Corea del Nord. I partecipanti alla conferenza furono colti da una profonda convinzione di peccato, specialmente quando un predicatore li esortò a pentirsi del loro odio tradizionale verso i giapponesi. Naturalmente, i cristiani coreani avevano accettato le verità fondamentali del vangelo della grazia, eppure queste non erano penetrate abbastanza profondamente da permettere loro di perdonare i giapponesi. Si sentivano moralmente superiori a una nazione che consideravano oppressiva e crudele. Alla luce del vangelo, tuttavia, i coreani presenti alla conferenza videro che davanti a Dio erano peccatori  condannati allo stesso modo di tutti gli altri esseri umani, eppure salvati dalla pura e costosa grazia di Cristo. Questo fece svanire il loro orgoglio e la loro amarezza.

Tornarono alle loro case con una nuova volontà di pentirsi dei propri torti. Le persone andavano di casa in casa per risanare i rapporti e restituire gli oggetti rubati. I servizi di culto furono pervasi da una nuova potenza. Il risultato fu una crescita esplosiva della chiesa.

Con il capitolo 3 si apre la seconda parte del libro di Giona. Vedremo nei due messaggi conclusivi che questa seconda parte ripete lo stesso pattern, lo stesso schema dei primi due capitoli. Il Signore ordina a Giona di partire per Ninive, Giona risponde, i pagani reagiscono al profeta e alla fine Giona parla con il Signore.  

Leggiamo insieme il capitolo 3 di Giona. 

Giona 3:1 La parola del Signore fu rivolta a Giona, per la seconda volta, in questi termini:2 «Àlzati, va’ a Ninive, la gran città, e proclama loro quello che io ti comando». 

3 Giona partì e andò a Ninive, come il Signore aveva ordinato. Ninive era una città grande davanti a Dio; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. 4 Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!»

5 I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. 6 E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. 

7 Poi, per decreto del re e dei suoi grandi, fu reso noto in Ninive un ordine di questo tipo: «Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua. 8 Uomini e animali si coprano di sacco e gridino a Dio con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani. 9 Forse Dio si ricrederà, si pentirà e spegnerà la sua ira ardente, così che noi non periamo». 

10 Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece.

La seconda possibilità offerta a Giona

Stiamo osservando un’intrigante partita a scacchi. Da una parte il Signore, e dall’altra il suo profeta. Un profeta un pò particolare. Un profeta che risponde alle mosse del Signore in maniera inaspettata e ribelle. Abbiamo guardato insieme i primi due capitoli di Giona, nei quali il Signore chiama Giona, Giona fugge, il Signore lo insegue, i marinai pagani gettano Giona in acqua e poi lodano il Signore. Il Signore poi salva il suo profeta con un pesce e dalla pancia del pesce Giona parla con il Signore.  

Il pesce poi vomita Giona sulla terraferma e Dio ordina una seconda volta a Giona di andare a Ninive per proclamare il messaggio profetico ricevuto dal Signore. Questa volta Giona obbedisce al Signore, parte e va fino a Ninive. Potremmo quindi essere propensi a pensare che Giona sia un uomo diverso rispetto all’inizio del libro. 

Domenica scorsa, però, abbiamo notato come il pentimento di Giona nella pancia del pesce non sembra essere completamente autentico. Giona prega si al Signore, ma con una preghiera formale che sembra nascondere un cuore che non si è davvero pentito. 

Eppure Dio rivolge di nuovo la sua chiamata al suo profeta ribella. Quanto è bello osservare Dio nel libro di Giona. Credo che Dio si stia mostrando paziente, misericordioso, lento all’ira. In questo capitolo Dio dimostra ancora una volta di essere il Dio delle seconde possibilità. Un Dio che non si ferma davanti al nostro fallimento, ma che continua a chiamarci al suo servizio e alla sua presenza.

Dio offre a Giona una nuova possibilità. Giona cosa ne fa di questa nuova possibilità? Certamente dopo aver sperimentato la grazia di Dio, Giona si mostrerà diverso. O forse no?  

Una volta arrivato a Ninive Giona inizia a predicare il suo messaggio. Giona 3 riassume il messaggio annunciato dal profeta con queste 7 parole: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta! (4).

Il messaggio di Giona presenta una dura realtà: 40 giorni e Ninive sarà distrutta. Giona non offre la possibilità di pentimento, non parla di una seconda possibilità, dà la distruzione di Ninive come un dato di fatto. Giona non è un profeta che porta speranza, ma un profeta che offre distruzione.  

Giona accetta di buon grado la seconda possibilità che ha ricevuto dal Signore. “Grazie Signore che mi ha risparmiato, grazie che non sono affogato nel mare, grazie che il pesce che hai mandato non è stato mandato per sbranarmi. E ora se proprio devo andare a Ninive andrò a Ninive e annuncerò loro che stanno per essere distrutti.”

Giona è un personaggio incredibile perché ci rappresenta perfettamente. Noi, soprattutto noi credenti, spesso siamo molto più simili a Giona che ai marinai o ai niniviti della storia. 

Quante volte anche noi siamo pronti ad accettare la misericordia e la grazia di Dio ma non altrettanto inclini ad estendere la misericordia di Dio agli altri. 

Giona minimizza il suo peccato e ingigantisce quello degli altri. Giona accetta la grazia di Dio, ma solo per se stesso. Ma chi accetta la grazia di Dio egoisticamente non ha capito davvero la grazia di Dio. 

Dobbiamo domandarci, come ha detto un pastore del 17esimo secolo (Richard Baxter): ” Siete voi stessi partecipi di quella grazia che offrite agli altri? Siete stati voi stessi convertiti a quel Dio che predicate? […] Molti possono accusare severamente gli altri, mentre assolvono facilmente se stessi; e molti sono pronti a condannare il peccato nel prossimo, mentre lo cullano nel proprio seno.”

Il pentimento dei niniviti

Ma, nonostante Giona, succede qualcosa di incredibile. 

Notate insieme a me cosa fanno i niniviti:

  1. V.5 I niniviti credono alla parola di Dio, non mettono in dubbio la Parola di Dio che hanno sentito da Giona, non mettono in dubbio l’autorità di Dio il potere di Dio. I niniviti prendono sul serio Dio e la sua parola.
  2. I niniviti reagiscono subito al messaggio di Dio. Non aspettano l’ultimo dei 40 giorni, non aspettano il penultimo dei 40 giorni. 
  3. I niniviti mostrano con azioni pratiche la sincerità del loro pentimento: proclamano un digiuno, si vestono di sacco. Addirittura il re si spoglia del suo manto regale e si veste di sacco. I niniviti smettono di compiere malvagità: il decreto reale porta tutti a smettere di compiere qualsiasi azione. I niniviti erano abituati ad adorare idoli, a tortura e nemici,….per paura di compiere altre malvagità il decreto impone a tutti di non fare nulla, nemmeno camminare o mangiare e bere. 

Nonostante il messaggio di poche parole di Giona, nonostante questo profeta improbabile e nonostante la grande malvagità di Ninive avviene l’impensabile: i Niniviti si pentono! Tutti i niniviti credono a Dio! Tutti, dal più grande al più piccolo. Addirittura cosa fa il re (v.6)?Il re della città scende dal suo trono e si umilia sedendosi nella cenere. E’ una cosa fantastica! E’ come se oggi avessimo letto sui giornali tutta New York si è ravveduta. Tutti: ricchi e poveri, malati e sani, delinquenti e gente comune, vittime e carnefici, tutti! 

I niniviti non fingono il pentimento. I niniviti sono sinceri. E il Signore accetta il loro pentimento. Guardate cosa dice il versetto 10: Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece.

Ora, sulla natura del pentimento dei niniviti ci sono due possibili interpretazioni. Alcuni credono che quello dei niniviti sia un pentimento salvifico, che i niniviti credettero a Dio e furono salvati dal Signore, quindi un giorno saremo con loro per sempre in paradiso.

Altri invece credono che quello dei niniviti sia stato un pentimento di opere. In altre parole che i niniviti riconobbero che il loro stile di vita, le loro azioni fossero malvagie e smisero di compierle e il Signore risparmiò le loro vite.

Possiamo discutere su quale dei due pentimenti crediamo sia avvenuto in Giona 3, ma quello che è importante è che ci sia stato un pentimento, un cambiamento, un ravvedimento. 

Come è possibile tutto questo. Perché i malvagi niniviti si pentono? 

Forse perchè nel suo messaggio Giona ha parlato solo del giudizio di Dio? Sono convinto che il nostro annuncio evangelistico debba tenere conto del giusto giudizio di Dio.  Un messaggio evangelistico che presenta solo l’amore di Dio, un amore senza condizioni né ripercussioni è tanto sbagliato tanto quanto un amore che parli solo del giudizio di Dio. 

Ma è per questo motivo che i niniviti si pentono? Non credo, altrimenti basterebbe andare per le strade di Locarno e predicare il giudizio del Signore e tutti si convertirebbero. No, non è per questo motivo che tutti i niniviti credono a Dio e si pentono. 

Non è nemmeno per la bravura di Giona che i niniviti si convertono. Le azioni e le parole di Giona non sono particolarmente encomiabili.  

Perché i niniviti si pentono? 

Perché i nordcoreani si pentirono?  

Il pentimento dei niniviti è frutto non della bravura del profeta, ma della potenza della Parola di Dio che si applica nei cuori delle persone grazie allo Spirito Santo. 

Il pentimento è una componente fondamentale della salvezza e la salvezza appartiene al Signore. Se le persone si pentono e si convertono è perché Dio può realizzare questo incredibile cambiamento anche nei cuori più ribelli ed ostinati e può farlo usando anche degli uomini imperfetti.  

Ninive è stata una delle città più corrotte, più idolatre, più malvagi e violente della storia. Giona era uno dei profeti più inadatti. Il suo messaggio è stato uno dei più poveri e striminziti. Eppure i niniviti si pentono. 

Il pentimento dei Niniviti ci ricorda che tutti possono salvarsi, che non c’è peccato troppo grande davanti a Dio o cuore troppo duro e ribelle per Dio. La sua grazia può raggiungere chiunque.

Questo ci dovrebbe incoraggiare grandemente. Non facciamo come Giona, non serviamo Dio controvoglia ma ricordiamoci sempre di confidare nel Signore. E’ il Signore che cambia i cuori delle persone.   

Solo il Signore può salvare il nostro famigliare, il nostro amico, il nostro collega. 

Solo il Signore può portare al pentimento dei nostri fratelli e delle nostre sorelle che  esortiamo ad abbandonare determinati peccati.

La salvezza appartiene al Signore, non proviamo a sostituirci al Signore nei nostri sforzi evangelistici perché i risultati sarebbero catastrofici. 

La salvezza nella sua totalità, che include anche il ravvedimento e il pentimento, viene dal Signore. Noi possiamo e dobbiamo impegnarci a fare la nostra parte e il Dio sovrano e onnipotente farà il resto, nei suoi tempi, secondo la sua volontà, per la sua gloria. 

Come reagiamo alla grazia smisurata di Dio?

 Come reagiamo a questa grazia smisurata di Dio?

Il pentimento radicale e totale dei niniviti è in netto contrasto con il pentimento superficiale di Giona. Giona non sfrutta la seconda possibilità offerta dal Signore, i niniviti si. Giona non ci mostra come pentirsi, i niniviti invece si. Infatti il Signore accetta il pentimento dei niniviti e non li distrugge. 

La storia del pentimento dei niniviti sarebbe arrivata come uno schiaffo in faccia non solo a Giona ma anche ai suoi connazionali, il popolo di Dio: un popolo orgoglioso e superbo, un popolo che non voleva essere guidato dalla grazia di Dio ma voleva usare la grazia di Dio a proprio piacimento.

Chissà come avrà reagito il popolo di Dio leggendo questa storia?

E chissà come reagiamo noi oggi davanti alla grazia di Dio. Ti capita mai di pensare che qualcuno non sia degno di ricevere la grazia di Dio? Ti capita mai di non parlare di Dio a persone che secondo te sono troppo lontane, troppo diverse?

Come reagiamo oggi quando sentiamo di persone che si convertono, di persone che non riteniamo degne o abbastanza brave? Come reagiamo quando magari le persone si pentono in delle chiese che teologicamente sono diverse dalla nostra? Accettiamo questo pentimento, accettiamo quello che la grazia di Dio sta facendo o lo giudichiamo? 

Il Vangelo è il messaggio incredibile che Dio, dopo aver mandato Giona, ha mandato Gesù, il vero Profeta, il profeta venuto per annunciare non la distruzione ma la salvezza, la possibilità di pentirsi e ricevere il perdono. Questo Profeta non disprezza i nemici, ma ha dato sé stesso per i nemici, per crearsi un popolo composto da persone di ogni nazione, di ogni lingua, di ogni ceto economico. In Gesù, Dio ha condiviso con gioia la sua grazia con i nemici, con me e con te.

Magari abbiamo sentito centinaia di predicazioni, abbiamo letto la Bibbia e pregato innumerevoli volte, abbiamo frequentato la chiesa, campeggi e conferenze. Ma gioiamo ancora per come la grazia di Dio raggiungere chiunque?  

Vuoi la grazia di Dio solo per te o gioisci nel vedere che raggiunge altre persone? 

Stai cercando di decidere tu chi è degno di essere salvato e chi no?

Siamo disposti a portare questo messaggio di salvezza con gioia? Ci uniamo con gioia all’opera di Dio? Giona non lo fa, i niniviti invece si.

Se abbiamo compreso davvero la grazia di Dio, la condivideremo con gioia con chiunque. 

Romani 1:16 Infatti non mi vergogno del vangelo [di Cristo]; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco; 17 poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com’è scritto: «Il giusto per fede vivrà».

Ti voglio sfidare oggi, a pregare il Signore affinché in questa settimana ti mostri qualcuno a cui condividere il Vangelo, qualcuno a cui annunciare o ricordare con gioia che la grazia di Dio è per chiunque. Forse il Signore ti sta offrendo una seconda possibilità. 

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