Una fede fragile in un grande Dio

25 Febbraio 2024

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Dopo aver trattato i primi undici capitoli della Genesi, nei quali Dio si è principalmente concentrato a interagire con l’intera umanità, a partire dal capitolo 12 la storia si concentra su un’unica famiglia, la famiglia di Abraamo. Tutto il resto della Genesi ci racconta la storia del popolo che Dio ha scelto nel mezzo di tutte le nazioni e per mezzo del quale ha riportato la sua benedizione sulla terra.

Mentre nei primi 11 capitoli la narrazione di Mosè ricopre migliaia di anni che scorrono velocemente, da Genesi 12 in poi la narrazione rallenta drasticamente per concentrarsi sui patriarchi Abraamo, Isacco e Giacobbe sull’arco di 360 anni. Le prossime domeniche ci soffermeremo sulla storia di Abraamo, il grande patriarca che “fu chiamato amico di Dio” (Giacomo 2:23), anche se fino a Genesi 17 il suo nome è ancora Abramo, ed è così che lo chiameremo…

È un privilegio poter studiare la vita di questi grandi uomini di Dio, che la Bibbia ci presenta come eroi della fede. Ma è un privilegio ancora più grande di poter assistere a come Dio interagisce con misericordia e pazienza con loro, perché erano tutt’altro che supereroi senza difetti. La storia mette piuttosto ancor più in risalto la grandezza, la misericordia e la pazienza del nostro Dio. La loro storia è di grande incoraggiamento per ognuno di noi!

La benedizione arriva cammin facendo

Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò». (Genesi 12:1)

Abramo è un buon esempio biblico di qualcuno che camminava per fede, seguendo passo dopo passo ciò che Dio gli chiedeva di fare. Quando Dio lo chiamò “Abramo partì, come il SIGNORE gli aveva detto” (Genesi 12:4) e sembra tutto così facile, ma proviamo a metterci un attimo nei panni di Abramo per comprendere quanto folle fu la richiesta di Dio! Dio gli chiese letteralmente di abbandonare quella che fu la sua casa per settantacinque anni.

Il capitolo 11 della Genesi ci fornisce alcuni importanti dettagli che ci permetteranno di capire meglio le circostanze della sua chiamata. Scopriamo ad esempio che, quando Abramo lasciò la città di Ur in Mesopotamia per spostarsi lungo l’Eufrate verso Caran, ca 1000km a nord-ovest di Ur, prese con sé anche Tera suo padre e Lot suo nipote, che viveva con loro dopo la morte di suo padre. Scopriamo inoltre che Sarai, la moglie di Abramo era sterile, una condizione molto difficile in una cultura nella quale era normale avere numerosi figli.

Infine, scopriamo che Abramo divenne il capofamiglia solo dopo la morte di suo padre Tera, mentre si trovavano in Caran, anche se, come leggiamo in Atti 7:2, Dio gli apparve già “mentr’egli era in Mesopotamia, prima che si stabilisse in Caran”. Abramo convinse dunque suo padre e tutto il resto della famiglia a intraprendere un lungo viaggio senza chiare indicazioni e con una semplice promessa da parte di un Dio a loro ancora sconosciuto.

Eppure, come ci spiega la lettera agli Ebrei, “per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava” (Ebrei 11:8). Abramo non sapeva dove stava andando, non poteva dunque basarsi su un chiaro piano a lungo termine. Ciononostante, Dio diede ad Abramo sufficienti informazioni per permettergli di prendere una ragionevole decisione.

Quando “il Dio della gloria gli apparve” (Atti 7:2), Abramo sapeva che Dio era reale. Lo splendore della gloria di Dio non lasciò spazio ad alcun dubbio. Abramo dovette fare dei passi di fede e man mano che avanzava Dio gli forniva ulteriori dettagli. Così, quando Abramo giunse nella terra di Canaan, Dio gli apparve nuovamente riconfermandogli la promessa e aggiungendo un dettaglio: “Io darò questo paese alla tua discendenza” (Genesi 12:7).

Il riferimento alla “discendenza” è un rimando al Messia (Galati 3:16) che divenne per noi fonte di benedizione, come l’Apostolo Paolo scrive agli Efesini:

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. (Efesini 1:3)

In Cristo la benedizione data da Dio ad Abramo vale anche per noi. Ma come dovette fare Abramo, anche noi dobbiamo fare dei passi concreti di obbedienza per ottenere questa promessa. Non puoi pretendere di ricevere la benedizione di Dio se non sei disposto a fare alcun passo di obbedienza verso di Lui. Non puoi pensare di ricevere la benedizione di Dio se non sei pronto a fare anche solo una minima rinuncia a ciò a cui tieni nella tua vita.

Un’altra cosa che possiamo imparare da Abramo è di celebrare ogni passo della rivelazione che Dio ci dà dei suoi piani. Dopo che Dio gli apparve nella terra di Canaan, “Abramo costruì un altare al SIGNORE che gli era apparso” (Genesi 12:7) per rinnovare la sua fiducia in Dio. Il suo fu un atto pubblico di dichiarazione della sua fede nell’unico vero Dio.

Ringrazia il Signore per ogni piccolo progresso sul tuo cammino con Lui, anche se ancora non riesci a vedere tutta la benedizione che ti aspetteresti. Soffermati a ringraziarlo per come ti ha benedetto fino a qui, perché è così che Dio ama guidarti: passo dopo passo!

La benedizione dipende dalla fedeltà di Dio

Arriviamo ora a quello che è uno dei passaggi centrali dell’intero Antico Testamento:

«Io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». (Genesi 12:2-3)

Questo è il cosiddetto “patto abramitico”, il patto sul quale si basano tutti gli ulteriori patti stabiliti da Dio con la discendenza di Abramo e con il popolo di Israele, fino ad arrivare alla nascita di Cristo. Non era un patto basato sul “se tu fai questo, io farò quest’altro”, bensì un patto incondizionato nel quale Dio solo si impegnava a mantenere la sua promessa.

La prima parte della promessa la troviamo al versetto 1 ed è la promessa di una terra, il paese di Canaan. La seconda è la promessa che avrebbe reso Abramo e la sua famiglia “una grande nazione”. Non è incredibile l’umorismo di Dio? Promise di rendere una grande nazione un uomo sposato con una donna sterile! Ma è proprio così che Dio ama agire: Dio scelse di innalzare colui che la vita aveva umiliato e che aveva deciso di sottomettersi alla Sua volontà.

Questo testo è profondamente teologico perché ci mostra la natura della benedizione di Dio che otteniamo per pura grazia per mezzo della nostra fede riposta in Lui. Dio disse chiaramente ad Abramo che il suo amore per lui non sarebbe dipeso dalle sue azioni ed è sulla base di questa incredibile promessa che Abramo rispose con fede in Dio!

Seppure Abramo dovette fare dei passi di obbedienza per ottenere la benedizione, la stessa non dipese dalla sua totale e perfetta obbedienza. Sin dall’inizio Abramo fu obbediente solo in parte. Invece di procedere direttamente da Ur a Canaan, si fermò con Tera suo padre in Caran. Inoltre, Dio gli aveva chiesto di andare via “dalla casa di tuo padre”, ma Abramo partì da Caran solo “dopo che suo padre morì” (Atti 7:4).

Abramo era all’inizio del suo cammino di fede e dovette anche lui imparare cosa significa essere obbediente a Dio. Una situazione che anche noi conosciamo molto bene. Così come Dio è stato paziente con Abramo, lo è anche con noi. Nonostante i momenti bui della sua vita, Dio non ha mai abbandonato Abramo e allo stesso modo non abbandonerà nemmeno te!

Sebbene Abramo sia stato benedetto in molti modi, la sua più grande benedizione è stata di avere Dio al suo fianco. Non temere dunque di fare anche solo dei piccoli passi di fede in obbedienza a Dio pensando ai tuoi fallimenti, perché Dio è al tuo fianco per sostenerti! Dio è fedele e non rinuncerà a mantenere la sua parte della promessa solo perché tu non avrai fatto tutto ciò che ti ha chiesto di fare in modo perfetto.

Questo non significa però che non dovremmo eliminare eventuali fonti di distrazione che potrebbero esserci d’intralcio sul nostro cammino con Dio. Quando Abramo partì da Caran, leggiamo che “Lot andò con lui” (Genesi 12:4), sebbene Dio gli avesse detto “va’ via dai tuoi parenti”. Purtroppo, sappiamo che Lot diventò una notevole fonte di distrazione per Abramo sul suo cammino per ottenere la benedizione di Dio. Per questo dovremmo affrontare eventuali fonti di distrazione che ci impediscono di obbedire pienamente alla volontà di Dio.

La benedizione di Dio dipende dunque principalmente dalla sua fedeltà, ma non è certamente sbagliato se chiedi regolarmente allo Spirito Santo di mostrarti quali potrebbero essere eventuali fonti di distrazione sul tuo cammino con Dio. Se ci sono delle cose che, nel profondo del tuo cuore, sai che dovresti abbandonare, non aspettare troppo tempo a farlo!

Ciò che ti definisce è il modo in cui reagisci ai tuoi fallimenti

Giunto nel Paese di Canaan Abramo iniziò una vita semi-nomade senza apparenti difficoltà. Abramo costruì un secondo altare al Signore nei pressi di Betel “e invocò il nome del SIGNORE” (Genesi 12:9). Ma quando giunsero le prime difficoltà vediamo tutta la fragilità della sua fede:

Venne una carestia nel paese e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la fame era grande nel paese. (Genesi 12:10)

Che ne è stato dell’Abramo che aveva costruito altari al Signore e che aveva invocato il suo nome? Possiamo ben comprendere la reazione di Abramo. Era sotto pressione e la sua gente pretendeva che lui li guidasse. E così Abramo tornò a gestire le cose come era stato abituato per tutto il resto della sua vita, prendendo da solo in mano il suo destino.

Non sappiamo cosa causò la carestia, ma sappiamo che Dio la usò per mettere alla prova Abramo. Ed è così che Dio utilizza le difficoltà anche nella nostra vita. Siamo disposti a confidare in Lui e a crescere ulteriormente nella fede? Oppure, non appena le cose si fanno difficili corriamo ai ripari prendendo di nuovo in mano da soli la nostra vita?

Anche in questa occasione non leggiamo alcuna nota di rimprovero da parte di Dio, che preferì lasciare che Abramo sperimentasse le conseguenze delle proprie azioni. Infatti, le cose andarono di male in peggio quando Abramo decise di presentare Sarai come sorella, temendo che qualcuno potesse fargli del male e rubargli la sua bellissima moglie.

Purtroppo per lui, il faraone in persona si interessò per Sarai. Quella sarebbe stata l’occasione per raccontare la verità al faraone, ma Abramo preferì accettare i doni che il faraone gli fece mentre corteggiava Sarai. La fragilità delle fede di Abramo costrinse così il Signore ad intervenire per proteggerlo colpendo il faraone e la sua casa con grandi piaghe. E ciò che poi avvenne fu molto umiliante per Abramo:

Allora il faraone chiamò Abramo e disse: «Che cosa mi hai fatto? Perché non m’hai detto che era tua moglie? Perché hai detto: “È mia sorella”? Così io l’ho presa per moglie. Ora eccoti tua moglie, prendila e vattene!» (Genesi 12:18-19)

Se ti è già capitato che un non credente ti abbia confrontato con la tua mancanza di coerenza con la fede che dichiari, sai quanto questo possa essere umiliante. Dio non punì dunque direttamente Abramo, ma gli fece sperimentare le conseguenze delle sue azioni. E questo anche molti anni dopo, perché anche se Abramo lasciò l’Egitto più ricco di prima, una delle schiave che portò con sé era Agar, quella con cui avrebbe concepito un figlio di nome Ismaele…

Se riesci ad immedesimarti con Abramo in questa situazione a motivo della fragilità della tua fede, sappi che noi tutti siamo in cammino affrontando un processo di crescita, nessuno escluso. Il dover affrontare le conseguenze delle nostre scelte fa parte del processo. Ciò che però conta non è tanto l’errore in sé, bensì come reagisci quando lo riconosci!

Quando Abramo lasciò l’Egitto, tornò a Betel, “al luogo dov’era l’altare che egli aveva fatto prima; e lì Abramo invocò il nome del SIGNORE” (Genesi 13:4). Abramo tornò alla casa di Dio per umiliarsi nuovamente davanti al Signore. La differenza tra il giusto e l’empio non è che l’uno pecca e l’altro no, ma che, quando cade, si rialza e torna dal Signore!

Come leggiamo in proverbi 26:16: “il giusto cade sette volte e si rialza, ma gli empi sono travolti dalla sventura”. Se hai fallito, se hai sbagliato, torna alla presenza del Signore, confessa il tuo peccato e rialzati sapendo che Lui resta al tuo fianco. È solo così che possiamo imparare dai nostri errori e crescere nella fede, passo dopo passo, caduta dopo caduta.

Oggi abbiamo imparato che, come Abramo, anche noi siamo riccamente benedetti in Cristo. Per crescere in questa benedizione dobbiamo fare tanti piccoli passi di fede per incamminarci sulla via che il Signore ci mostra, affrontando ogni fonte di distrazione. E ricorda che, anche se sbagli, ciò che conta è come reagisci. Sei pronto a tornare sempre di nuovo al Signore, invocando il suo nome e permettendogli di riportarti sulla giusta via?

Amen

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