Pasqua e la ricerca del Messia

2 Aprile 2023

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Peter Oster

Peter Oster

Anziano

Il tema di quest’anno scelto per la nostra Chiesa è “Prepararsi al ritorno del Re”, basandoci sullo studio della 1. e 2. Lettera ai Tessalonicesi. Ho provato perciò a integrare questo tema nella predica di oggi che fa parte di una piccola serie che tratta la Pasqua.

La domenica delle Palme, ricorrenza che festeggiamo oggi, si inserisce nel periodo prepasquale, e ricorda un episodio particolare della vita di Gesù che vogliamo utilizzare per cercare Gesù e “Prepararci ad accogliere il Re” che e è venuto alla nostra ricerca.

L’attesa storica del Messia

Vorrei prima osservare la situazione storica nella quale ci immerge il racconto. Seguendo l’usanza, in vista della festa di Pasqua ebraica, Gesù, alla stregua di tutti gli ebrei, doveva venire a Gerusalemme per questa celebrazione obbligatoria. Tutti sapevano che Gesù sarebbe venuto, sia i suoi simpatizzanti che i suoi nemici. Era una festività gigante, caotica, dove tutto il popolo si riversava nella città per molti giorni. Era il terzo anno di attività di Gesù e c’era inquietudine nel popolo che aveva un’aspettativa. Infatti il popolo d’Israele, oppresso dall’impero Romano, pur godendo di una certa indipendenza, desiderava essere libero. Era in attesa del Messia, del liberatore del popolo, che avrebbe dato gloria ad Israele e che lo avrebbe innalzato sopra tutti i popoli come promesso dai profeti.

Esisteva una trepidante attesa e la venuta di Gesù, questo maestro che guariva, moltiplica i pani e pesci, faceva miracoli, sembrava per gli uni un evidente segno che era lui il Messia (cfr. Lc 19:11). Per dimostrarlo definitivamente ora doveva liberare Israele dal giogo romano.
Per altri invece, in particolare i farisei (influente setta laica costituita da religiosi artigiani) e i sadducei (classe dirigente), per cause diverse, Gesù rimaneva una persona ambigua e addirittura pericolosa politicamente. Questi infatti in base alle procedure rabbiniche avevano analizzato attentamente l’opera di Gesù. Prima avevano interrogato Gesù, poi avevano analizzato la sua opera che però non rientrava interamente nei loro criteri. Secondo loro era di Nazareth e non di Betlemme, guariva di sabato, si arrogava il diritto di perdonare i peccati, non si lavava le mani prima dei pasti, guariva e strappava spighe di sabato per mangiarle, che era considerato un lavoro, festeggiava con i peccatori ecc. I sadducei e i farisei infine avevano deciso che Gesù era pericoloso e che avrebbe dovuto morire (Giov. 11:53).

Tutti avevano i loro piani e le loro idee preconcette che Gesù doveva realizzare. Erano in attesa di un messia, del loro messia, senza però riconoscerlo davvero. Infatti, oggi lo sappiamo, il piano di Dio era completamente diverso. Gesù non si è mai piegato alle aspettative di altri, ma seguendo il piano di Dio era disposto a morire sulla croce, un piano insensato per gli uni, uno scandalo per gli altri (1. Cor 1:23).

Contemplare Gesù

Vorrei contemplare ora Gesù, questa persona così diversa dalle aspettative.

Gesù operava diversamente perché conosceva il piano di Dio. Si alzava presto al mattino per pregare. Viveva in comunione con il Padre ubbidendo, dove nessun altro lo avrebbe fatto. Gesù conosceva le scritture, le aveva lette e studiate fin da bambino e il Padre gli rivelava i segreti ivi contenuti, in modo da essere pronto. Sapeva che il vero agnello pasquale era lui e che doveva morire per la remissione dei peccati del suo popolo. Il suo agire era completamente incentrato sul suo mandato. Leggiamo ora gli avvenimenti in Lc 19:28:

28 Dette queste cose, Gesù andava avanti, salendo a Gerusalemme.

Gesù era determinato a obbedire al Padre. Nella sua situazione avvicinarsi a Gerusalemme rappresentava un pericolo mortale. Chiunque altro al suo posto si sarebbe avvicinato di segreto alla festa, cercando di nascondersi nel caos generale pur di non essere scoperto.

Invece Gesù aveva un coraggio immenso che derivava dalla sua comunione con il Padre. Lui era lì per compiere un mandato, a costo della vita.

Gesù era diverso. Guardando me, mi accorgo che il vero problema è che faccio i miei calcoli, cercando di assicurarmi quanto acquisito – vi riconoscete anche voi in questo? – Questo atteggiamento impedisce di essere disposti ad essere aperti a ogni evenienza. Essere disposti a mollare è una prerogativa indispensabile per seguire Gesù, anche se al momento Dio non ti sta chiedendo nulla di particolare. Riflettiamo su questo, perché accogliere Gesù significa anche essere disposti a seguirlo su una via diversa da quanto mi aspetto. Saresti tu disposto a seguire Gesù su una via inaspettata?

Continuiamo però con la storia (Lc 19:29-30):

Come fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, mandò due discepoli, dicendo: «Andate nella borgata di fronte, nella quale, entrando, troverete un puledro legato, su cui non è mai salito nessuno; slegatelo e conducetelo qui da me. 

Non vi siete mai chiesti come facesse Gesù a sapere di quell’asinello? Naturalmente non lo sappiamo esattamente, forse semplicemente glielo aveva detto il Padre. Ma Gesù la sera prima l’aveva passata presso la casa di Maria, Marta e Lazzaro presso Betania dove avevano cenato assieme. Questo non si vede nell’evangelo di Luca, ma in quello di Giovanni (Gio. 12:1-2). Quindi quella era stata la sua base per i prossimi giorni. Ed è quindi probabile che essendo già stato lì diverse volte conoscesse le persone e sapesse dell’asino. Sapeva dell’asinello perché ne aveva bisogno, e dopo vedremo perché.

31 Se qualcuno vi domanda perché lo slegate, direte così: “Il Signore ne ha bisogno”».

Sembrerebbe che Gesù però non si era messo d’accordo già prima per quell’asinello. Se no avrebbero detto di dire: “È per Gesù, come vi siete messi d’accordo”. Gesù si fidava dell’aiuto di Dio Padre, perché stava accadendo un avvenimento essenziale. Ed effettivamente i proprietari chiesero, ma diedero poi l’asinello per servire il Signore. Quindi i piani di Dio si sono realizzati grazie a persone che in questo caso volevano servirlo, compiendo un semplice gesto di amor prossimo e di servizio. Avrebbero potuto dire di no, ma si sono fidati. Loro con questo gesto hanno creduto in Gesù, mostrando fede, accogliendolo, e con questo gesto e sono addirittura entrati nella storia, immaginate! Dio avrà utilizzato anche te e me per un compito a nostra insaputa. Quindi non è mai sbagliato servire il prossimo con un gesto di favore. Disponiamo i nostri cuori in questo senso. Nella lettera agli Ebrei (13:12) c’è scritto che esercitando l’ospitalità alcuni hanno accolto angeli. I discepoli di Emmaus dopo la risurrezione a loro insaputa hanno ospitato il loro Gesù.

In un certo senso accogliamo Gesù anche quando lo serviamo.

L’asinello

Il segreto dell’asinello è racchiuso nel seguente versetto tratto dal profeta Zaccaria (9:9), che era vissuto ca. 500 anni prima di Cristo:

Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina.

Per poter realizzare tutte le profezie dell’AT anche questa parola doveva compiersi. Allora Dio e Gesù avevano bisogno dell’asinello. Hanno scelto un asino giovane, un puledro innocente, sul quale non era salito ancora nessuno. Inoltre l’asinello era il segno distintivo che il Re d’Israele, il Messia era finalmente arrivato a visitare Gerusalemme. Era il momento che il Re doveva essere accolto in maniera festosa. Questo era il momento che Il Messia di Dio appariva come Re per compiere le scritture ed essere accolto.

Così, in pratica Gesù, al terzo anno del suo ministero pubblico, dopo aver preparato Israele ha inscenato lo showdown finale che nessuno sapeva comprendere appieno. Infatti il vangelo di Giovanni dice che i discepoli non avevano fatto il nesso con la profezia, ma Gesù sì. Eravamo arrivati all’atto finale. Gesù con questo asinello aveva preparato l’atto finale. Con coraggio immenso si avvicinava alla città.

L’asinello nell’antichità rappresentava la cavalcatura dei re che viaggiavano in missione di pace. Gesù non veniva come conquistatore, altrimenti avrebbe montato un cavallo, come infatti viene rappresentato nelle scene finali descritte nell’Apocalisse di Giovanni. Gesù si avvicinava un’ultima volta alla sua amata Gerusalemme umilmente. Come Re, come il Messia che doveva essere accolto per liberare il suo popolo, ma in maniera diversa, per liberarlo dal peccato. Ma chi capiva?

Gesù viene e ci cerca

Ancora oggi Gesù ci cerca. Cerca me e te. È un Re mite, sebbene abbia ora ogni potere in cielo e sulla terra e vuole essere accolto per fede nei nostri cuori facendo una promessa (Gv 1:12): a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome. Non c’è decisione migliore di quella di accogliere Gesù, cioè di credere in Lui, prenderlo sul serio e seguirlo, e non c’è decisione peggiore di quella di rifiutarlo. Diventare figli di Dio significa entrare in un nuovo rapporto con Dio e essere accolti nella sua famiglia. Non pensate che avere Dio come padre sia un privilegio eccezionale? Dio stesso si occuperà di te vita natural durante per salvarti e darti vita eterna. Se qualcuno ha dubbi si faccia aiutare pur di poter arrivare alla certezza e poter accogliere Gesù. Bisogna cercare Gesù fino a poterlo accogliere per fede. Questa ricerca deve liberarsi da preconcetti, per porsi davanti a Dio umilmente. Ma quando l’avrai accolto, ti accorgerai che era Lui a cercarti già da sempre.

Come accogliere il Re

Torniamo ora alla storia per vedere cosa succede all’arrivo di Gesù a Gerusalemme. Tutti erano catalizzati. Gesù aveva fatto troppi miracoli e il popolo al suo arrivo esplose d’entusiasmo, pur avendo aspettative completamente sbagliate.

35 E lo condussero a Gesù; e, gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Mentre egli avanzava stendevano i loro mantelli sulla via. 37 Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste, 38 dicendo: «Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi!»

Poco tempo prima Gesù aveva risuscitato Lazzaro, e questo era ancora ben impresso nella mente dei discepoli e del popolo. Infatti dal vangelo di Giovanni vediamo che ai discepoli si aggiungeva anche il popolo che andava alla festa e che tutti erano esaltati per quegli avvenimenti. Si realizzava alla lettera la profezia di Zaccaria che diceva, “manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme”.  Volevano veramente che Gesù diventasse re, per dominare. E Gesù era veramente venuto come Re. Però il Re dei re per compiere il perfetto piano di Dio. Lui doveva essere esaltato. Non poteva essere diversamente. E così anche se erano ignoranti hanno mostrato fino ad oggi come deve essere accolto Gesù. Con lodi, ad alta voce stendendo mantelli, prendendo rami di palme per andargli incontro. Con cuori aperti.

Fino a oggi Dio desidera che anche noi adoriamo Gesù pieni di gratitudine per quello che ha fatto e per quello che fa ora.  E fino ad oggi sussiste però lo stesso problema: i suoi piani sono diversi dai nostri. Riusciamo noi ad adorare Dio, ad amare Gesù, anche se non comprendiamo le sue vie? Se lo facciamo non sbaglieremo. Vorrei invitarti a fidarti di Gesù anche se magari stai passando un momento difficile o hai dei dubbi e non fare come i farisei che vogliamo osservare ora.

Loro erano ostili a Gesù, anche se proprio loro sarebbero stati quelli maggiormente in grado di capire cosa stava succedendo. Infatti leggiamo (Lc: 19: 39-40):

Alcuni farisei, tra la folla, gli dissero: «Maestro, sgrida i tuoi discepoli!» 40 Ma egli rispose: «Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno».

Abbiamo già sentito che i farisei volevano far morire Gesù. Loro avevano un serio problema con questa persona come già esposto. Ma loro a mio avviso, nel loro legalismo capillare, avevano capito meglio di tutti cosa stesse succedendo. Infatti il vangelo di Giovanni racconta che il popolo non gridava solo “Benedetto il RE che viene nel nome del Signore”, no, gridavano anche “Osanna”, che vuol dire “Jahwe salva, Jahwe aiuta”. Gesù non si lasciava accogliere festosamente dal popolo come re, no, lui si faceva osannare come Messia, si faceva adorare come spetta a Dio. Questo era forse il momento più importante, l’enunciato della signoria di Gesù più forte di tutta la sua vita prima della risurrezione dai morti. Gesù aveva preparato questo ingresso in Gerusalemme, veniva osannato, i farisei questo lo stavano capendo, ma non lo volevano.

Doveva essere evidente: È lui, è lui, è lui il Messia, il RE, il Salvatore. È per questo che le pietre avrebbero gridato.

Con questo ingresso in Gerusalemme la vera luce proveniente da Dio stava illuminando la scena, era un attimo di rivelazione divina, che a causa di preconcetti e quant’altro non penetrava in profondità. Questo era il momento decisivo nel quale non solo il popolo di Israele poteva decidersi di accogliere Gesù come RE, ma anche i sadducei e i farisei e i sacerdoti avrebbero dovuto accogliere Gesù come il Messia promesso. E invece no. Il prosecuio era: scacciare i mercanti dal tempio, discussioni su discussioni, la crocifissione, la resurrezione, la vigna che viene tolta ai contadini omicidi per darla a qualcuno che la faccia fruttare. In luca 13:7 Gesù racconta la parabola che termina con “Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercare frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?” Questo fico rappresentava Israele, una nazione che oramai aveva i giorni contati, perché nel suo insieme non ha accolto Gesù.

Fino ad oggi accogliere Gesù come RE è il compito più grande e impellente per ogni persona. E rifiutarlo è l’errore più tragico. L’esempio della fine di Israele parla fino ad oggi. Perché? Perché Gesù è il Salvatore. Entrando come mite Re sul suo asinello non era venuto per farsi servire, ma per servire e per salvare il popolo. E come fu salvatore allora, offrendo addirittura la sua vita per togliere i peccati, così il suo cuore e il suo amore verso coloro che lo accolgono non è cambiato. Questo Gesù ancora oggi è Salvatore, mio e tuo. Non solo per la vita eterna che ci dona, ma per la sua presenza costante con e in noi e per le sue salvezze quotidiane che ci dona.

Un grande esempio

Ora vorrei ancora ricordare una persona, della quale non abbiamo ancora parlato, che per me ha lasciato l’esempio più bello in tutta questa storia e che vorrei ci ispirasse pensando a come accogliere Gesù.  Era una donna che forse non valeva poi così tanto. Era Maria, la sorella di Marta. Lei era ai piedi di Gesù per ascoltarlo, sì, ma quella capace di lavorare era Marta. Quando Gesù era venuto per risuscitare Lazzaro era Marta che era uscita prima, mostrando anche la fede maggiore. E anche ora nel passo che sto per leggere è Marta a servire.

Ma un cuore pieno di gratitudine come quello di Maria non ce n’era un secondo. Proprio il giorno prima che Gesù scendesse sull’asinello verso Gerusalemme leggiamo in Giovanni cap. 12:1-3:

1 Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov’era Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. 3 Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio.

Maria spargendo quell’olio ha donato un capitale in gesto che solo lei capiva. Sembrava un gesto insensato. Il valore di quel profumo corrispondeva al salario di un anno di lavoro di un operaio. Lei non era una Marta. Ha fatto l’unica cosa che era capace di fare pur di ringraziare Gesù in qualche modo per aver risuscitato Lazzaro. Poi si è abbassata asciugando l’olio con i capelli. E nella sua ignoranza ha compiuto il piano di Dio ungendo Gesù per la sua sepoltura. In fondo non conta poi così tanto se sei un genio o una persona semplice. Gesù apprezzerà qualsiasi gesto buono che farai, mosso dall’amore per Lui. Desidero che non lo dimentichiamo mai.

Ma a anche a quella tavola c’erano dei nemici. Infatti c’era Giuda che si scandalizzava per il grande speco di soldi. Però a complemento d’informazione l’amore di Maria per Gesù era più grande dell’amore per i soldi di Giuda, perché lei ha dato il salario di un anno, mentre lui aveva chiesto un compenso pari a meno della metà per tradire Gesù. Le sue 30 monete d’argento equivalevano a circa 120 giorni di lavoro.

Conclusione

Nella predica di oggi abbiamo visto, che con l’ingresso di Gesù in Gerusalemme si è realizzata una grande profezia dell’AT, mostrando la maestà di Gesù.

Gesù come umile RE su un asinello visitava Gerusalemme come Salvatore e Messia.

Però praticamente quasi tutte le persone coinvolte, tranne Gesù in un modo o nell’altro sbagliavano. Solo Gesù capiva cosa stava succedendo e dava il valore giusto alle cose.

Però tutte le persone che hanno amato Gesù, i padroni dell’asinello, il popolo festoso, i discepoli e Maria, lo hanno veramente accolto e sono diventati servi di Dio che hanno compiuto inconsciamente i suoi disegni.

Non farti scoraggiare dalle altre persone, di scettici ce ne saranno ovunque, che forse ti derideranno o scuoteranno la testa, ma non dobbiamo esserne intimoriti.

Se vogliamo essere pronti per accogliere il RE è necessario seguire l’esempio di questi racconti. Bisogna cercare Gesù per poter accogliere nel cuore per fede già oggi il RE Gesù, con devozione e gioia e buone azioni verso il prossimo. Poi verrà il giorno che saremo sorpresi e colmi di gioia quando vedremo il sorprendente piano di Dio realizzarsi.

Amen

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