Come concludere bene la propria vita

28 Aprile 2024

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Daniele Scarabel

Daniele Scarabel

Pastore

Nella nostra serie sulle promesse di Dio nel libro della Genesi siamo giunti al momento del passaggio del testimone dal patriarca Abraamo a suo figlio Isacco. Domenica scorsa abbiamo già sentito di come Isacco conobbe e sposò sua moglie Rebecca, ma oggi ci concentreremo sulla fine della lunga vita di Abraamo e Sara descritta in Genesi 23 e 25.

Prima di entrare nel vivo della storia voglio però chiederti: hai mai pensato a come speri di morire? E non mi riferisco al tipo di morte che desideri, ma piuttosto al come pensi di voler vivere nel tempo che ti rimane prima di morire. In altre parole: con quale attitudine del cuore desideri concludere la tua vita?

Tragicamente, molte persone muoiono interiormente molto prima di esalare l’ultimo respiro. Ho visto persone che a un certo punto della loro vita hanno smesso di ricercare la gioia, lo scopo e il piacere che Dio aveva previsto per la loro vita. E con questo messaggio vorrei invitarti a prenderti del tempo per fermarti a valutare la tua vita, a fare una sorta di bilancio e a chiedere: “Signore, come sto vivendo la mia vita? Cosa sto facendo e quali sono i miei obiettivi di vita? Sono ancora in chiaro su qual è ai tuoi occhi lo scopo della mia vita?”.

Vivi nella promessa

Partiamo da due versetti di Genesi 25 che ci danno una sorta di riassunto della vita di Abraamo:

La durata della vita d’Abraamo fu di centossettantacinque anni. Poi Abraamo spirò in prospera vecchiaia, attempato e sazio di giorni, e fu riunito al suo popolo. (Genesi 25:7-8)

L’espressione che più mi piace di questi versetti è che Abraamo spirò “sazio di giorni”. Descrive molto bene l’immagine di una persona perfettamente soddisfatta della sua vita, nonostante tutti gli alti e i bassi. È come se Abraamo stesse guardando indietro alla propria vita dicendo: “Posso essere soddisfatto di come sono andate le cose”. Ma cosa è che concretamente lo ha reso soddisfatto? La ricchezza? La benedizione di Dio? La nascita di un erede? No…

Se hai seguito attentamente la storia di Abraamo finora, saprai che ciò che ha caratterizzato la sua vita è stata la sua fede. Abbiamo visto tanti momenti nei quali Abraamo ha dovuto decidere se fidarsi di Dio, se credere in Lui oppure se fare di testa sua. Non sempre ci è riuscito, ma in generale possiamo affermare che la sua vita è stata definita da una parola: fede.

Come possiamo vivere anche noi una vita così? Come possiamo morire bene, avendo vissuto la nostra vita con uno scopo? Credo che Genesi 23 e 25 ci daranno un indizio di come Abraamo ci riuscì. Ma iniziamo dal giorno in cui la sua amata moglie Sara morì:

La vita di Sara fu di centoventisette anni. Tanti furono gli anni della sua vita. Sara morì a Chiriat-Arba, che è Ebron, nel paese di Canaan, e Abraamo venne a far lutto per Sara e a piangerla. (Genesi 23:1-2)

Abraamo aveva trascorso la maggior parte della sua vita al fianco di quella donna, era comprensibilmente triste per la sua morte e ora desiderava onorare degnamente la sua morte. Ma Abraamo era un beduino, non possedeva nessun terreno, dove l’avrebbe dovuta seppellire?

Abraamo si rivolse dunque ai figli di Chet, un popolo Ittita, chiedendo loro di vendergli una tomba nella quale seppellire Sara. La sua scelta di seppellire Sara in quel luogo dimostra come Abraamo avesse definitivamente chiuso con la Mesopotamia. La sua casa non era più a Ur dei Caldei, bensì nella terra promessa nella quale Dio lo aveva guidato.

Nel resto del capitolo seguono tutta una serie di trattative tipiche di quei tempi, che portarono alla conclusione di un accordo che permise ad Abraamo di acquistare la sua prima proprietà:

Così il campo di Efron, che era a Macpela di fronte a Mamre, il campo con la grotta che vi si trovava, tutti gli alberi che erano nel campo e in tutti i confini all’intorno, furono assicurati come proprietà d’Abraamo… (Genesi 23:17-18)

Dopo anni trascorsi a vagare per quelle terre, Abraamo possedeva finalmente un piccolo appezzamento di terreno nel mezzo della terra che Dio gli aveva promesso. Abraamo aveva oramai messo radici in quella terra e così quella grotta divenne la tomba di famiglia anche per Abraamo, Isacco, Rebecca, Lea e Giacobbe, anche se restò l’unica loro proprietà per molte generazioni.

Il principio che ci insegna questo capitolo è che Abraamo acquistò quella grotta perché credeva che le promesse di Dio si estendessero oltre questa vita. Ebrei 11 dice che Abraamo e Sara “sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra” (Ebrei 11:13).

Quindi, ecco il punto: Dio chiama te e chiama me, a vivere in vista delle promesse di Dio che ancora non riusciamo a vedere, basandoci su ciò che già abbiamo visto. O come scrive Paolo ai Corinzi:

Ma com’è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». (1 Corinzi 2:9)

In altre parole, quando ti trovi a dover decidere se vivere secondo la sapienza di questo mondo o vivere secondo la sapienza di Dio, sappi che la sapienza di Dio è più alta, più grande, più meravigliosa di qualsiasi cosa il tuo occhio abbia visto o il tuo orecchio abbia udito o il tuo cuore abbia finora anche solo immaginato.

Se guardi alla tua vita che hai vissuto finora, riesci a vedere la guida di Dio? Forse non tutto è andato come speravi, ma riesci a guardare oltre, alle cose che Dio ha ancora preparato per te? Riesci a mantenere viva la tua fede nelle promesse di Dio, anche se non hai forse ancora ricevuto tutte le cose che Dio ti ha promesso o che tu ti aspetteresti di ricevere?

È tempo di andare in pensione?

Torniamo da Abraamo. Cosa faresti tu a questo punto? Sei Abraamo, hai acquistato una grotta nella quale hai seppellito tua moglie. Hai trovato una moglie per tuo figlio Isacco. Come padre e marito, hai fatto il tuo lavoro. Sarebbe ora di andare in pensione e di goderti la vita…

Ma non è ciò che Dio aveva in mente per Abraamo. Abraamo visse per altri 38 anni dopo la morte di Sara e Abraamo visse questi ultimi decenni della sua vita in pienezza e mantenendo viva la sua fede nelle promesse di Dio. E così, e questo potrà forse sorprendere molti di voi, ecco ciò che fece:

Poi Abraamo prese un’altra moglie, di nome Chetura. Questa gli partorì Zimran, Iocsan, Medan, Madian, Isbac e Suac. (Genesi 25:1-2)

Posso solo immaginare quanto i suoi nuovi sei figli lo tennero attivo, altro che andare in pensione! Questo rappresentò l’adempimento della promessa che Dio gli aveva fatto nel lontano capitolo 17 della Genesi, dove gli disse che sarebbe stato padre di una moltitudine di nazioni. Se Abraamo si fosse rassegnato, non avrebbe mai visto la realizzazione di quella promessa.

Con questo non voglio dire che tu non possa goderti la meritata pensione, ma voglio incoraggiarti a rivalutare la tua attitudine a riguardo. Il pastore Chuck Swindoll, nel suo libro su Abraamo, sostiene che le persone che muoiono interiormente tendono ad avere determinate caratteristiche quando giungono nell’ultima fase della loro vita.

La prima è il narcisismo: “Tutto ruota intorno a me”. Si tratta di una mentalità ultra-egoistica di chi, a una certa età, pensa di essersi guadagnato il diritto di essere infelice. Ma la vita è un dono e non dovremmo mai perdere di vista che è un privilegio poterla godere fino all’ultimo respiro e poter perseguire fino alla fine la chiamata che Dio ha per noi!

Il narcisismo porta poi al pessimismo. Conosciamo tutti qualche persona in età avanzata che non fa altro che lamentarsi: “Non ho più nulla da dare. Il mio passato è insignificante e il mio futuro è desolante”. Se questa è anche la tua attitudine, sappi che è nelle tue mani cambiarla e che guardare positivamente alla vita è un’attitudine contagiosa!

E, infine, il pessimismo porta al fatalismo. Questa è l’attitudine di chi vive già con un piede nella tomba, che non sta facendo altro che aspettare di morire. Il fatalista non vede più nulla di interessante o importante all’orizzonte e non ha più alcuno scopo nella vita. Ma ricorda che il Signore vuole usarti in ogni fase della tua vita, anche nell’ultima!

Quando Abramo affrontò l’ultima fase della sua vita, non mostrò nessuna di queste caratteristiche. Avrebbe avuto ogni ragione per ritirarsi in attesa di rivedere la sua amata moglie deceduta dopo 112 anni di matrimonio. Ma Abraamo sapeva che è Dio a decidere della vita e della morte, non noi. Così l’anziano patriarca tenne duro.

Il tempo passò e le ferite emotive di Abraamo guarirono lentamente. Abraamo continuò a vivere una vita piena, vedendo un’intera seconda famiglia germogliare, crescere, fiorire e poi dare frutti. E spero che il rifiuto di Abraamo di invecchiare male stimoli anche ognuno di noi a chiederci: “Signore, quale futuro hai in mente per me?”.

Preparati per una grande partenza

Mentre Abramo continuava a vivere, non permise mai che la sua seconda vita togliesse qualcosa alla prima. Isacco era il figlio promesso, colui che secondo Dio sarebbe stato l’unico erede della famiglia, colui attraverso il quale sarebbe nata il popolo d’Israele. Chetura era sua moglie a tutti gli effetti, ma la considerò legalmente una concubina per proteggere l’eredità di Isacco:

Abraamo diede tutto ciò che possedeva a Isacco. (Genesi 25:5)

Ovviamente questo si riferisce al suo patrimonio dopo la morte. Prima di morire, Abraamo si era preso cura di tutti i suoi figli, sostenendo finanziariamente ciascuno di loro mentre si creavano una propria famiglia. Evidentemente aveva imparato dall’errore commesso con Ismaele e Agar, che aveva mandato via senza provvedere per loro.

Pentitosi di quel peccato precedente, “ai figli delle sue concubine fece dei doni e, mentre era ancora in vita, li mandò lontano da suo figlio Isacco, verso levante, nella terra d’Oriente (Genesi 25:6). In questo, io prima di tutti, possiamo imparare a sperimentare la gioia di condividere le nostre ricchezze mentre siamo ancora in vita, come fece Abraamo.

E così torniamo a ciò che abbiamo visto all’inizio, con Abraamo che “spirò in prospera vecchiaia, attempato e sazio di giorni, e fu riunito al suo popolo” (Genesi 25:8). L’espressione “fu riunito al suo popolo” significa che si unì ai suoi antenati credenti in Dio nell’intimità eterna con l’Onnipotente in cielo. Le ossa di Abramo si unirono a quelle di Sara nella tomba, mentre la sua anima si univa alla sua alla presenza di Dio.

E infine leggiamo che “Isacco e Ismaele, suoi figli, lo seppellirono nella grotta di Macpela… Lì furono sepolti Abraamo e sua moglie Sara”. (Genesi 25:9-10) Wow, che bel modo di lasciare questa vita! La storia di Abramo è la nostra storia e questo particolare racconto di come visse i suoi ultimi giorni e poi morì da uomo soddisfatto contiene almeno due preziosi indizi per permetterci di concludere bene anche la nostra vita.

Il primo segreto: ricorda fedelmente che ogni giorno ci offre opportunità per rimanere giovani nel cuore. Ogni mattina ci si sveglia con una nuova opportunità di vivere bene la giornata, con Cristo nel cuore e sotto la guida dello Spirto Santo. Ogni giorno puoi scegliere un’attitudine positiva. Puoi scegliere di mettere da parte le tue aspettative e di accogliere ciò che Dio vorrà fare. Puoi scegliere di vivere nell’aspettativa di vedere la volontà del Signore manifestarsi.

Il secondo segreto: rifiuta diligentemente di arrenderti. Perché ricorda che, fino a quando non avrai esalato l’ultimo respiro, Dio non avrà terminato il suo lavoro con te.

Ultimamente mi capita spesso di dover ricalibrare la bussola del mio telefono, perché non riesce a mostrarmi la mappa nella giusta direzione. Similmente a volte è necessario ricalibrare anche la bussola della nostra vita, affinché ci indichi la direzione giusta. Vogliamo farlo oggi insieme? Vogliamo fissare insieme lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta?

Non importa in quale fase della tua vita tu sia proprio ora, che tu stia già pensando a come sarà la fine dei tuoi giorni o che tu sia ancora nel pieno della tua giovinezza: ti invito a ricalibrare la bussola della tua vita su ciò che è la volontà di Dio per te. Proprio come fece Abraamo, orientandosi alle promesse di Dio e riponendo sempre di nuovo la sua fede in Lui.

Non dimentichiamo che siamo in attesa del ritorno di Cristo, il nostro Redentore, il nostro Salvatore, che ha lasciato questo mondo per andare a prepararci un luogo nel quale trascorreremo l’eternità. E mentre tagliamo il traguardo della nostra corsa mi auguro che il Signore possa dire anche a me e a te: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21).

Amen

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